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Shumer


By Edoardo Capuano - Posted on 14 giugno 2009

L'origine dei Sumeri è incerta, anche se è assodato, dallo studio della loro lingua, che non erano di stirpe semitica. Se si conoscesse l'esatto significato dell'etnonimo Sumeri potremmo comprendere qualcosa di più circa un popolo che costituisce un enigma della storia e dell'archeologia. Shumer dovrebbe significare "teste nere" e potrebbe alludere ad una popolazione di pelle scura che gli antichi abitanti della Mesopotamia assoggettarono: le genti della cultura di Ubaid? Succede che alcune etnie traggano il nome dal popolo che vinsero e con cui si amalgamarono: è il caso degli Hittiti, noti con il nome degli Hatti, gente autoctona dell'Anatolia cui si sovrapposero i conquistatori indoeuropei.

Alcuni studiosi propongono un'altra interpretazione: Shumer significherebbe "teste aperte alla luce divina". La terra di provenienza dovrebbe essere la regione dei Monti Zagros, a nord della Mesopotamia; certi studiosi, avendo osservato delle analogie tra l'astrologia sumera e quella indiana, suppongono che i Sumeri fossero originari del subcontinente indiano.

Nella loro lingua chiamarono il territorio solcato dal Tigri e dall'Eufrate, Kenger, “luogo della canna palustre” o “luogo dei signori inciviliti”? Ken/Ki vale terra ed è voce che si rintraccia in Anunnaki, termine che si può rendere con una buona approssimazione con “Coloro che dal cielo scesero sulla terra”, essendo An equivalente a “cielo”. Il cielo, la patria dei Sumeri?

Popolo che costruì le fondamenta della civiltà medio-orientale in svariati campi (dalle tecniche agricole alla ceramica, dall'organizzazione politica alle credenze religiose, dall'astronomia alla scrittura...), i Sumeri si distinsero dalle genti che si insediarono successivamente nella terra tra i fiumi, oltre che per la loro superiorità culturale, per la lingua agglutinante di cui alcuni idiomi caucasici e l'ungherese paiono eredi attuali.

Lo studioso ungherese Zoltàn Ludwig Kruse rintraccia le vestigia dell'antica parlata nel magiaro, anch'esso lingua agglutinante nei cui vocaboli ad una radice invariabile si attaccano affissi che ne modificano valore semantico e funzione. Questi morfemi sono definiti “parole-seme” e nell'ungherese rivelano, nonostante millenni di stratificazioni, adattamenti e cambiamenti, l'eco originaria.

Non è agevole rendere i testi delle tavolette fittili dove sono incisi segni cuneiformi: il sumerologo ungherese avverte che le parole possiedono significati plurimi che si diramano da un primigenio nucleo semantico. È indispensabile un approccio che tenga conto dell'organizzazione agglutinante del sumero: questa struttura perde nei codici flessivi sia semitici sia indogermanici. Accostarsi dunque alle testimonianze scritte dei Kingir attraverso l'ebraico o l'accadico può generare incomprensioni o decodificazioni parziali.

Così riteniamo che certe traduzioni di Zecharia Sitchin, mutuate poi dal suo principale discepolo, Alan Alford, possano essere se non inesatte, incomplete e riduttive, sebbene sia accertata, nell'ambito della cultura astronomica del popolo mesopotamico, la presenza di Nibiru, il pianeta (?) degli “dei”, che Kruse opina fosse concepito come un corpo celeste la cui traiettoria era perpendicolare a quella degli altri pianeti. Il professor J.F. Badinyi associa Nibiru ad una traiettoria di attraversamento tra Giove e Marte. Egli ritiene che il pianeta in congiunzione con Giove e Saturno nel segno dei Pesci fu la “stella” di Betlemme.

Come Nibiru, anche il sistema esagesimale abbinato al ciclo del pianeta, al movimento precessionale e forse all'esadattilia, è il misterioso retaggio di un popolo, la cui piena comprensione forse rivoluzionerebbe la storia ufficiale, ma tale intelligenza sembra esserci preclusa.

Fonti:

O. Carigi, Kingir, l'eredità sumera, 2008

Zret, Nibiru tra verità e disinformazione, 2007

Fonte: Zret

 

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