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Radiofrequenza nelle serre, dall'Australia all'Italia


By Edoardo Capuano - Posted on 26 settembre 2009

L’agricoltura rimane una risorsa strategica del sistema economico italiano ed è molto importante per le aziende agricole del nostro paese capitalizzare le ricerche e le sperimentazioni effettuate da centri di ricerca e sviluppo internazionali a supporto delle aziende agricole estere. L’applicazione delle tecnologie Rfid nel campo agroalimentare, infatti, negli ultimi ha portato a diverse modalità di applicazione e di sperimentazione che hanno fatto registrare risultati immediatamente positivi.

Alla fine di agosto, ad esempio, l’australiana d’Vineripe, azienda coltivatrice di pomodori e joint venture di Perfection Fresh, ha annunciato di aver implementato la tecnologia RFid per gestire la produttività della manodopera impegnata nel controllo e nella raccolta delle coltivazioni in serra. L’azienda ha 7200 metri quadrati di serre nella zona di Two Wells, nel sud dell’Australia. All’interno di queste strutture, migliaia di piante hanno bisogno di essere presidiate per garantire quantità e qualità alla produzione di pomodori. Ogni giorno ci sono dai 50 a 120 addetti impegnati in diverse attività che comprendono la potatura, l'impollinazione, la defogliazione, il controllo dei parassiti e delle eventuali malattie che possono alterare il ciclo di vita delle piante. La maggior parte dello staff è costituito da lavoratori immigrati, di origine cambogiana che non conoscono la lingua. Prima di implementare l’Rfid, queste attività venivano trascritte manualmente su delle lavagne secondo un criterio di stima più che di effettivo controllo sulle attività di intervento effettuate di volta in volta da ogni squadra. La genericità delle informazioni impediva una reale tracciabilità degli interventi e un controllo ottimizzato del processo legato alla coltivazione e alla raccolta dei pomodori. Per ottimizzare la produzione, il management d’Vineripe ha deciso di sperimentare l’Rfid.

Ogni serra contiene 120 file di piante di pomodoro; per ogni fila ci sono 8 fasi che, in diverse fasi temporali, includono modalità diverse di controllo e intervento. Grazie alla nuova tecnologia, ogni lavoratore, prima di iniziare, deve identificarsi tramite un Id badge da indossare come collana e che integra un transponder a 13,56 MHz. Ogni badge integra un codice identificativo che è collegato con un sistema di gestione software, realizzato dall’australiana FieldAtWork, in grado di controllare le attività svolte in ogni singola serra. A ogni lavoratore, dunque, viene assegnato quotidianamente un compito registrato dal sistema e verificato dal responsabile di serra tramite pistola Padl-R HF che legge il tag del collare, identificando nello specifico la tipologia di attività assegnata al lavoratore come, ad esempio, la defogliazione.

Lo stesso responsabile, confrontando poi con la stessa pistola i tag presenti in ogni fila di piante, verifica che l’operatore abbia svolto la defogliazione su tutte le file. Alla fine del lavoro, il lavoratore passa nuovamente dal sistema di scansione per confermare di aver concluso il compito a lui assegnato. Il sistema controlla i tempi, annotando gli orari in cui sono stati effettuati gli interventi, scaricando via Usb i dati trasmessi a fine giornata al sistema centrale di che interpreta le informazioni rilevate e le archivia calcolando le performance di ogni lavoratore. In questo modo la direzione può monitorare la produttività individuale, comparando le prestazioni e, nel caso, provvedere a offrire attività di formazione e aggiornamento per i lavoratori meno performanti. “Oggi usiamo circa 2mila tag – ha spiegato Anthony Evans, amministratore delegato d'Vineripe – e le nostre stime sono di incrementare la nostra efficienza tra il 10 e il 20 per cento”.

I casi d'eccellenza italiani

Anche in Italia non mancano comunque i casi d'eccellenza. La crescente necessità, per l’identificazione e per il controllo dei parametri genetici, fitosanitari e ambientali nella parte vivaistica, ad esempio, ha fatto sì che si sviluppasse anche in Basilicata un prototipo per la tracciabilità di piante madri di agrumi allevate in ambiente protetto. Unico nel suo genere, perché, il tag è stato inserito per la prima volta direttamente nel tronco di ogni singola pianta, e si integra e comunica, dal punto di vista informatico, con tutta la piattaforma produttiva vivaistica a partire dal seme fino alla messa a dimora della piante figlie. Un altro esempio italiano è la gestione della filiera dei vegetali di IV gamma, che ha come principale obiettivo la tracciabilità e quindi l'aumento dei controlli in tutte le fasi. I tag RFid attivi sono, infatti, in grado di monitorare le fasi di conservazione e trasporto di questi prodotti, aumentandone la sicurezza e la tracciabilità in ogni punto del processo. Tra i casi di successo regionali si segnala l'applicazione Rfid per la tracciabilità delle patate del Fucino, produzione tipica di Avezzano (AQ), che interessa circa 4mila ettari, con una produzione annua fino a 2 milioni di quintali.

Caratteristica saliente di questo prodotto agricolo è la sua ottima conservabilità che n permette la commercializzazione come prodotto fresco da settembre fino a febbraio/marzo. Per evitare l’inverdimento e la germogliatura, le patate vengono conservate in contenitori di legno immagazzinati in celle buie e refrigerate a 4-5 gradi centigradi. È in questo scenario che, nell’ambito del progetto di ricerca sulla tracciabilità agroalimentare finanziato dalla regione Abruzzo, l’Arssa (Agenzia Regionale per lo Sviluppo dei Servizi Agricoli) ha sviluppato un’applicazione RFID con la collaborazione dell’Università degli Studi dell’Aquila presso un impianto di stoccaggio e di confezionamento di patate dell’Ampp (Associazione Marsicana Produttori di Patate). La scelta della tecnologia Rfid è legata a diversi fattori: l’eliminazione degli errori umani nelle fasi operative, la presenza di polvere e di elevata umidità, la quantità di informazioni scrivibili direttamente dal carrello in fase di prelievo, la possibilità di numerosi riutilizzi dei tag inseriti nei contenitori. Oltre a garantire una tracciabilità certificabile, l'RFID ha apportato significativi benefici nella gestione del magazzino e degli ordini di confezionamento, mantenendo memoria di tutte le operazioni effettuate sul singolo contenitore univocamente identificato dal codice seriale del tag ad esso attaccato.

Le modalità di applicazione dell’Rfid nel settore agricolo, però, non sono esclusivamente correlate a una migliore tracciabilità della filiera e della produzione. Il nostro paese, oltre a disporre di una struttura molto varia, è caratterizzato da una ricchezza di acqua ci permette di ottenere una grande varietà di prodotti agricoli ed ortofrutticoli di ottima qualità. Grazie all'utilizzo dei tag RFID, ad esempio, è possibile ottimizzare i sistemi di irrigazione agricoli. Un team di ricercatori dell’University of Colorado, un paio di anni fa ha realizzato ad esempio un sistema molto più efficace per monitorare lo stress delle piante in seguito alla mancanza d’acqua e normalmente interpretato attraverso segnali visivi. Applicando minuscole clip delle dimensioni di mezzo centimetro ed equipaggiate con un tag RFID in modo permanente alle foglie durante la stagione di crescita delle coltivazioni, è possibile monitorarne l'umidità e gli indicatori chimici, segnalando quando una pianta sta soffrendo per la mancanza d'acqua. Il sistema può provvedere in questo modo ad allertare i responsabili dell'irrigazione del campo, o addirittura ad attivare automaticamente l'impianto di irrigazione stesso. Secondo il responsabile del progetto, Hans Feeling, professore associato presso la University of Colorado, il risparmio d'acqua ottenuto durante la sperimentazione è stato nell’ordine del 30-40 per cento ma la percentuale risulterebbe più alta nel caso si abbia a disposizione un sistema di irrigazione localizzato.

Fonte: www.rfiditalia.com

 

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