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di: Alessio Mannucci

NAZI-COMUNISMO

Sebbene quello del controllo sia un falso mito, è ben radicato nelle menti dei fanatici del controllo. Ad esempio in quelle dei nazi-comunisti cinesi, terrorizzati dallo spetro dell'infocaos, che cercando tanto disperatamente quanto vanamente di imbavagliare. E così: massiccio impiego di microcamere di sorveglianza, software spia negli internet-cafè, più una serie di severissime norme governative: è proibita la consultazione di informazioni provenienti da fonti religiose (con riferimenti espliciti al proibitissimo movimento spirituale del Falun Gong) nonché qualsiasi altro tipo di materiale digitalizzato non esplicitamente approvato dal governo.

Entrando in un internet-cafè si viene immediatamente schedati, permettendo così l'uso dei filtri software installati su ogni macchina connessa. Nel caso di cittadini cinesi si tratta semplicemente di inserire il proprio codice personale d'identificazione, nel caso di stranieri si è costretti a depositare il proprio passaporto. I controlli sono rigidissimi e si estendono pressoché ad ogni aspetto della rete. La lista nera in pugno ai persecutori delle libertà personali comprende videogiochi, forum ad accesso libero e persino siti web personali.

Gli Internet-cafè sono nell'occhio del mirino, anche perché sono il luogo preferito di accesso dagli oltre ottanta milioni di navigatori cinesi e nella sola zona metropolitana di Shangai se ne contano 1325. Dati allarmanti che non hanno mancato di preoccupare enti internazionali come Reporters Sans Frontieres e Human Rights Watch sin dal 2001, quando la nomenklatura cinese approvò le prime, timide leggi liberticide sull'uso della rete. Proprio l'11 luglio di quell'anno il Presidente Jiang Zemin apostrofò come inadeguata la legislatura cinese riguardo l'universo telematico, temendo che fosse un nuovo veicolo per la diffusione di idee pericolose che potrebbero far crollare il sistema della Repubblica Nazi-Comunista.

Violare le rigide norme del regime può tramutarsi in pesantissime sanzioni persino per i giovanissimi. Infatti non vengono risparmiati neanche i minori: se un giovane con meno di 16 anni entra in un Internet-cafè e malcapitatamente butta l'occhio su informazioni proibite, deve pagare un'ammenda amministrativa equivalente a 1600 euro. La situazione è addirittura peggiore per i gestori dei servizi di connettività, che rischiano il ritiro della ambitissima certificazione governativa già a partire dalla seconda infrazione registrata.

La Cina stà vivendo una contraddizione lacerante tra l'inevitabilità di internet per la crescita economica e la sua sostanziale anarchia. Il Grande Fratello cinese crede veramente di poter tenere sotto controllo ciò che è incontrollabile. Questa mania del controllo totale dell'opinione pubblica è arrivata ad equiparare l'uso di Internet ad una malattia mentale. Sappiamo chi sono i veri malati di mente. Scenari non certo nuovi, si pensi al nazi-comunismo russo, dove i cosidetti "dissidenti", non conformi all'ortodossia comunista, venivano spesso lobotomizzati per poi essere internati nelle celle degli istituti psichiatrici e bollati mediaticamente come malati mentali.

DARK FIBER

Anche in Belgio, paese governato da un manico di pedofili, non scherzano in quanto a malattie mentali. In questi giorni hanno approvato la sperimentazione di un nuovo sistemino intercetta-tutto che ricorda molto da vicino il Carnivore americano. Il black box belga monitorerà tutto il traffico trasmesso su fibra. Equiparato alle intercettazioni telefoniche classiche, sarebbe come monitorare tutte le chiamate da e per una intera città sperando di individuare una certa telefonata.

È chiaramente una follia.

Il dispositivo adottato è prodotto dalla NICE Systems (ma che carini), una società israeliana specializzata che ha messo a disposizione della polizia belga un bel pacchetto completo di software e di hardware.

OPERAZIONE FASTLINK

Nel frattempo una mega-operazione della psicopolizia americana ha sferrato, almeno è quanto sostengono, un duro colpo alla pirateria informatica globale. Si è conclusa l'Operazione Fastlink, descritta recentemente dal ministro della giustizia staunitense John Ashcroft come antidoto per un “problema che danneggia le economie di tutto il mondo”, quello del warez e della diffusione esponenziale che in questi anni ha avuto anche grazie alle molte opportunità offerte da internet alle bande specializzate.

L'FBI, si legge in una lunga nota del Dipartimento, ha avuto carta bianca per coordinare l'azione in 27 stati USA ed in altre 10 nazioni (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Israele, Olanda, Singapore, Svezia e Gran Bretagna), per un totale di ben 120 indagini internazionali sotto copertura.

Il risultato è stato quello di distruggere la “spina dorsale” della grande pirateria del software online. Sono state rinvenute oltre 65.000 opere contraffatte (programmi, musica, film e libri), più di 100 membri delle gang organizzate sono stati consegnati alla legge e 200 computer sequestrati nel giro di appena 24 ore. Così gli USA sono riusciti a stroncare ben 30 server utilizzati come punto di raccolta e coordinamento per i maggiori gruppi del panorama “warez”.

Dopo l'operazione che portò alla fine del network di Drink or Die, quella conclusa di recente rappresenterebbe il massimo risultato contro questo genere di illegalità. Sono state smantellate tutte organizzazioni che hanno rappresentato per anni punti di riferimento centrali nel turbolento universo del “mercato parallelo” del software sprotetto: Fairlight, Kalisto, Echelon, Class, Project X e APC. Un “mercato internazionale” che secondo le autorità americane va eliminato ad ogni costo perché provoca immensi danni economici agli Stati Uniti e alle sue imprese, oltre a riverberarsi negativamente su tutte le economie più sviluppate.

Sì sì come no.

Sono tutte stronzate.

Nel frattempo la rete è già mutata e si è riconfigurata.

REBOOT DEL SISTEMA

E-mail: Alessio Mannucci




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