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Schiave del sesso (parte 4)
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di: Alessio Mannucci

Il 24 gennaio scorso, la Polizia di Stato annunciava il successo della maxi operazione “Spartacus”, che ha portato all'arresto di oltre 800 persone, rendendo visibile un fenomeno ignobile come quello della tratta di esseri umani e in particolare lo sfruttamento di ragazze, alcune delle quali minorenni, costrette alla schiavitù. La vergogna più grande è che il fenomeno della tratta è perennemente alimentato da una “domanda di mercato” che lo rende estremamente lucrativo, uno squallido “turismo sessuale” che ha ormai un giro d'affari assai sostenuto. Comprate per 200 euro nel loro Paese, portate in Italia con la promessa di un lavoro da badante piuttosto che da baby-sitter e poi stuprate e costrette a suon di botte a prostituirsi anche per 12 ore al giorno per garantire ai loro sfruttatori di incassare in media 5mila euro al mese. È la terribile storia delle centinaia di ragazze, molte delle quali minorenni e per lo più dell'Est e africane, “liberate” dalla polizia nel corso dell'operazione "Spartacus".

A essere smantellata non è stata infatti un'unica organizzazione con una «regia comune», hanno spiegato gli inquirenti, ma «diverse organizzazioni, tra cui alcune di carattere familiare, con connotazioni più spontanee». Le indagini, coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, hanno coinvolto le squadre mobili di 32 questure in Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Friuli, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. In manette sono finite 784 persone (di cui 764 stranieri) e altre 1.311 (di cui 1.224 stranieri per lo più dell'Europa dell'Est e dell'Africa) sono state denunciate per sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Sono state inoltre sequestrate 15 abitazioni utilizzate per far prostituire le vittime, 4 locali notturni e 3 laboratori. A 45 ragazze che hanno dato una mano alle indagini, è stato concesso il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. Le persone arrestate agivano quasi sempre in piccole organizzazioni anche non collegate tra loro, ma lo schema seguito era quasi sempre lo stesso: il “reclutamento” nei Paesi di origine con promesse di lavoro, il trasferimento in Italia e l'avviamento coatto alla prostituzione. «In molti casi - ha spiegato Chiara Giacomantonio, responsabile della Sezione minori dello SCO - il traffico ha visto coinvolte delle minorenni, ridotte a veri e propri ostaggi nelle mani del racket».

Numerosi i casi in cui era stato superato ampiamente il limite della schiavitù, con giovanissime malmenate, violentate o costrette in strada sotto la minaccia di riti voodoo. A Torino, ad esempio, due giovani albanesi, di cui uno con regolare permesso di soggiorno per motivi di studio, dopo aver comprato una ragazza di 16 anni in un paese dell'Est promettendole il solito lavoro da baby sitter, l'hanno costretta a prostituirsi per mesi con violenze e pestaggi. A Reggio Calabria, invece, un'altra sedicenne è stata costretta a prostituirsi anche senza precauzioni e dopo esser rimasta incinta ha continuato a prostituirsi fino al sesto mese di gravidanza. Non le è stato permesso di abortire e solo grazie all'aiuto di alcune amiche è riuscita a sottrarsi agli sfruttatori e a partorire senza perdere il bambino.

L'operazione è stata condotta anche a Catania, dove la Squadra mobile ha arrestato 36 persone, tra cui due italiani, e ne ha denunciate altre 20 con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. Tra gli arrestati anche due due donne. Durante i controlli è stato inoltre sequestrato un negozio di parrucchiere gestito da una coppia di cinesi, entrambi clandestini.

Lo sfruttamento sessuale di bambini e bambine ha raggiunto livelli “terribili” ed è in aumento nelle zone costiere del Kenya. A lanciare l'allarme è l'Unicef, all'indomani della pubblicazione di un rapporto sulla prostituzione minorile nel Paese condotto in collaborazione del governo keniota. Secondo il rapporto, sono circa 15.000 le bambine e ragazzine tra i 12 e i 18 anni che saltuariamente si prostituiscono nei quattro distretti costieri del Kenya (Mombasa, Kilifi, Malindi e Kwale): in pratica, il 30% della popolazione della zona in quella fascia d'età. Si stima inoltre che altri 2-3mila bambini e bambine si prostituiscano a tempo pieno, anche nelle stagioni non “turistiche”. Oltre il 10% di loro ha iniziato prima dei 12 anni, il 45% intorno ai 12.

Un capitolo dello studio è poi dedicato ai clienti e mostra come il turismo sessuale coinvolga tutte le nazionalità che frequentano il Kenya per turismo. Il 38% di loro sono uomini kenioti, mentre più della metà sono stranieri: il 18% italiani, il 14% tedeschi, il 12% svizzeri. Seguono ugandesi, tanzaniani, inglesi e arabi sauditi. “È un vizio che continua a crescere in dimensioni orrende, soprattutto nella regione costiera”, ha detto il vice presidente keniota Moody Awori, presentando lo studio congiunto, condotto nell'ambito di un vasto programma di prevenzione e recupero degli abusi sessuali e del turismo sessuale, portato avanti dall'Unicef con le autorità locali. “È duro dover ammettere la realtà di questi fatti di fronte all'opinione pubblica”, ha sottolineato Awori, “ma dobbiamo dire la verità se vogliamo salvare i nostri bambini”. Il rappresentante Unicef in Kenya, Heimo Laakkonen, ha ribadito che occorre prevenire e ridurre la “domanda” intervenendo sui potenziali clienti, punendoli e informando l'opinione pubblica dei paesi occidentali coinvolti per bloccare il turismo sessuale.

È Boom della prostituzione anche in Cina. Chi si fosse trovato, lo scorso 29 novembre, a Shenzhen, città cinese non lontana da Hong Kong, avrebbe pensato di essere tornato all'epoca della Rivoluzione Culturale, quando le Guardie Rosse facevano sfilare in piazza “i nemici della rivoluzione” esponendoli all'umiliazione della pubblica condanna. Questa vecchia pratica è stata riproposta dalla polizia di Shenzhen ai danni di un centinaio di prostitute che, dopo essere state arrestate, sono state mostrate in piazza come esempio negativo di immoralità, davanti a una folla di cittadini più perplessi che indignati. Con le manette ai polsi e vestite di giallo, le ragazze cercavano di coprirsi il viso per non farsi riconoscere da amici e familiari. Ma gli agenti le riscoprivano subito.

20 milioni di prostitute. A Shenzhen, come in tutte le altre metropoli cinesi, il fenomeno della prostituzione è in piena espansione. Un'espansione che va di pari passo con il boom economico. Il mercato della prostituzione è infatti costituito, a basso livello, dalla moltitudine di giovani single immigrati dalle campagne che sono venuti a lavorare in città. E, a un livello più alto, dalla nuova classe media e ricca che ha tanti soldi da spendere. Oltre che dagli alti gerarchi del Partito, che in realtà non si sono mai fatti mancare questo lusso. Un economista cinese, Yang Fan, ha calcolato che nel paese ci sono almeno 20 milioni di prostitute, le quali generano un reddito pari al 6% del Pil cinese. Il fenomeno, a parte le messe in scena come quelle di Shenzhen, pare essere largamente tollerato dalle autorità cinesi. Le ragazze, quasi tutte provenienti dalle zone rurali afflitte dalla disoccupazione e dalla miseria, lavorano sui marciapiedi, nei bar, nei centri massaggio, nelle saune e negli alberghi di ogni categoria, sia privati che statali.

Schiave importate dal Vietnam. Dietro questo fenomeno, si nascondono storie drammatiche. Soprattutto nel sud della Cina, dove esiste un fiorente commercio di ragazze vietnamite. Ragazze che vengono fatte fuggire dal loro paese da organizzazioni di trafficanti con la speranza di una vita migliore, e che poi invece vengono vendute come schiave sessuali a ricche famiglie del sud per prezzi che vanno dai 300 ai 2000 euro, a seconda dell'età e della bellezza della ragazza. Il loro destino è quello di lavorare di giorno e di soddisfare di notte le necessità di tutti i maschi della famiglia. Non hanno possibilità di denunciare la loro condizione alle autorità: non solo perché spesso vivono rinchiuse in casa, ma perché sono immigrate illegali e finirebbero in prigione. Le più fortunate diventano moderne concubine, alcune vengono addirittura sposate da uomini che si innamorano di loro. Molte altre, soprattutto nelle regioni minerarie della provincia di Hebei, invece di finire in casa di privati, vengono vendute ai bordelli frequentati dai minatori.

Si chiamava Alexadra. A 15 anni muore di Aids. Una ragazza del Pernambuco, in Brasile - stato a nord del Goais dove l'associazione Modena Terzo Mondo ha costruito uno dei tanti centri per minori - come tante, che frequentava la casa costruita coi soldi dei modenesi per togliere i minori dalle strade. È lei la molla che fa scattare in Luca Mucci - presidente di Modena Terzo Mondo che dal 1993, quando si è costituita, opera in Brasile - la battaglia contro il turismo sessuale. I dati sono inquietanti: ogni anno dall'Italia partono migliaia di uomini per passare non meno di quindici giorni a testa con ragazze tra i 10 e 18 anni. In questa fascia adolescenziale, nei luoghi maggiormente frequentati come Bahia, Rio e Fortaleza, il 5% delle ragazze ha già contratto il virus dell'Hiv: «È la mercificazione più degradante della persona umana. Non possiamo accettare che ci siano persone pronte ad offrire 500 euro ad una famiglia povera per mandare la propria figlia a prostituirsi. E non possiamo accettare che ci siano italiani che con 100 euro alla settimana passano settimane in Brasile per fare sesso con minorenni».

Tra le attività che Modena Terzo Mondo sta portando avanti in Brasile, è questa l'unica che ha portato contrasti con la popolazione locale. Luca Mucci, 42 anni, nella vita modenese di tutti i giorni elettricista, sposato con Francesca, padre di Chiara e Matteo, trascorre cinque mesi all'anno in Brasile per toccare con mano l'avanzamento dei progetti. Ma a Rio non può più andare: «Mi hanno fatto arrivare diversi messaggi attraverso alcuni miei contatti in Brasile. Ci sono posti che non posso più frequentare. Ho scoperto pochi mesi che dal 2005 sono stato seguito e tenuto sotto controllo. la mia posta elettronica, le mie telefonate sono state spiate, sia in Italia che in Brasile [...] Paura ? Alcune volte, ma mi sono adeguato e di sicuro non mollo questa battaglia. Ho semplicemente cambiato modo di lavorare: non scrivo più mail, ma lettere e se devo fare telefonate uso un linguaggio in codice».

Il clou della sua battaglia, divenuta una campagna a livello mondiale grazie anche agli sforzi fatti dal governo Lula col quale Mucci è in ottimi rapporti, nel maggio scorso, quando la trasmissione televisiva Le Iene ha mandato in onda un servizio speciale sulla tratta dei minori e l'addescamento ad opera dei clienti sulle spiagge e nei luoghi compiacenti: «Da quel momento la mia vita è cambiata, mi chiamano ogni sera in ogni parte d’Italia per dare la nostra testimonianza. Devono sapere tutti che questo scandalo è soprattutto colpa nostra, di noi italiani, se prosegue con questa intensità». Anche dallo stato del Goias, dove ora la delegazione modenese è ospite, ogni anno c'è una migrazione di ragazze verso la costa: «Si commettono due omicidi: uno verso la persona, l'altro verso la miseria, sulla quale si fa leva per una notte di piacere».

L'Italia, d'altronde, è al primo posto, tra i Paesi europei, nel praticare quella ignobile attività chiamata «turismo sessuale» a discapito soprattutto di bambine (e bambini). Scrisse Enzo Baldoni in suo celebre articolo: “Ma non sono quasi tutti mariti, quasi tutti padri i milioni di tedeschi, italiani, inglesi, americani che ogni anno affollano i bordelli della Thailandia (o del Brasile) per montare addosso a bambine di dieci, otto perfino quattro anni ?” Sono circa 80mila ogni anno i maschi italiani che si recano all'estero per soddisfare i loro bassi istinti. La povertà e il clima di indigenza in cui vivono gli abitanti di questi paesi aiutano il mercato verso i commerci che offrono bambine e bambini come merce fresca, schiavi del piacere di qualche maschio inappagato.

Se prima esisteva soltanto un volo charter diretto che tutte le settimane sbarcava in una nota località del Nordest del Brasile centinaia di italiani (con netta prevalenza maschile), la stessa agenzia ha annunciato che un secondo charter decollerà ogni settimana da Roma e, prima di riversare in Brasile moltitudini di uomini soli, farà scalo in Veneto per caricarne altri. Anche altre sono le mete preferite dai maschi turisti italiani consumatori del sesso: come la Thailandia ad esempio. La compagnia aerea che, sotto mentite spoglie, assicura la spola con il Brasile e il tour-operator veneto che è leader per questo genere di viaggi sono noti alla polizia internazionale e sono stati denunciati da “Stop Sexual Tourism”, una campagna contro il turismo sessuale istituita da enti pubblici e associazioni, cui ha recentemente aderito anche “Musibrasil”.

A Roma, dopo il fallimento delle telecamere volute da Veltroni sulle “strade del sesso”, per il veto da parte del Ministero dei Trasporti Pubblici di multare gli automobilisti in “sosta vietata”, iniziativa punitiva più che educativa, è partita la campagna “Potrebbe essere tua figlia”, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della prostituzione minorile. Il Presidente, Patrizia Prestipino, ha dichiarato: “Non è più possibile continuare a fingere ed è per questo che abbiamo scelto un messaggio forte, è bene che guardando questi cartelloni qualcuno si senta scosso !”. Lo slogan “Potrebbe essere tua figlia” sarà stampato su duemila locandine, duemila manifesti e cinquemila pieghevoli, e soprattutto su 4 gigantografie di 38 mq, visibili dal 21 febbraio all'8 marzo, nella zone Eur-Marconi-Laurentino. Il collocamento dei manifesti da 38 mq è strategico: non solo saranno presenti sulle più importanti arterie del quartiere, ma ne verrà installato uno enorme al cinema “Stardust Village”, luogo frequentato soprattutto da giovani.

La campagna è stata realizzata dall'Assessorato alla Partecipazione e Comunicazione del Municipio insieme all'Assessorato alle Politiche Sociali: quest'ultimo ha anche attivato alcuni servizi e stanziato denaro, per sostenere il recupero e il sostegno sociale alle vittime di questo fenomeno. Non bastano tacchi a spillo, trucco pesante, abiti succinti per camuffare l'età anagrafica di una ragazzina. Già, perché far prostituire le minorenni è la nuova politica delle organizzazioni criminali: non possono essere espulse, sono più ingenue e sprovvedute delle trentenni, e se pagate bene, difficilmente scappano. Arrivano dall'Europa dell'Est, dall'Africa o dal Sud-America, clandestine, in cerca di un futuro (migliore di certo non si può dire), con promesse di lavori dignitosi, e invece costrette a vendersi, pena le botte (nel migliore dei casi). Sono le “schiave” del III Millennio che, solo pagando profumatamente per anni i vari “papponi” di turno, potranno un giorno affrancarsi.

L’iniziativa del XII Municipio dovrebbe estendersi a tutto il comune e al resto del paese, perché quella della prostituzione è una vera e propria piaga, soprattutto nei grandi centri urbani: Roma e Milano guidano la triste classifica del sesso a pagamento. Nella Capitale sono note, oltre al già citato Eur, via Salaria e viale Palmiro Togliatti, zone comunque periferiche, mentre a Milano non è risparmiato nemmeno il centro: piazzale Loreto, la zona prospiciente la stazione Centrale, viale Abruzzi e la Circonvallazione. Diverso è il discorso nelle province, dove le prostitute, per la maggior parte, si autogestiscono da sole.

Data articolo: febbraio 2007

Link correlati all'articolo:

UNICEF

Musibrasil

Stop Sexual Tourism

Associazione Modena Terzo Mondo

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