Società

Appello di Putin: pericolo di una imminente guerra nucleare

Giu
26

Vladimie PutinPer anni Washington ha usato la scusa della “minaccia iraniana” per istallare il suo sistema antimissile, famoso, in Europa orientale. Poi, dopo la riabilitazione di Teheran, è stato costretto a cambiare la favola e, infine, con il colpo di stato fomentato in Ucraina ha permesso di rivelare il vero obbiettivo di questi dispositivi antimissile: la Russia.

I fatti del caso sono enormi e ben documentati [1], anche se i “merdias” occidentali, proprietà dei miliardari apolidi affiliati al partito della guerra atlantista, hanno vomitato la loro propaganda per designare il responsabile di tutti i nostri mali, il super-cattivo Putin.

Ma la realtà di oggi è che sono gli Stati Uniti a minacciare la Russia dal territorio europeo con missili ora operativi e capaci di un primo attacco nucleare. In un video sorprendente [2], Vladimir Putin, ha fatto un appello quasi disperato ad un gruppo di “giornalisti” internazionali, dicendo loro in sostanza: “Ma smettete di mentire, dite la verità ai vostri popoli sul pericolo imminente che ci minaccia tutti”!

“Svegliatevi”

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Nuove strategie per il progetto della “Grande Eurasia”

Giu
25

Vladimir PutinLa Russia ha a lungo sostenuto che l’espansione della SCO rafforzerà lo status internazionale dell’organizzazione.

Ma ora a quanto pare la Russia suggerisce una sorta di raggruppamento economico oltre la SCO.

Il Cremlino ha delineato una visione ambiziosa del nuovo raggruppamento d’integrazione globale oltre le unioni economiche e politiche già esistenti in Eurasia. Eppure c’è mancanza di chiarezza su come l’entità proposta possa conciliarsi con le organizzazioni ed accordi regionali esistenti.

L’Unione Economica Eurasiatica (UEE) della Russia diverrebbe parte di una entità d’integrazione maggiore, una “Grande Eurasia” annunciata dal Presidente Vladimir Putin. Questa maggiore partnership eurasiatica potrebbe includere anche Cina, India, Pakistan, Iran, Stati ex-sovietici ed altri interessati, ha detto.

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In Gran Bretagna hanno fatto il referendum. In Italia non si può

Giu
24

Dittatura in ItaliaMentre godiamo per conto terzi per il Brexit al 52% con il VotedLeave, è amarissimo ricordare che:

1. L'Italia non può indire referendum popolari su trattati internazionali

2. che il nostro conducator Matteo Renzi ci sodomizza di prima mattina rassicurandoci con la vasellina che la Ue «Dobbiamo cambiarla per renderla più umana e più giusta. Ma l’Europa è la nostra casa e il nostro futuro»

3. che essendo l'Italia un paese di sudditi per default, anche senza l'Ue e grazie alla Nato, ancora attendiamo l'attuazione del risultato del Referendum sull'Acqua Pubblica del 2011, quindi c'è poco da esultare per i referendum altrui

4. che lo siamo al punto, sudditi, da esserci subiti quasi in silenzio un Presidente della Repubblica da impeachement e ci difetta la pratica della democrazia al punto di aver perfino tifato un Monti imposto contro un Berlusconi votato, poi un veloce ed etereo Letta, subito silurato perché poco pugnace, e l'attuale governo Renzi.

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Brexit: la vera perdente è la Ue

Giu
24

BrexitDi economisti contrarian pro Brexit ce ne sono in giro, è solo che non hanno avuto molto spazio sui media mainstream che per giorni e giorni hanno fatto una campagna propagandistica contro l’addio del Regno Unito all’Europa Unita.

È vero che dal punto di vista politico è un terremoto inaspettato di proporzioni inaudite, perché mai visto prima. Ma il vero sconfitto della partita non è Londra, bensì Bruxelles.

Dal punto di vista commerciale Londra potrà rinegoziare gli accordi commerciali con l’Europa e a farlo sarà un nuovo premier, visto che David Cameron si è appena dimesso in seguito alla sconfitta del fronte del Remain da lui sostenuto. A parte l’impatto negativo iniziale e il crollo della sterlina, l’economia britannica si rimetterà. Anche perché governi e banche centrali interverranno con il loro bazooka fiscali e monetari.

Insomma, tra un po’ di tempo, passata la tempesta, tutto tornerà come prima. Dopo lo choc politico iniziale, anche il governo ritroverà una certa stabilità.

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Marcello Foa: con il brexit rinasce l’Europa dei popoli

Giu
24

Marcello Foa: con il brexit rinasce l’Europa dei popoliE ora cambia, davvero, tutto. La decisione degli elettori britannici di lasciare l’Unione europea è storica innanzitutto per il contesto elettorale in cui è maturata.

Tutto, ma proprio tutto, lasciava presagire una vittoria del fronte europeista, soprattutto dopo l’uccisione della deputata Joe Cox, che aveva cambiato la dinamica e il clima della campagna elettorale a sette giorni dal voto. L’ondata del cordoglio è stata enorme. E infatti i sondaggi, i mercati, gli scommettitori davano il sì praticamente scontato.

Ci voleva un miracolo per ricambiare il corso della campagna elettorale.

E miracolo c’è stato.

Forse quel miracolo ha un nome e un volto.

Quello della Regina Elisabetta. O meglio del quotidiano popolare più influente del mondo, il Sun, che mercoledì ha fatto lo scoop, lasciando intendere che Sua Maestà era favorevole all’uscita dalla Ue, rivitalizzando così le corde di un patriottismo che si pensava fosse diventato marginale e che invece vibra ancora nel cuore del popolo.

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Riflessione sul Brexit

Giu
24

BrexitQuello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla. “The impossible made possible”: i primi dati consolidati sullo scrutinio inglese – la Brexit al 52%, nonostante l’efferato, “provvidenziale” omicidio dell’unionista Jo Cox, turpemente trasformata in martire della causa di Bruxelles – finisce per scomodare l’immaginario collettivo e mediatico, dal trionfalismo lirico dei sovranisti al catastrofismo apocalittico degli europeisti ad ogni costo, con le loro proiezioni infernali sulla “fine del mondo” in salsa britannica, l’annesso crollo della sterlina e l’armageddon delle Borse.

Di fatto, la parola Brexit – che ha terrorizzato Obama e Cameron, la Merkel e Wall Street, Draghi e la Bce, cioè tutti i principali protagonisti “neri” del girone dantesco chiamato crisi, fatto di recessione e austerity, guerra e terrorismo – assume un significato sconcertante, di portata epocale: il ritorno della sovranità democratica, pura eresia che trionfa, in un continente narcotizzato da tecnocrati oscuri, dominato da lobby planetarie impegnate da quarant’anni a spegnere, svuotare, neutralizzare ogni residuo germe di democrazia.

Brexit suona davvero come fine del mondo, di quel mondo: dal “there is no alternative” di Margaret Thatcher negli anni ‘80 al “padroni a casa nostra” del fatidico 2016. Non c’è alternativa all’iper-liberismo totalitario, neo-aristocratico e privatizzatore del regime fiscale del 3%, dell’Eurozona e del Ttip?

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Scoperti in Austria dati elettorali manipolati

Giu
23

Alexander Van der Bellen Negli interrogatori in corso alla Corte costituzionale di Vienna per stabilire la validità del risultato delle presidenziali sono emerse moltissime irregolarità come l'apertura anticipata delle urne, estrema imprecisione nei conteggi dei voti al punto da falsarne clamorosamente l'esito in tanti seggi - in pratica dei veri e propri brogli elettorali - e verbali firmati senza che venissero letti, così da essere invalidabili immediatamente.

Queste gravi notizie sono riportate oggi da tutti i media austriaci. Dagli interrogatori emerge anche che tali irregolarità che invalidano le elezioni sono addirittura una consuetudine, che non sarebbe mai venuta alla luce se il risultato non fosse stato così stretto, nel caso del ballottaggio delle elezioni presidenziali.

Il candidato dei verdi Alexander Van der Bellen aveva superato per poco meno di 31.000 voti il concorrente della destra Norbert Hofer: quest'ultimo ha impugnato il risultato e chiesto una verifica. Sempre secondo i media austriaci, quanto emerso finora, pratiche illegali e risultati falsati e quindi inattendibili se non veri e propri brogli, potrebbero forse portare alla ripetizione del voto.

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Cancro: sospeso medico che consigliava alimentazione vegetale

Giu
22

Dottor Paolo Rege-Gianas, neurologoAllarme tumori nel Salento: 26,5% l’incidenza. Intanto, un neurologo è stato sospeso lo scorso mese di febbraio dall’Ordine per aver proposto ai malati di cancro una dieta povera di glucosio come base ausiliaria alle terapie.

E’ quanto realmente successo. Il dottor Paolo Rege-Gianas, già neurologo dirigente presso la ASL Milano 1, ha utilizzato un fatto scientifico pacificamente accettato dalla comunità scientifica nazionale e internazionale (e confermato dall’Ordine dei Medici cui appartiene), cioè che le cellule neoplastiche si nutrono di glucosio, per aiutare i suoi pazienti affetti da cancro a superarlo e, studiando le proprietà dei vari alimenti, è pervenuto ad elaborare un modello alimentare per quanto possibile privo di glucosio o suoi precursori. Questo modello prevede l’uso esclusivo di frutta e verdura fresche, crude, mediante l’utilizzo di estrattori di succhi vivi.

Basandosi su queste evidenze scientifiche, ha consigliato ai suoi pazienti affetti da varie manifestazioni di cancro, di supportare eventuali terapie seguendo questo tipo di alimentazione, vegetale e povera di glucosio.

Nessun farmaco, nessun trattamento, nessun ricovero, nessuna sostanza sintetica e sicuramente ben poco guadagno, visto che il dottore, oltre a valutare il quadro clinico individuale, si limita a consigliare gratuitamente un regime alimentare.

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Soros parla negativamente del brexit nel The Guardian

Giu
21

George Soros BrexitPeggio della crisi di cui lui stesso fu l’artefice nel 1992, quando orchestrò un vero e proprio attacco speculativo contro la sterlina, che gli assicurò un profitto di circa 1 miliardo di sterline.

Noto anche come “l’uomo che distrusse la Bank of England”, il finanziere George Soros lancia ora l’allarme, affermando che il danno di un eventuale vittoria del fronte pro-Brexit nel referendum di dopodomani, giovedì 23 giugno, potrebbe essere maggiore rispetto a quello che lui stesso scatenò nel periodo successivo al famoso “Black Wednesday”, il mercoledì nero dei mercati.

In un editoriale che è stato pubblicato nel Guardian, Soros scrive:

«Per iniziare, la sterlina quasi certamente scenderà in modo più sostenuto e veloce se si voterà per il ‘Leave’ (…) La svalutazione si confermerebbe più grande e caotica del -15% che si verificò nel settembre del 1992, quando fui abbastanza fortunato dall’assicurare agli investitori del mio hedge fund un profitto notevole, a spese della Bank of England e del governo britannico. È ragionevole assumere, viste le aspettative dei mercati che, a seguito di un voto Brexit, la sterlina crollerebbe di almeno -15% e forse più del 20%, rispetto ai livelli attuali di $1,46, scendendo al di sotto di $1,15 (valore che sarebbe inferiore tra il 25% e il 30% rispetto al trading range precedente il periodo del referendum, tra $1,50 e $1,60). Se la sterlina scendesse a tale livello, ironicamente finirebbe con l’avere lo stesso valore dell’euro – un metodo di ‘far parte dell’euro’ che nessuno, nel Regno Unito, vorrebbe.»

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Marcello Foa: Brexit? Inutile votare. Il referendum non passerà

Giu
20

Marcello Foa: Brexit? Inutile votare. Il referendum non passeràSeguo la politica internazionale da 30 anni e c’è una regola quasi ferrea: ogni volta che gli elettori sono chiamati alle urne sull’onda di una forte emozione collettiva, soprattutto quando viene versato sangue innocente, l’esito diventa facilmente prevedibile e ha una portata tale da ribaltare il quadro politico.

Un esempio recente, la Turchia: alle ultime elezioni politiche, il partito di Erdogan rischiava di perdere la maggioranza necessaria per completare le riforme costituzionali ma la bomba esplosa durante il corteo dei pacifisti ad Ankara ha modificato valori e percezioni degli elettori, inducendoli ad unirsi attorno alle istituzioni. Risultato: Erdogan vinse di nuovo.

Un lettore mi segnala un episodio molto simile a quello avvenuto in Gran Bretagna l’altro ieri. In Svezia nel 2003 gli elettori furono chiamati a votare in un referendum pro o contro l’introduzione dell’euro. I sondaggi davano il no in vantaggio, ma a quattro giorni dal voto, la portavoce del fronte del sì, una donna, Anna Lindh, venne aggredita e uccisa. Le analogie sono straordinarie, anzi stupefacenti: stessa età della Cox (42 anni), omicidio perpetrato da un folle.

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Barnard: l’omicidio della Jo Cox fermerà la Brexit

Giu
19

Barnard: l’omicidio della Jo Cox fermerà la BrexitCitai quel terribile studio, anzi, appello, pubblicato dalla più prestigiosa rivista medica del mondo, il “The Lancet”, che gridava che la Ue della nomenklatura stava ammazzando al ritmo di un bombardamento della Seconda Guerra Mondiale, in Grecia.

Vi ricordate i numeri?

Migliaia di feti morti prematuri (aumento del 40%), aumento delle infezioni da Hiv del 3.000% (sì, tremila) a causa mancanza di siringhe nelle province, ammalati di tumore lasciati a urlare come cani senza morfina fino alla morte, la vita media retrocessa a livello degli anni ’40. E nessuno può calcolare quanti altri europei sono morti prematuramente a causa di questa catastrofe voluta a tavolino chiamata Maastricht & Eurozona, anche se il fatto che oggi l’11% degli italiani non si può più curare adeguatamente la dice lunga.

Ieri è morta una splendida persona, la parlamentare inglese Jo Cox, donna dalle mille battaglie umanitarie ammazzata da un rivoltante pazzoide in strada. Si dice che l’uomo gridasse “Prima la Gran Bretagna!”, era ovviamente un fanatico pro Brexit, e la povera deputata era invece per rimanere nell’Unione.

Sospendiamo per un attimo l’emotività e l’orrore per questo osceno incubo.

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Euroscetticismo: un sondaggio ne svela i dati reali

Giu
16

EuroscetticismoChiunque segue le vicende dell'Unione Europea sa che in Europa c'è un crescente euroscetticismo ma adesso grazie a uno studio fatto dal Pew Research Centre è possibile conoscere quanto sono euroscettiche le popolazioni dei singoli paesi UE.

Questo studio ha preso come campione 10 paesi dell'Unione Europea che sono Polonia,Ungheria, Italia, Svezia, Olanda, Germania, Spagna, Regno Unito, Francia e Grecia.

Mediamente in tutti questi paesi il 51% della popolazione è a favore della UE ma 42% vuole che alcuni poteri vengano ritornati ai singoli stati mentre solo il 19% vuole cedere più poteri alla UE e il 27% è contento dello status quo.

Ovviamente le cose cambiano se si esaminano i singoli stati.

Lo stato più euroscettico è la Grecia dove il 71% ha un'opinione negativa della UE contro il 27% che è a favore.

Questo ovviamente non deve sorprendere nessuno visto che le politiche economiche volute dalla troika hanno impoverito i greci di parecchio.

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Bilderberg 2016: i membri del club temono il brexit

Giu
15

Bilderberg 2016“Una storia d’amore col silenzio”, così il Guardian chiama la tradizionale segretezza intorno alla conferenza Bilderberg, un meeting annuale del quale un tempo si parlava assai poco sui media mainstream, ma che sta sentendo crescere, anno dopo anno, la pressione intorno a sé.

La ragione è semplice, vi partecipano alcuni fra i più potenti capi di Stato, vertici delle multinazionali, alcuni giornalisti, e ciascuno rigorosamente vincolato a tacere i contenuti dell’incontro. Questo garantirebbe la libertà di espressione dei partecipanti. Ma al pubblico, anche non solo a quello appassionato di complotti, tanta riservatezza sembra ingiustificata, se non sospetta.

Quest’anno, potrebbe essere tenuta una conferenza stampa dell’evento, fatto che in precedenza mai accaduto? Questa la domanda che l’inviato del Guardian ha posto a qualcuno degli invitati alla conferenza, una domanda legittima, “visto il numero di politici che vi prendono parte”. Fra gli interrogati c’è anche una vecchia conoscenza del Bilderberg e dell’alta finanza italiana, Franco Bernabé.

La sua risposta, dopo una risata: “Ci sono un po’ di vostri colleghi nella conferenza, membri della stampa. Giornalisti”. Vero, ma vincolati dall’omertà del Bilderberg; che farsene, del resto, di giornalisti che non possono esercitare il loro obbligo d’informare? “Pensavo fosse accettabile che almeno Nbc, Bloomberg e il Financial Times, che hanno giornalisti all’interno del Bilderberg, fossero a Dresda per coprire il summit”, scrive sconsolato il reporter del Guardian, “ma non ci sono”.

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Boom economico per la Gran Bretagna se esce dall'Ue

Giu
13

Boom economico per la Gran Bretagna se esce dall'UeMentre il giorno del referendum sulla permanenza o meno dell’Inghilterra nella Ue si avvicina, sui media nazionali asserviti all’oligarchia Ue ed ai potentati finanziari che la sorreggono, si assiste al proliferare di previsioni apocalittiche più degne dell’anno 1000 che di analisti economici degni di tal nome.

Tralasciando quella secondo cui il salvataggio di Veneto Banca sarebbe a rischio a causa del Brexit (cercate di non ridere troppo forte, per carità), i notiziari nazionali hanno paventato il rischio di crollo del benessere in Inghilterra, del valore della sterlina, disoccupazione galoppante, buco nei conti pubblici, inflazione alle stelle, arrivo delle piaghe d’Egitto di biblica memoria e probabile sbarco di ferocissimi marziani davanti a Buckingham Palace. Ebbene, è tutto falso e lo dimostriamo.

Partiamo da alcuni dati di fatto oggettivi ed incontrovertibili:

- Disoccupazione UK: 5,1% - Disoccupazione UE: 10,2%

- Crescita del PIL 4° trimestre 2015 UK: 0,6% - Crescita del PIL 4° trimestre 2015 UE: 0,3%

- Cambio Euro/Dollaro 2015 -13% - Cambio Sterlina/Dollaro 2015 -4,83%

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Guerrafondai alla Casa Bianca: potrebbe essere il turno di Hillary

Giu
12

Hillary ClintonDal suo blog Blitzkrieg, M. Krieger critica la politica estera del candidato alla presidenza americana Hillary Clinton. Come politico di spicco e poi Segretario di Stato, la Clinton si è distinta per schierarsi sempre dalla parte sbagliata dei conflitti, e per provocare disordini in diverse parti del mondo. È il suo scriteriato tentativo di rovesciare Assad in Siria ad aver costretto milioni di siriani a fuggire dalle loro case, e a provocare la crisi migratoria tuttora in atto, di cui africani ed europei sono ora costretti a pagare le conseguenze.

Il curriculum di Hillary include il supporto ai barbari “contras” contro il popolo del Nicaragua negli anni ’80, il supporto ai bombardamenti NATO nell’ex Jugoslavia, il supporto alla guerra in Iraq di Bush tuttora in corso, i disordini ancora in corso in Afghanistan, la distruzione – in quanto Segretario di Stato – dello stato centenario della Libia, il colpo di stato militare in Honduras e l’attuale tentativo di “cambiare regime” in Siria. Tutte queste situazioni hanno portato più estremismo, più caos in giro per il mondo, e più pericoli per il nostro Paese. I prossimi saranno i confini di Russia, Cina e Iran. Osservate la cattiveria del suo recente comizio all’AIPAC (poi non dite che non eravate stati avvisati). Possiamo davvero tollerare che la Clinton vuole “alzare di livello la nostra alleanza [con Israele]”? Dove sta il senso delle proporzioni? I media non potrebbero, quantomeno, rinfacciarle il suo estremismo? Temo che il problema sia quella schifezza del “politically correct” che domina il pensiero americano (ossia: Trump è estremista, quindi Hillary non deve esserlo).

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