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L'averla è a rischio estinzione
Da secoli, l'averla piccola, noto come l' “assasino spietato”, il “piccolo rapace mascherato”, non gode di un ottima fama a causa dei nomignoli che le sono stati attribuiti. Conosciuto in Inghilterra come “l'uccello macellaio”, in Francia come “l'averla scorticatrice”, in Germania come lo “strangolatore dalla schiena rossa”, questo comune passeraceo è un “serial killer” da tutelare. Anche il mondo accademico non è stato indulgente nell'assegnargli il nome scientifico: Lanius collurio. In latino Lanius significa “macellaio” e collurio invece deriva dal nome greco che generalmente indica i rapaci; infatti questi piccoli uccelli, proprio come i rapaci, sono predatori assai capaci e presentano comportamenti tipici dei forti e grandi uccelli. Durante le sue battute di caccia, l'averla controlla il territorio dai rami alti di un cespuglio o da un palo di un recinto, per individuare una preda. Una volta individuato il bottino, il malcapitato viene impalato agli spini di una siepe e diventa il deposito personale del predatore. Un articolo dedicato recentemente da Danilo Mainardi a questa specie, parla di una sorta di mostra di cadaveri che ricorda l'esposizione di una macelleria. Da questa strana consuetudine, nascono tutti questi soprannomi e l'idea sbagliata che ha dato loro la fama di animali assetati di sangue.
Ma alla base di questo atteggiamento c'è invece un “difetto” della specie che ha portato questi uccelli ad avere un comportamento spietato; infatti, non possedendo i potenti artigli presenti invece nei rapaci, non hanno la possibilità di immobilizzare le loro prede e di conseguenza questa specie ha studiato una nuova e complessa tecnica che consiste nel trattenere le prede, infilzandole sui ramoscelli o filo spinato per poi mangiarle con tutta tranquillità. Quindi il comportamento dell'averla non può essere definito crudele o poco sensibile; si tratta di pura e semplice sopravvivenza.
Abbiamo, quindi compreso, quanto l'averla piccola sia un uccello carnivoro; si ciba, infatti, oltre che dei soliti insetti anche di piccoli uccelli, di piccoli mammiferi o piccoli rettili, vive e nidifica nei cespugli. L'averla piccola è il più diffuso dei Lanidi europei e la peculiarità di questa specie è una mascherina nera sopra gli occhi, evidentissima nei maschi. La testa è grigia, il mantello rossiccio e la coda bianca e nera. Rispetto alle femmine, i maschi sono molto colorati perché come avviene nella maggior parte delle specie di uccelli, è il sesso femminile a scegliere il proprio compagno e quindi i maschi devono essere necessariamente più appariscenti. I maschi, con l'arrivo della primavera, scelgono il territorio, attendendo l'arrivo delle femmine; al loro arrivo, iniziano una vera e propria danza nuziale per mostrarsi alle femmine e per cercare di farsi scegliere da quest'ultime, alternando anche delle offerte di cibo alle danze. In Italia, l'averla nidifica durante la stagione estiva. Normalmente le uova prodotte dalle femmine sono 5 o 6 e vengono incubate per circa un paio di settimane. Dopo due settimane i piccoli lasciano il nido ma devono passarne quattro affinché i nuovi nati si sentano completamente indipendenti dai genitori. Finita l'estate inizierà il viaggio che li porterà nei luoghi situati in Africa orientale e meridionale, dove si appresteranno a passare l'inverno.
Questa specie a causa della perdita degli habitat, della riduzione nella fruibilità degli alimenti, dei cambiamenti avvenuti nella scelta delle tecniche agricole, è fortemente da tutelare. In Italia, si sta verificando un enorme riduzione di questa specie. In Inghilterra, come in altri paesi europei, già dalla fine dell'800, si segnalava un declino che continuò ad aumentare fino a quando nei primi anni '90, questa specie fu dichiarata estinta nell'intero territorio inglese. Ragionando sulla nostra attuale storia, dobbiamo non solo comprendere le motivazioni per le quali questa specie si sta estinguendo ma soprattutto dobbiamo programmare un piano di conservazione per preservare la presenza di questo piccolo serial killer.
Le siepi, gli arbusti e gli alberi bassi hanno da sempre ricoperto una posizione importantissima nel nostro ecosistema, in quanto hanno offerto rifugio a tante forme di vita; in questi ambienti, i micromammiferi, gli insetti e gli uccelli trovavano ricovero, nutrimento e il luogo ideale dove erigere i propri nidi nei quali allevare i figli.Purtroppo, le nuove tecniche agricole hanno ridisegnato il nostro paesaggio; l'agricoltura intensiva, la distruzione e la frammentazione del loro habitat, l'uso sconsiderato dei pesticidi, il disuso dei filari per separare le diverse colture hanno reso il territorio meno adatto ai nostri piccoli amici; per queste ragioni non hanno più luoghi dove nidificare o posatoi dove potersi poggiare o dove poter infilzare le prede.
Fortunatamente, l'attenzione verso la salvaguardia delle averle è iniziata; la presenza di questa specie è essenziale per la biodiversità del nostro territorio e l'averla piccola è stata inserita nell'elenco delle specie utili al calcolo del Farmland Bird Index; misurare il Famland Bird Index significa monitorare e misurare le popolazioni di uccelli che vivono nelle aree agricole. Adottare piccoli e semplici accortezze nello scegliere la gestione degli ambienti, come ad esempio, piantare cespugli o arbusti sui cigli delle strade, possono rappresentare ottimi accorgimenti che porteranno notevoli risultati nella preservazione dell'avifauna. Anche in Italia, dopo l'ultimo Convegno Nazionale di Ornitologia, che si è tenuto nel Parco Nazionale del Circeo ad ottobre, sono stati presentati diversi progetti finalizzati alla gestione e alla conservazione del piccolo killer mascherato.
Autore: Tamara Mastroiaco - Redazione di Promiseland / Fonte: Oasis - Rivista di cultura ambientale
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