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di: Alessio Mannucci

“A.A.A. Cerco utero in affitto per avere un bambino. Bella ragazza tra i 18 e i 28 anni”. Un imprenditore argentino 40enne, deciso ad avere un figlio ad ogni costo, ha pubblicato questo annuncio su un quotidiano dopo il fallimento di diversi legami sentimentali e per paura di rimanere coinvolto nelle dispute per l'affidamento del figlio. Gli sono arrivate numerose offerte. “Non sono disposto a ricevere ricatti del tipo se non mi dai questa cosa non vedrai tuoi figlio. Voglio mettermi d'accordo con la madre affinché mi dia un bambino, trattando il tutto con la massima chiarezza, da adulti”, ha spiega giustificando la sua scelta.

Non si è rivolto alla banca degli ovuli perché desidera “conoscere la madre” di suo figlio. Rifiutata anche l'adozione, metodo più tradizionale, perché il suo più grande sogno è che ci sia al mondo un altro essere suo consanguineo. Lo speciale “affitto” prevede ovviamente una ricompensa, anche se non è stata precisata. Si sa che potrebbe essere una somma sufficiente a pagare gli studi, se la mamma dovesse essere una studentessa. Per chi è già laureata, l'uomo avrebbe promesso l'acquisto di una casa. Dalla sua, l'imprenditore ha anche il codice penale argentino, che non prevede una regolamentazione in materia di uteri in affitto.

In Italia, i bebè in provetta sono sempre più cari con la legge 40. A discutere sull'impatto della legge sulle finanze degli italiani sono stati gli esperti riuniti al Meeting internazionale di Scienza della Riproduzione Umana, organizzato a Mykonos dal Polo scientifico di Rimini dell'Università di Bologna in cooperazione la Yale University.

Dati alla mano, oggi, per un bambino nato da procreazione medicalmente assistita si spendono circa 18.400 euro in cicli con trasferimento a fresco - ossia senza il congelamento di ovociti o embrioni - e 51.400 euro con congelamenti degli ovociti. Rispettivamente il 15% e ben il 70% in più del 2003, l'anno prima dell'entrata in vigore della legge 40. Non vanno però di pari passo ai costi le gravidanze. “L'avvento della legge 40 - sottolinea in una nota Carlo Bulletti, direttore della Unità di Fisiopatologia della Riproduzione Asl di Rimini e Università di Bologna, organizzatore del convegno - ha comportato un passaggio dei risultati dal 23,8% su cicli a fresco e 14,5% su cicli con congelamento di embrioni al 18,8% su cicli a fresco e 9,5% su cicli con scongelamento di ovociti e loro fecondazione”.

Secondo i dati del 2006, presentati al convegno, oggi in Italia nasce un bimbo ogni 5,3 procedure quando si considerano cicli a fresco e 1 su 10,6 quando si considerano cicli congelati, mentre ne nascevano rispettivamente 1 su 4,2 e 1 su 6,9 nel 2003. Con notevoli risvolti anche in termini economici. “Nel caso di coppie che inizino cicli 'privati' - commenta Bulletti - l'insuccesso si riflette sul rischio economico familiare, mentre nel caso di aspiranti genitori che si rivolgano a un centro pubblico il conto si carica sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Va sottolineato che nella fascia tra i 40 e i 45, il costo diviene molto rilevante, perché per avere un bimbo bisogna fare un numero di tentativi molto superiore. Risulta infatti, da uno studio recentemente condotto nel centro di Fisiopatologia della produzione di Cattolica, che il costo per il SSN per avere un bimbo, ripartito a seconda delle fasce di età della donna, è di 3.116 euro dai 25 ai 30 anni, mentre passa a 30.136 euro dai 40 ai 45”.

Gli esperti chiedono dunque che le attività di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) siano 'peer-reviewed', cioè valutate dalla stessa comunità scientifica.

In dieci anni, grazie all'impetuoso sviluppo delle ricerche genetiche, si potranno mettere al mondo bambini “con due mamme e un papà”. Si potrà così eliminare il rischio delle malattie mitocondriali. In Gran Bretagna si sta discutendo se spianare o no la strada a questa prospettiva. Un laboratorio di Newscastle si è detto pronto ad elaborare una tecnica per impiantare il nucleo sano di un ovulo col mitocardio danneggiato nell'ovulo di una donatrice col mitocardio perfetto.

Nel frattempo, è pronto il disegno di legge che darà il via libera al concepimento di embrioni grazie all'uso di sperma artificiale. L'obiettivo dichiarato è aiutare le persone sterili ad avere bambini geneticamente compatibili. Finora, la legge consentiva l'uso di gameti artificiali solo per scopi scientifici e di ricerca, imponendo il divieto del loro utilizzo per gravidanze umane. La tecnica prevede la creazione di sperma in laboratorio grazie allo sviluppo di cellule embrionali prese dal tessuto epiteliale degli aspiranti genitori. L'obiettivo non sarà comunque raggiunto prima di dieci anni.

Per il momento, i test condotti sui topi sono falliti: sette roditori su dieci, nati grazie allo sperma artificiale, sono morti prematuramente. Le associazioni religiose protestano e accusano i ricercatori di “giocare al creatore con il DNA umano”.

Alla Newcastle upon Tyne University sono convinti che in futuro sarà possibile creare spermatozoi da cellule staminali prelevate da midollo osseo femminile e poi trattate con speciali vitamine e sostanze chimiche (la notizia è stata pubblicata su New Scientist). Il responsabile del team di ricercatori, Karim Nayernia, ha dichiarato che per ottenere «sperma femminile» ad uno stadio iniziale ci dovrebbero volere due anni, cinque per sperma femminile maturo in grado di fecondare ovuli. L'unica limitazione sarebbe data dal fatto che un tale sperma, prodotto da donne, permetterebbe la nascita solo di femmine, poiché allo «sperma femminile» manca il cromosoma Y.

Ma per quale motivo sviluppare una tecnica del genere ? Innanzitutto, dicono i ricercatori, per la cura dell’infertilità, e poi, perché no, anche per consentire di avere figli a coppie omosessuali. Anche se in questo modo si escluderebbe del tutto gli uomini dal processo della riproduzione e si farebbero nascere solo bambine artificiali. Si potrebbe anche arrivare al punto in cui una donna potrebbe auto-fecondarsi diventando padre e madre della propria figlia. Addio per sempre alle selezione naturale.

Molti ricercatori avvertono del rischio che le bambine nate da tali tecniche potrebbero presentare seri problemi di salute, come verificatosi, affermano, nei topi impiegati nelle sperimentazioni già effettuate. L'esperto in cellule staminali Giulio Cossu ha commentato: «Se c'è‚ una cosa veramente difficile dal punto di vista scientifico è poter arrivare a generare uno spermatozoo partendo da una cellula normale, come è una staminale».

Sempre in GB, si sperimenta un minuscolo utero di silicone per far crescere gli embrioni nati in provetta: sarà testato su 40 donne. Nell'utero artificiale verranno “alloggiati” gli embrioni appena formati, ottenuti con le normali tecniche di fecondazione in vitro, dove vivranno i loro primi giorni di sviluppo. In seguito verranno selezionati gli embrioni migliori da impiantare nell'utero materno (gli altri saranno buttati nel cesso).

Si chiama “ectogenesi” lo sviluppo completo di un feto fuori dal grembo materno. In Italia, per ora, è vietato sia a fini procreativi sia di ricerca. Le prime ricerche in questo campo sono state condotte al Center for Reproductive Medicine and Infertility della Cornell University, dal Dr. Hung-Ching Liu. Nel 2002, il Dr. Liu annunciò che il suo team aveva cresciuto campioni di tessuto da cellule endometriali (presenti nella parete uterina) coltivate in laboratorio dopo essere state prelevate da una donatrice: i campioni erano stati ingegnerizzati per formare una sorta di utero naturale dove successivamente sono stati impiantati embrioni umani, lasciati sviluppare per sei giorni, il limite legale consentito negli Stati Uniti per le tecniche di IVF (in vitro fertilisation).

Un altro tipo di utero artificiale utilizza fluido amniotico mantenuto ad una temperatura corporea mentre il cordone ombelicale è collegato a delle pompe esterne che regolano i flussi in entrata e in uscita. Una ricerca su questo prototipo è stata condotta nel 2000 dal Dr. Yoshinori Kuwabara alla Juntendo University di Tokyo.

Tutto questo era stato previsto con largo anticipo dalla fantascienza distopica. In “Brave New World” del 1932, Aldous Huxley parla di bambini artificiali “manifatturati” in grandi fabbriche. In “Logan's Run” (“La Fuga di Logan”) , un film di fantascienza tratto dal romanzo omonimo di William F. Nolan e George Clayton Johnson che ha anche ispirato una serie televisiva negli anni 1977-1978, gli embrioni sono estratti da donne incinte per essere cresciuti in uteri meccanici controllati via computer. Degli uteri sintetici compaiono anche ne “L'Invasione Divina” di Philip K. Dick.

Benvenuti nel Mondo Nuovo.

Data articolo: aprile 2008

Link correlati all'articolo:

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artificial-womb .com

Weill Cornell Research

Aldous Huxley : Brave New World

Popular Science: The Future of the Body - Artificial Wombs

IVF.org - Center for Reproductive Medicine and Infertility, New York, NY

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E-mail: Alessio Mannucci
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