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Bambini soldato (parte 3)
Bambini soldato (parte 3)


di: Alessio Mannucci

NAZIONI UNITE, 19 ottobre 2007 (IPS)

Era il 1996 quando la ex first lady del Mozambico, Gracha Machel, pubblicava uno storico rapporto - “I bambini nei conflitti armati” (Children in Armed Conflict) - sui bambini soldato, “impressionabili e facili da dominare”. ”Sono buoni soldati perché obbediscono agli ordini senza ribellarsi”, dicevano i comandanti. Molti dei bambini che avevano perso genitori e comunità, spesso si univano all'esercito principalmente per ricevere “cibo e sicurezza”, riferiva Machel nel suo studio rivoluzionario.

Sono passati dieci anni, e decine di conflitti, e lo scenario si è ulteriormente aggravato. “Crescono le minacce ai bambini coinvolti nei conflitti”, riferisce Ann Veneman, direttrice esecutiva dell'agenzia ONU per l'infanzia UNICEF, “ora i bambini non sono soltanto vittime del fuoco incrociato, ma costituiscono sempre più l'obiettivo prescelto della violenza, degli abusi e dello sfruttamento, da parte dei diversi gruppi armati che saccheggiano i civili”.

Un nuovo studio sui bambini soldato, presentato di recente, riferisce delle decine di conflitti nel mondo che ancora “derubano i bambini della propria infanzia”. Scritto da Radhika Coomaraswamy, rappresentante speciale del segretario generale per il coinvolgimento di bambini nei conflitti armati, il rapporto sostiene che, nonostante la comunità internazionale sia stata molto attiva nello sviluppo di “un solido quadro di protezione legale” per l'infanzia, “bisogna fare molto di più per garantire conformità, combattere l'impunità e affrontare tutte le violazioni contro l'infanzia”.

Alla domanda circa un possibile calo del numero di bambini soldato negli ultimi 10 anni, Coomaraswamy ha risposto all'IPS: “Con la fine delle guerre in Liberia e Sierra Leone, il numero dei bambini soldato sarebbe dovuto diminuire da circa 300.000 a 250.000, ma sono solo supposizioni”. Alla domanda sull'operato delle Nazioni Unite per frenare l'utilizzo diffuso dei bambini soldato, Coomaraswamy ha ricordato l'istituzione del Tribunale Penale Internazionale, che riconosce come un crimine di guerra l'arruolamento dei bambini, e la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1612 del 2005, che ha creato un meccanismo che controlla e registra l'utilizzo di bambini soldato. ”Adesso occorre andare avanti e realizzare queste strutture, arrestare i responsabili e imporre delle sanzioni”, ha aggiunto l'esperta. “Dobbiamo fare di più anche per tutelare i bambini profughi interni, oltre a garantire loro i servizi fondamentali. Si stima che esista un collegamento diretto tra l'arruolamento dei bambini e la sicurezza dei bambini profughi interni”, riferisce Coomaraswamy. Secondo la rappresentante, molti vengono reclutati direttamente nei campi.

Nel 2006, erano oltre 18 milioni i bambini profughi – con o senza le loro famiglie. Circa 8,8 milioni di loro erano profughi interni, mentre circa 5,8 milioni erano bambini rifugiati oltre i confini, riferisce il rapporto. Nel mondo, almeno il 50% dei bambini fuori dalla scuola primaria in età scolare vive in paesi dilaniati dal conflitto.

Nel suo studio, Coomaraswamy racconta anche storie di successo: in Costa d'Avorio, circa 1.200 bambini sono stati già rilasciati all'UNICEF. A giugno, il Movimento Armato per la Liberazione del Popolo Sudanese, uno dei firmatari dell'accordo di pace del Darfur, si è accordato con l'UNICEF circa le modalità per l'identificazione e il rilascio di bambini associati con le sue forze e su una verifica continua per prevenire l'arruolamento dei bambini. L'anno scorso, il governo dell'Uganda si è impegnato per rafforzare la realizzazione delle esistenti fondamenta legali e politiche sul reclutamento e l'uso dei bambini nei conflitti armati. In Ciad, il dialogo tra UNICEF e governo ha portato alla tutela dei bambini vittime dei conflitti armati e ad una loro reintegrazione sostenibile in comunità e famiglie. Tuttavia, rapporti recenti del segretario generale riferiscono ancora di rapimenti in Burundi, Ciad, Costa d'Avorio, Repubblica democratica del Congo, Nepal (dove circa 22.000 studenti sarebbero stati rapiti dai maoisti tra il 2002 e il 2006), Somalia, Sri Lanka e Sudan.

Coomaraswamy chiede a tutti gli stati membri di adempiere ai propri obblighi verso l’infanzia, garantendo l'accesso a servizi fondamentali come istruzione, salute, nutrizione, acqua e servizi igienici. “I bisogni dei bambini hanno priorità assoluta, durante e dopo il conflitto. Devono essere parte di tutti i processi di pace”, ha ribadito. Altre importanti raccomandazioni comprendono la richiesta di fermare l'impunità dei responsabili di crimini atroci contro l'infanzia. “Ciò significa garantire procedimenti legali contro i crimini di guerra e aderire alle fondamentali norme internazionali.”

Yangon (AsiaNews)

I monaci buddisti in Myanmar sono tornati in piazza dopo la violenta repressione militare di cui sono stati vittime in centinaia a fine settembre: 73 bonzi a Pakokku, città nel centro del Paese, hanno marciato pacificamente recitando le loro preghiere. I manifestanti sono partiti dal monastero Sasana Wihmula alle 8.30 del mattino (ora locale) e si sono diretti verso la pagoda Shwegu, senza che avvenisse nessun incidente. Con oltre 80 monasteri, Pakokku è un importante centro per la formazione dei religiosi buddisti. È stata anche la prima città dove i militari, il 6 settembre, hanno sparato sulla folla per disperdere le proteste contro la giunta.

Nonostante la pioggia di critiche internazionali, i generali continuano ad incarcerare oppositori e manifestanti. HannoIeri è rilasciato il famoso comico birmano, Zarganar, arrestato per la seconda volta in un mese lo scorso 29 ottobre, ponendo come condizione per la sua libertà di “abbassare i toni” della sua satira.

L'organizzazione Human Rights Watch (HRW) ha denunciato nel rapporto “MY GUN WAS AS TALL AS ME Child Soldiers in Burma” che il regime birmano recluta nell'esercito anche bambini di 10 anni, sottraendoli con la forza alle famiglie. HRW spiega che per far fronte ai tassi elevati di diserzione e alla pesante crisi del volontariato, anche dovuta alla violenza usata contro i monaci, la giunta ha autorizzato i reclutatori a comperare e vendere bambini per sostituire gli effettivi dell'esercito. Le autorità non solo tollerano l'arruolamento di bambini, ma promettono ricompense in denaro ai reclutatori ed agli intermediari civili. Minacciati e picchiati, i bambini vengono raccolti nelle stazioni ferroviarie o di autobus, nelle strade, nelle piazze, e i loro documenti falsificati perché risultino maggiorenni. Jo Becker, incaricato della difesa dei diritti dei bambini per HW, sostiene che “in questa atmosfera i militari si dedicano a piacimento al traffico di minori.”

HRW accusa il Consiglio di Sicurezza ONU di non aver preso nessun provvedimento sul problema dei reclutamento dei bambini nella ex Birmania, nonostante più volte abbia promesso sanzioni mirate. L'ONU, dal 2005, ha istituito dei gruppi di lavoro che hanno il compito di monitorare la situazione dei bambini soldato nel mondo e chiedere direttamente al Consiglio di Sicurezza l'applicazione di relative sanzioni a carico degli Stati che violano il divieto di arruolamento di minori, sebbene spesso non si dia attuazione alle misure previste. Inoltre, sussiste il Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti del fanciullo, entrato in vigore nel 2002 e ratificato da 114 Stati, che vieta l'arruolamento di minori di anni 18 (ma non quello volontario). In più, lo Statuto della Corte Penale Internazionale sancisce quale crimine di guerra il reclutamento di bambini di età inferiore ai 15 anni.

A livello di collaborazione tra Ong, il 5 e 6 febbario 2007 si è tenuta a Parigi la Conferenza “Stop the Use of Child Soldiers”, che ha tracciato linee guida soprattutto per il reinserimento di baby-combattenti nella società. Infine. la Convenzione ILO proibisce la partecipazione ai conflitti da parte dei minori, considerando l'arruolamento alla stregua di un lavoro minorile.

Il punto cruciale però è che, contrariamente al passato, le guerre di oggi sono combattute soprattutto da eserciti di ribelli o truppe paramilitari, che utilizzano i bambini non solo in azioni di guerra quali soldati veri e propri. In mediooriente, Hamas, le Brigade Martiri di Al-Aqsa ed il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina arruolano minori come kamikaze mentre in Uganda bambine di otto, nove anni vengono rapite dai loro villaggi per diventare “mogli” dei combattenti del Lord's Resistance Army. In Burundi, nel 2001 era stato lo stesso governo ad aiutare il gruppo paramilitare I Guardiani della Pace ad arruolare bambini al di sotto dei 15 anni.

Data articolo: novembre 2007

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E-mail: Alessio Mannucci




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