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recensione di: Johann Rossi Mason

Il cervello che agisce e i neuroni specchio

Giacomo Rizzolatti – Corrado Sinigaglia

Raffaello Cortina Editore

Sino a poco tempo fa non era chiaro come riuscissimo ad afferrare immediatamente il significato delle azioni degli altri. Né conoscevamo le basi neurofisiologiche dell'empatia, ossia la capacità di comprendere e immedesimarsi nelle emozioni altrui. Oggi a questo quesito è stata data una risposta grazie all'identificazione dei ‘neuroni specchio’, capaci di attivarsi sia quando si compie un’azione in prima persona, che quando la si osserva compiere da altri.

Le inaspettate proprietà di questi neuroni hanno destato uno straordinario interesse anche di là dei confini delle neuroscienze. Tanto che anche lo scienziato Vilayanur Ramachandran ha affermato: “I neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il DNA è stato per la biologia”. La più ampia panoramica sull'argomento è firmata da Giacomo Rizzolatti, che dirige il Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Parma e da Corrado Sinigaglia, docente di filosofia della scienza all’Università di Milano.

“So quel che fai” pubblicato da Cortina nella magnifica collana “Scienza e idee” diretta da Giulio Giorello di cui sono una fanatica, richiede, certo, una certa applicazione nella lettura. I due autori non hanno il pennino leggero come quello di altri colleghi anglosassoni e il testo impone una certa dose di fatica, ma arrivare in fondo si può, grazie a numerose immagini e foto tratte dagli esperimenti su umani e primati.

La storia del libro comincia con l'analisi di alcuni gesti che per la loro familiarità tendiamo a sottovalutare. Se dobbiamo prendere in mano una tazzina da caffé pensiamo in primo luogo all'atto di afferrarla. In realtà, prima di prendere un oggetto dobbiamo ‘raggiungerlo’ e prima ancora, ‘localizzarlo’. Per allungare il braccio verso la tazzina, il nostro cervello deve quindi compiere diversi processi, sino a tradurre tutte le informazioni in opportuni comandi motori.

Per decenni è stata radicata l'idea che le aree motorie della corteccia avessero compiti meramente esecutivi, oggi invece sappiamo che il sistema motorio è formato da aree diverse connesse e dotate di funzioni complesse. In pratica il sistema motorio non avrebbe a che fare con singoli movimenti, ma con vere e proprie azioni. Il cervello che “agisce” fa così esperienza del mondo che lo circonda. Scoperti all'inizio degli anni ’90 nelle scimmie, i neuroni specchio mostrano quindi come il riconoscimento degli altri, delle loro azioni e, ancor più importante, delle loro intenzioni, dipenda proprio dal sistema motorio. In pratica questi neuroni consentono al nostro cervello di correlare i movimenti osservati a quelli propri e di riconoscerne il significato.

Ma non solo, perché anche la capacità di cogliere e comprendere le reazioni emotive degli altri è attribuibile ad aree che hanno proprietà “specchio”. Questo sembra essere la conferma che il cervello è una struttura sociale e che il legame che ci unisce agli altri è più profondo e filogeneticamente predeterminato di quanto non pensiamo.

Johann Rossi Mason
E-mail: viola81@email.it
Sito personale: Comuni-CARE




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