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Sanità sempre più invasiva
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R.S. a cura di Anna Ermanni

“Quello di Claudia Benatti - scrive Padre Alex Zanotelli nella prefazione del libro “Sanità obbligata” (Macro Edizioni) - è un grido forte contro la manipolazione che sta trasformando questo tipo di società, soprattutto da parte dei poteri forti, delle case farmaceutiche, della casta medica che, volente o nolente, insieme alle grandi multinazionali è parte integrante di quello che sta avvenendo. Questo libro mi ha ricordato un best-seller che mi ha fatto molta impressione. Lo avevo letto negli anni ‘70 quando era appena uscito. Allora era un libro che “tirava”, che andava di moda, oggi non se ne parla quasi più: è “Nemesi medica” di Ivan Illich, uno dei più notevoli pensatori di quegli anni e prete cattolico che conosceva molto bene i problemi del Sud del mondo.

Illich aveva sferrato un attacco durissimo a tutto quello che era la medicina occidentale ed a quello a cui ci avrebbe portato. La realtà, pensate, oggi è ancora peggiore di quanto Illich avesse potuto prevedere. Ecco perché - ribadisce Padre Alex Zanotelli – ritengo importante questo grido di ribellione contro un mondo che ci viene imposto, dove non si è più liberi. Un mondo dove tutto è retto dall'impero del denaro, dove l’unico motivo di tutto è semplicemente il profitto: per il denaro vendiamo tutto e ci vendiamo tutti. Penso che gli ambiti dove tutto ciò si manifesta di più siano proprio quello medico, quello farmaceutico, quello psichiatrico. Siamo giunti ormai alla dittatura delle multinazionali farmaceutiche (potentissime) che hanno legami strettissimi con il mondo dei dottori e dei legislatori. Incredibile quanto queste multinazionali spendano per assicurarsi la simpatia dei medici e degli psichiatri affinché prescrivano i loro prodotti”. (Alex Zanotelli, missionario comboniano, da anni porta avanti una battaglia contro l’azione delle multinazionali che ha causato effetti devastanti soprattutto nelle aree sottosviluppate del pianeta, n.d.r.).

“Uno dei terreni su cui si gioca la posta più alta - sostiene Claudia Benatti nel primo capitolo del suo libro “Sanità obbligata” - è quello della sanità e della salute: costrizioni, condizionamenti, limitazioni dell'autonomia e delle scelte, tutto diventa qui più bruciante e più evidente perché si tratta della vita di ciascuno di noi o dei nostri figli. La classe medica, con il proprio codice deontologico, ha visto sancire un dovere: quello di prestare cure e soccorso alla persona che li richieda o ne abbia bisogno. Ebbene esiste il grosso rischio che questo dovere si trasformi sempre più in un diritto assoluto di intervenire sempre e comunque, nel diritto incontrastato di decidere per ed al posto del paziente. Gli sforzi per superare l'autoritarismo ed il paternalismo medico non sempre danno risultati. Basti osservare come è stato ridotto il “consenso informato”, nato per garantire a chiunque si sottoponesse ad una terapia o ad una cura le dovute informazioni sui rischi, sui benefici e sulle possibili alternative. Questo strumento non solo non ha raggiunto l'obiettivo prefissato, ma capita anche che chi indossa un camice bianco lo ritenga una fastidiosa formalità. Chi può smentire che il malato continui a rimanere l'anello debole di una catena che viene brandita dai vertici che hanno potere decisionale ?

Un colpo alla libertà di scelta in materia di interventi medici – denuncia Claudia Benatti - lo ha inferto il documento pubblicato dal Comitato Nazionale di Bioetica il 18 dicembre 2003 in merito al cosiddetto “testamento biologico”, ossia le dichiarazioni con cui una persona, dotata di piena capacità, esprime la sua volontà circa i trattamenti ai quali non intenderebbe essere sottoposta nel caso in cui, nel decorso di una malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse più in grado di pronunciare il proprio consenso o dissenso informato. Il documento del Cnb nelle premesse appare rassicurante: “La più ampia partecipazione del cittadino nelle decisioni che lo riguardano si applica a tutto l'arco del processo di cura ed è particolarmente richiesta quando il soggetto potrebbe essere privato delle facoltà cognitive e della stessa coscienza, trovandosi così a dipendere interamente dalle volontà di altri. Queste situazioni appaiono particolarmente drammatiche quando l'intervento potrebbe mettere in discussione la vita o la qualità della vita.

Le dichiarazioni anticipate di trattamento tendono a favorire una socializzazione dei momenti più drammatici dell'esistenza e ad evitare che l'eventuale incapacità del malato possa indurre i medici a considerarlo, magari inconsapevolmente o contro le loro migliori intenzioni, non più come una persona, ma soltanto come un corpo da sottoporre ad anonimo trattamento”. Ma, dopo le premesse, arrivano le obiezioni, le limature, i contorsionismi ed ecco che nel documento appaiono altri passaggi: “Le indicazioni fornite dal paziente, anche quando espresse in forma generale o standardizzata, non possono mai essere applicate burocraticamente ed ottusamente, ma chiedono sempre di essere calate nella realtà specifica del singolo paziente e della sua effettiva situazione clinica. Se tale decisione dovesse consistere in una fredda e formale adesione integrale alla lettera di quanto espresso nelle dichiarazioni, si verrebbe a determinare un automatismo che, anche in quanto non dialogico, finirebbe per indebolire, se non vanificare, il valore non solo etico, ma anche medico-terapeutico della prassi medica e per potenziarne il carattere burocratico”.

Emerge quindi come lasciar decidere il paziente in merito alla sospensione o non attivazione di pratiche terapeutiche ed esigere che il medico rispetti le sue volontà divenga addirittura eccessivamente burocratico. Sapete perché secondo il Cnb ? Perché, si legge nel documento, “il medico non avrebbe mai la certezza che le dichiarazioni pregiudizialmente espresse in determinate circostanze e condizioni personali corrispondano alle volontà che il paziente manifesterebbe qualora fosse capace di intendere e volere nel momento in cui si rendesse necessaria la prestazione terapeutica”. È evidente – commenta Claudia Benatti - che non se ne esce. Addirittura il Cnb si lancia in virtuosismi filosofici di cui non si riesce a seguire il filo. Il Cnb ha caldamente raccomandato al Parlamento di fare proprio il documento, sollecitando l'approvazione di una legge che ricalchi le posizioni espresse. Così, con la forza della legge, si rischierà di essere inchiodati alle volontà del medico, anziché alle proprie. A sostenere a spada tratta la necessità di rendere vincolanti le dichiarazioni anticipate di trattamento è invece il prof. Valerio Pocar, docente di sociologia del diritto all'Università Milano Bicocca e Presidente della Consulta di Bioetica.

Il prof. Pocar è fermamente convinto di un riconoscimento più ampio delle libertà di scelta sulla vita e sulla salute, superando i pregiudizi ed i tentativi di condizionamenti sempre più stretti: “Fare del bene al prossimo significa rispettarlo nella sua personalità, volontà, autodeterminazione che lo contraddistinguono come individuo. Negare questo è il peggior danno che si possa fare all'altro. Da questo punto di vista il potere che il medico si arroga non si concilia con la convenzione sui diritti umani siglata ad Oviedo”. Più prudente, ma altrettanto decisa, è la posizione della dott.ssa Rossana Cecchi, medico legale all'Università La Sapienza di Roma e membro dell’associazione nazionale “Libera Uscita”, che ha fortemente sostenuto la volontà espressa nel 1992 dalla Consulta di Bioetica (il Comitato Nazionale di Bioetica è un altro organismo, n.d.r.) di proporre la cosiddetta “Biocard”, una carta di autodeterminazione. “Nella fase terminale di una malattia - spiega la dr.ssa Rossana Cecchi – sempre più frequentemente un medico deve confrontarsi con una condizione di incoscienza, per cui si palesa l'impossibilità del paziente di prendere le decisioni diagnostiche e terapeutiche che lo riguardano.

In questi casi è importante essere a conoscenza in modo diretto delle sue preferenze o delle volontà precedentemente espresse. L'attribuzione del potere decisionale ai familiari, nonostante sia una pratica molto comune, è tuttavia problematica perché non riconosciuta a livello normativo, poco accettata anche dal codice di deontologia medica ed anche perché spesso il parere della famiglia non coincide con le volontà del paziente. È proprio per superare la mancanza di scelta da parte del paziente malato che è stato pensato un documento come quello del “living will”. Questo termine – puntualizza la dott.ssa Cecchi – è stato creato nel 1967 da Luis Kutner per indicare una forma di rifiuto di alcuni trattamenti terapeutici e da quel momento in poi è stata avviata un'intensa campagna di diffusione di queste direttive anticipate. Ma è chiaro che queste direttive assumono piena valenza solo se fanno in modo che l'azione del medico sia realmente aderente alle volontà del paziente, sempre naturalmente nell'ambito degli interventi leciti ed ammessi dalla legge”. Concludiamo con un riferimento al “Giuramento” di Ippocrate (il primo testo deontologico nella storia della medicina) che codificava i doveri del medico fra cui quello prioritario del rispetto verso la dignità del paziente.

Il libro “Sanità obbligata” (Macro Edizioni) di Claudia Benatti si articola in quattro capitoli:

1) La salute come scelta: ostacoli, condizionamenti e tentativi di coercizione. Il “testamento biologico” e la legge sull'amministratore di sostegno.

2) Il “malato di mente” ha bisogno della psichiatria ? O è la psichiatria ad avere bisogno del “malato di mente” ? La legge Basaglia ed i suoi critici, le proposte di riforma, gli allarmi(smi ?) della psicopatologia, gli psicofarmaci ai bambini.

3) L'obbligo per le vaccinazioni di massa: un modello di “salute” divenuto universale ed imposto con la forza della legge. Presupposti e giustificazioni della coercizione. L'obbligo morale di immunizzare i figli. Le leggi eugeniche.

4) Il tribunale dei minorenni. Gli interventi sulla potestà genitoriale. I figli tolti alle famiglie naturali. Ciò che potrebbe cambiare. Claudia Benatti, autrice di “Sanità obbligata”, è giornalista professionista e lavora alla redazione del quotidiano “Gazzetta di Modena”. È Presidente dell'associazione per una scelta terapeutica consapevole “Vaccinetwork” (http://www.vaccinetwork.org/).

Ha scritto anche il libro “Virus letali e terrorismo mediatico” edito da Macro Edizioni.

Per informazioni (e-mail: claudiabenatti@libero.it).

di: Sabrina Parsi - tratto da “Italia Sera” e pubblicato anche dal periodico “Nexusitalia”.




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