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L'industria del clima...


By Edoardo Capuano - Posted on 20 gennaio 2010

Pachauri(...) immensi guadagni ci sono per lui, Rajendra Pachauri, presidente dell'IPCC e grande fustigatore dei paesi ricchi al recente vertice di Copenhagen sul clima. Una serie di imbarazzanti attività ricostruite dettagliatamente in un articolo pubblicato dal Daily Telegraph lo scorso 20 dicembre 2009 , di cui presentiamo una sintesi della traduzione di Alessandra Nucci.

Nessun altro al mondo ha influenzato gli eventi che hanno portato alla conferenza di Copenhagen sul riscaldamento globale quanto il Dott. Rajendra Pachauri, presidente dell'IPCC, la Commissione intergovernativa dell'ONU sul cambiamento climatico (IPCC) e la mente dietro al suo ultimo rapporto nel 2007.

Benché il dott Pachauri sia spesso presentato come scienziato (una volta la BBC lo ha descritto come “il principale climatologo del mondo”), egli non possiede alcuna qualifica nel campo delle scienze climatiche, essendo un ex-ingegnere ferroviario con un PhD in economia.

Ma quello che è sfuggito all'attenzione di quasi tutti è il modo in cui il dott. Pachauri ha messo insieme uno stupefacente portfolio mondiale di interessi affaristici con realtà che hanno investito e stanno investendo miliardi di dollari in organismi che dipendono dalle decisioni e dalle politiche dell'IPCC.

Questi organismi comprendono le banche, le aziende del petrolio e dell'energia e i fondi di investimento pesantemente coinvolti nel "mercato delle emissioni" e nelle “tecnologie sostenibili” che, messi insieme, costituiscono il mercato più in rapida crescita del mondo, stimato prossimo a valere migliaia di miliardi di dollari all'anno.

Oggi, oltre al suo ruolo di presidente dell'IPCC, il dott. Pachauri occupa più di una ventina di poltrone simili, fungendo da direttore o consigliere per molti degli enti che svolgono un ruolo leader in quello che oggi è conosciuta come “l'industria del clima internazionale”.

L'incredibile è che la dimensione sconvolgente dei legami del dott. Pachauri con molte di queste entità è venuta alla luce solo di recente, sollevando inevitabilmente degli interrogativi su come possa il più importante “funzionario del clima” del mondo essere anche coinvolto personalmente in così tante organizzazioni che potranno trarre beneficio dalle delibere dell'IPCC.

La questione del potenziale conflitto di interessi del dott. Pachauri è stato sollevata pubblicamente per la prima volta solo il 15 dicembre scorso quando, dopo aver tenuto una conferenza all'Università di Copenhagen, gli è stata consegnata una lettera aperta da parte di due eminenti “scettici del clima”. Uno si chiama Stephen Fielding, ed è il senatore australiano che ha suscitato la recente rivolta contro il progetto di scambio delle emissioni denominato “cap& trade” del suo governo. L'altro, britannico, è Lord Christopher Monckton, da tempo noto critico della scienza dell'IPCC, che ha svolto di recente un ruolo chiave nel rendere più rigorosa l'opposizione a un simile progetto di legge davanti al Senato USA.

Tale lettera aperta iniziava col mettere in dubbio l'onestà scientifica di un grafico usato con grande rilievo nel rapporto IPCC del 2007, e mostrato nel corso della sua relazione anche da Pachauri, chiedendogli di ritirarlo. Ma essi hanno chiesto anche perché il rapporto non aveva reso pubblico il coinvolgimento personale del dott. Pachauri in tante organizzazioni in grado di trarre profitto dalle sue conclusioni.

La lettera, che comprendeva informazioni rese pubbliche nel Sunday Telegraph del 13 dicembre, è stata distribuita a tutte le 192 delegazioni nazionali, e chiedeva loro di sollevare il dott. Pachauri dall'incarico di presidente dell'IPCC a causa delle recenti rivelazioni sui suoi conflitti d'interesse.

La base su cui il dott. Pachauri nel corso dell'ultimo decennio ha costruito la sua rete di potere nel mondo è l'Istituto Tata Energy Research Institute, con base a Delhi, di cui divenne direttore nel 1981 e direttore generale nel 2001. Oggi questo istituto si chiama The Energy Research Institute (TERI), ed è nato nel 1974 dal più grande impero di affari privato dell'India, il Tata Group, i cui interessi spaziano fra acciaio, auto, energia, chimica, telecomunicazioni e assicurazioni (nel Regno Unito è conosciuto soprattutto come proprietario di Jaguar, Land Rover, Tetley Tea e Corus, la più grossa acciaieria della Gran Bretagna).

(...) Anche l'impero TERI del dott Pachauri si è allargato a livello mondiale, con filiali negli USA, nell'UE e in diversi paesi in Asia. La TERI Europe, con base a Londra, di cui egli è consigliere (insieme a Sir John Houghton, una delle pedine chiave degli albori dell'IPCC ed ex-capo del Met Office del Regno Unito) attualmente sta portando avanti un progetto sulla bio-energia, finanziato dall'UE.

(...)Ancora più strano è il ruolo dell'organizzazione non-profit nata da TERI, con sede a Washington, di cui Pachauri è presidente. Situata sulla Pennsylvania Avenue, fra la Casa Bianca e il Campidoglio, questo organismo dichiara candidamente di essere un'organizzazione di lobbying, avente lo scopo di “sensibilizzare chi prende le decisioni nel Nord America alle preoccupazione dei paesi in via di sviluppo riguardo all'energia e all'ambiente”.

TERI-NA è finanziata da una galassia di sponsor ufficiali e aziendali, compresi quattro rami della burocrazia ONU; quattro agenzie del governo USA; giganti del petrolio come Amoco; due dei principali appaltatori della difesa USA; la Monsanto, il più grosso produttore dei OGM del mondo; il WWF (il gruppo ambientalista che deriva molti dei suoi finanziamenti dalla UE) e due leader del “mercato delle emissioni” internazionale che gestiscono in totale oltre mille miliardi di dollari (620 miliardi di sterline) di asset.

Ai sensi del CDM, aziende e consumatori del mondo sviluppato pagano per avere il diritto di superare i loro “limiti di emissioni” comprando certificati da quelle azienei di paesi come l'India e la Cina che accumulano “crediti di emissioni” per ogni fonte di energia rinnovabile che essi elaborano - oppure mostrando che hanno in qualche modo ridotto le proprie “emissioni”.

È uno di questi affari, come riferito nel Sunday Telegraph del 13 dicembre, che sta permettendo a Tata di trasferire tre milioni di tonnellate di produzione di acciaio dal suo impianto Corus a Redcar a un nuovo impianto nell'Orissa, guadagnando così potenziali £1,2 miliardi di “crediti alle emissioni” (e facendo perdere il lavoro a 1700 persone del Teesside).

Oltre tre quarti del mercato mondiale delle emissioni beneficiano in questo modo l'India e la Cina. La sola India ha 1455 progetti CDM in atto, per un valore di $33 miliardi (20 miliardi di sterline), molti dei quali sono stati facilitati da Tata - e forse non sorprenderà il fatto che il dott. Pachauri faccia parte anche del Consiglio della Borsa del Clima di Chicago, la più grande e lucrosa borsa di scambi di diritti di emissioni del mondo, che fu anche assistita da TERI nel fondare la borsa di scambi della stessa India.

(...) Nel 2008 è stato nominato Consigliere per l'energia rinnovabile e sostenibile del Credit Suisse e della Rockefeller Foundation. È entrato a far parte del Consiglio della Banca Nordic Glitnir nel momento in cui essa lanciava il suo Fondo per il Futuro Sostenibile, mirante a raccogliere 4 miliardi di sterline. Divenne Presidente del Fondo per le Infrastrutture sostenibili dell'Indonesia, il cui Amministratore delegato confidava di raccogliere in breve tempo 100 miliardi di sterline.

Nel frattempo, a casa sua in India, fa parte anche di una serie di organismi governativi importanti, compresa la Consulta economica del Primo Ministro, oltre a occupare varie posizioni accademiche. Ha trovato il tempo perfino di pubblicare 22 libri.

Il dott. Pachauri non si tira mai indietro quando si tratta di dare al mondo franchi consigli su ogni questione si riferisca alla minaccia del riscaldamento globale. L'ultima edizione di TERI News lo cita per aver detto all'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente USA di andare avanti nella regolamentazione delle emissioni di CO2 degli Stati Uniti senza aspettare che il Congresso approvi un'apposita legge.

Quale indù vegetariano, il dott Pachauri ha ripetuto il suo richiamo al mondo di mangiare meno carne al fine di tagliare le emissioni di metano (come al solito non ha fatto alcun accenno a cosa fare poi dei 400 milioni di vacche sacre dell'India). Dopo ha invitato anche a vietare di servire il ghiaccio nei ristoranti e a mettere un contatore in tutte le camere d'albergo per imporre ai clienti una tassa sul loro uso del riscaldamento e dell'aria condizionata.

Su una cosa, però, il ciarliero dott Pachauri rimane zitto: su quanti compensi percepisce per tutti questi importanti incarichi, che ammonteranno sicuramente a milioni di dollari. Non uno degli organismi per i quali presta la sua opera rende pubblici il suo stipendio o i suoi onorari; compresa l'ONU, che si rifiuta di rivelare quanto noi tutti lo paghiamo nella sua qualità di funzionario fra i più anziani.

Ma il vero grande interrogativo riguardo al direttore generale di TERI rimane quello relativo al rapporto fra i suoi posti commerciali altamente remunerativi e il suo ruolo di presidente dell'IPCC.

(...)Chissà se quei 1700 lavoratori nel Teesside il mese prossimo saranno tanto contenti di perdere il posto di lavoro a favore dell'India, grazie ai meccanismi di quel “mercato delle emissioni” internazionale di cui il dott. Pachauri è così entusiasta.

Fonte originale: telegraph.co.uk / Fonte: cafedehumanite.blogspot.com

 

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