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Infanzia violata

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Diritti all'infanzia
Diritti all'infanzia


di: Alessio Mannucci

Nel mondo, ogni anno, muoiono 9,7 milioni di bambini fra 0 e 5 anni, 26.575 ogni giorno. Il 53% dei decessi è dovuto alla malnutrizione. Ma i bambini muoiono anche per malaria, morbillo, polmonite, AIDS e altre malattie. Sessanta Paesi nel mondo contano il 94% di tutti i casi di mortalità infantile. La Regione con la più alta mortalità fra 0 e 5 anni è quella dell'Africa occidentale e centrale, con 190 morti su 1.000 nati vivi. Il Paese con la più alta mortalità è la Sierra Leone, con 282 su 1.000 nati vivi.

Con questi agghiaccianti numeri, compie 18 anni la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia. Il 20 novembre 1989, il documento veniva approvato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, esattamente 30 anni dopo l'approvazione della Dichiarazione sui Diritti del Fanciullo (20 novembre 1959).

La Convenzione ha introdotto per la prima volta l'idea del bambino come soggetto di diritti invece che mero oggetto di tutela e protezione; ha presentato concetti nuovi come il rispetto dell'identità del bambino, della sua privacy, dignità e libera espressione; ha ripreso, ampliandoli e specificandoli, i principi stabiliti dalla Dichiarazione. Ma soprattutto, è il primo trattato universale e multilaterale che ha stabilito diritti internazionalmente riconosciuti al bambino, vincolando gli Stati a rispettarli concretamente e a presentare regolarmente rapporti sull'attuazione a un apposito Comitato ONU sui diritti dell'infanzia.

Peccato che la rivoluzione sia rimasta sulla carta.

Oggi, come non mai, in tutto il mondo, i diritti dell'infanzia sono calpestati nei modi più brutali: bambini che non hanno accesso ai centri sanitari, che non frequentano la scuola, denutriti, esposti alla violenza, agli abusi, allo sfruttamento.

Secondo recenti dati dell'Istituto Superiore della Sanità (ISS), dei 162mila bambini italiani che soffrono di iperattività e deficit dell'attenzione (sono disattenti, distratti, troppo vivaci), l'83% risulta essere in cura con psicofarmaci. Il dato è emerso nel corso del convegno intitolato «Bambini diversamente vivaci: patologia o risorsa ?», organizzato dal consorzio Giù le Mani dai Bambini, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Il consorzio riunisce oltre 170 tra enti e associazioni e più di 250mila addetti del settore salute e opera nel settore della farmacosorveglianza in età pediatrica. Secondo i dati, la somministrazione di psicofarmaci, Prozac per primo, inizia a otto anni, e il 25% dei bambini che ne fa uso ne risulta dipendente.

Nonostante l'abuso di psicofarmaci su bambini con disturbi dell'attenzione sia ancora all'inizio nel nostro paese, la percentuale di minori trattati con questi farmaci è molto alta (83%) ed è superiore a quella degli Stati Uniti, che raggiunge il 32%. Ciò che preoccupa, a parte la follia di somministrare psicofarmaci ai bambini, per cui qualcuno ne dovrà rispondere, è che sono già 11 i farmaci antidepressivi la cui somministrazione è stata interdetta ai bambini perché c'è il rischio che inducano a tendenze suicide (che si sviluppano dopo tre mesi di assunzione, secondo dati statunitensi). Oltre alle idee suicide e alla sindrome maniaco-depressiva, questi psicofarmaci possono causare nei bambini ictus, coma epatico, disturbi dell'apparato cardio-circolatorio con rischio di infarto.

Il Ministero della Salute, sottolinea Giù le Mani dai Bambini, aveva preso l'impegno di aprire 20 Centri regionali per la somministrazione di psicofarmaci ai bambini, ma al momento sono state rilasciate autorizzazioni per 82 centri in tutta la penisola, secondo i dati forniti dall'ISS. Giù le Mani dai Bambini ricorda che sono in costante aumento, in Italia e nel mondo, gli specialisti dell'infanzia che ammettono la pericolosità di questi medicinali e aderiscono alla campagna sociale e informativa che porta lo stesso nome dell'associazione.

“Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riuscire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo. Del resto, ella lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche a temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni. …”

“Rosso Malpelo” di Pasquale Scimeca, tratto dall'omonimo romanzo di Verga, offre uno spaccato neorealista, girato nel bellissimo parco minerario di Floristella-Grottacalda, tentando di rendere un tempo e un luogo indefiniti, che rappresenta la condizione dei bambini lavoratori nel mondo (secondo l'Unicef un esercito di 218 milioni).

Tutti gli incassi saranno depositati in un conto della Banca Etica per poter finanziare un progetto da 500mila euro da spendere in due comunità della Bolivia, Atocha e Cotagaita, nella povera regione di Potosi, dove la popolazione indigena, i Quechua, sono diventati oggetto delle cronache per la battaglia vinta contro le multinazionali dell'acqua che tentavano di allungare le mani sulle loro risorse naturali. Testimonial dell'iniziativa è Bernardo Bertolucci. Si tenterà di dare un pasto completo al giorno ai bambini della zona e materiale didattico per permettere loro di andare a scuola invece che lavorare. Poi si interverrà sulla qualità della vita di tutti, aiutando le comunità a migliorare la qualità dell'acqua per uso domestico e si prevede di costruire un Centro di Salute Pubblica. Infine si promuoveranno piccole attività economiche per le donne del luogo, in modo da integrare i miseri redditi familiari.

In Rosso Malpelo si proietta tutto il pessimismo di una realtà sociale negativa: se nel romanzo di Verga era quella di un microcosmo, un mondo contadino per niente genuino e bucolico, regolato da leggi crudeli e disumane, nell'epoca della globalizzazione è quella di un macrocosmo, l'intera società umana, che proprio nella globale negazione dei diritti dell'infanzia sta conoscendo la sua fase più decadente. Perché una società che non è in grado di proteggere e salvaguardare i propri bambini, cioè il proprio futuro, è destinata alla fine (speriamo solo che arrivi presto, ndr).

Data articolo: novembre 2007

Link correlati all'articolo:

Istituto Superiore di Sanità

UNICEF - Health - Child survival

Rosso Malpelo Film di Pasquale Scimeca

UNICEF - La Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia

ADHD Ritalin Bambini: Giù Le Mani Dai Bambini - Campagna

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E-mail: Alessio Mannucci




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