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Cronache economiche


Secondo l'Istat la seconda repubblica ha prodotto il 56,5% del debito pubblico

Silvio BerlusconiIl debito pubblico italiano è di circa 1.900 miliardi di euro. Il dato è noto ai più, almeno quanto l’idea che a creare quel debito enorme siano stati i Governi succedutisi durante la Prima Repubblica, con una gestione scellerata dei conti e l’utilizzo della Pubblica Amministrazione come ammortizzatore sociale.

Se, però, il primo assunto rimane incontrovertibile, il secondo sembra essere solo un falso luogo comune, scorrendo i dati del nostro studio. I numeri (elaborati da Eutekne.info sui dati ISTAT resi noti fino al 31 dicembre 2010) dimostrano, infatti, che solo il 43,5% di quel debito si è formato prima dell’uragano “Tangentopoli” e del primo insediamento di Giuliano Amato (28 giugno 1992) a Palazzo Chigi. Il restante 56,5% si è, invece, accumulato nel corso della cosiddetta Seconda Repubblica.

La manovra di Mario Monti non tocca le lobby

Clicca per ingrandireNel decreto anche tanti buchi neri. E niente interventi per Ferrovie, Autostrade e banche

Liberalizzazioni, certo, ma con juicio. Quello stesso giudizio che spesso porta a procrastinare, rinviare, rimandare qualcosa di fronte a grandi pressioni. Uno stile di governo a cui alla fine non è stato esente nemmeno Mario Monti.

Sergio Rizzo sul Corriere della Sera ci spiega in che ambiti il coltello del governo non ha tagliato un granché:

Per salvare l'Italia occorrerebbero almeno altre 100 manovre

Clicca per ingrandireManovra "salva Italia". Per pagare il debito, ce ne vogliono altre 100 uguali a questa. Ancora convinti che "i debiti si pagano"?

Mi stupisce la disperazione e lo stracciamento di vesti che si accompagna a questa manovra. "Lacrime e sangue", viene definita. Ma quando mai? Si tratta di una manovra soft, una robetta da nulla, una cosina irrilevante.

A lamentarsi a voce più alta sono spesso gli stessi che finora hanno ripetuto la lezioncina "i debiti si pagano!", col severo tono moralista. Ebbene, sappiano questi signori che si tratta di una manovra da 20 miliardi in tre anni. Il nostro debito pubblico è pari a 1900 miliardi, e il conto è presto fatto: affinché "i debiti si paghino" occorrono altre 95 manovre come questa.

L'Italia è tra i primi dieci acquirenti di petrolio iraniano

Italia IranL'Iran, il secondo più grande produttore di petrolio dell'OPEC, vende grandi volumi di petrolio alla Cina, India, Corea del Sud, Giappone e ITALIA. Ma la Turchia, il Sud Africa e lo Sri Lanka, fanno forte affidamento sul petrolio iraniano, come percentuale di importazione

Le sanzioni USA proibiscono importazioni di petrolio iraniano. La Francia sta facendo pressione sulla EU perché consideri il divieto sul petrolio iraniano: questo per scoraggiare il programma nucleare di Tehran. L'Iran produce circa 3.5 milioni di barili di greggio al giorno, con altri 500,000 bpd di condensato esportando circa 2.6 milioni di bpd di cui 50,000 sono prodotti raffinati, secondo la stima della International Energy Agency.

La Polonia non si fida più dell'euro e neppure dell'eurozona

Clicca per ingrandire“Entrare nell’euro? Per il momento no, grazie”. Per non essere contagiata dai problemi dell’Eurozona, la Polonia sta pensando di rimandare a data da destinarsi l’ingresso nella moneta unica. Lo si è appreso da alcune fonti governative polacche. Per la tenuta dell’euro non è da considerare un allarme in sè. La notizia del dietrofront di Varsavia, anche se soltanto temporaneo, è un segnale che invece dovrebbe far preoccupare i governi dei Paesi europei in cui è adottato l’euro, perché è indirettamente un atto di accusa verso la politica monetaria e fiscale dell’Uem (Unione economica e monetaria). 

Osservando le caratteristiche della Polonia, si può capire meglio perché la frenata polacca andrebbe letta come un serio campanello d’allarme per Ue e Bce. A livello congiunturale, innanzitutto, l’economia della Polonia viaggia a ritmi ben più elevati rispetto a quelli degli altri Paesi dell’Ue.

Capitali verso la Cina, che decide di vendere allo scoperto

FinanzaLa Cina ha un problema di liquidità per sostenere le piccole-medie imprese e le borse di Shanghai e Shenzhen nel 2011 hanno registrato un netto calo rispetto all’anno precedente. Per attirare nuovi capitali sembra che Pechino ora punti sulle “vendite allo scoperto”, una pratica speculativa sotto accusa in Occidente. Non è un paradosso?

Secondo le indiscrezioni – riportate dal Financial Times e dal Wall Street Journal – entro marzo, 25 operatori finanziari potranno condurre operazioni “al ribasso”, scommettere cioè sul calo di un determinato titolo o pacchetto di azioni.

La Cina e il Giappone abbandonano definitivamente il dollaro statunitense

Yoshihiko Noda e Wen JiabaoPer tutti quelli che ancora pensano alla guerra di attriti tra il dollaro e l’euro (perché al contrario di quello che alcuni hanno "scoperto" solo di recente, le guerre sulle monete ci sono da molto, molto tempo e continueranno a esserci, prima di mutarsi in guerra commerciali e reali) dove tutte e due le monete hanno il destino segnato e in chi vince si prende tutto, direi di dover prendere in considerazione per un istante i più recenti aggiornamenti che vengono dai paesi che si affacciano sul Pacifico (dove incidentalmente lo Shanghai Composite ha ripreso la sua incessante corsa al ribasso con l’ovvia intenzione di chiudere il 2011 al minimo da 52 settimane) in cui troviamo a) che il controllo egemonico del dollaro sul pianeta sta terminando, e b) che la relazione mercantilista a lungo sostenuta tra Cina e Stati Uniti potrebbe invertirsi, e nella sua prossima metamorfosi vedremo il Giappone comprare le obbligazioni… cinesi (anche se probabilmente non troppo a lungo, vedi il post successivo).

Le multinazionali evadono il fisco grazie alle leggi

MultinazionaliIn base ad una legge , la numero 311/2004 articolo 1 comma 429 le grandi multinazionali come appunto Ikea, Auchan, Carrefour etc. etc. etc. con sedi in paradisi fiscali, pagano le tasse dove hanno la loro sede legale. Il bottegaio, parliamoci chiaro "U' Putekar'" o "A' Putec'" se non batte lo scontrino fiscale becca un verbale che arriva anche a mille euro. STÀ BENE ovviamente a chi non ha tale problema visto che ha le mani in pasta alle multinazionali O ha sedi legali dei suoi affari in paesi che non tassano!!!

Probabilmente non te ne sei mai accorto, ma lo scontrino che ti è stato dato all’atto di pagamento presso un ipermercato o presso un negozio appartenente ad una multinazionale, è NON fiscale.

In Italia migliaia di senza reddito e i media nazionali continuano a non dire perché c'è la crisi

DisoccupatoSono stati incentivati a lasciare il lavoro, ma ora restano senza reddito. Il superscalone li costringe ad altri 5-6 anni di attività, ma un'entrata a fine mese non ce l'hanno più. Per esempio i 5000 ex dipendenti delle Poste sono finiti nel limbo.

Una nuova polemica emerge dalle pieghe della riforma pensionistica. Stavolta riguarda i lavoratori "esodati" che qualcuno, addirittura, definisce "soprannumerari", figli illegittimi di aziende fallite o che si sono licenziati in previsione della pensione a portata di mano nel 2012 o 2013. E che ora si trovano in una terra di nessuno, fuori dal lavoro e con la riva della pensione che si allontana di colpo aprendo la prospettiva a un vuoto di reddito spaventoso.

La banca d'Inghilterra si prepara ad affrontare un eventuale crollo della zona euro

Mervyn King"Se crolla la banca d'Inghilterra, crolla tutta l'Inghilterra". Ne era già convinto il buffo e canuto banchiere britannico del celeberrimo film targato Walt Disney “Mary Poppins”. Questo surreale scenario, non è poi così fantasioso se si pensa alle dichiarazioni appena rilasciate dal vero governatore della banca d'Inghilterra, Mervyn King, in relazione all'attuale situazione in cui si trova l'Eurozona che descrive come “un quadro economico eccezionalmente serio e minaccioso”.

Queste parole vogliono essere un avvertimento alle banche inglesi: nonostante la Gran Bretagna non adotti la divisa europea, la situazione sarebbe talmente drammatica da dover essere pronti a intervenire. King ha infatti dichiarato di aver già disegnato un piano d'emergenza nel caso l'euro non dovesse farcela a sopravvivere.

Morte dell'Euro: la Gran Bretagna è pronta ad aiutare i propri connazionali espatriati

Crisi euroIl Ministero degli Affari Esteri della Gran Bretagna mette in guardia tutte le Ambasciate britanniche ubicate nella zona euro. Si sollecita l'attuazione di piani di emergenza per aiutare gli espatriati britannici in seguito al fallimento della moneta unica.

La Gran Bretagna nutre forti preoccupazioni per l'andamento fallimentare di Italia e Spagna. Queste due nazioni stanno facendo sforzi per tentare di risanare le proprie posizioni, ma matematicamente gli obiettivi sono difficilmente raggiungibili. Inoltre, la morte dell'euro, un tempo quasi impensabile, oggi è sempre più probabile.

Goldman Sachs prevede per il 2012 difficoltà per l'Europa e per l'Euro

EuroPer l’Italia si annunciano due anni di recessione, sono le previsioni degli economisti di Goldman Sachs pubblicate nell’Outlook 2012-2013.

Quest’anno il Pil tricolore registrerà un progresso pari a +0,6% (media Eurozona +1,5%), poi due anni sottozero nel 2012 con -1,6% (media Eurozona -0,8%), nel 2013 -0,1% (media Eurozona +0,7%).

PREVISIONE PREOCCUPANTE – La previsione di Goldman Sachs è particolarmente preoccupante per il 2012, infatti una contrazione del Pil pari a -1,6% annullerebbe sostanzialmente la crescita economica registrata nel 2010(+1,2%) e nel 2011 (+0,6%, stima) e dunque il Pil ritornerebbe sui livelli del 2009.

La Germania sta ristampando i vecchi marchi in Svizzera. Ormai l'Euro è praticamente morto

Clicca per ingrandireSecondo giorno a Bruxelles per il presidente del Consiglio e ministro dell'Economia, Mario Monti, impegnato all'Ecofin dopo che ieri ha incassato la fiducia dell'Eurogruppo sulla manovra allo studio. Appuntamento in cui i ministri finanziari di Eurolandia, anche se era un argomento ufficialmente non fissato in agenda, hanno avuto un primo scambio di vedute sulle recenti proposte franco-tedesche, (in cui sarebbe coinvolta anche l'Italia) di modifica dei trattati che aprano la strada a una vera unione delle politiche di bilancio.

Modifica che preveda la chiusura del rubinetto dei trasferimenti comunitari, l'esclusione dal diritto di voto con conseguente annullamento del diritto di veto e multe più pesanti per chi viola le regole di Maastricht su deficit e debito.

Secondo il Financial Times le aziende internazionali sono pronte per uscire dall'Euro

EuroLe aziende internazionali starebbero preparando piani di emergenza per un possibile crollo della zona euro, almeno secondo quanto rivelato da un sondaggio svolto dal Financial Times tra i più importanti dirigenti di multinazionali.

Preoccupati del fatto che i leader politici europei non riescono a controllare la propagazione della crisi del debito sovrano, i vertici aziendali affermano di sentirsi in dovere di proteggere le loro aziende nei confronti di un eventuale collasso della moneta unica. Quando la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno sollevato l'ipotesi di un'uscita della Grecia dalla zona euro, per la prima volta gli alti funzionari europei hanno messo in dubbio questi 13 anni di unione monetaria.

Mentre l’Occidente tramonta il Dragone rosso d’oriente ruggisce

PechinoContrordine compagni, la storia si è voltata indietro: una inversione a “U”. Dal 1989-1991 si racconta questa favola: il comunismo è sparito dal mondo e trionfa la liberaldemocrazia in tutto il globo. Fine della storia, decretò un politologo americano facilone.

Ebbene, venti anni dopo ci si sveglia bruscamente dal sonno: nella realtà la storia si è rimessa in moto e corre all’indietro.

I sistemi liberaldemocratici sono alla frutta (in certi casi alla grappa) e trionfa invece la superpotenza cinese: un regime comunista che si appresta a diventare la prima potenza economica mondiale.

 

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