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Stupri di guerra 5
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di: Alessio Mannucci

L'organizzazione umanitaria britannica Save the Children, che ha effettuato alcune ricerche in Costa d'Avorio, Sudan e Haiti, ha rivelato che numerosi bambini, anche di 6 anni, nelle zone di guerra o di crisi hanno subìto violenze sessuali, da parte di operatori umanitari e peacekeeper ONU.

La terribile denuncia di Save the Children è contenuta in un rapporto, consegnato alle Nazioni Unite, in cui si sostiene che la gran parte di questi abusi sessuali restano segreti e quindi anche impuniti. Una ragazzina di 13 anni ha raccontato alla BBC che un gruppo di 10 peacekeeper dell'ONU l'ha violentata in un campo vicino la sua casa, abbandonandola a terra sanguinante e terrorizzata.

Le vittime sono prevalentemente orfani, o separati dai genitori, o con famiglie che dipendono dagli aiuti umanitari. A prevalere per numero sono le bambine rispetto ai maschi e l'età media delle vittime è di 14-15 anni, anche se il rapporto parla di abusi anche a danni di bambini di 6 anni. Numerose le forme di abuso descritte dagli intervistati: le più frequenti sono commenti, frasi dal pesante e volgare contenuto sessuale, cioè “abusi verbali” (sono testimoniati dal 65% degli intervistati e partecipanti ai 38 focus group di Save the Children); segue il sesso “coatto” (secondo il 55% degli intervistati), a cui i minori sono indotti magari in cambio di cibo, soldi, sapone, in rari casi di beni “di lusso” come il cellulare. Frequenti anche le molestie (attestate dal 55% degli intervistati). Benché meno frequente (denunciata dal 30% degli intervistati), la violenza sessuale di singoli ma anche di gruppi su minori emerge come la più temuta.

Per quanto riguarda il profilo o la provenienza degli abusanti, il rapporto rileva che possono appartenere a qualsiasi organizzazione, sia essa umanitaria, o di peacekeeping o di sicurezza; avere qualsiasi livello o grado, dai più bassi – guardie, autisti – ai più alti, manageriali; fare parte dello staff locale o internazionale. Tuttavia, il personale delle missioni di pace risulta quello numericamente più coinvolto: dei 38 gruppi di lavoro in cui si è svolta la ricerca di Save the Children, 20 hanno indicato nei peacekeepers gli autori più frequenti degli abusi. Un dato confermato anche dalle Nazioni Unite: sul totale delle denunce di sesso con minori a carico di operatori ONU nel 2005, 60 su 67 riguardano le truppe del Dipartimento ONU delle Operazioni di Peacekeeping (DPKO).

Heather Kerr, direttore dell'associazione in Costa d'Avorio, ha detto che finora è stato fatto troppo poco per aiutare le vittime. “Sicuramente si tratta di gruppi minoritari che sfruttano il loro potere per abusare sessualmente di bambini che non hanno il coraggio per riferire quello che accade e subiscono in silenzio gli abusi”. Sebbene la comunità internazionale abbia promesso una politica di tolleranza zero verso gli abusi su minori, finora l'annuncio non è stato seguito da fatti concreti. Al massimo, i soldati coinvolti sono statispostati in un'altra zona di operazioni, senza altre conseguenze disciplinari.

L'organizzazione Human Rights Watch ha denunciato che, dopo cinque anni dall'inizio del conflitto in Darfur, le donne e le bambine continuano a subire stupri e attacchi brutali da parte delle forze governative sudanesi e dei gruppi armati attivi nella regione occidentale del Sudan. Per questo motivo, scrive l'organizzazione, occorre garantire protezione alle donne, che risultano “estremamente vulnerabili allo stupro e ad altri abusi nel corso di attacchi su larga scala e persino nei periodi di relativa calma”.

Nelle 44 pagine del rapporto intitolato “Five Years on: No Justice for Sexual Violence in Darfur” (“Dopo 5 anni nessuna giustizia per le violenze sessuali nel Darfur”), l'organizzazione documenta numerosi casi di stupro commessi da soldati sudanesi, miliziani arabi “janjaweed” (diavoli a cavallo, ndr), ribelli ed ex ribelli a partire dall'inizio del 2007, anche nei confronti di bambine di 11 anni, e denuncia l'impunità riservata ai responsabili. “In Darfur donne e ragazze vivono ancora sotto la costante minaccia di uno stupro - ha dichiarato il Direttore dell'ufficio africano di HRW, Georgette Gagnon - il governo sudanese ha dichiarato tolleranza zero per la violenza sessuale, ma non ha fatto quasi niente per proteggere queste vittime”.

Una ragazzina di 12 anni ha raccontato di essere stata condotta da un arabo in uniforme in un posto isolato, insieme alla sorella più piccola, con la scusa di ritrovare il suo asino andato perduto. “Disse che se andavamo con lui ce lo avrebbe mostrato - ha raccontato la bambina - mi ha bloccato e mi ha tolto i vestiti per fare delle brutte cose con me. Mia sorella è corsa via al campo”. Un'altra bambina di 11 anni è stata stuprata da tre uomini armati che l'hanno sorpresa mentre raccoglieva erba con la sorella di 7 anni. L'aggressione è stata tanto violenta che la bambina è stata trasferita con un elicottero nell'ospedale più vicino.

“Le vittime di questi attacchi orribili non hanno alcuna speranza di ottenere giustizia nell'attuale clima di impunità del Darfur - ha denunciato Gagnon - non perseguendo i responsabili, il governo sta di fatto concedendo loro la licenza di stupro”. L'organizzazione per la tutela dei diritti umani chiede quindi al governo di Khartoum un'azione più decisa contro quanti si rendono responsabili di tali abusi, rivendendo leggi e dando vita a corpi di polizia al femminile, per favorire un migliore rapporto di fiducia con le vittime. Hrw si rivolge poi alla missione di pace Onu-Unione africana (Unamid) per chiedere un rafforzamento delle cosiddette “pattuglie del fuoco”, ossia dei militari che proteggono le donne che si allontanano dai campi alla ricerca di legna per le faccende di casa, e di aumentare il numero delle donne peacekeeper.

Data articolo: giugno 2008

Link correlati all'articolo:

Save the Children Italia Onlus

United Nations Peacekeeping

Five Years On: No Justice for Sexual Violence in Darfur

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E-mail: Alessio Mannucci




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