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La sfera di Lepenski Vir (prima parte)


By Edoardo Capuano - Posted on 21 marzo 2010

PiramideNell'articolo intitolato Le scoperte soppresse sull'origine della scrittura, Antonio De Comite, indugia su un'antica forma di scrittura risalente al VI millennio a.C. e le cui testimonianze furono reperite alcuni anni fa nella regione balcanica. L'autore ritiene che tale scoperta, se i segni incisi su un manufatto portato alla luce risultassero essere non semplici decorazioni ma grafemi, porterebbe a retrodatare di un paio di millenni l'invenzione della scrittura, invenzione ordinariamente attribuita ai Sumeri e collocata verso la fine del IV millennio a.C. Sappiamo che la paleontologia e l'archeologia ortodosse sono riluttanti ad accogliere ed a divulgare scoperte che potrebbero rivoluzionare consolidati paradigmi interpretativi e la cronologia accettata, in primis lo spartiacque tra preistoria e storia, coincidente appunto con l'introduzione della scrittura. Questo spiega per quale motivo la scienza accademica ostracizza o censura le acquisizioni riguardanti piramidi, edifici, ooparts, fossili non rispondenti alle ricostruzioni ufficiali. Ad esempio, nonostante sia acclarato che le piramidi di Visoko, in Bosnia, siano edifici eretti intorno all'XI millennio a.C. e non colline erose dagli agenti atmosferici o modellate da fenomeni alluvionali, ancora non sono state situate all'interno di un contesto storico archeologico coerente, anzi qualcuno continua ad asserire che non sono piramidi, ma formazioni naturali.

Su una pietra sferoidale reperita a Lepenski Vir, nell'ex Jugoslavia, sono incisi dei segni costituiti da X, V, linee parallele, “spighe” stilizzate. L'oggetto litico sembra un globo terracqueo su cui sono tracciate linee che evocano meridiani e paralleli. Il Dottor Marco Merli così si esprime circa il manufatto ed i suoi glifi. [1]

“È una misteriosa pietra sferica rinvenuta a Lepenski Vir (Porte di Ferro), un villaggio neolitico sulla sponda serba del Danubio o forse un santuario-necropoli. L'oggetto è perforato ai poli e, infilzato con un bastoncino, probabilmente era fatto vorticare. Il globo ha 7.000 anni e nessuno sa a che cosa servisse. La superficie è solcata da linee orizzontali e verticali: una sorta di mappamondo suddiviso in meridiani e paralleli. La maggioranza delle sezioni create dal reticolato è cosparsa di segni. Altri sono totalmente vuoti. Che cosa era questo insolito manufatto? A che cosa serviva?

- Un oggetto decorativo?

- Il pomo della mazza di un capo-villaggio o di un capo-tribù?

- Una mappa delle costellazioni in cielo, un progenitore dello zodiaco occidentale?

- Un amuleto?

- Un calendario?

- Un dispositivo mnemonico per ricordare i passaggi di un rito o di un mito?

- Un abbecedario attraverso cui i protoeuropei imparavano la scrittura sumera arcaica, quella antecedente ai caratteri cuneiformi?

- Un alfabeto tridimensionale?

- Uno strumento di divinazione?

- L'iscrizione di una scrittura protoeuropea, la più antica conosciuta al mondo?”

Tra le varie ipotesi formulate dagli studiosi, mi pare che la più accreditata sia l'ultima: si potrebbe trattare di una scrittura protoeuropea incisa su un oggetto oracolare. I ricercatori tendono ad escludere che i segni derivino dal sumero, nonostante la somiglianza formale tra questi grafemi ed alcuni pittogrammi mesopotamici, giacché la scrittura sumerica è più recente, a meno che non si pensi di retrodatarla, riferendola a genti identificabili con gli Anunnaki.

Se scartiamo quest'ultima congettura, siamo inclini a concludere che con questo oggetto litico, se la sua datazione è corretta, siamo di fronte alla più antica forma di scrittura finora nota. Tra l'altro i segni sulla pietra ovoidale potrebbero celare un valore sacro, essendo la sacralità una caratteristica delle scritture primigenie. Questo carattere e delle somiglianze formali apparentano i glifi dell'ovoide alle rune.

[1] Lepenski Vir è un importante sito archeologico del Neolitico ubicato nella Serbia orientale, al centro della penisola balcanica. Consiste di un insediamento di notevoli dimensioni circondato da dieci villaggi satelliti. I reperti fanno ipotizzare una presenza umana a partire dal 7000 a.C., che raggiunse il massimo sviluppo tra il 5300 a.C. e il 4800 a.C.. Dalle testimonianze architettoniche, appare evidente che la civiltà di Lepenski Vir fosse caratterizzata da una ricca vita sociale e religiosa e da un elevato livello culturale.

Lepenski Vir è situato sulla riva meridionale del Danubio nella Serbia orientale, nelle vicinanze della cittadina di Donji Milanovac e in prossimità delle Porte di ferro, la gola formata dal fiume lungo il confine tra Serbia e Romania.[...] Si presume che gli abitanti di Lepenski Vir rappresentino i discendenti delle prime popolazioni europee della civiltà dei cacciatori-raccoglitori di Brno-Predmost dalla fine dell'ultima glaciazione (Wurm). L'evidenza archeologica di abitazioni nelle vicinanze di caverne risale al 20.000 a.C. Il primo insediamento sul plateau inferiore a Lepenski Vir rimonta, invece, al 7000 a.C.

Fonte: Zret

 

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