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Nanopublishing
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redazione ECplanet

C'è una piccola rivoluzione in corso che, partita dal sempre più affollato e variegato mondo dei blog, è destinata ad interessare direttamente non solo gli editori ma soprattutto i fruitori e contributori di un innovativo modello e strumento di informazione online. La parola chiave è Nanopublishing che già nel gennaio 2003 il Guardian britannico aveva definito “nuovo modo di usare i blog per creare una sorta di media più snelli dalla lettura verticale”.

In soldoni, dunque, è una nuova forma di editoria che da anni non ha mai smesso di svilupparsi, fruendo in modo via via crescente della creatività di un nugolo di blogger. “Nano” sta qui per un sistema di informazione leggero, distribuito, scevro delle tonalità industriali e dalle pesantezze (se non addirittura compromessi) dell'editoria mainstream e soprattutto capace di interpretare e cogliere al volo le novità e i segnali di cambiamento e le tendenze.

Una revolution con cui l'editoria tradizionale non potrà a lungo evitare di fare i conti. Il primo a lanciare l'idea è stato Nick Denton (ex First Tuesday e Moreover) con Gawker Media: un'idea intrigante che ha rapidamente fatto “proseliti” in Jason Calacanis (ex Silicon Alley Reporter), ad esempio, fondatore di Weblogs Inc.. Non sorprende che nel tempo abbiano ottenuto grande attenzione nanopublisher di nicchia come Gizmodo o Engadget.

La nano-editoria è una nuova attività in cui il blog è la forma, lo strumento, il linguaggio, la rapidità della notizia dal basso o del commento ironico. Fatto da un mix di bloggers e giornalisti. Il nanopublisher, dunque, è prima di tutto una rete di impegno condiviso, per fornire informazione e seguire passo passo argomenti anche molto specifici, con una dinamicità sconosciuta alle forme tradizionali dell'informazione: l'ambiente collaborativo porta anche ad una informazione spesso e volentieri di qualità.

Talvolta si creano aggregazioni di contenuti verticali che massimizzano le entrate attraverso sistemi di micropubblicità come Google AdSense, per attirare potenziali investitori interessati a gruppi omogenei di lettori. La novità funziona: uno dei guru del nanopublishing, Nick Denton, sostiene di disporre ormai di una rete di autori che paga almeno 2mila dollari al mese. Anche in Italia molte cose si stanno muovendo, vista anche la vitalità della blogosfera italiana. Luca Conti, uno dei protagonisti del “nano” all'italiana, autore tra le altre cose di Pandemia.info, è stato uno dei primi a raccogliere in Italia l'idea americana creando il suo blogcenter. Questa notizia è stata pubblicata dal periodico Punto Informatico”.

Siti citati nell'articolo:

Gawker

Weblogs, Inc.

Gizmodo

Engadget

Pandemia

blogcenter




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Ultima modifica = (28-07-2005:17:12)  EDIT ARTICLE Nr. 18955  


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