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Renderci invisibili (al Wi-Fi)
Renderci invisibili (al Wi-Fi)


redazione ECplanet

La tappezzeria che ci rende invisibili (al Wi-Fi)

E così, alla fine, si è scoperto chi fosse la mitica Gola Profonda dell’affare Watergate. Gran bei tempi quelli, in cui ti introducevi a tentoni in uffici bui e nascondevi con perizia artigianale microspie a Transistor dentro i telefoni (rigorosamente fissi). Oggi si spia in tutto un altro modo, e il romantico agente dei servizi segreti è sempre più spesso sostituito da molto meno romantici operatori informatici. La colpa, in fondo, è anche nostra; approfittando delle comode mollezze offerte dal progresso, esponiamo i nostri segreti al primo che passa.

Possiamo dire che oggi, in un'azienda, non c'è quasi segreto che non passi da un computer, e di qui da una rete. Ciò che è ancora peggio è che sempre più di frequente si tratta di reti Wi-Fi; criptiamole quanto vogliamo, si tratta sempre di trasmettere via radio le informazioni. Ed un messaggio radio si può sempre ricevere con un’apposita ricevente. Ricevere, registrare e decrittare con calma, dopo; buttando nell'operazione menti crittografiche straordinariamente brillanti (in grado di indovinare che la password è il nome del nostro cane) o la forza bruta di potenti sistemi di elaborazione.

Se il collega si fa il Wi-Fi

Spesso però la situazione è ancora peggiore: oggi ormai un qualsiasi collega dalla preparazione tecnologica sufficientemente low level è in grado di combinarci un bel casino. Basta avere il solito Cretino (che merita la C maiuscola) che ritiene fondamentale la mobilità informatica all’interno del suo loculo 2 metri per 2. Il Cretino che, magari con i suoi soldi, si compra una bella base Wi-Fi e se la piazza nel suo ufficio d’angolo, collegata alla nostra rete aziendale (senza consultare il reparto IT).

Basta un “Mister C” abbastanza smart da collegare e far funzionare il tutto... ma troppo ignorante da saper settare la criptatura della rete o da rendersi conto che esiste un problema in tal senso. Irradiando così tutto il quartiere circostante all’ufficio e offrendo ai passanti un comodo accesso non solo alla nostra banda ma anche ai nostri dati, con buona pace dell’amministratore di rete che passa notti insonni per rendere il nostro sistema a prova di incursione. Insomma, è come dare al Cretino la licenza di lasciare aperta la porta posteriore della nostra gioielleria... senza sistemi d’allarme.

Si potrebbe vivere in una cassaforte...

Lo scenario può essere preoccupante, viste le poste in gioco nello spionaggio industriale. L'ideale sarebbe rendere invisibile la nostra rete WLAN; invisibile non solo in termini informatici ma anche in termini elettromagnetici, schermare i palazzi e tenere i flussi di dati invisibili alle radio riceventi della concorrenza. I lettori con una seppur minima conoscenza della fisica avranno a questo punto già esclamato le parole “gabbia di Faraday !” e hanno avuto ragione.

Per il resto dello stimato pubblico, la traduzione è questa: se metto una trasmittente (antenna compresa!) dentro una scatola metallica o una gabbia (per l'appunto, di Faraday) dalle maglie sufficientemente fini, alle onde radio (ma anche ai fulmini) gli passa la voglia di andarsene in giro; quel che è dentro e dentro e quel che è fuori resta fuori (ecco perché è sicuro restare all'interno di un auto, con finestrini chiusi, durante un temporale).

Soluzione trovata, dunque? Certo, non sono poche nel mondo le stanze foderate di rame ed alluminio e niente finestre, stile stanza blindata di Fort Knox. Non sarà confortevole o allegra, ma bloccare il Wi-Fi, eccome se lo blocca. Problema: in una gabbia di Faraday di quel tipo zittiamo sì il Wi-Fi ma anche i cellulari, la tv, la radio e i cercapersone. Una soluzione imperfetta dunque, e impraticabile su larga scala.

Tecnologia Stealth

Quando si parla di invisibilità si pensa subito ai Fantastici 4, a Harry Potter o, se siamo più tecnologici, agli aerei invisibili detti Stealth. In fondo questi aerei (ma anche le navi) hanno un problema analogo al nostro: risultare invisibili (alle onde radio dei radar nemici), lasciando però passare le irradiazioni del proprio radar e dei propri sistemi di comunicazione. Non a caso quindi la soluzione al problema di schermare il Wi-Fi pare essere stata trovata da un industria del settore difesa, l'inglese BAE Systems, che ha inventato la prima carta da parati Stealth.

Il prodotto è costituito da un sottile foglio di kapton (la materia plastica di cui sono fatti i circuiti stampati flessibili) placcata di rame da entrambi i lati e poi incisa con un elegante seppur postmoderno motivo a crocette, in modo da costituire una sorta di rete a maglie, come quelle che si usano...esatto, nelle gabbie. Calibrando scientificamente le dimensioni delle maglie si riesce a rendere la superficie trasparente a certe frequenze assorbendone altre: in campo militare questo permette al radar di bordo di funzionare, impedendo però a quelli nemici di individuarci.

In campo civile si ottiene invece una superficie impermeabile alle frequenze del WiFi (che non escono dal palazzo) ma che lascia invece passare le telefonate. O, cosa più mission critical, lascia entrare la diretta del mondiale di calcio per il televisorino che teniamo nel cassetto... o le comunicazioni via radio dei vigili del fuoco venuti a concludere il pirotecnico addio al celibato dell’addetto al Controllo di Gestione. Un modello più avanzato di tappezzeria dispone invece di un semplice meccanismo elettronico che permette alla rete di essere attivata o disattivata a comando.

Questa funzione sarà particolarmente utile quando il prodotto è applicato non solo ai muri perimetrali ma anche a quelli interni. In questo modo sarà possibile (progettando il materiale in modo che blocchi tutte le frequenze radio) costruire dei muri virtuali di separazione che impediscano a reti Wi-Fi presenti nello stabile di parlarsi fra loro: un’applicazione molto utile quando l’Ufficio Sinistri della nostra azienda conduce l’annuale campionato di videogame clandestino wireless e non riteniamo opportuno invitare l’Amministratore Delegato, in quanto giocatore troppo abile e/o incapace di perdere sportivamente senza licenziare tutto il reparto. Questa notizia è stata pubblicata dal periodico “Apogeo News”.




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