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Il Vaticano implora l’uso pacifico e sicuro della tecnologia nucleare per un autentico sviluppo, rispettoso dell’ambiente


By Edoardo Capuano - Posted on 27 luglio 2010

Atomic_Ratzinger

Dopo Obama pure il Vaticano è pienamente favorevole all'energia nucleare per la salvaguardia dell'ambiente. Da notare: “le centrali atomiche per il rispetto dell'ambiente”. «Non so se devo ridere... Anzi, forse è meglio che mi metta a piangere...». Invito tutti a leggere questo interessante articolo del collega Giulio Bettanini a cui va i miei più sinceri elogi per i contenuti delle sue osservazioni.

A seguito della distribuzione come allegato ad alcuni giornali diocesani di un libretto informativo sul nucleare intitolato “Energia per il futuro” redatto dalla MAB.q, la concessionaria per la pubblicità di Radio Vaticana (probabilmente) in collaborazione con Enel, un’ala cattolica più ‘liberal’ indignata per questa sgradita ingerenza sulle coscienze dei fedeli, ha risposto alla ‘provocazione’ con un opuscolo intitolato “Nuova pulita rinnovabile ENERGIA”.

Non volendo entrare nella polemica in merito all’opportunità o meno di tirare la bianca tunica del Santo Padre dall’una o dall’altra parte, mi sono limitato a cercare di capire quale sia la posizione ufficiale della Chiesa sul nucleare pacifico, dopo una breve ricerca ho verificato che, pur con tutte le cautele, c’è una posizione di sostanziale apertura, in particolare riporto le parole del Pontefice tratte dall’Angelus del 27 luglio 2007 che mi sembrano piuttosto chiare ed incisive:

“[....] Domenica scorsa (18/07/10), ricordando la “Nota” che il 1° agosto di 90 anni fa il Papa Benedetto XV indirizzò ai Paesi belligeranti nella prima guerra mondiale, mi sono soffermato sul tema della pace. Ora una nuova occasione mi invita a riflettere su un altro importante argomento connesso con tale tema. Proprio oggi, infatti, ricorre il 50° anniversario dell’entrata in vigore dello Statuto dell’A.I.E.A., l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, istituita con il mandato di “sollecitare ed accrescere il contributo dell’energia atomica alle cause della pace, della salute e della prosperità in tutto il mondo”. La Santa Sede, approvando pienamente le finalità di tale Organismo, ne è membro fin dalla sua fondazione e continua a sostenerne l’attività. I cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi 50 anni evidenziano come, nel difficile crocevia in cui l’umanità si trova, sia sempre più attuale e urgente l’impegno di incoraggiare la non proliferazione di armi nucleari, promuovere un progressivo e concordato disarmo nucleare e favorire l’uso pacifico e sicuro della tecnologia nucleare per un autentico sviluppo, rispettoso dell’ambiente e sempre attento alle popolazioni più svantaggiate. [....]“

Nei due opuscoli sono contenute delle dichiarazioni di intenti dove si indica il motivo per cui sono stati redatti, il primo opuscolo, quello pro-nucleare ci dice che il suo scopo è “fornire un quadro completo della situazione energetica italiana e mondiale, valutare gli aspetti positivi e quelli, invece, più problematici e lasciare alla valutazione del lettore il giudizio sulla necessità o meno del ritorno al nucleare”. Il secondo opuscolo, quello anti-nucleare, invece dice: “Abbiamo prodotto quest’opuscolo per cercare di fornire a tutti una serie di informazioni disponibili da tempo tra gli addetti ai lavori, ma che fanno fatica a trovare spazio su mass-media, più spesso attenti ai giochi di potere che alla verità dei fatti. [....] Quel che ne pensa il governo o l’Enel ve lo dicono quasi ogni giorno alla radio e alla televisione. Ma c’è un’altra versione dei fatti (e dei misfatti)…”

Quindi capiamo che se il primo libretto illustra le verità ‘ufficiali’ ed ampiamente diffuse sul nucleare (ed infatti leggendolo si vede che lo fa piuttosto bene e senza errori), il secondo ci racconta cose che sanno solo in pochi, delle verità ‘più vere’ di cui la comunità cattolica (e non) è stata tenuta all’oscuro.

Sono andato quindi ad analizzare per sommi capi alcune di queste ‘rivelazioni’ che i mass media si guardano bene dal rivelarci e ne ho preso spunto per fare qualche osservazione sui punti più interessanti, beninteso senza nessuna pretesa di scientificità.

UNA PROSPETTIVA DIVERSA (pag. 5)

[....] se l’Italia si fornisse di un piano nazionale per il risparmio energetico, se cominciassimo a progettare le nostre case, i nostri uffici, il nostro sistema di trasporti in quest’ottica, se accompagnassimo le modifiche infrastrutturali con comportamenti più attenti a livello personale, nel giro di pochi anni potremmo ridurre di ben due terzi il nostro consumo complessivo di energia, producendo al tempo stesso meno rifiuti, meno anidride carbonica (CO2) [....]
Il suggerimento sarebbe: dirottare i 20 miliardi di euro destinati alle nuove centrali nucleari al recupero e alla ristrutturazione del patrimonio edilizio italiano che in diverse regioni giace in condizioni pietose. In Italia si contano circa 13 milioni di edifici, l’85% a uso residenziale, che consumano ogni anno il 45% del fabbisogno nazionale di energia. Le case che possiamo costruire dovranno essere energeticamente autonome, consumare poco e produrre da sé l’energia necessaria attraverso pannelli solari, micropale eoliche e pompe di calore.

Che il risparmio energetico ed il miglioramento dell’efficienza siano obiettivi da perseguire è palese, ma è un processo virtuoso che esiste da sempre, infatti da sempre i nuovi elettrodomestici, i nuovi mezzi di trasporto ed i nuovi macchinari industriali permettono di svolgere una certa funzione con più efficienza e con minore consumo di energia.

Prendiamo per esempio i nostri consumi energetici domestici e vediamo quanta energia è possibile davvero risparmiare. Senza fare alcuna rinuncia ed assumendo semplicemente dei comportamenti ‘virtuosi’ ed attenti al risparmio si possono ridurre i nostri consumi domestici dell’ordine di un 10% e questo con provvedimenti a costo zero, ad esempio spegnendo la luce in stanze dove non c’è nessuno, staccando la spina degli apparecchi con stand-by, regolando il climatizzatore a temperature ragionevoli, facendo lavatrici a pieno carico e così via…

Se si vogliono ridurre i consumi di una percentuale più alta, diciamo del 20% bisogna cominciare a sostituire le lampadine con lampadine a basso consumo, acquistare elettrodomestici di classe A e magari sostituire la caldaia con una caldaia a condensazione affrontando una spesa dell’ordine delle migliaia di euro.

Se vogliamo passare ad una riduzione del 40%-50% dei consumi energetici domestici ed abbiamo la sfortuna di avere una casa non nuovissima bisogna ricostruire da zero l’impianto di riscaldamento, sostituire gli infissi ed isolare termicamente tutte le pareti esterne dell’abitazione affrontando una spesa dell’ordine delle decine di migliaia di euro:

Riassumendo:

Per una riduzione del 10% dei consumi bastano interventi a costo ZERO €.
Per una riduzione del 20% dei consumi servono interventi dal costo di X.000 €.
Per una riduzione del 40% dei consumi servono interventi dal costo di XX.000 €.

È quindi ovvio che si debba informare il consumatore su quei comportamenti che permettono un uso ragionevole e consapevole dell’energia, meno ovvio è capire se abbia senso o meno, dal punto di vista economico, forzare la sostituzione di elettrodomestici/macchinari/veicoli prima della fine del loro ciclo di vita o fare pesanti ristrutturazioni delle abitazioni in nome dell’efficienza energetica…

Ad esempio, in una seconda casa od in una casa in affitto difficilmente avrebbero senso ristrutturazioni, ed avrebbe senso la sostituzione solo di qualche elettrodomestico.

Ciò che vale per le abitazioni, vale a maggior ragione nelle aziende. Le industrie, se ben gestite, utilizzano già l’energia con criteri di massima efficienza ed attuano un serrato turnover tecnologico nell’ottica di una riduzione dei costi di produzione e quindi non è possibile chiedere a queste chissà quali risparmi ed efficienza.

A tale proposito ricordo un episodio emblematico, nel settembre del 2009 prima della conferenza di Copenhagen il primo ministro giapponese Hatoyama aveva stabilito che il Giappone avrebbe ridotto le emissioni di CO2 del 25% entro il 2020, i presidenti delle maggiori imprese industriali del paese, che per antonomasia rappresentano il maggior livello di efficienza industriale al mondo, pur con tutta la flemma e la cortesia giapponese a mezzo stampa gli avevano sostanzialmente dato del ‘cretino’ (per la cronaca Hatoyama è già passato a diversa occupazione per aver fatto altre promesse che non poteva mantenere).

Chi conosce i costi di una ristrutturazione edilizia può ben capire che se si utilizzassero i 20 miliardi delle centrali nucleari per migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni ben poche vecchie case potrebbero essere restaurate, diciamo all’incirca 200.000. Va poi considerato che questi interventi per l’efficienza sarebbero direttamente od indirettamente a carico dei cittadini stessi o delle aziende, mentre il costo delle centrali nucleari sarà, nonostante ciò che viene detto in giro, a carico delle aziende energetiche. Enel ad esempio ha già dichiarato di avere tutte le risorse economiche necessarie per costruire le prime centrali e che le serve solamente un quadro normativo chiaro che non permetta ripensamenti.

In conclusione se davvero venissero imposti seri interventi di ‘efficientamento’ questi andranno a diminuire il reddito disponibile delle famiglie e gli investimenti delle aziende con pesanti ricadute sull’economia.

ENERGIA RINNOVABILE: CI BASTERA’? (pag. 11)

La rete è uno degli aspetti fondamentali per passare da un sistema elettrico centralizzato come quello attuale ad un sistema distribuito in cui ciascuno di noi diventa contemporaneamente consumatore e produttore di energia elettrica. Le nuove reti saranno capaci di limitare la domanda nei momenti di picco. Una rete come quella attuale non è ancora adeguata allo sviluppo delle fonti rinnovabili. [....] Le reti intelligenti risolveranno i problemi di momentanea indisponibilità delle diverse fonti, riducendo le perdite ancor oggi rilevanti e che nel 2008 sono state pari a 20 miliardi di chilowattora. Meno megaelettrodotti significa anche meno inquinamento elettromagnetico. Non dimentichiamo che l’inquinamento elettromagnetico è ritenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una delle più gravi problematiche ambientali che continueranno a riguardare il pianeta nei prossimi anni.

Qui le ‘rivelazioni’ cominciano a farsi piuttosto inquietanti, visto che “le nuove reti saranno capaci di limitare la domanda nei momenti di picco”, dobbiamo forse aspettarci un futuro fatto di razionamenti dell’energia elettrica? Viene quindi da sperare che le reti rimangano più stupide possibile… probabilmente si voleva intendere che i grossi impianti centralizzati dovranno produrre meno energia visto che ci saranno impianti fotovoltaici sui tetti di molte abitazioni… sulle ‘microturbine’ eoliche che sono poco più di un giocattolo inadatto a produrre energia elettrica in ambito urbano stendiamo un pietoso velo.

È vero che le ‘smart grid’ saranno indispensabili per gestire la potenza eolica e fotovoltaica distribuita, ma è anche vero che queste non sono indispensabili per la costruzione di nuove centrali nucleari per le quali basterà probabilmente lo sdoppiamento qualche linea in alta-altissima tensione.

Le smart grid verranno costruite per permettere l’aumento di produzione da fonti intermittenti ma si cerca di far passare il messaggio che tutti ne abbiamo bisogno, cosa non corretta. I maggiori costi di sistema di cui necessitano eolico e fotovoltaico dovrebbero essere fatti pagare a chi produce da queste fonti e non dovrebbero essere spalmati indistintamente sulle bollette di cittadini ed aziende.

Poi il discorso dell’OMS che individua ’inquinamento elettromagnetico come una delle più gravi problematiche ambientali’ è veramente risibile, la ‘bufala’ dell’elettrosmog è stata fortunatamente archiviata più di una decina di anni fa quando è stata per fortuna scongiurata l’adozione di valori soglia per campi elettrici e magnetici talmente bassi da andare ben al di sotto dei valori già cautelativi indicati dalla fisica e dalla medicina… e tutto in nome del deleterio ‘principio di precauzione’. Anche in questo caso l’ambientalismo andava contro l’evidenza in cui tutte le nazioni sviluppate convivono da più di 50 anni con un’elettrificazione capillare e diffusa senza che si siano mai rilevate anomale incidenze di tumori o leucemie.

A proposito di ‘elettrosmog’ e visto che siamo in tema… è forse il caso di fare un accenno alle presunte morti per leucemia causate dalle antenne di Radio Vaticana. È vero che l’emittente sforava i limiti di legge previsti per le emissioni elettromagnetiche ma comunque l’antenna non aveva picchi di emissioni tali da costituire un pericolo per la società.

Ma per vari motivi è partita una caccia alle streghe in grande stile con annesso linciaggio mediatico ai danni del Vaticano, alcune testate con parecchio pelo sullo stomaco, male interpretando la perizia di parte presentata in tribunale, sono arrivate ad affermare che Radio Vaticana ha causato la morte per leucemie di 278 bambini, quando in realtà nella perizia si discute su possibili pochi casi di leucemie in eccesso rispetto alla media statistica. Il Prof.Veronesi che pare sia perito della difesa ci spiegherà a breve cosa dicono in realtà le statistiche cliniche nelle zone intorno a Radio Vaticana.

ENERGIA RINNOVABILE: BASTEREBBE IL SOLE (pag. 13)

Il sole è una preziosa fonte di calore, utilissima per il riscaldamento, anzi è più conveniente produrre calore piuttosto che energia elettrica, per questo sarebbe intelligente costruire le case già predisposte con i pannelli per scaldare l’acqua, in particolare in tutto il centro-sud. [....] . Se il solare termico cresce, il fotovoltaico corre! Grazie agli incentivi erogati, in soli 4 anni in Italia si è passati da 7 a 1.000 megawatt (MW) installati. Ancor più significativo è il dato relativo alla corrente generata: secondo il Ministero dello Sviluppo Economico la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici è passata dai 193 gigawattora (GWh) del 2008 ai circa 1.000 del 2009, con un incremento superiore al 400%. Possiamo in altre parole affermate che col sole si produce già ora abbastanza corrente da soddisfare le esigenze di un milione 200 mila persone, corrispondenti circa alla popolazione dell’intero Friuli-Venezia Giulia.

Assolutamente condivisibile ciò che è detto per il solare termico, meno condivisibile quanto detto per il fotovoltaico.

Non è vero che “col sole si produce già ora abbastanza corrente da soddisfare le esigenze di un milione 200 mila persone” si soddisfano solo i loro consumi domestici, una persona consuma indirettamente elettricità anche quando entra in un negozio, in un ospedale, sale su un tram o gode semplicemente dell’illuminazione pubblica… per soddisfare le REALI esigenze di un numero simile di persone servirebbe una produzione energetica almeno cinque volte superiore.

ENERGIA RINNOVABILE: PIÙ POSTI DI LAVORO. (pag. 15)

Il numero delle persone in cerca di occupazione in Italia, nel mese di gennaio 2009, risulta pari a 2 milioni e 138 mila unità, in crescita del 22,4 per cento rispetto a dicembre 2008. Creare nuovi posti di lavoro è più che mai urgente. [....]. Relativamente al solo settore del fotovoltaico Arturo Guerzoni (Università di Padova) ha prodotto un’analisi che stima 90 mila posti di lavoro nel 2020.

Vero che in Italia c’è disoccupazione, ma non si può pensare di impegnare gran parte di questi disoccupati nella produzione di energia elettrica, l’energia elettrica è assimilabile ad una 'materia prima’ il cui prezzo deve essere mantenuto basso in modo che le attività che creano prodotti ad alto valore aggiunto (e la ricchezza di un paese) possano prosperare. Attualmente il settore fotovoltaico, grazie a generosi incentivi statali, può permettersi da dare lavoro ad un considerevole numero di persone, ma se tra una ventina d’anni l’evoluzione tecnologica (Thin film - CdTe) porterà l’energia fotovoltaica ad essere competitiva con quella ottenuta da fonti fossili o da nucleare non è pensabile che il numero di occupati del fotovoltaico per ogni TWh di energia elettrica prodotto sarà molto superiore al numero attuale di occupati nella filiera dell’energia fossile.

Mi spiace poi che nell’opuscolo si citi il lavoro di tale Arturo Guerzoni, persona inesistente, si voleva parlare in realtà del bravissimo e simpaticissimo Professor Arturo Lorenzoni che produce lavori scientifici e risultati di estremo valore e serietà, il professor Lorenzoni ad esempio non avrebbe certo fatto pubblicare la tabella (sbagliata) di pag.15 dove si dice che il fotovoltaico creerà 76.000 posti di lavoro per ogni MW installato. Secondo la tabella con un singolo GWp installato potremmo dare lavoro a tutt’Italia compresi vecchi e bambini, tutti impegnati probabilmente su sedie a sdraio a supervisionare la produzione di pochi pannelli fotovoltaici. Installando due GWp potremmo vivere di rendita e comprarci la Svizzera? Chissà…. Ma non credo visto che 1 GWp è la potenza fotovoltaica attualmente installata nel nostro paese.

IL NUCLEARE: E LE SCORIE DOVE FINISCONO?. (pag. 19)

Ancora nessuno sa come risolvere il problema delle scorie. Un reattore del tipo di quelli che vorrebbero costruire in Italia produce annualmente 700 tonnellate di rifiuti radioattivi, di cui 25 ad alta radioattività. [....].Negli Stati Uniti, nel mese di marzo 2010, il Dipartimento per l’Energia ha definitivamente detto no al decennale progetto di costruzione di un deposito geologico nel Nevada a Yucca Mountain, per ospitare le scorie di tutti i 104 reattori americani, progetto per cui a partire dagli anni ’80 sono stati spesi 10 miliardi di dollari. Riguardo al nostro Paese dovrà anch’esso affrontare questo problema per ospitare le scorie delle vecchie centrali nucleari attive prima del 1987: l’unico preventivo fatto dal governo precedente all’attuale, era pari a 1,5 miliardi di euro.

Il bello è che nessuno si chiede mai che fine facciano le ceneri (debolmente radioattive) prodotte dai circa otto milioni di tonnellate di carbone che servono ad alimentare una centrale a carbone da 2 GW.

Comunque non è vero che “nessuno sa come risolvere il problema delle scorie” è vero semmai che non c’è nessuna urgenza di trovare una soluzione definitiva per il combustibile nucleare esaurito, visto che pur conservato in depositi di superficie non costituisce un serio pericolo e visto che anche il questo ‘rifiuto’ è composto per circa il 95% da uranio 238 che sarà utilizzato per produrre combustibile per i reattori IV generazione.

Per quanto riguarda i costi dei depositi definitivi per le scorie questi sono elevatissimi ma vanno paragonati a quanto rende economicamente una centrale nucleare nel proprio ciclo di vita. Una sola centrale EPR (singolo reattore) in 60 anni produce energia che ha un valore di mercato di circa 70 miliardi di euro (considerando prezzo medio energia elettrica 2008 nella borsa del GME). Quindi si può ben capire che per un deposito come Jucca Mountain che dovrà ospitare le scorie di tutti i 100 reattori statunitensi i 10 miliardi di $ fin qui spesi sono una cifra elevata ma comunque proporzionata.

IL NUCLEARE: E LA SICUREZZA? (pag. 21)

Il rischio di un incidente nucleare rimane un pericolo costante, sia che si tratti di timori sulle operazioni dei reattori che della gestione dei rifiuti o altre operazioni del relativo ciclo. Dovunque si tende a sminuire e nascondere gli incidenti. Nonostante i suoi sostenitori continuino a ripetere che il nucleare è una tecnologia matura e sicura, non esiste oggi nazione, Francia compresa, che non abbia avuto incidenti che non possa continuare ad averne.

Qualsiasi attività umana comporta una certa percentuale di rischio… se si fanno due conti si scopre che vivere per 80 anni accanto ad una centrale nucleare è pericoloso quanto fare un singolo viaggio in auto da Milano a Roma, quindi vivere vicino ad una centrale vuole dire assumersi (o vedersi affibbiato) un rischio tangibile e non nullo, ma comunque basso.

Bisogna essere in grado però di valutare quale sia il rischio ed il costo del NON costruire una centrale nucleare, che rischi comporta vivere nelle vicinanze di una centrale a carbone o a metano di pari potenza? Che rischi comporta per la nostra economia avere un paniere energetico poco vario?

Per quanto riguarda gli incidenti avvenuti nelle centrali nucleari occidentali nessuno di questi ha mai messo in pericolo la popolazione circostante. Non mi spiego perché si faccia tanta leva sugli incidenti fin qui avvenuti perché sono eventi realmente poco rilevanti, secondo me non è del singolo guasto tecnico che una persona ragionevole dovrebbe preoccuparsi bensì di cosa potrebbe succedere nei casi peggiori: ovvero, A) Aereo che si schiantasse sulle piscine dove è contenuto il combustibile esaurito. B) Se una centrale cadesse in mano per qualche giorno ad una decina di terroristi dotati di armi, esplosivi, saldatrici e Ph.D. in ingegneria nucleare…. potrebbero in questi due casi essere rilasciate notevoli quantità di radiazioni all’esterno? La centrale potrebbe essere resa inutilizzabile per sempre? Queste due conseguenze a mio parere sarebbero inaccettabili e richiederebbero una revisione dei sistemi di sicurezza.

Io credo che anche con tutta la più ‘buona’ volontà in una centrale EPR queste cose non possano avvenire… ma è una cosa che va investigata, una valutazione della sicurezza della centrale basata solo su due-tre guasti tecnici casuali contemporanei è a mio parere insufficiente.

IL NUCLEARE: CIVILE E MILITARE FRATELLI SIAMESI. (p.23)

L’arricchimento dell’uranio produce combustibile sia per centrali nucleari che per reattori nucleari nei sottomarini e nelle portaerei militari, o come massa di reazione all’interno delle bombe atomiche. Dipende solo dal livello di arricchimento. [....]. Morale della favola: qualsiasi paese che possiede reattori nucleari è potenzialmente in grado di produrre armi nucleari perché la tecnologia è la stessa. La storia conferma che il nucleare civile costituisce la porta d’ingresso a quello militare. Solo Stati Uniti e Francia, che per primi partirono con l’uso del nucleare, hanno iniziato da progetti militari per poi sfruttare i reattori per generare energia elettrica.

È vero che gli Stati che hanno impianti con cui arricchire l’uranio al 3-5% per alimentare un reattore nucleare possono arricchire l’uranio anche al 90% necessario per una bomba, ed è proprio questo che si teme che l’Iran stia cercando di fare con le sue centrifughe. Ma è anche vero che non tutti i paesi con un programma nucleare pacifico hanno impianti di arricchimento dell’uranio né tantomeno impianti per il riprocessamento del combustibile esaurito da cui si può estrarre plutonio, anch’esso (con estrema difficoltà) utilizzabile per costruire ordigni nucleari. Quindi non è affatto vero che “qualsiasi paese che possiede reattori nucleari è potenzialmente in grado di produrre armi nucleari” per costruire armi nucleari serve un impegno economico e tecnologico notevole, non è una cosa che può essere fatta di nascosto e l’Italia sicuramente non ha interesse nel produrre armi nucleari…. La Corea del Nord ad esempio ha prodotto il plutonio che le serviva per le sue bombe con un reattore apposito da soli 5 MW di potenza, un reattore PWR di grandi dimensioni non sarebbe stato certo adatto a questo scopo e sarebbe costato almeno una decina volte tanto .

Visto comunque che “La storia conferma che il nucleare civile costituisce la porta d’ingresso a quello militare” sarebbe interessante avere ragguagli sul programma nucleare di guerra tedesco, giapponese, spagnolo, svedese…. o sul temibile arsenale nucleare finlandese e di molti altri innocui paesi che hanno centrali nucleari ma nessun programma nucleare bellico.

In ultimo chiederei se la cara vecchia Unione Sovietica, Cina ed India non siano da annoverare tra i paesi che hanno intrapreso dapprima lo sviluppo bellico del nucleare per poi passare al nucleare civile.

Concludo con una riflessione, la prima bomba ha portato distruzione e la morte di tanti innocenti ma a parziale (ed insufficiente) giustificazione è stata costruita per porre termine ad una orrenda guerra e, risparmiando agli alleati l’invasione del Giappone, si calcola che abbia comunque salvato centinaia di migliaia di vite… poi nel bene e nel male l’equilibrio del terrore (nucleare) durante la guerra fredda ha garantito a noi occidentali 60 anni di sostanziale ‘pace’. Nel bene o nel male la bomba ha fatto parte della nostra storia ed ha avuto un ruolo quantomai importante. Io trovo altamente simbolico che questi orrendi ordigni ora vengano smantellati e che l’uranio ed il plutonio in essi contenuto vengano ‘diluiti’ ed utilizzati nelle centrali nucleari civili.

L’equilibrio del terrore è finito, le armi nucleari hanno esaurito il loro compito… ne rimarranno alcune centinaia per tenere a bada i paesi canaglia ed i molti tiranni che ancora imperversano in giro per il mondo… ma quando arriveranno tempi più civilizzati quasi tutte le bombe spariranno…. al massimo ci potranno servire contro comete od asteroidi in rotta d’impatto con il pianeta.

IL NUCLEARE: LA NOSTRA ‘DIPENDENZA’ DALLA FRANCIA. (p.25)

Se l’Italia compra energia dalla Francia non è perché le manchi la possibilità di produrne in proprio, ma perché la Francia è costretta a venderla sotto costo e a noi conviene, in determinate fasce orarie, fermare le nostre turbine e far arrivare l’energia da oltralpe. Il sistema francese, tutto sbilanciato sul nucleare, è dimensionato per reggere i momenti di punta. Questa rigidità comporta, da un lato, che nelle fasce orarie a basso consumo c’è letteralmente energia da buttare.

Che il nucleare francese sia attualmente sovradimensionato sono perfettamente d’accordo, è frutto di scelte, alcune delle quali discutibili, fatte alcune decenni fa, ma comunque sia il kWh in Francia oggi costa al consumatore la metà rispetto all’Italia. Ma vorrei rassicurare chi è preoccupato che Edf vada fallita poiché ‘svende’ energia elettrica…… la settimana scorsa ero a Parigi e camminando lungo Avenue de Champs Élysées ho notato che in TUTTE le vetrine dei negozi di rappresentanza delle principali case automobilistiche (Peugeot, Citroen, Renault, Toyota…) facevano bella mostra di sé auto elettriche ed ibride plug-in collegate a delle colonnine elettriche. Il messaggio è chiarissimo, il programma del Governo francese pure… sebbene la tecnologia sia ancora immatura nell’arco dei prossimi due decenni la Francia vuole passare al trasporto privato elettrico che assorbirà allegramente (di giorno e di notte) tutta l’energia che i reattori francesi possono fornire. Da noi in Italia, senza nucleare, chi guiderà un’auto elettrica pagherà il ‘pieno’ almeno due volte tanto.

IL NUCLEARE: I COSTI. (p.27)

È indubbio che – almeno per il momento – la quota di costo legata al combustibile è molto più bassa nel nucleare che in tutte le altre materie prime. Ma la convenienza economica rispetto alle altre fonti fossili è limitata a questo! Il costo degli impianti invece è enorme e la spesa per costruire un reattore è quadrupla rispetto ad un analogo impianto a metano. [....]. Se poi, oltre alla fase di costruzione, dovessimo mettere in conto anche i costi dello smantellamento (che peraltro nessuno è in grado di stimare perché sono specifici per ogni impianto), arriveremmo a cifre che rendono il nucleare ben poco conveniente in termini economici.

Qui ci si perde un po’ in chiacchiere…. Sappiamo tutti che una centrale nucleare costa tanto, che poi è un ‘tanto’ relativo posto che 1 kW nucleare costa più o meno quanto 1 kW di fotovoltaico o di eolico off-shore.

Quello che conta è il costo dell’energia che viene prodotta. Il costo dell’energia da nucleare in Italia sarà compreso in una forchetta tra 5 ed 8 cents di €/kWh comprendendo i costi di decommissioning e stoccaggio definitivo delle scorie. Il costo per il decommissioning è tutt’altro che ‘sconosciuto’, una centrale EPR è progettata anche in funzione dello smantellamento e questo costo si può indicare al massimo in 1-2 miliardi di euro…. Costo elevato ma che va come sempre confrontato con i 70 miliardi di € del valore dell’energia prodotta in 60 anni.

Volendo calarmi ne panni di detrattore la cosa di cui mi preoccuperei maggiormente è questa: come possiamo essere certi che il kWh nucleare abbia realmente un prezzo commisurato ai suoi costi e che, quando il prezzo di petrolio/metano salirà non verrà venduto ad un prezzo molto più elevato per non fare troppo ‘male’ agli impianti alimentati a gas metano con cui l’Italia produce oggi il 50% dell’energia elettrica? Insomma che garanzia abbiamo che non si opererà nella migliore tradizione dei ‘cartelli all’italiana’?

Io penso che il legislatore debba stabilire le regole e mettere dei paletti inamovibili in questo senso prima che si passi alla costruzione delle centrali.

IL NUCLEARE: È ANCORA IN BOLLETTA. (p.31)

Chi di noi sa come viene calcolato il totale della bolletta elettrica? Il sistema tariffario è quanto mai complicato. Quello della bolletta di una famiglia con normale contratto da 3kW di potenza ed un consumo annuo di 2.700 kWh si presenta come segue e il prezzo dell’energia più quello del dispacciamento (gestione dei flussi sulla rete operata da Terna) costituisce il 57% di ciò che paghiamo.

Quali sono i principali oneri di sistema e quanto ci sono costati nel 2008?
A2 Per coprire i costi di smantellamento delle centrali nucleari: circa 500 milioni di euro
A3 Per coprire incentivi alle fonti assimilate (CIP6) e rinnovabili: circa 3.160 milioni di euro
[…]

[ciò che segue è in un trafiletto a pag. 9 ma ha più senso discuterlo qui]:

La necessità di una precisa definizione dei confini tra fonti rinnovabili e non, risulta ancora più giustificata e se si pensa all’imbarazzante vicenda italiana del “Cip6”. La delibera n. 6/1992 del Comitato Interministeriale Prezzi più nota come Cip6 - ha introdotto in bolletta la “componente tariffaria A3”, in pratica una piccola tassa spalmata tra tutti gli utenti del servizio elettrico. Il denaro ricavato doveva servire a promuovere la diffusione di nuovi impianti a fonti di energia rinnovabile, attraverso incentivi pluriennali pagati per tutta l’elettricità pulita immessa in rete. Le cose, però, sono andate in un altro modo: in questa delibera, infatti, alle parole “energie rinnovabili” venne aggiunto anche l’aggettivo “e assimilate”. Grazie a questo cavillo, gran parte delle risorse economiche oltre il 70%- destinate allo sviluppo delle vere fonti rinnovabili è finito nelle tasche di produttori di energia e di gestori di impianti che nulla avevano a che fare con le rinnovabili, come inceneritori di rifiuti, centrali alimentate con carbone o addirittura con scarti di raffineria.

È verissimo che la bolletta elettrica è piuttosto complessa ma visto che saltuariamente vengo chiamato da aziende venditrici di energia elettrica per spiegare ai responsabili come vanno fatte le bollette….ho la fortuna di sapere come è costruita.

Lasciando perdere i ‘vecchi’ numeri del 2008 sono andato a calcolare quanto pagherebbe un utente con contratto domestico (3 kW) che consuma 2700 kWh all’anno considerando le componenti tariffarie aggiornate al mese di luglio 2010. Un utente domestico che ha mantenuto il vecchio contratto, nel senso che non è passato ad Edison, Eni e compagnia bella, paga una bolletta annuale di 362,49 euro escluse imposte le locali ed l’IVA.

Totale bolletta: 362,49 € all’anno
Di cui:
Componente A2 (smantellamento centrali nucleari): 4,5942 €
Componente MCT (sempre smantellamento centrali nucleari): 0,4590 €
Componente A3 (rinnovabili e assimilate): 30,9018 €
[A questi importi devo poi aggiungere un 10% di IVA.]

Quindi cosa vediamo? A parte che chi ha scritto l’opuscolo si era dimenticato la componente MCT, anch’essa strettamente legata al nucleare, vediamo che la componente A3 è decisamente preponderante e comporta un esborso pari quasi pari al 10% del totale della bolletta.

Ma adesso chiediamoci “è vera la ‘leggenda’ che nella componente A3 si pagano per la maggior parte incentivi alle fonti assimilate e non alle rinnovabili vere e proprie?” risposta: “NO, non è vero”.

Basta leggere cosa ha scritto l’Autorità per l’energia (AEEG) in un comunicato stampa del 30 giugno 2010:

“Il costo totale per l’incentivazione delle sole fonti rinnovabili (escluse quindi le fonti assimilate) è attualmente crescente ed ha raggiunto, i 2,5 miliardi di Euro nel 2009 e supererà i 3 miliardi di Euro già nel 2010 […]. Per la prima volta, nel 2010, gli oneri complessivi dei nuovi strumenti di incentivazione supereranno quelli complessivi (incluse le fonti assimilate) del precedente provvedimento Cip n.6/92, pari a 1,9 miliardi di Euro.”

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La leggenda non è più vera già da qualche anno, sarebbe ora di smettere di raccontarla in giro.

Per concludere volevo prendermi la libertà di dire, da cattolico, che ciò che mi è stato sempre insegnato è che l’UOMO viene prima di tutto. Nella frenesia dilagante di chi cerca di salvare l’ambiente si è persa oltre alla dimensione scientifica (che per vari motivi in Italia non è mai stata molto in auge) anche la dimensione umana, la protezione dell’ambiente è diventata una specie di nuova religione Ne Age che si basa su valori e dogmi molto discutibili a cominciare dal presunto peccato (consumare risorse ed emettere CO2) per arrivare alla presunta punizione (catastrofe climatica) passando per occasionali assoluzioni (comprare una Prius) ….come aveva ragione Benedetto Croce quando diceva che “non possiamo non dirci cristiani”.

Durante la conferenza di Copenhagen di quest’inverno si è stabilito che la priorità globale è finanziare provvedimenti per la mitigazione climatica per proteggersi da chissà quali fantomatici stravolgimenti climatici che si dovranno manifestare nella seconda metà di questo secolo… dimenticandosi che ci sono OGGI centinaia di migliaia di persone che muoiono di fame, sete, dissenteria, per colpa delle guerre e dei tiranni…. Io invece credo che sia un nostro dovere morale portare dapprima vita, pace e libertà… poi cultura ed energia a chi ne ha bisogno.

Autore: Giulio Bettanini / Fonte: newclear.it

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