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redazione ECplanet

Lo spazio pubblico digitalizzato nato con le tecnologie telematiche, a detta di uno dei suoi creatori, è diventato “un ambiente ostile e pericoloso”. Le parole del prof. Dvid Farber, guru delle telecomunicazioni, considerato da molti uno dei maggiori ispiratori di Internet, lasciano l'amaro in bocca. Il suo nipote ribelle più noto, il web, si sarebbe trasformato nello strumento preferito di truffatori e criminali: “Nato come strumento per fare del bene, Internet sta diventando un'arma per fare del male”.

Farber, docente al quale fanno riferimento alcuni dei maggiori contributori delle tecnologie di rete, ispiratore di una generazione di tecnofili, in una intervista pubblicata da Silicon.com non si trattiene e spara a zero contro l'establishment politico ed economico: secondo “nonno Internet”, venerabile figura all'interno del panorama accademico, la colpa dell'attuale deriva telematica è completamente imputabile “ai legislatori”.

Alla base di tutto ci sarebbe l'accoppiata tra politici incompetenti e multinazionali dal grilletto facile, pronte a sguinzagliare bande di avvocati contro i malcapitati di turno - dai semplici utenti fino ai programmatori più curiosi e competenti. Secondo Farber, la risposta ai problemi della Rete può essere ottenuta grazie alla fusione di due concetti chiave: una nuova generazione di politici e maggiore libertà d'espressione. “Internet non piace ai politici perché temono di non averne il controllo, col risultato che i legislatori creano leggi inadatte”, sostiene l'esperto.

Proprio come avverrebbe negli USA: “I politici spesso non hanno la minima idea delle tecnologie con cui hanno a che fare”. La politica di controllo dei contenuti, nelle parole di Farber, è un fardello per la popolazione. I sistemi di controllo e censura dei contenuti, esemplarmente messi in atto dalla Repubblica Popolare Cinese, sono un ulteriore pericolo creato dai politici, in grado di avere gravi ripercussioni per i cittadini: in Rete possono apparire “informazioni anche negative, ma sono rischi con cui è possibile convivere tranquillamente”.

Da sempre opinion leader nel firmamento dell'IT globale, Farber ha approfittato dell'intervista per lanciare un potente segnale a tutte le grandi aziende informatiche: per migliorare questa Internet afflitta da mille problemi c'è bisogno di più sicurezza e maggiore supporto per il modello opensource: “Proibendo ai ricercatori di accedere al codice”, sostiene il rinomato accademico, “non è possibile conoscere le falle dei programmi che usiamo”. Questa notizia è stata pubblicata dal periodico “Punto Informatico”.




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