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redazione ECplanet

L'ultimo libro di Toni Negri, ex leader di Potere Operaio, dopo “Impero” e “Moltitudine”, si concentra sul “Controimpero”, ovvero la produzione di una nuova soggettività politica, della democrazia reale, di un governo “di tutti per tutti”. «Il controimpero è una figura mitica. Nasce dall'esigenza di resistenza alla Costituzione del nuovo ordine imperiale e si organizza in movimenti globali che praticano la resistenza democratica».

Un'altra utopia ?

«L''utopia esiste, è radicata nello spirito degli uomini. Io credo che sempre di più il capitalismo e le sue logiche, le sue necessità appaiano inutili. Il mio cervello, il mio sapere, i miei desideri non hanno più bisogno di un padrone: io come individuo lavoro nella mia autonomia». “Movimenti nell'Impero Passaggi e Paesaggi” (Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006) annuncia dei passaggi, nuove tappe nel processo di ricostruzione del mondo, di una rivoluzione che corrispinde ad una profonda mutazione antropologica.

Le posizioni di Negri, che da oltre trent'anni gli sono valse il titolo di “cattivo maestro”, di certo faranno rumore anche a sinistra. «I movimenti nell'impero sono movimenti personali e storici. Poi, naturalmente, ci sono i movimenti mondiali. Quelle scosse sismiche che la globalità subisce e che causano il decentramento dei poteri imperiali: dall'unico potere americano, infatti, si passa a vari centri di potere continentali, la Cina, l'India, i grandi Paesi sudamericani come il Brasile, potenzialmente l'Europa».

A proposito dell'Europa, dice di crederci. La definisce una Venere contrapposta all'America-Marte.

«Certo che ci credo, a patto di non considerarla come un altro potere, ma come una controcultura, un movimento. Sono un europeista, mi sono sempre battuto per l'Unità Europea, per la sua Costituzione. Una costituzione che è naturalmente e interamente laica. Il laicismo è una conquista fondamentale degli Stati nazione cui non bisogna rinunciare».

Nega di essere anti-americano.

«Smettiamola con queste inutili polemiche pro e contro l'America. Io non sono contro l'America, considero stupido il becero antiamericanismo, sia di destra sia di sinistra. Io mi sono sempre considerato legato alla cultura americana, considero quello un grande Paese, una grande democrazia con una grande Costituzione. Sono sempre stato interessato e attratto dai grandi movimenti americani, quelli pacifisti, per esempio, o quelli sindacali. Sono però nemico di certe politiche americane: ieri quelle in Vietnam, per esempio, oggi quella di George Bush».

Nega lo scontro di civiltà.

«Quando con Michael Hardt scrissi Impero era il 1997. Da allora sono cambiate tante cosa. Soprattutto, c'è stato l'11 settembre e l'attacco alle Torri Gemelle. L'11 settembre ha schiacciato i no-global, li ha messi in crisi, perché l'Impero si è riorganizzato e ha fatto quadrato dinanzi allo spettro di un nuovo nemico esterno [...] La guerra di civiltà non esiste, non c'è uno scontro tra l'Impero americano e il Califfato arabo. Lo scontro mondiale non è certo quello tra le religioni: è uno scontro creato ad arte, dietro cui invece si nascondono normali e storiche politiche di forza per impossessarsi delle ricchezze mondiali, il petrolio, le vie di comunicazione e di commercio [...] Dopo l'11 settembre alla politica dell'Impero americano si sono opposti gli Stati europei. È accaduto ciò che nella storia era già successo: contro il tentativo di colpo di Stato effettuato dalla monarchia di Washington, si sono coalizzati gli interessi della moltitudine e dell'aristocrazia, ove per aristocrazia intendo gli Stati europei, appunto, e quella intellighenzia capitalista arrabbiata e contraria alla brutale politica americana».

Esalta la moltitudine.

«La moltitudine è una nuova realtà produttiva e sociale. È l'insieme di tante singolarità che non lavorano più, fianco a fianco, nella fabbrica, ma ciascuno per sé per poi raccogliersi nella società e, attraverso la Rete, indirizzarsi verso obiettivi comuni, riuscendo a esprimere pulsioni di libertà. Dinanzi alla moltitudine scompaiono i vecchi partiti carismatici fondati sulla burocrazia. La moltitudine, attraverso soprattutto la Rete, esprime bisogni ed esigenze comuni grazie a un linguaggio semplice e chiaro e si organizza in movimenti».

Fonte: intervista tratta da ilgiornale.it 29 01 2006

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