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TUTTO QUELLO CHE SAI È FALSO 2
Secondo manuale dei segreti e delle bugie a cura di Russ Kick
“Il nuovo libro che racconta la verità sulle menzogne” edito da Nuovi Mondi Media
Tra gli autori: Noam Chomsky, William Blum, Greg Palast, Howard Zinn, Norman Solomon, Michael Parenti, Michel Chossudovsky, Barry Commoner, Michael Levine, Kary Mullis...
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“Guerra al terrorismo”, l'ultima menzogna della propaganda
di William Blum
“Il nemico era e rimane qualsiasi governo, movimento, o anche individuo, che si opponga all'espansione dell'Impero americano, qualsiasi sia il nome che gli si affibbi, comunista, Stato Farabutto, trafficante di droga, terrorista...”
Questo intervento fu tenuto all'Università del Colorado a Boulder il 16 ottobre 2002.
Buonasera, mi fa molto piacere essere qui, specialmente visto che le bombe non hanno ancora cominciato a cadere. Parlo dell'Iraq e non di Boulder; se non vi comporterete bene e se non smetterete d'invitare persone come me a parlare, Boulder verrà dopo l'Iraq e l'Iran.
La prima volta che ho parlato in pubblico dopo lo scorso 11 settembre, ero a un dibattito all'Università del Nord Carolina. Grazie a quel dibattito, io e altre persone siamo stati inseriti in una lista da un'organizzazione fondata da Lynne Cheney, la moglie di Tu-Sai-Chi. Il programma dell'organizzazione può essere riassunto da una relazione pubblicata che s'intitola “Difendere la nostra civiltà: le mancanze delle nostre università nei confronti dell'America e ciò che può essere fatto a riguardo”. Nella relazione e sul loro sito Web, sono inseriti un gran numero di commenti, fatti dal corpo insegnante e da studenti di varie scuole, dai quali emerge quanto queste persone non accolgano favorevolmente il nuovo impeto bombardiero americano. Oltretutto essi si sono resi colpevoli di aver suggerito che qualche straniero potesse attualmente avere dei buoni motivi per odiare gli Stati Uniti (quello che io chiamo, “il filone di pensiero straniero che odia gli Usa”).
A causa di quella lista, insieme a cose che ho scritto successivamente, l'anno scorso ho ricevuto molte lettere di protesta, anzi, per essere esatti, molte e-mail. Sto ancora aspettando di ricevere la mia prima e-mail all'antrace. Beh, se ci possono essere i virus nelle e-mail perché non i batteri? Le lettere di protesta quasi mai contestano fatti o idee da me espressi, ma mi accusano principalmente di non essere patriota. Parlano di una sorta di patriottismo cieco ma, anche se avessero una visione più equilibrata di me, avrebbero comunque ragione. Io non sono un patriota, io non voglio essere patriottico, anzi mi spingo fino all'asserire che sono patriotticamente limitato.
Molte persone di sinistra, oggi come negli anni '60, non vogliono lasciare la questione del patriottismo ai conservatori. La gente di sinistra insiste nel dire che sono loro i veri patrioti perché chiedono agli Stati Uniti di vivere secondo principi professati storicamente. Tutto ciò va bene ed è buono, ma io non sono di sinistra. Non credo che il patriottismo sia uno degli aspetti più nobili degli esseri umani. George Bernard Shaw scrisse che il patriottismo è la convinzione che il tuo paese sia superiore agli altri per il semplice fatto che ci sei nato tu; ricordatevi inoltre che i tedeschi che sostenevano il governo nazista possono essere visti come dei patrioti, e, infatti il governo tedesco li definiva tali.
Il 2001 non è stato un anno facile per una persona come me, visto che siamo stati sommersi da un'orgia di patriottismo. Come si può sopravvivere a frasi del tipo “Noi siamo uniti” e “Dio benedica l'America” ? E la bandiera? Quella è presente ovunque. Compro una banana ed eccola la', una bandiera attaccata sopra la buccia. è questo il modo di farci diventare tutti eroi? Per esempio, il sindaco di New York, Rudy Giuliani, è diventato un eroe. Fino al 10 settembre era un arrogante, un reazionario spietato, e tutto ad un tratto diventa un eroe e un uomo di stato che parla di fronte all'ONU. Anche George Bush è diventato un eroe, le persone che fino al 10 settembre lo definivano un ritardato mentale, dopo l'11 lo salutarono come un eroe e un dittatore.
Nell'opera teatrale di Bertolt Brecht un personaggio dice all'altro: “Triste è quel paese che non ha eroi”. E l'altro personaggio risponde: "No, triste è quel paese che ha bisogno di eroi”. Anche se non ho prestato la mia lealtà ad alcun paese o governo, io sono, come del resto molti di voi, fedele a certi principi come la giustizia politica e sociale, la democrazia economica e i diritti umani.
La morale del mio messaggio per voi è la seguente: se il vostro cuore e il vostro cervello vi dicono chiaramente che il bombardamento di contadini depauperati, affamati e innocenti non aiuterà a portare più sicurezza al popolo americano, allora dovreste protestare con ogni mezzo che avete a disposizione, e non preoccupatevi di essere definiti “non patriottici”.
Purtroppo ci sono state scarse proteste contro il bombardamento dell'Afghanistan, e questo ci fa capire in che misura gli eventi avessero intimidito le persone; gli eventi e la crescita dei poteri della polizia, capitanata dall'Ayatollah John Ashcroft. Penso che quest'assenza fosse dovuta anche al fatto che le persone ritenevano che qualsiasi orrore causassero i bombardamenti, questi aiutassero anche a liberarci di qualche terribile terrorista anti-americano. Ma delle migliaia di afgani che sono morti sotto le bombe americane quanti credete avessero preso parte agli eventi dell'11 settembre? Faccio un'ipotesi approssimativa e dico “nessuno”. E quanti credete abbiano mai preso parte ad altri atti terroristici contro gli Stati Uniti? Non lo sapremo mai con certezza ma la mia ipotesi si aggira intorno all'uno, se poi ce ne sono realmente stati. Dopotutto gli atti terroristici non accadono molto spesso e di solito sono gestiti da un pugno di uomini.
Quindi, fra tutti i morti a causa delle incursioni americane e' possibile che alcuni di questi terroristi siano stati colpiti, tenendo anche conto che molti di loro si trovavano già in prigione? E ricordate che la maggioranza delle persone che si trovava nei campi di addestramento di al Qaeda in Afghanistan era la' per aiutare i talebani nella loro guerra civile, niente a che fare col terrorismo o con gli Stati Uniti, per loro era una questione religiosa, cosa che non ci riguardava. Li abbiamo uccisi comunque, o tenuti prigionieri in terribili condizioni nella base di Guantanamo a Cuba. Ormai i prigionieri sono li' da molto tempo, senza vedere avvicinarsi così la fine della prigionia e molti di loro hanno già tentato il suicidio svariate volte.
Ciò che è davvero degno di nota è che quello che chiamiamo il nostro governo sta ancora andando in giro a buttare grandi quantità di esplosivi estremamente potenti sopra le teste di persone indifese. Le cose non dovevano andare in questo modo. A partire dalla fine degli anni '80, Michail Gorbaciov pose fine allo stato di polizia sovietico; poi il muro di Berlino fu smantellato e tutte le persone dell'Europa dell'est festeggiarono gioiosamente l'arrivo di un “nuovo giorno”, il Sud Africa liberò Nelson Mandela e l'apartheid cominciò a sgretolarsi. Haiti ebbe le sue prime elezioni libere e scelse come presidente un progressista genuino. Sembrava che tutto fosse possibile, l'ottimismo era diffuso così come lo è oggi il pessimismo. Gli Stati Uniti si unirono a queste celebrazioni. Poche settimane dopo la caduta del muro di Berlino invadevano e bombardavano Panama e stavano anche intervenendo senza pudore nelle elezioni in Nicaragua per sconfiggere i sandinisti.
Poi, quando l'Albania e la Bulgaria che, a detta dei nostri media, erano state “appena liberate dalla morsa del comunismo”, osarono eleggere governi non accettabili per gli Usa, Washington s'intromise e li fece cadere. Poco dopo arrivarono i bombardamenti sul popolo iracheno, che durarono per 40 orribili giorni, senza pietà e senza una buona o onesta ragione; tutto ciò fu fatto in nome della nostra speranza in un mondo diverso e migliore. I nostri capi, però, non avevano ancora finito. Poco dopo attaccarono la Somalia, ancora bombe e morti, e nel frattempo hanno continuato a bombardare l'Iraq per anni. Sono intervenuti per sedare movimenti di protesta in Perù, Messico, Ecuador e Colombia, così come ai tempi della Guerra Fredda negli anni '50 e nell'America Latina negli anni '60, '70, '80 e ancora negli anni '90. Successivamente, hanno bombardato gli jugoslavi per 78 giorni e altrettante notti. Di nuovo, l'anno scorso, sono intervenuti grossolanamente e apertamente su un'elezione in Nicaragua per prevenire la vittoria della sinistra.
Mentre, ovviamente, stavano bombardando l'Afghanistan che ha già probabilmente subito la perdita di più civili innocenti che di quelli uccisi qui l'11 settembre, e con altre vittime a venire, visto che le persone continueranno a morire per le ferite riportate, per le mine delle bombe a grappolo e per la tossicità dell'uranio impoverito. Inoltre, dopo tutti questi anni, continuano ancora a strangolare Cuba. Badate bene, questa non e' che una lista parziale.
In tutto questo non si è fatto alcun passo in avanti per la pace che ci avevano promesso, né per gli americani né per il resto del mondo.
Che diamine sta succedendo qui? Fin dall'infanzia ci è stato insegnato che la Guerra Fredda, incluso la Guerra di Corea, la Guerra del Vietnam, e le enormi spese militari - quelle di cui siamo a conoscenza - beh, ci è stato insegnato che tutto ciò era stato necessario per combattere un'unica minaccia: la Cospirazione Comunista Internazionale, che aveva sede a Mosca. Quindi, cos'è successo? L'Unione Sovietica si è sciolta, il Patto di Varsavia è stato sciolto, gli stati satelliti dell'Europa orientale sono diventati indipendenti, i comunisti di una volta sono addirittura diventati capitalisti, ma niente è cambiato nella politica estera americana. Anche la NATO è rimasta, la NATO che è stata creata - almeno così ci avevano detto - per proteggere l'Europa occidentale contro l'invasione sovietica; la NATO è oggi più grande che mai, e, col passare del tempo, sempre più grande e potente, una NATO con una missione globale. Lo statuto della NATO fu persino invocato per giustificare la volontà dei suoi membri di unirsi agli Usa nell'invasione dell'Afghanistan.
Tutta questa storia è stata una truffa all'americana: l'Unione Sovietica e qualcosa chiamato comunismo di per se' non erano gli oggetti dei nostri attacchi globali, non c'è mai stata una Cospirazione Comunista Internazionale; il nemico era e rimane qualsiasi governo, movimento, o anche individuo, che si opponga all'espansione dell'Impero americano, qualsiasi sia il nome che gli si affibbi, comunista, Stato Farabutto, trafficante di droga, terrorista... Credete che l'Impero americano sia contro il terrorismo? Come chiamate un uomo che fa saltare un aeroplano uccidendo 73 persone? Che cerca di assassinare svariati diplomatici? Che spara cannonate alle navi ancorate in porti americani? Che piazza bombe in svariati edifici commerciali e diplomatici negli Stati Uniti e all'estero? E altre decine di atti del genere? Il suo nome è Orlando Bosch; è cubano e vive a Miami, e non è molestato dalle autorità. La città di Miami una volta ha pure dedicato una giornata in suo onore - l'Orlando Bosch Day. È stato liberato dalla prigione in Venezuela, dove era stato incarcerato per le bombe sull'aeroplano, in parte grazie alle pressioni dell'ambasciatore americano Otto Reich, che all'inizio di quest'anno è stato assegnato al Dipartimento di Stato di George W.
Nel 1988, dopo il ritorno di Bosch negli Stati Uniti, il Dipartimento di Giustizia lo condannò come pericoloso terrorista e si preparò alla sua espulsione, ma intervenne il Presidente Bush, il primo, aiutato dal figlio Jeb Bush dalla Florida. Quindi, George W. e la sua famiglia sono contro il terrorismo? Beh, sì, sono contro quei terroristi che non sono alleati dell'Impero. A proposito, l'aereo che Bosch bombardò era cubano, per questo motivo e per una moltitudine di altri crimini efferati, è ricercato a Cuba e i cubani ne hanno chiesto l'estradizione. Bosch rappresenta per i cubani ciò che Osama bin Laden rappresenta per gli americani. Ma gli Stati Uniti hanno rifiutato. Potete immaginarvi la reazione di Washington se bin Laden fosse apparso a l'Avana e se i cubani ne avessero negato l'estradizione negli Stati Uniti? Potete immaginarvi la reazione degli Stati Uniti se l'Avana proclamasse il giorno di Osama bin Laden?
Il supporto che Washington continua a dare a delle vere e proprie organizzazioni terroristiche è molto vasto. Forniamo qualche esempio recente: gli albanesi hanno a lungo e ripetutamente compiuto attacchi terroristici nel Kosovo e in svariate parti dei Balcani, ma sono stati nostri alleati perché hanno attaccato persone scomode per Washington. I paramilitari colombiani, per quanto malvagi possano essere, non potrebbero fare il loro sporco lavoro senza il supporto dei militari colombiani, i quali a loro volta godono di un sostegno statunitense di fatto illimitato. Basterebbero questi semplici fatti per rendere Washington non qualificata in una guerra al terrorismo. Bush, inoltre, inveisce spesso contro coloro che danno asilo ai terroristi. Ma parla sul serio? Beh, quale paese ospita più terroristi degli Stati Uniti? Orlando Bosch è solo uno dei numerosi cubani anticastristi che vivono a Miami e che hanno realizzato centinaia, se non migliaia, di atti terroristici negli Stati Uniti, a Cuba e altrove; compiendo ogni tipo di attacco incendiario, assassinio o bombardamento. Sono stati ospitati qui, al sicuro, per decenni, così come numerosi altri amici terroristi, torturatori e violatori dei diritti umani, provenienti dal Guatemala, El Salvador, Haiti, Indonesia e da altre parti del mondo, tutti alleati dell'Impero.
La CIA, mentre cerca terroristi nelle caverne dell'Afghanistan, si siede nei bar di Miami e beve birra con dei terroristi. Cosa dobbiamo fare noi di tutto questo? Come dobbiamo interpretare la politica estera del nostro governo? Beh, se mai dovessi scrivere un libro intitolato “The American Empire for dummies” (Si riferisce a una nota collana di libri, tradotto letteralmente sarebbe “L'Impero americano per negati”, Ndt), a pagina uno scriverei: non cercare mai di trovare fattori morali. La politica estera statunitense non contiene fattori morali nel proprio DNA. Liberate la mente da quel fardello che vi impedisce di guardare oltre ai clichè e ai luoghi comuni. Lo so che per gli americani, almeno per la maggior parte, non è facile prendere alla lettera ciò che sto dicendo, non è un messaggio facile da digerire. Vedono i nostri leader alla televisione e le loro foto sui giornali, li vedono sorridere o ridere, li sentono raccontare barzellette, li vedono con la loro famiglia, li sentono parlare di Dio e d'amore, di pace e di legge, di democrazia e di libertà, di diritti umani, di giustizia e persino di baseball. Come possono queste persone essere dei mostri? Come possono essere chiamati immorali?
Questi hanno dei nomi come George, Dick e Donald, e nel gruppo non c'è nemmeno un Mohammed o un Abdullah, e parlano pure inglese, beh, George quasi. Persone come Mohammed o Abdullah tagliano addirittura braccia o gambe come punizione per un furto, mentre noi siamo ben consci di quanto tutto ciò sia orribile, noi siamo troppo civilizzati per queste cose. Ma le persone che hanno nomi come George, Dick e Donald lanciano bombe a grappolo su città e villaggi, e spezzoni inesplosi di queste bombe diventano mine terrestri che molto presto saranno raccolte o pestate da un bambino, il quale, per questo, perderà un braccio o una gamba, o entrambe le braccia o le gambe, e, a volte, pure la vista; e non scordiamo che la parte della bomba che esplode appena lanciata ha già provocato la sua parte di orrore. Forse i nostri leader non sono immorali quanto amorali, non si può dire che traggano piacere nel causare tutte queste morti e sofferenze, semplicemente non gli interessa - se questa poi è una distinzione che valga veramente la pena di fare.
Finché la morte e la sofferenza fanno avanzare il programma dell'Impero, finché le persone giuste e le giuste multinazionali conquistano benessere, potere, privilegi e prestigio, finché la morte e la sofferenza non li toccano o non toccano persone a loro vicine, allora non conta; così come non contano i soldati americani che sono stati catapultati in guerra e che tornano a casa - quelli che ci tornano - consumati dall'agente Orange (Potente erbicida usato per la prima volta dai soldati americani durante la guerra del Vietnam, ndt) o dalla Sindrome del Golfo. I nostri leader non sarebbero in grado di ricoprire le loro posizioni se si facessero turbare da queste cose. Deve essere molto divertente fare il leader di un Impero di fatto glorioso, inebriante la sensazione di poter fare qualsiasi cosa tu voglia a chiunque tu voglia, per tutto il tempo che vuoi e adducendo qualsiasi spiegazione tu voglia perché tu detieni il potere, ecco, loro posseggono il potere e la gloria.
Quando un paio di anni fa stavo scrivendo il mio libro, “Rogue State” (Con la scusa della libertà, Il Saggiatore, Milano 2002), ho usato il termine “Impero americano” che non credo di aver mai visto stampato prima di allora. Ho usato il termine con cautela perché non sapevo se il pubblico americano sarebbe stato o meno pronto per esso, ma tanta cautela si è rivelata inutile, adesso infatti questo termine è usato con orgoglio dai sostenitori dell'Impero. Per esempio, Dinesh D'Souza, un intellettuale conservatore dell'Istituto Hoover, ha scritto all'inizio di quest'anno un articolo intitolato “In lode all'Impero americano” in cui esorta gli americani a riconoscere il fatto che ormai gli Stati Uniti “sono diventati un Impero, la potenza imperiale più magnanima che ci sia mai stata”. Robert Kagan, della Fondazione Carnegie, ha scritto: “la verità è che l'egemonia esercitata dagli Stati Uniti può essere benefica per una vasta porzione della popolazione mondiale, e, questa, è certamente una soluzione internazionale migliore di tutte le altre alternative realistiche”. Il cronista d'agenzia Charles Krauthammer parla dell' “eccezionale e benigno Impero” americano. Questo è il modo in cui le persone che appoggiano la politica estera americana riescono ad avere la coscienza a posto: concludono, proclamano, e magari pure credono, che la nostra politica estera sia una forza benevola, un Impero illuminato che porta ordine, prosperità e civiltà in tutte le parti del globo; e, se siamo costretti ad andare in guerra, allora quella sarà una guerra umanitaria.
Poiché ho dedicato gran parte della mia vita a documentare minuziosamente l'esatto contrario, a mostrare la notevole crudeltà e gli effetti degli interventi Usa sulle persone in tutti gli angoli del mondo, potete capire che se la mia reazione di fronte a certe rivendicazioni sia: Eh? Questi intellettuali conservatori - che sia un ossimoro? - sono tanto amorali quanto le persone che lavorano nella Casa Bianca e nel Pentagono. Dopo tutto, le particelle di uranio impoverito non si trovano dentro i loro polmoni a irradiarli per il resto della loro vita, il Fondo Monetario Internazionale non sta mandando in bancarotta la loro economia e spaccando i loro servizi di base, non sono le loro famiglie che vagano nel deserto come rifugiati. I leader dell'Impero, la mafia imperiale - Bush, Rumsfeld, Cheney, Powell, Rice, Wolfowitz e Perle - e i loro portavoce sono tanto fanatici e fondamentalisti quanto Osama bin Laden, e il cambio di regime che hanno compiuto in Afghanistan gli ha veramente dato alla testa. Oggi Kabul, domani il mondo.
Quindi, caro mondo, comincia ad abituarti: l'Impero americano, un film di successo, proiettato, presto, anche nella tua città. Qualche tempo fa ho sentito un sindacalista alla radio che proponeva quella che lui chiamava “una soluzione radicale al problema della povertà: pagare abbastanza le persone perche' possano sopravvivere”. Beh, io vorrei proporre una soluzione radicale al problema del terrorismo anti-americano: smettete di dare ai terroristi un motivo per attaccare l'America. I nostri leader e i nostri mezzi di comunicazione ci hanno fatto credere che siamo bersagliati a causa della nostra libertà, della nostra democrazia, del nostro benessere, della nostra modernità, del nostro governo secolare, della nostra semplice bontà e altre storie che vanno bene per i libri di scuola. George W. sta ancora ripetendo questi clichè un anno dopo l'11 settembre. Forse ci crede anche, ma altri pubblici ufficiali hanno saputo fare di meglio per un certo periodo.
Uno studio del Dipartimento della Difesa ha concluso nel 1997 che: “dati storici mostrano una forte correlazione fra il coinvolgimento statunitense in situazioni internazionali e l'incremento degli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti”. Jimmy Carter, qualche anno dopo aver lasciato la Casa Bianca, sostenne inequivocabilmente tale conclusione e aggiunse:
Abbiamo mandato i Marines nel Libano e dovete semplicemente andare in Libano, in Siria o in Giordania per sperimentare sulla vostra pelle l'odio intenso che queste persone nutrono verso gli Stati Uniti. Tutto ciò è dovuto ai nostri bombardamenti, alle nostre uccisioni impietose di innocenti - donne e bambini, agricoltori e casalinghe - in quei villaggi attorno a Beirut... Come risultato... siamo diventati una specie di Satana nelle menti di costoro e ci portano un rancore profondo. Questo è ciò che ha favorito la cattura di ostaggi americani e ha causato alcuni attacchi terroristici. I terroristi responsabili del bombardamento al World Trade Center nel 1993, mandarono una lettera al New York Times che cominciava così: “Dichiariamo la nostra responsabilità nell'esplosione dell'edificio. Quest'azione è stata fatta come risposta al supporto politico, economico e militare americano allo stato terrorista israeliano e alle altre dittature della regione”.
Infine, negli ultimi anni, membri di al Qaeda hanno ripetutamente chiarito che odiano gli Stati Uniti per cose come il sostegno americano ai massacri israeliani e i bombardamenti sull'Iraq. Ulteriori prove di quello che sto dicendo si possono trovare nei miei libri, insieme a una lunga lista di azioni Usa nel Medio Oriente che hanno fatto scaturire l'odio verso la politica estera americana. Non credo, in ogni caso, che la povertà giochi un grande ruolo nella creazione dei terroristi, non dobbiamo confondere il terrorismo con la rivoluzione. Gli attacchi non finiranno finché continueremo a bombardare persone innocenti, a devastare villaggi e grandi città antiche, e ad avvelenare l'aria e il patrimonio genetico delle persone con l'uranio impoverito. Gli attacchi non finiranno finché supporteremo disgustosi violatori dei diritti umani che opprimono la loro gente, non finiranno finché continueremo a fare tante cose orribili. Continueremo a incrementare le operazioni di sicurezza che stanno trasformando il nostro paese in uno stato di polizia che, peraltro, non ci rende affatto più sicuri.
Non soltanto le persone in Medio Oriente hanno dei buoni motivi per odiare ciò che fa il nostro governo, abbiamo anche creato un gran numero di potenziali terroristi in tutta l'America Latina, durante mezzo secolo di azioni molto peggiori di quelle in Medio Oriente. Credo che, se i latino-americani condividessero il credo di molti musulmani, ovvero che sacrificando la loro vita nel martirio contro il grande nemico si vada direttamente in paradiso, allora avremmo avuto alle nostre spalle decenni di ripetuti orrori terroristici provenienti dal sud dei nostri confini. In ogni caso, abbiamo subito per anni molti attacchi terroristici non suicidi, contro gli americani e contro i loro palazzi nell'America Latina.
Poi ci sono gli abitanti dell'Asia e dell'Africa, e la storia non cambia. Il Dipartimento di Stato ha recentemente tenuto una conferenza su come migliorare l'immagine americana all'estero per ridurre il livello di odio. Ecco su cosa stiamo lavorando, sull'immagine e non sul cambio di strategie politiche. Ma sulla tabella segnapunti leggiamo: dal 1945 fino alla fine del secolo, gli Stati Uniti hanno tentato di rovesciare più di 40 governi stranieri, di sedare più di 30 movimenti popolari che lottavano contro regimi intollerabili. In questo processo, gli Stati Uniti hanno bombardato circa 25 paesi, causato la morte di svariati milioni di persone e condannato molti altri milioni di persone a una vita di miseria e di disperazione.
Se io fossi il Presidente, potrei fermare gli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti in pochi giorni. Per sempre. Prima di tutto chiederei scusa - in pubblico e sinceramente - a tutte quelle vedove e a quegli orfani, ai torturati e ai depauperati, e a tutti gli altri milioni di vittime dell'imperialismo americano. Poi annuncerei che gli interventi globali americani sono finiti e informerei Israele che non è più il cinquantunesimo stato dell'unione ma - per quanto possa sembrare strano - un paese straniero. Ridurrei inoltre le spese militari di almeno il 90% e userei quei risparmi come risarcimento per le nostre vittime e per ripagare i danni dei nostri bombardamenti. Ci sarebbero soldi a sufficienza. Sapete a quanto ammonta la spesa militare annuale? Un anno equivale a più di 20.000 dollari l'ora per ogni ora trascorsa dal giorno che nacque Gesu' Cristo.
Questo è ciò che farei nei miei primi tre giorni di governo alla Casa Bianca, il quarto giorno sarei assassinato. A pagina due di “The american empire for dummies” metterei in un riquadro evidenziato di rosso acceso:
A seguito dei loro bombardamenti in Iraq, gli Stati Uniti hanno acquisito basi militari in Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Quatar, Oman e negli Emirati Arabi.
A seguito dei loro bombardamenti in Jugoslavia, gli Stati Uniti hanno acquisito basi militari in Kosovo, Albania, Macedonia, Ungheria, Bosnia e Croazia.
A seguito dei loro bombardamenti in Afghanistan, gli Stati Uniti stanno acquisendo basi militari in Afghanistan, Pakistan, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kyrgyzstan, Georgia e probabilmente ovunque in quella regione.
Non sono stati molto astuti, vero? Non è che siano passati inosservati. Gli uomini che mandano avanti l'Impero non s'imbarazzano facilmente, e questo è il modo in cui l'Impero cresce: una base in ogni angolo del mondo, pronta per essere mobilitata a comando per ogni minaccia, sia essa reale o fittizia. Cinquantasette anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno ancora grandi basi militari in Germania e in Giappone; quarantanove anni dopo la fine della guerra di Corea, i militari statunitensi sono ancora presenti nella Corea del Sud. Una relazione del Pentagono di un paio di anni fa diceva:
Il nostro obiettivo primario è prevenire la ricomparsa di un nuovo rivale, sia nel territorio della vecchia Unione Sovietica che altrove... Dobbiamo mantenere attivi i meccanismi di deterrenza nei confronti di eventuali concorrenti che aspirino anche solo ad avere un ruolo maggiore sia a livello locale che mondiale.
Il bombardamento, l'invasione e l'occupazione dell'Afghanistan sono serviti a istituire un nuovo governo che sarà sufficientemente condiscendente agli obiettivi internazionali di Washington, inclusa l'installazione di basi militari, di stazioni per l'intercettazione delle comunicazioni e, forse più importante di tutto, il controllo su sicuri oleodotti e gasdotti che attraversano l'Afghanistan e che partono dalla regione del mar Caspio, del quale, sono certo, molti di voi avranno sentito parlare. Per anni i baroni americani del petrolio hanno messo gli occhi sulle vaste riserve di petrolio e di gas nell'area del mar Caspio, considerando ideale una strada che attraversi l'Afghanistan e il Pakistan per arrivare all'Oceano Indiano, e lasciando così la Russia e l'Iran fuori dal progetto. I petrolieri sono stati molto espliciti verso questo progetto dandone, per esempio, schietta testimonianza davanti al Congresso.
Adesso hanno messo i loro occhi sulle ancor più grandi riserve petrolifere dell'Iraq, e, se gli Stati Uniti rovesceranno il governo di Saddam e lo sostituiranno con un governo fantoccio come hanno fatto in Afghanistan, le compagnie petrolifere americane si istalleranno in Iraq e faranno un festino mentre l'Impero americano aggiungerà ai suoi assoggettati un altro paese e installerà qualche nuova base; oppure, come disse molti anni fa il Generale William Looney, a capo delle forze anglo americane che volano sopra l'Iraq e lo bombardano quasi tutti i giorni:
Se accendono i loro radar noi faremo saltare in aria i loro fottuti missili. Lo sanno che possediamo il loro paese e il loro spazio aereo... Siamo noi che dettiamo il loro modo di vivere e di parlare, e questo è ciò che al momento c'è di grandioso parlando dell'America. È una cosa buona, specialmente visto che li' c'è un sacco di petrolio di cui abbiamo bisogno. È da un paio di mesi che assistiamo a uno spettacolo di varietà, spacciatosi per un programma di dibattito, che discute se sia giusto o meno attaccare una nazione sovrana che non ci ha attaccati, che non ha minacciato di attaccarci, e che sa benissimo che, per loro, attaccarci significherebbe un suicidio istantaneo di massa. Questa discussione è assurda non solo perché l'Iraq non rappresenta una minaccia di nessun tipo - a quest'ora lo dovrebbero sapere anche i marziani - ma anche perché la nostra mafia imperiale lo sa benissimo.
Ci hanno raccontato un sacco di storielle sul perché l'Iraq rappresenti un pericolo, una minaccia imminente, una minaccia nucleare, una minaccia sempre più pericolosa ogni giorno che passa, ci hanno detto che l'Iraq è uno stato terrorista, che ha legami con al Qaeda, ma queste sono sempre risultate storie senza fondamento. Ci hanno detto e ripetuto a lungo che l'Iraq doveva concedere il rientro degli ispettori agli armamenti e poi, quando l'Iraq ha acconsentito, hanno detto, “no, no, non è abbastanza”.
Fra quanto incolperanno l'Iraq dell'attentato a Bali?
Tutto ciò ha un senso? Perché scatenare una guerra in assenza di un conflitto? Io dico che tutto ciò ha senso solo se capiamo che la causa non è da ricercarsi in Saddam Hussein e nella sua crudeltà, nelle sue armi o nel suo terrorismo. La causa effettiva è che l'Impero ha ancora fame, si vuole sfamare con l'Iraq e con il suo petrolio, e ha bisogno di addurre delle scuse per soddisfare i creduloni. Dopo di che, si mangeranno anche l'Iran. Nel caso non ve ne foste accorti, l'Impero non si accontenta solo della Terra, l'Impero si è ufficialmente esteso allo spazio aperto; il Pentagono, infatti, non solo lo ammette con orgoglio ma ha pure trovato un bel nome per questa tendenza, la chiama “dominazione a pieno raggio”, hanno progettato per anni di combattere delle guerre spaziali, siano esse provenienti dallo spazio o disputate nello spazio stesso, e questa è una citazione.
Se vi steste chiedendo “perché no” riguardo al caso dell'Iraq, io credo - come molti hanno detto - che le prossime elezioni saranno fondamentali. Si deciderà quale partito controllerà il Congresso, e non c'è niente di meglio che parlare di guerra e di come difendere l'America per persuadere gli elettori e far loro dimenticare allo stesso tempo problemi come l'economia e l'assistenza sanitaria.
Oltre a tutte le assurdità e alle bugie che ci hanno propinato, ciò che in questo periodo mi ha colpito e inquietato di più, è stata la totale assenza, nei media, di discorsi riguardanti gli aspetti pratici di una guerra come, per esempio, il fatto che gli attacchi Usa all'Iraq colpiranno anche persone, distruggeranno case, scuole, ospedali, lavori e futuro. Il dibattito si è focalizzato interamente sull'ipotesi di attaccare o meno il diabolico Saddam con le sue supposte, terribili armi. Tutta la sofferenza umana che una guerra reca non è degna di nota. Non è strano? Ci sono altri fatti assenti dalle discussioni; per esempio, per un lungo periodo negli anni '90 gli ispettori ONU hanno trovato e distrutto grandi quantitativi di armi chimiche, biologiche e nucleari in Iraq.
Sono sicuro che la maggior parte degli americani è convinta che Saddam abbia, di fatto, nascosto tutte le sue armi e che riuscirà a scamparla di nuovo nel caso in cui le ispezioni riprendessero. Ma questo non è ciò che è accaduto: Scott Ritter, capo degli ispettori agli armamenti dell'ONU in Iraq, ha recentemente detto:
Dal 1998 l'Iraq è stato fondamentalmente disarmato; il 90-95% delle armi di distruzione di massa irachene sono state eliminate in modo verificabile. Questo include anche tutte le industrie usate per produrre le armi chimiche, biologiche e nucleari, i missili a lunga gittata, l'equipaggiamento connesso, e la maggioranza dei prodotti fabbricati da queste industrie.
Il direttore generale dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica, Mohamed El Baradei, ha scritto che la sua agenzia:
ha smantellato vasti impianti connessi alla fabbricazione di armi nucleari. Abbiamo neutralizzato il programma nucleare iracheno, confiscato i materiali utilizzabili per la fabbricazione di armi, distrutto, rimosso o reso innocue tutte le fabbriche e l'equipaggiamento rilevante nella produzione di armi nucleari.
Ogni grande campagna bellica americana ha portato con se' le proprie bugie, ma nessuna è stata così grande come la penultima. Ve lo devo ricordare.
Ci hanno detto che i bombardamenti della NATO e dell'ONU in Jugoslavia nel 1999 sono stati fatti per salvare i kosovari dalla pulizia etnica perseguita dai serbi; e, siccome la pulizia etnica è finalmente finita, questo vuol dire che hanno funzionato. Giusto? Prima c'era la pulizia etnica, poi ci sono stati i bombardamenti, e in seguito la fine della pulizia etnica. Cosa ci può essere di più semplice? Sono sicuro che circa il 90% degli americani credano a questa concatenazione di eventi, e credo che anche molti di voi lo pensino.
Purtroppo, era tutta una bugia, i bombardamenti non hanno posto fine alla pulizia etnica, bensì l'hanno causata. Le sistematiche deportazioni forzate di un gran numero di kosovari - ciò che noi chiamiamo pulizia etnica - non sono cominciate se non due giorni dopo l'inizio dei bombardamenti, e furono chiaramente una reazione delle forze serbe di fronte alla rabbia e ai sentimenti di impotenza causati da tali bombardamenti a tappeto. Tutto ciò si può verificare facilmente leggendo i quotidiani di un paio di giorni prima dell'inizio dei bombardamenti, la notte tra il 23 e il 24 marzo, e i quotidiani dei giorni successivi, o semplicemente guardando la prima pagina del New York Times del 26 marzo che riporta:
Dopo l'inizio dei bombardamenti della NATO, una paura crescente che i serbi, per rappresaglia, decidessero di conseguenza di sfogare la loro rabbia contro i civili facenti parte dell'etnia albanese, si è impadronita di Pristina [la città principale del Kosovo]. Il giorno dopo, il 27 marzo, troviamo il primo riferimento a una “marcia forzata” o a qualcosa del genere.
Com'è possibile che una bugia tanto grossa possa essere stata raccontata agli americani e che loro se la siano bevuta senza strozzarsi? Uno dei motivi è certamente che i media non rilevano esplicitamente le menzogne ufficiali, nel migliore dei casi, bisogna leggere tra le righe. C'è una storia che risale alla Guerra Fredda di un gruppo di scrittori russi che girano per gli Stati Uniti. Essi rimangono stupiti nello scoprire, dopo aver letto i giornali e guardato la televisione, che quasi tutte le opinioni sui fatti salienti fossero le stesse. “Nel nostro paese”, disse uno di loro, “per avere quel risultato, bisogna instaurare una dittatura, noi imprigioniamo la gente e la torturiamo, voi non fate nulla di tutto ciò, e allora come ci riuscite? Qual è il vostro segreto?”
C'è qualcuno di voi in grado di additare un solo quotidiano americano che tre anni fa si sia opposto, inequivocabilmente, ai bombardamenti della NATO e degli Usa in Jugoslavia?
C'è qualcuno di voi in grado di additare un quotidiano americano che undici anni fa si sia opposto, inequivocabilmente, ai bombardamenti americani in Iraq? C'è qualcuno di voi in grado di additare un quotidiano americano che si sia opposto, inequivocabilmente, ai bombardamenti americani in Afghanistan? Non vi sembra eccezionale? In una presunta società libera, con una presunta stampa libera che conta circa 1.500 quotidiani, le probabilità che questo succeda sono quasi nulle, ma questa invece è la realtà. Suppongo che adesso qualcuno di voi vorrebbe che gli dicessi come porre fine a tutte queste cose terribili e assurde di cui vi ho parlato. Beh, buona fortuna a tutti voi.
Posso dire che, personalmente, parto dal presupposto che, se un quantitativo sufficiente di persone arriva a capire quello che il loro governo sta facendo e il male che sta compiendo, a un certo punto il numero di queste persone potrà raggiungere la massa critica perché si attuino dei cambiamenti. Può darsi, però, che ci voglia ancora molto tempo perché ciò accada, spero comunque di vivere abbastanza per vederlo. Sono sicuro che se tutti gli americani potessero vedere da vicino le vittime delle bombe lanciate dal loro governo, vedere i frammenti dei corpi, sentire l'odore della carne che brucia, vedere le case, le vite e le comunità devastate, allora chiederebbero così prepotentemente la fine di questi orrori, che anche i pazzi mafiosi dell'Impero non potrebbero ignorarli. Ma come far vedere le vittime agli americani? Molti dei presenti non hanno bisogno di vedere scene orribili per opporsi alla politica dei pazzi, ma la maggior parte degli americani sì. Se potessimo far capire perché proviamo tutta questa empatia per le vittime, tutta questa capacità immaginativa, allora avremmo un buon strumento organizzativo.
Gandhi una volta disse: “quasi tutto ciò che farai sarà insignificante, ma dovrai comunque farlo”. Il motivo per cui io devo fare ciò che faccio è insito in un'altra massima citata da molti capi religiosi: “non facciamo queste cose per cambiare il mondo, ma in modo che il mondo non ci cambi”. Sam Smith, un giornalista di Washington, che qualcuno di voi conoscerà, nel suo nuovo libro fa notare che: “Quelli che pensano che la storia ci abbia lasciato indifesi, dovrebbero ricordarsi degli abolizionisti degli anni attorno il 1830, delle femministe del 1870, dei sindacalisti operai del 1890 e degli scrittori gay e delle scrittrici lesbiche degli anni intorno al 1910. Loro, come noi, non hanno scelto quando nascere ma, come noi, hanno scelto cosa fare delle loro vite”.
Poi ci chiede: sapendo quello che sappiamo su come si sono evoluti certi fatti, ma sapendo anche quanto tempo hanno impiegato per evolversi, saremmo stati abolizionisti negli anni '30, femministe negli anni '70 e così via? Non sappiamo che sorprese ci riservi la storia quando le diamo una spinta, ne', viceversa, quando è la storia stessa a darcela. Negli anni '60 lavoravo per il Dipartimento di Stato ed ero deciso a diventare diplomatico. Non avrei immaginato che sarei presto diventato un delirante ed esaltato comunista-sinistroide-nemico-sovversivo di tutto ciò che ci sia di decente e di benedetto, perché una cosa di nome Vietnam stava per accadere. Ci rimane, comunque, speranza per il futuro.
Fatemi concludere con due delle massime politiche che uscirono dopo lo scandalo del Watergate degli anni '70. La Prima Legge Watergate dei Politici Americani dice: “Non importa quanto tu sia paranoico, quello che il governo sta attualmente facendo è peggio di ciò che credi”. La Seconda Legge Watergate dice: “Non credere in nulla finché non viene ufficialmente smentito”.
Entrambe le leggi sono ancora valide.
Se si desidera conoscere le fonti degli argomenti trattati, si prega di scrivere all'autore al seguente indirizzo e-mail: bblum6@aol.com
William Blum ha lasciato il Dipartimento di Stato nel 1967, rinunciando a divenire funzionario del Ministero degli Esteri, a causa della sua personale avversione alla guerra in Vietnam. Nel 1969, ha scritto e pubblicato un libro denuncia sulla CIA rivelando i nomi e gli indirizzi di oltre 200 dipendenti dell'agenzia. Blum è stato giornalista freelance negli Stati Uniti, in Europa e in Sud America. Nel 1999, ha ricevuto il premio da Project Censored per “il giornalismo esemplare” per un articolo che raccontava come, negli anni '80, gli Stati Uniti avevano fornito materiali all'Iraq per lo sviluppo di armi chimiche e batteriologiche. In Italia ha pubblicato “Il libro nero degli Stati Uniti”, trad. di G. Bizzi, M.F. Marino, R. Masini, C. Vatteroni, I. Zini, Fazi Editore, Roma, 2003 e “Con la scusa della libertà - Si può parlare di impero americano?”, trad. Sergio Notari, Marco Tropea Editore, Milano, 2002.
Fonte: TUTTO QUELLO CHE SAI È FALSO 2. Secondo manuale dei segreti e delle bugie
a cura di Russ Kick, pag. 488, 23 euro, Nuovi Mondi Media
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