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Caccia ai pirati di Internet2
Caccia ai pirati di Internet2


redazione ECplanet

Inaccessibile dall'esterno e super-veloce, Internet2 era nata come il “network dei cervelli”, capace di mettere in collegamento, a velocità cento volte superiori alla normale banda larga, premi nobel della fisica e ricercatori di matematica, scienziati e ingegneri dell' hi-tech. Finchè non sono entrati in gioco gli studenti di Harvard, Princeton, MIT, New York University, Berkeley e altre università blasonate, che hanno cominciato a servirsi della rete per “scambiarsi” materiali audio-video violando le leggi sul copyright. Quando se ne sono accorte le case discografiche, hanno scatenato una nuova offensiva contro i pirati digitali.

La RIIA (Recording Industry Association of America), cui fanno capo le quattro big della musica (Universal music, Sony&Bmg, Warner, Emi), ha fatto causa a 405 studenti di diciotto college, colpevoli di “furto senza scasso” nelle bande superveloci di Internet2 mediante il software “i2hub”, con tempi di download veramente minimi: circa 20 secondi per un brano musicale e appena 5 minuti per un film. Al momento dell'avvio dell'iniziativa giudiziaria, i 405 studenti accusati di pirateria avevano una “banca” di 3900 canzoni che condividevano con chiunque si collegasse alla rete.

Da un punto di vista strettamente tecnologico, il network I2hub si basa su una porzione del software open source “Direct Connect”, il cui meccanismo di funzionamento è simile a quello del primo Napster: le richieste di materiale lanciate dai pc degli utenti-studenti giungono a un server centrale che provvede a smistarle trovando la via più rapida ed efficiente per soddisfarle, limitando il traffico al solo iper-network. L'offensiva contro i pirati di Internet2 si inserisce nel contesto più vasto della lotta al “file-sharing”, il libero scambio di files in rete, che ha prodotto grosse perdite al settore dell'industria musicale (si è calcolatoun passivo di 2,4 milioni di dollari l'anno, ndr).

L'iniziativa legale è coordinata dall' IFPI (International Federation of Phonographic Industry), colosso londinese che rappresenta oltre 1400 case discografiche del pianeta. Per la prima volta, la caccia al colpevole interessa anche Paesi Bassi, Finlandia, Irlanda, Islanda e soprattutto il Giappone, il secondo mercato discografico al mondo, dove le vendite si sono ridotte di un terzo negli ultimi cinque anni. Ma anche Austria, Danimarca, Francia, Germania, Regno Unito e Italia, dove la caccia si è aperta l'anno scorso. Nel nostro paese il 21 percento dei giovani tra i 18-24 anni scambia musica online, e nel periodo 2000-04 le vendite sono diminuite del 24 percento.

Secondo il capo dell' IFPI, John Kennedy, compiaciutosi dei risultati della campagna, “Il traffico sui network peer-to-peer sta rallentando, mentre decollano le corsie legali per l'intrattentimento musicale online (iTunes, il nuovo Napster con abbonamento, ndr)”. Kennedy ha citato il caso della Germania. Lì il mercato della musica ha risentito maggiormente del fenomeno della condivisione di file digitali, ma nel 2004 il numero delle canzoni "scaricate" illegalmente è diminuito del 35 percento.

Fino all'anno 2000, si è temuto di dover reingegnerizzare ex-novo l'intera Internet (per questo si parla di Internet2) perché il numero degli host indirizzabili attraverso il protocollo IP era vicino ad essere esaurito (“IP shortage”) dal numero di host realmente collegati (oltre alla necessaria ridondanza e alle perdite per motivi sociali). Il problema è stato parzialmente evitato con l'utilizzo della tecnica del NAT mediante la quale una rete aziendale non ha bisogno di un range ampio di indirizzi IP fissi, ma ne può utilizzare uno più ridotto, con anche un risparmio in termini economici. Oggi si è fiduciosi nella possibilità di migrare in modo non traumatico alla versione IP 6.0 (IPv6) che renderà disponibili alcune centinaia di miliardi di numeri IP indirizzabili (attualmente in Cina è già operativa la rete internet più vasta, e più censurata, al mondo, basata proprio sull'IPv6, ndr).

La natura globale di Internet consentirà di mettere in rete, tra breve, non solo calcolatori in senso stretto, ma una enorme varietà di processori, anche incorporati in maniera invisibile (“embedded”) in elettrodomestici e in apparecchi dei più svariati generi: dal frigorifero, al televisore, all'impianto di allarme, al forno, alla macchina fotografica, tutti in grado di comunicare l'un l'altro.

Più di 100 istituzioni accademiche sono attualmente coinvolte nel progetto Internet2, tra cui IBM, SUN, Ed MCI e Cisco (che costruisce circa il 70 percento dei routers che sono sulla rete). Internet2, destinata a velocità 1000 volte superiori dell’Internet attuale, nelle intenzioni dei suoi sviluppatori è destinata anche a tramutare “la rete delle reti” in un mega-affare corporativo che distribuisce servizi a pagamento (hackers permettendo, ndr). Questa notizia è stata pubblicata dal periodico repubblica online.

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Internet2

thei2hub community

IPv6 Information Page




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Ultima modifica = (03-05-2005:07:23)  EDIT ARTICLE Nr. 17645  


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