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Progetto realtà sintetica


By Edoardo Capuano - Posted on 20 dicembre 2009

CatomsDue ricercatori, Seth Glodstein e Todd Mowry, della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, hanno creato un nuovo materiale composto da microrobot chamati “atomi claytronici”, da cui “claytronics”, o “catomi” (catoms), in grado di auto-assemblarsi e formare macchine o meccanismi di più larga scala. Il campo è chiamato anche “claytronica” ed è una branca della scienza che studia la “materia programmabile”, nel senso che questi micro-nanorobot potrebbero essere programmati per replicare qualsiasi oggetto, anche un essere umano, ottenendo le informazioni necessarie ad esempio da rappresentazioni virtuali degli originali su internet. Il chè aprirebbe la possibilità ad una sorta di teletrasporto virtuale.

Il progetto “Synthetic Reality” della Carnegie Mellon, in cui è coinvolta anche la Intel, descrive la claytronica come “un insieme di materiale che contiene sufficienti risorse locali per la computazione, l'attuazione, lo storaggio, l'energia, la percezione e la comunicazione”.

“Il concetto alla base del nostro progetto è che delle macchine indipendenti di dimensioni nanometriche possono autonomamente riassemblarsi per assumere qualsiasi forma”, chiarisce il professor Jonathan Aldrich, membro del team, “se questa forma viene catturata in una postazione remota usando la tecnologia motion capture, allora i catomi possono riprodurre qualsiasi cosa si trovi in remoto, un fenomeno che chiamiamo telepresenza, che esiste in tre dimensioni e che può essere sentito e toccato, oltre che visto e udito”.

Non bisogna pensare ad una ricostruzione olografica, “perché un ologramma è tridimensionale, ma non è un oggetto fisico, mentre noi puntiamo a ricostruire un oggetto fisico, che si può toccare e non solo vedere. Quando, poi, gli oggetti fisici assumeranno, un giorno, anche la forma di una persona, allora dovremo pensare ad un robot che può cambiare forma e aspetto. Un obiettivo che sarà comunque raggiungibile non prima di vent'anni”.

Aggiunge Goldstein: “L'assemblaggio claytronico è formato da unità individuali, i catomi appunto. Ognuno di questi contiene un processore che li può far muovere, attaccarsi con gli altri, mentre alcuni sensori gli permettono di dialogare fra loro. Ogni catomo è formato da tre piani, tre dischi verdi ognuno con funzioni differenti. Ad esempio, quello sulla sommità fornisce energia, in routing, alle altre parti. Il cilindro bianco contiene invece 24 elettromagneti che servono per muovere i catomi. Fino a oggi abbiamo realizzato catomi del diametro di 44 millimetri, ma stiamo lavorando per raggiungere dimensioni nanometriche. Quello che abbiamo in mente come obiettivo a breve termine, è di usare i catomi per materializzare il modello di qualcosa di semplice. Ad esempio, la struttura ingrandita di una proteina. O di un organo umano, durante un operazione chirurgica a distanza. Oppure il modello architettonico di una casa”.

Il problema principale riguarda il modo con cui alimentare i catomi, perché è complesso dare loro energia dall’interno. “Per questo si sta pensando ad una piattaforma esterna che induce corrente all'interno”, spiega Babu Pillai della Intel. Per far muovere un oggetto bisognerà creare un’alimentazione variabile che induca i vari catom ad assumere posizioni diverse in base alla quantità di energia che riceveranno.

Lo sviluppo degli studi claytronici apre una serie di scenari futuribili in ambito sia civile che militare. Si pensi solo alla possibilità che un'azienda faccia pubblicità ad un suo prodotto materializzandone in casa nostra una perfetta copia tridimensionale. Gli studiosi stanno pensando anche ai rischi connessi con queste ricerche: la creazione di realtà sintetiche a distanza, ad esempio, potrà dar vita a nuove forme di hacking, visto che a guidare gli assemblaggi claytronici sarà una connessione Internet. I pirati elettronici potrebbero un giorno sbizzarrirsi in intrusioni di nuovo tipo, cambiando forma a oggetti tele-ricostruiti.

Fonte: Claytronics - Carnegie Mellon University

Davvero incredibile!!! 

Se applicabile ad un corpo umano questi nano robot potrebbero leggere un nucleo con all'interno registrato il dna di un individuo magari sui 25 anni mantenendo il corpo integro e rigenerando eventuali parti amputate, per dare energia a questi nano robot si potrebbe utilizza la micro attività elettrica del dna che funge un po da conduttore.

 

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