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di: Alessio Mannucci

BABY DESIGN UPDATE

Lo scorso 14 dicembre, la Comision Nacional de Reproduccion Asistida ha autorizzato, per la prima volta in Spagna, l'applicazione di tre diagnosi preimpianto che consentiranno a tre coppie di concepire un figlio sano per salvare la vita di un altro figlio malato (pratica che porta anche il nome di “baby design”). Il rapporto della Commissione è passato all'esame della Generalitat valenciana, dove si trova l'Instituto Valenciano de Infertilidad che ha richiesto la realizzazione di quella tecnica, per l'approvazione definitiva.

Ciò che la Commissione ha autorizzato, in concreto, è l'applicazione della diagnosi preimpianto. Essa consiste nel concepire un figlio sano con tecniche di riproduzione assistita, in modo che questi nasca come donatore compatibile, vale a dire con cellule sanguigne del cordone ombelicale adatte ad essere trapiantate nel fratello gravemente malato. Dopo questa decisione della Commissione, il passaggio successivo sarà l'approvazione da parte della Consejeria de Sanidad del Governo di Valencia, cui compete il consenso finale per l'esecuzione di tali tecniche.

In Spagna, l'impiego della diagnosi preimpianto per salvare la vita di terzi è possibile da quando è entrata in vigore la nuova legge sulla riproduzione assistita, approvata dal Parlamento nel maggio 2006. “Queste tecniche potranno essere utilizzate con carattere eccezionale, sempre che non esista un rimedio alternativo alla malattia grave, e dopo che sia stato analizzato, caso per caso, dalla Commissione per la Riproduzione Assistita”, ricorda il ministero della Sanità in un comunicato stampa.

Dei tre casi autorizzati, due saranno applicati su pazienti affetti da beta-talassemia maggiore, il terzo da anemia di Fanconi. I pazienti sono bambini d'età compresa tra uno e cinque anni. Il rapporto della Commissione raccomanda che i tre trattamenti vengano realizzati con carattere sperimentale, giacché praticamente non esistono al mondo casi di trapianto di questo tipo. Nel caso di beta-talassemia maggiore non si è a conoscenza di nessun caso simile, e per quanto concerne l'anemia di Fanconi sono noti solo cinque casi. La nozione di trattamento sperimentale comporta che dovrà essere eseguito in particolari condizioni di attenzione e di controllo da parte delle autorità sanitarie; inoltre, si dovrà garantire un'informazione completa ai genitori sulle reali possibilità di successo, sia per quanto riguarda la selezione embrionaria, sia nel trattamento di riproduzione assistita.

Con questa relazione, che verrà inviata a tutte le comunità autonome, le regioni potranno autorizzare i centri di riproduzione assistita ad attuare le pratiche in questione, conformemente alle disposizioni contenute nella Ley de Reproduccion Asistida. Autorizzata in Francia sin dalla prima legge sulla bioetica, del 1994, la diagnosi pre-impianto consiste nell'analizzare il patrimonio genetico degli embrioni concepiti in vitro a partire dalle cellule di coppie che presentano il rischio di avere bambini con gravi e incurabili malattie genetiche. In base a questa legge, gli embrioni malati vengono di solito distrutti o, ed è cosa recente, usati per scopi scientifici.

Un decreto dello scorso 23 dicembre permette ai medici di usare la diagnosi pre-impianto non più soltanto “per far nascere bambini sani da coppie a rischio, ma anche per far nascere bambini che presentino caratteristiche biologiche precise”, spiega Le Monde, secondo il quale “si tratta di fare in modo che questi bambini, al momento della nascita, possano fornire cellule staminali prelevate nel cordone ombelicale, per curare un fratello o una sorella più grande colpito da alcune malattie genetiche”, per lo più forme di anemia mediterranea ed altre malattie del sangue.

La stessa norma è stata approvata anche in Gran Bretagna e Spagna, alle stesse condizioni (ogni caso viene esaminato da una apposita commissione). Un secondo decreto di applicazione della legge del 2004, sempre dello scorso dicembre, riguarda invece i doni di gameti (cellule sessuali) e l'assistenza medica alla procreazione, che saranno d'ora in poi entrambe poste sotto l'autorità dell'Agenzia per la Biomedicina. Agenzia che sarà competente anche ad autorizzare o meno gli “spostamenti transfrontalieri” degli embrioni congelati, allo scopo di evitare che questi possano essere impiantati presso coppie che non rispondano al criterio richiesto dalla legge, e cioè di essere formate “da un uomo e da una donna in età di procreare”. Altro che bioetica. Il baby-business sembra destinato ad una crescita vertiginosa. Ma che ne sarà dei “baby-farmaci” ? A nessuno semba importare.

BABIES IN BOTTLES

In “Babies in Bottles” (Twentieth-Century Visions of Reproductive Technology, Rutgers University Press, 1994), la scrittrice femminista Susan Merrill Squier metteva in guardia dall' “accettare la contemporanea costruzione delle neo-tecnologie riproduttive come un progresso scientifico senza un passato”. “Babies in Bottles” nasce proprio con l'idea di storicizzare il modernismo per aprire un spazio critico in cui situare le odierne tecnologie riproduttive (post-moderne).

Considerando come gli scritti di scienza e fantascienza dell'inizio del secolo scorso affrontavano la questione, dice la Squier, ponendola al centro del progetto di raggiungere il controllo umano sulla riproduzione, possiamo oggi reclamare le origini di questa tecnologia postmoderna. E proprio a queste prime immagini che bisogna guardare, secondo la Squier, per capire quali costruzioni ideologiche sono in atto ancora oggi. La Squier prende in esame delle specifiche tecnologie riproduttive (dalla inseminazione artificiale alla selezione sessuale prenatale) attraverso le biografie e gli scritti di 5 figure letterarie/scientifiche della prima metà del Ventesimo secolo: Julian Huxley, J. B. S. Haldane, Charlotte Haldane, Aldous Huxley e Naomi Haldane Mitchison.

Successivamente, legge la storia scientifico-letteraria della tecnologia riproduttiva a partire dalla nascita, nel 1978, di Louise Brown, il primo “test-tube baby” (il primo bambino artificiale, nato il 25 luglio del 1978 in seguito ad una FIVET, Fecondazione In Vitro con Trasferimento Embrionale. Da allora sono nati grazie alla FIVET oltre un milione di bambini), e il susseguente rapporto (the “Warnock Report”) in Inghilterra del Committee of Inquiry into Human Fertilisation and Embryology.

Esaminando l'opera di Julian Huxley come zoologo e divulgatore scientifico, la Squier considera come “le idee riproduttive circolano attraverso i regni sovrapposti della letteratura, della cultura popolare e della scienza mediante operazioni di analogia”. Ad esempio, la nozione, dell'antropologa Marilyn Strathern, dell' “effetto dominio”, finita dalla letteratura nei laboratori; oppure, la costruzione e la ricezione di tecnologie come la “eutelegenesi” (inseminazione artificiale con propositi eugenetici) o la “partenogenesi” (riproduzione senza fertilizzazione), a testimonianza di come le idee si muovano da un milieu culturale-sociale ad un altro.

Secondo la Squier, la grande forza persuasiva dell'eugenetica si deve al potere del movimento analogico dalla zootecnica al miglioramento dell'assortimento umano. Scrivendo in particolare di “Tissue-Culture King” di Julian Huxley, la Squier si interroga sulle analogie tra le prime versioni delle tecnologie riproduttive. In queste analogie, si possono ritrovare, incorporati, “profondi conflitti tra i due aspetti più problematici della tecnologia riproduttiva contemporanea: la tendenza ad usare le persone come cose... e la tendenza al totalitarismo”.

La tecnologia dell'ectogenesi, o gestazione extrauterina (lo sviluppo completo di un feto fuori dal grembo materno) viene analizzata dalla Squier attraverso la vita e il lavoro del fisiologo-genetista J. B. S. Haldane e il Warnock Report del 1984. Paradossalmente, la Commissione Warnock da una parte asserì la sua incapacità di formulare un giudizio sul futuro dell'ectogenesi, dall'altra stabilì che che la gestazione al di fuori dell'utero oltre i 14 giorni fosse da considerare fuorilegge. La Squier vede l'ectogenesi come un tipo di risposta maschilista all' “ansietà verso l'asimmetria riproduttiva umana”; la tecnologia in vitro, dice la Squier, è un mezzo per assicurare che lo sperma e l'ovulo siano “egualmente alienati dal momento dell'unione”. Muovendo dall'ectogenesi alla selezione sessuale pre-natale, la Squier si sposta sulk lavoro di Charlotte Haldane, il cui racconto “Man's World” esplora le implicazioni delle procedure di selezione sessuale sessant'anni prima che queste sano divenute realtà. La Squier nota, per esempio, che la riproduzione riconfigurata dalla scienza è una riproduzione al maschile.

La successiva appropriazione è quella da parte delle forze del business che trasformano la riproduzione in merchandising della gravidanza e del parto, in mercificazione del feto. Nel capitolo su Aldous Huxley, la Squier mette in relazione le tecnologie di visualizzazione con quelle riproduttive: “La storia delle relazioni tra tecnologie visuali e riproduttive è illuminante, specie se si prende in esame come lo sviluppo del feto è ritratto nelle rappresentazioni contemporanee. Il chè dovrebbe consentirci di sviluppare risposte più flessibili a tali rappresentazioni”.

La Squier porta come esempio il resoconto di Robert Edwards e Patrick Steptoe riguardo lo sviluppo della tecnologia in vitro che portò alla nascita di Louise Brown, il primo “baby in bottle”, facendo notare come la loro narrativa riveli “pratiche scientifiche saturate dalle metafore riproduttive e una esagerata attenzione al potere della visualizzazione che ha caratterizzato gli scritti di Aldous Huxley”. Il capitolo finale si concentra sugli scritti scientifici e fantascientifici di Naomi Mitchison, esplorando le relazioni tra letteratura e scienza e maternità. L'intuizione che illumina tutto il percorso della Squier è che esistono potenti relazioni culturali tra la creazione di fiction e di fatti, tra mondo, volontà e rappresentazione.

(non sarebbe ora di tradurlo in italiano questo libro ?)

Purtroppo, il discorso della Squier non è stato recepito granché, nemmeno dalle femministe (a proposito ma che fine hanno fatto ?).

Secondo la Strathern, ciò che avviene con la riproduzione artificiale è del tutto simile alla produzione di mondi e vite simulati artificialmente: ciò che conta come mondo reale è dislocato. Nella battaglia tra reale e virtuale, tra mondo e rappresentazione, vince la rappresentazione, e la volontà che la anima.

L'avvento delle nuove tecnologie riproduttive segnano la vittoria dell'artifattualità sulla naturalità, e della volontà di vivere sulla nolontà. La natura stessa diventa un prodotto morto dell'intervento deliberato. Simultaneamente, questo produce una riconfigurazione dei modelli riproduttivi che coinvolgono l'eredità, lo sviluppo, l'evoluzione. Le fondazioni naturali e le elaborazioni sociali vengono ridotte a materiale genetico individuale strumentalizzato. La riproduzione, spogliata di ogni umanità, diventa baby business.

Data articolo: febbraio 2006

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E-mail: Alessio Mannucci




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