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Al Qaeda sta progettando le mini bombe da inserire sottopelle nei candidati kamikaze


By Edoardo Capuano - Posted on 10 luglio 2011

MicrochipNiente paura! Arrivano le bombe sottopelle… Il massimo dell’ipocrisia mediatica crea delle perle di alto giornalismo.

Quando si parla di Al Qaeda i Media hanno come unica fonte le informazioni rilasciate dal Pentagono o da fonti governative straniere. Fonti univoche e di parte.

Credevate che esistessero altri mezzi per avere informazioni sull’organizzazioni? Risposta sbagliata…

L’ultima “bomba” sganciata dall’Intelligence americana e ripresa come oro colato dai quotidiani internazionali è quella relative al progetto di Al Qaeda di utilizzare dei mini ordigni – skin bomb – da inserire sottopelle nei candidati kamikaze con interventi di microchirurgia.

Le famigerate skin bomb sarebbero state studiate per eludere i controlli agli aeroporti.

Ora viene da domandarsi chi faccia davvero terrorismo psicologico. Perché per creare l’adeguato clima di terrore la notizia è stata diffusa proprio in piena estate, in modo da creare scompiglio nelle coscienze più fragili, ad esempio nelle famiglie in partenza per le vacanze.

Come fare infatti a riconoscere il temibile nemico se l’arma di distruzione di massa è nascosta sottopelle? Dovremmo chiedere dei body scanner sempre più sofisticati? Legalizzare l’assassinio preventivo da parte delle forze dell’ordine in caso di legittimo sospetto?

Ora che sappiamo che potremmo saltare in aria in volo grazie a un ordigno sottopelle, siamo tutti più tranquilli? Pronti a partire per le agognate vacanze?

Oppure vi state chiedendo da dove vengano le allarmanti notizie sull’evoluzione sempre più tecnologica di Al Qaeda? Dall’ex responsabile dell’FBI ed esperto in esplosivi, tale Chris Ronay! L’esperto 007 americano ha anche spiegato ai Media affamati di dettagli che la mente di questo progetto sarebbe il braccio yemenita di Al Qaeda, quello che avrebbe “pilotato” il terrorista nigeriano che nel Natale del 2009 aveva cercato di farsi saltare in volo sulla tratta Amsterdam-Detroit, usando un mini ordigno nascosto nelle mutande… La trovata lo fece battezzare il “terrorista del cavallo” o delle mutande appunto. Che sfiga. Attentato fallito. Oltre al danno, la beffa di passare alla storia come il terrorista delle mutande. Che sfiga davvero.

Prendendo per vere le indiscrezioni diffuse dall’FBI, dovremmo chiederci se dietro l’avanzamento tecnologico di Al Qaeda non ci sia un fattore di emulazione del Pentagono. Le skin bomb richiamano fin troppo da vicino la tecnologia sviluppata dalla Applied Digital Solution per i VeriChip, i microchip sottocutanei che l’Obamacare vorrebbe introdurre nei pazienti per avere l’anamnesi sempre a portata di scanner… peccato che con i chip sottocutanei il Governo potrà mappare, monitorare e, chissà, manipolare – proprio come fece il Pentagono con i soldati usati come cavie a partire dalla guerra del Vietnam: a costoro vennero impiantati chip nel cervello in modo da rilasciare massicce dosi di adrenalina e renderli più coraggiosi -, tutti coloro che ne saranno dotati. Questi stessi chip, contenenti litio, in caso di tentata rimozione, si rivelerebbero delle vere e proprie “bombe” per il possessore…

Dunque, di chi dovremmo avere più paura?

Dei fantomatici attentatori con gli ordigni nelle mutande?

O dei chip che ci vogliono inserire come in un romanzo di Orwell, dopo averci terrorizzato a puntino?

In ogni caso, temo, siamo “a cavallo”…

Autrice: Enrica Perucchietti / Fonte: ildemocratico.com

 

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