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redazione ECplanet

Sesso, droga e nuovi schiavi negli Stati Uniti

Adam Smith, il padre del liberismo e dell'economia moderna, credeva in un Dio benevolo, saggio e onnipotente, che identificava nella “provvidenza”, azione divina rintracciabile nella quotidiana e profana compravendita sul mercato. Dietro ogni acquisto, dettato dal desiderio individuale, vi è secondo Smith, “la mano invisibile” del Divino, che fissa prezzi e salari, determina domanda e offerta. Secondo Smith, dunque, ciascun individuo deve semplicemente perseguire il proprio interesse e obbedire alle proprie passioni, sarà la mano invisibile del Divino libero mercato a garantire i benefici per tutta la collettività. Questa visione “mistico-materialista”, contenuta nel trattato sulla "Ricchezza delle Nazioni" di Smith (1776) ebbe un profondo impatto sulla nazione che era nata proprio in quello stesso anno.

Quella stessa visione, divenuta paradigmatica nonostante i poderosi attacchi venuti storicamente dal marxismo, dal socialismo, dall’anarchismo, e tutti i loro corollari, si è evoluta in quella forma di spietato totalitarismo economico che oggi chiamiamo neo-liberismo e globalizzazione: la mano, divenuta visibile, delle grandi corporazioni transnazionali, ha preso possesso del “mercato del desiderio”, attraverso il sistema dei mass-media e delle psico-tecnologie, lasciando alla collettività un’economia sommersa, in gran parte invisibile, illegale, informale, che produce sistematicamente povertà, criminalità e alienazione.

Il primo libro di Eric Schlosser, “Fast Food Nation”, dedicato a McDonald’s e alle catene della ristorazione veloce, è stato un caso editoriale: rimasto a lungo nei primi posti delle classifiche americane, ha avuto grande successo anche in molti paesi europei e in Giappone. In questa nuova inchiesta – “America Sommersa, Sesso, droga e nuovi schiavi negli Stati Uniti”, Marco Tropea Editore - Schlosser mette sotto accusa un intero sistema, indagando su tre aspetti nodali dell'economia sommersa americana: il mercato pornografico, il traffico di droga e lo sfruttameto delle classi socialmente deboli, mettendo il risalto come la fede nel libero mercato, alleata al puritanesimo, abbia in sostanza rafforzato la rete del crimine e dell'illegalità.

È una realtà imponente l'economia sommersa degli Stati Uniti (oltre un decimo della ricchezza del paese più potente del mondo) ed in continua crescita. Con il suo metodo di indagine giornalistica, che và sempre alle fonti senza lasciare spazio al sentito dire, Eric Schlosser svela l’esistenza di un universo clandestino che si nutre di un idealismo e una ipocrisia tipicamente americane.

Schlosser mette a fuoco tre aspetti dell’attuale “feticismo delle merci”: la produzione di marijuana che, nonostante una repressione a volte feroce, è tra le più redditizie dell'agricoltura statunitense; l'industria del sesso proibito, passata dai peep-show agli asettici canali payper-view delle multinazionali della comunicazione; il lavoro nero degli immigrati clandestini, i nuovi schiavi dell’era della globalizzazione. Tre ambiti in cui, in virtù di alchimie differenti, la fede nel libero scambio si è combinata con le radici puritane della società americana, dando luogo a situazioni a volte grottesche, più spesso tragiche.

Nel 1970, le dimensioni del mondo sommerso si aggiravano tra il 2,6 e il 4,6% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Nel 1994, avevano raggiunto il 9,4%, pari a circa 650 miliardi di dollari. Tra il 1920 e il 1933, il proibizionismo portò al diffondersi del commercio abusivo di alcolici e ad un aumento del crimine organizzato. Al culmine del proibizionismo, gli americani spendevano circa 5 miliardi di dollari all'anno per acquistare alcolici (equivalenti a circa 54 miliardi di dollari di oggi). Il mercato nero valeva circa il 5% del PIL dell'epoca. Quando il proibizionismo finì, alcuni contrabbandieri divennero stimati uomini d'affari.

Eric Schlosser

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il razionamento delle merci e i prezzi calmierati crearono un mercato nero ancora più vasto. Un sistema nato per distribuire in modo equo le scarse merci disponibili ebbe effetti imprevisti: il fiorire del commercio di tessere annonarie e di un'economia sommersa in contanti. Ben presto, circa il 5% della benzina e il 20% delle carni furono venduti e acquistati per vie illegali. Si stima che al termine del conflitto gli americani avessero omesso di dichiarare al fisco fino al 15% del proprio reddito. L'economia sommersa subì un declino nell'epoca di prosperità della presidenza Eisenhower, I salari crebbero, l'evasione fiscale si ridusse e nessuna merce illegale generava più profitti paragonabili a quelli derivanti dagli alcolici di contrabbando.

Poi, in un momento imprecisato tra la metà e la fine degli anni Sessanta, l'economia sommersa ricominciò a crescere in tutto il mondo occidentale industrializzato. Oggi, nell'Unione Europea potrebbe avere dimensioni persino maggiori che negli Stati Uniti: anni di alti tassi di disoccupazione, di elevata pressione fiscale, di immigrazione clandestina e di diffusa sfiducia nello Stato hanno creato un sommerso enorme. Secondo le stime di Friedrich Scheider, economista austriaco, le economie illegali oscillano tra il 12,5% in Gran Bretagna e il 27% in Italia.

Ne “La Follia dello Spinello”, Schlosser esamina le conseguenze giuridiche ed economiche del commercio e del consumo di marijuana negli Stati Uniti. L'erba è diventata una merce enormemente diffusa sul mercato illegale di tutto il mondo, più di qualunque altro stupefacente. Negli USA, l'applicazione delle leggi statali e federali in materia, regola la produzione, determina le pene per chi ne fa uso e suggerisce la natura arbitraria di molti tabù culturali. Gli americani non solo fumano più erba, ma incarcerano per reati connessi alla marijuana più persone di qualunque altra nazione industrializzata dell'Occidente.

Ne “I Campi di Fragole”, analizza l'impiego dei lavori immigrati, perlopiù illegali, nell'agricoltura californiana. Il reclutamento di clandestini provenienti dal Messico ha dato avvio in California ad una tendenza diffusasi in tutti gli Stati Uniti: molti datori di lavoro oggi preferiscono utilizzare manodopera in nero. Il traffico degli immigrati, un affare multimiliardario, influenza la dinamica dei salari, le condizioni di vita e persino l’esercizio della democrazia.

L’ “Impero dell'Osceno” ricostruisce invece la storia dell'industria pornografica negli Stati Uniti attraverso la carriera di un oscuro uomo d’affari e dei suoi eredi. Vi si descrive come una merce scambiata esclusivamente sul mercato clandestino abbia fatto il suo ingresso u quello legale, trasformando in intrattenimento popolare comportamenti a lungo ritenuti osceni e deviati. I profitti derivanti dal commercio di materiali pornografici, un tempo appannaggio del crimine organizzato, oggi finiscono nelle tasche di alcune delle maggiori imprese americane.

L'attuale domanda di marijuana e pornografia è profondamente rivelatrice: due merci che gli americani aborrono in pubblico e consumano diffusamente in privato. Quando si fa un confronto tra emerso e sommerso, si scopre che pratiche un tempo limitate alla sfera dell'illegalità hanno gradualmente infiltrato l'economia ufficiale, che i confini si sono fatti fluidi e mutevoli: basti pensare al ricorso all'evasione fiscale e a società di comodo all'estero da parte delle grandi corporation. Nel suo funzionamento, il lato oscuro dell'economia americana risulta dunque altamente interscambiabile con il mercato idealizzato dai neoliberisti.

Importanti settori dell'economia americana somigliano sempre più a quelli dei paesi in via di sviluppo. Uno studio del 2002, condotto dalla Los Angeles Economic Roundtable, ha stimato che nella contea di Los Angeles, dove l'immigrazione illegale è enormemente aumentata, il sommerso rappresenti tra il 9 e il 29% dell'economia locale, con la conseguenza che i redditi diminuiscono e la forbice tra ricchi e poveri si allarga. Negli anni Cinquanta, Los Angeles si profilava come la metropoli americana del futuro, l'utopia di un paradiso suburbano. Oggi preannuncia un ritorno al caos e allo sfruttamento industriale, al trionfo delle pratiche e dei valori dell'economia sommersa.

In conclusione, Schlosser fa notare che “il sommerso è una buona misura del progresso e della salute di una nazione. Quando c’è molto che non va, molto dee essere nascosto”.




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