COPERTINA
NO ALLE IMPRONTE DIGITALI ! - 41180 -4-4
 SCIENZA   TECNOLOGIA   ASTRONOMIA   SALUTE   ECOLOGIA   <<VARIE>>   POSTA 
  Cinema   |   Clonazioni   |   Cronache apocalisse   |   Curiosita   |   Diritti umani   |   Dario Fo   |   Economia   |   Espianto trapianto   |   Estrazioni del lotto   |   Guerra alle liberta   |   Globalizzazione   |   Eventi   |   Handicap 2000   |   Infanzia violata   |   Internet   |   I lettori ci scrivono   |   Libri   |   Mercati finanziari   |   Manipolazioni   |   Periodici   |   Petizioni   |   Vivisezione   |   Societa   |   Sondaggi   |   Violenze agli animali   |

Infanzia violata

Stupri di guerra 5
UE prima al mondo in pedofilia
Baby business 3
Il porno impero colpisce ancora
Psicofarmaci ai minori
Psico bambini 4
Apocalisse in Sudafrica
USA: pedagogia-shock
Psicofarmaci a otto anni
Diritti all'infanzia
Bambini soldato (parte 3)
Baby lavoratori
Bimbi e violenze a casa
I predatori di bambini...
Programmazione
Cina, traffico di bimbi disabili
Iran, bimbo condannato a morte
Cina, bambini schiavi
Il feto non è un essere umano
Bambini psichiatrizzati
Turismo sessuale con minorenni
218 mln di bimbi schiavi
132 mln di bambini sfruttati...
Schiave del sesso 5
Usa, diritti dei bambini
Rapporto pedofilia 4
The invisible children 4
Rapporto pedofilia 3
Schiave del sesso (parte 4)
Squadroni della morte 3
Bambini di strada (parte 3)
Anfetamine ai bambini...
Baby business 2
Gli squadroni della morte 2
Baby business
Bambini soldato (parte 2)
Bambini soldato (parte 1)
Rapporto pedofilia 2
Psico bambini 3
I nostri padri 2
Schiave del sesso (parte 3)
No ai psicofarmaci sui bambini
Il racket delle badanti
I nostri padri
Bimbi, le cifre degli abusi
UK, 400mila bimbi sotto Ritalin
Bambini di strada (parte 2)
Bambini di strada (parte 1)
Schiave del sesso (parte 2)
Schiave del sesso (parte 1)
Il suicidio delle vergini
Allarme infanzia nel Congo
Israele, strage bambini...
The invisible children 4
Italia, Baby militari in parata
Psico bambini 2
The invisible children 3
Scuola espelle bambino iperattivo
Pedo-porno on demand
Traffico di minori...
The invisible children 2
Spariti 1500 minori stranieri
Psico bambini
Madri selvagge
Punito perché affamato
Bambini e Internet
Save the children
Shaken baby syndrome
Bambini-operai in Cina
Cina: Bimbi venduti su Internet
Etiopia, bimbi venduti a 1 dollaro
The invisible children 1
Rapporto pedofilia 2005
Gli squadroni della morte
Via libera ai videogiochi violenti
Arrestato Gary Glitter
Guida per viaggiatori pedofili
Sempre più bimbi abbandonati
Rivoluzione sessuale III (abuso)
Usa, 2225 minorenni in carcere
Giù le mani dai bambini
Bambini soldato in Afghanistan
La pillola a bambine di 10 anni
Incesto e violenze psichiche
Bambini assassini
Colombia, trucidati 14 ragazzi
Fame per 150 milioni di bimbi
Bambine soldato
La mala education
Emergenza pedoporno
Child soldiers
Kenya, gli street children
Bambini resi orfani dall'AIDS
AIDS e giovani
Focolaio di Polio in Africa
SOS salute dei bambini
Lavoro minorile: una vergogna !
Sfruttamento sessuale dei bambini
Bambini rapiti in Uganda
Gli squadroni della morte 2
Gli squadroni della morte 2


redazione ECplanet

Chi sono gli squadroni della morte ?

In larga parte elementi della polizia locale e vigilantes: la loro scia di sangue è visibile soprattutto nelle aree più povere del Brasile e travolge indiscriminatamente criminali e civili innocenti. Il loro vero obiettivo è quello di “pulire” la società da soggetti ritenuti “indesiderabili” e, a dimostrazione di ciò, da alcune indagini è emerso che spesso le vittime sono di colore o omosessuali, quando non meninos de rua colpevoli di non pagare il biglietto dell'autobus: in questi casi la pallottola in fronte è spesso preceduta da abusi sessuali.

Colpiti dalla violenza anche i contadini senza terra, uniti nel magnifico e storico Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra per il quale Aleida Guevara ha riservato parole appassionate in occasione del vertice delle Americhe a Mar del Plata (fonte: Global Project). Dall'impietoso rapporto del 1998 (The Silent War) curato dall'organizzazione non governativa cattolica Jubilee Action, poco è cambiato. Il rapporto annuale di Amnesty International pubblicato tre anni più tardi non era meo drammatico.

È di pochi giorni fa la dichiarazione del parlamentare del Partido dos Trabalhadores Luiz Couto al quotidiano Correio da Paraíba: “Capita frequentemente che i commercianti di un quartiere contattino i gruppi di sterminio incaricandoli di eliminare ragazzi accusati di piccoli furti”. Altre vittime preferenziali sono i “difensori pubblici”, i sindacalisti, i contadini e alcuni imprenditori. La relazione finale di 600 pagine presentata da una Commissione d’inchiesta ha portato alla luce, tra le altre angherie, le numerose e impunite retate avvenute tra il 1999 e il 2002 a Timbaúba, al fine di uccidere 31 bambini e 6 adolescenti i cui corpi furono bruciati. La situazione è critica (soprattutto in alcuni stati quali Bahia, Espirito Santo e Rio de Janeiro) e va probabilmente al di là delle possibilità politiche di Lula e Couto, circondati da corruzione ed ostacolati a più riprese nei tentativi di riforma del sistema: perché, si è detto, gli squadroni della morte sono fatti da “uomini di stato” e spesso beneficiano della copertura di personalità politiche e di mandanti criminali. Arrestati nell'Acre i capi degli squadroni della morte coperti dalla polizia (Irene Lucania peacereporter 16.11.2005).

“Esquadrao da Morte Nunca Mais” (“Mai più squadroni della morte”), recita lo striscione affisso davanti al tribunale di Rio Branco nello stato brasiliano dell'Acre. È padre Massimo a raccontarci dell'arresto dei Capi dello “Squadrone della Morte” che ha terrorizzato lo Stato con delitti efferati: vittime con organi genitali strappati o mutilate di braccia e gambe. Le colpe delle persone torturate ? Aver ostacolato i “justiceiros”, così vengono chiamati questi feroci killer, nei loro loschi traffici. Ma si perde la vita anche per molto meno. Ne sanno qualcosa i “meninos de rua” (i bambini di strada), che popolano le favelas delle metropoli brasiliane, colpevoli di piccoli furti, di non pagare i biglietti dell'autobus, di rispondere male a un poliziotto o a un justiceiro e puniti per questo “con una pallottola in testa. Prima, però, vengono torturati, le bambine violentate, i corpi gettati nelle discariche oppure fatti a pezzi per evitare che vengano identificati”.

Questa la macabra testimonianza di Jubilee Compaign, una ong inglese, che in un rapporto intitolato “The Silent War”, la guerra silenziosa, snocciola cifre da eccidio: nel solo quartiere di Rio de Janeiro, la Baixada Fluminense, si registrano dodici omicidi al giorno, l'età media dei bambini si è abbassata da 10-12 anni a 4–5 . La maggior parte dei delitti rimane impunito, anche per la forte complicità della polizia di stato. “Il novantanove percento di noi” spiega M., agente di polizia che preferisce l'anonimato “pensa che i bambini di strada siano un problema che non ha soluzione. Assaltano le auto, usano droghe, rubano. Se per caso li arrestiamo, dopo un mese sono di nuovo fuori. Ci siamo veramente stufati. Pensiamo che sia meglio per tutti, e soprattutto per loro, se li facciamo fuori senza tante storie”.

E poi i Sem Terra, il popolo sempre più numeroso dei senza terra. Un altro bersaglio privilegiato degli squadroni della morte. Il movimento fdei Sem Terra. fondato negli anni Ottanta, sostiene oltre 57mila famiglie che hanno occupato terre incoltivate in 23 stati. Negli ultimi 10 anni, sono state uccisi oltre 1000 sem terra dagli squadristi della morte, spesso assoldati dai latifondisti. Anche in questi casi, la connivenza della polizia militare con gli assassini è palese. Anzi, spesso la stessa polizia diviene il braccio armato degli squadristi. Come è accaduto il 17 aprile 1996, nello stato di Pará, quando la polizia ha ucciso 19 contadini appartenente ai Sem Terra mentre manifestavano pacificamente. Il presidente brasiliano Lula, nel 2003, per far fronte all'emergenza ‘squadroni della morte’, ha chiesto l'intervento di un inviato dell'ONU, scontrandosi con la Corte Suprema Locale, che ha poco gradito l'ingerenza dell'ONU, adducendo il fatto che il Brasile al pari dell’Iraq vedrebbe in questo un'intromissione che ridurrebbe la propria sovranità nazionale.

Come ha constatato l'inviata dell’ONU, si tratterebbe di incriminare i “tutori della legge”, stipendiati dallo stato, che godono di forti appoggi a livello locale, spesso legati a criminali potenti. Nella sua riforma del sistema, il presidente Lula rischia di trovarsi impantanato in una fitta rete fatta di criminalità e omertà. La recente sconfitta del fronte del sì al referendum che chiedeva il divieto del commercio di armi, la dice lunga sulla situazione di barbarie che vige in Brasile: se la percentuale mondiale di morti per colpi d'arma da fuoco è del 2,8% in tutto il mondo, nel solo Brasile raggiunge l'11%.

THE SILENT WAR

Baixada Fluminense; periferia di Rio de Janeiro, una distesa informe di baracche in legno e lamiera, palazzoni di cemento nudo che da tempo hanno smesso di avere una dignità architettonica. Popolata da oltre 8 milioni di abitanti, la Baixada è, secondo le Nazioni Unite, uno dei posti più violenti al mondo: 12 omicidi al giorno, oltre a una serie di reati minori come scontri a fuoco e rapine. Il traffico di droga è ormai endemico, gli spacciatori vanno lì per raccattare manovalanza (corrieri, piccoli venditori, ecc.) e organizzare le loro guerre tra bande. Baixada è lo spaccato più drammatico di un paese dove lo stato di barbarie provocato dalla globalizzazione ha raggiunto ormai livelli che disumani è dire poco. Il quartiere vanta primati come: il più alto numero di bambini di strada, quello in cui i bambini si ammazzano di più (di solito ingerendo veleno per topi), quello in cui vengono commessi più omicidi e in cui l'età media dei meninos de rua si è abbassata di più negli ultimi anni: da 10-12 anni a 4-5. I ragazzini cominciano con piccoli furti e rapine, poi spaccio, per finire al soldo dei trafficanti che hanno decentrato i loro affari nella Baixada. Si fanno assoldare per povertà, stanchezza, e poi “per quella miseria che è la caratteristica di questa zona” dice Lucia Ines, una delle fondatrici della Casa do Menor.

“Miseria culturale, di fede, morale. Una miseria assoluta, perché la gente non ha più valori, ha perso tutto, a cominciare dalla stima di sé”. La maggior parte dei giovani qui non raggiunge i 18 anni. Vengono ammazzati prima. Dai trafficanti, perché il più piccolo sgarro viene punito con la morte, o dagli squadroni della morte, assoldati dai privati per garantire l'ordine. La Baixada vanta anche un altro primato: è la zona di Rio in cui i “justiceiros” ammazzano di più e più impunemente: 12 omicidi al giorno, tutti di persone “non identificate”, la maggior parte bambini, quasi sempre impuniti. I giornali non ne riportano neppure più la notizia, la polizia minimizza. Gli squadroni della morte fanno parte della vita quotidiana nella Baixada fin dal 1950, quando i justiceiros cominciarono a sostituirsi allo stato. Una specie di “servizio pubblico” (parole loro), tanto che qualcuno lavora per soldi e qualcun altro lo fa solo “per rendere un favore alla società”.

“Jubilee Campaign”, una organizzazione per i diritti umani inglese, ha svolto una accurata indagine sul campo, nella Baixada, su incarico del parlamento inglese. Ha intervistato “justiceiros”, poliziotti, meninos de rua e gente della strada e poi ha pubblicato un rapporto di 64 pagine, intitolato “The Silent War”. Un documento a dir poco agghiacciante. Gli squadroni, assoldati quasi sempre dai negozianti o dalle compagnie (per esempio quella dei Trasporti di Rio), sono formati da poliziotti, ex poliziotti, o killer professionisti. Per essere giustiziati non c'è bisogno di essere coinvolti nel narcotraffico. Basta che il menino commetta un furto, o non paghi il biglietto dell'autobus, che risponda male a un justiceiro o a un poliziotto, e viene freddato per strada, con una pallottola alla testa.

Così i ragazzi vengono ammazzati spesso in pieno giorno e nessuno denuncia il fatto perché sa che sarebbe ammazzato a sua volta. La polizia, quando non è direttamente coinvolta, è comunque connivente. Josè Sivuca, deputato per lo stato di Rio, passato alla storia, a suo tempo, per aver affermato che “un bandito buono è un bandito morto” ha spiegato in una intervista alla Abc News che “Una volta che la violenza si è installata in un luogo soltanto una violenza di senso contrario la può combattere”. In seguito alla pubblicazione del rapporto “The Silent War”, sono stati identificati i due squadroni della morte più importanti della Baixada. Il primo, formato da 26 persone e diretto dal 37enne Tiao da Mineira, il secondo, di 14 uomini, diretto da Chiquinho Tripa, ex poliziotto. Giudicati responsabili di innumerevoli omicidi, i membri delle due organizzazioni sono stati condannati fino a 60 anni di prigione.

Altri gruppi, come quello dei “Cavalieri Neri”, un misto di agenti di polizia e penitenziari, è finito nel mirino della giustizia. A denunciare i gruppi sono stati alcuni abitanti del quartiere, tra i pochi ad infrangere la legge del silenzio. I difensori dei diritti umani continuano a subire vessazioni, minacce di morte, diffamazione pubblica e a essere uccisi. Quelli che lavorano nelle aree rurali sono stati particolarmente vulnerabili alle aggressioni delle guardie assoldate dai proprietari terrieri, spesso con l'acquiescenza della polizia. Anche gli uffici del Difensore civico, creati di recente in alcuni stati, hanno subito una pressione crescente per il tentativo, attuato in diversi stati, di indebolire il suo mandato. L'attuazione di un nuovo programma per testimoni federali nel luglio 1999 ha garantito scarsa protezione a coloro che erano disposti a testimoniare contro la polizia o funzionari locali, in quanto mancava delle necessarie risorse finanziarie e del sostegno politico. Pochi posti sono stati offerti ai testimoni, e alcuni potenziali testimoni sono stati uccisi, specialmente quelli coinvolti nei casi più importanti, come la Commissione d'inchiesta del parlamento federale, sul traffico di droga.

Valdania Aparecida Paulino, un'avvocata per i diritti umani che lavora a Sâo Paulo, ha ricevuto diverse minacce anonime dopo aver accettato di occuparsi di Josè Nunes da Silva e Ednaldo Gomes, uccisi secondo le accuse dalla polizia militare di Sâo Paulo il 31 marzo 1999. Márcio Celestino da Silva, che ha testimoniato sulla morte dei due uomini è stato fermato dalla polizia nel giugno 1999 e trattenuto per quattro mesi: è stato picchiato, sottoposto a tortura con scariche elettriche e gli è stato ordinato di ritirare la sua testimonianza. A Belem, nello stato di Pará, la poliziotta e Difensore Civico Rosa Marga Roth è stata citata in tribunale da un delegato di polizia che era il principale sospetto di un caso di tortura. Il delegato di polizia l'ha accusata di reati fra cui diffamazione e manipolazione di testimoni. Alla fine del 2000 doveva ancora subire due processi.

CIDADE DE DEUS (CITY OF GOD)
Fernando Meirelles Brasile/Francia/USA 2003

Tratto dal romanzo del brasiliano Paulo Lins, il film racconta la vita di una favela – Cidade de Deus – ai margini di Rio de Janeiro, partendo dagli anni ’60, per contrapporre al suo disfacimento l'ascesa di alcune potenti gang di quartiere. Buscapé, undicenne locale con un speciale talento per la fotografia, insegue i suoi sogni per sfuggire ad una esistenza segnata dal crimine e dalla corruzione. Tra episodi di violenza e il patimento di una povertà devastante, il timido studente descrive così il suo mondo e quello delle feroci bande giovanili, rischiando di frequente la propria incolumità.

Attraverso trent'anni di vita (dai 60’ agli 80’) e la prospettiva di due generazioni, “City of God” racconta la discesa agli inferi di un'intera classe sociale condannata ad implodere entro i confini della propria miseria, il cui esilio, culturale ed economico, ha irrimediabilmente condisceso all'inasprimento di una cornice esistenziale avvelenata dalla violenza e dalla criminalità. La morte si perde per il regista Fernando Meirelles nei dettagli del quotidiano, come parte dello spazio scenico a cui lo sguardo finisce, suo malgrado, con l'abituarsi. È l'impulso indotto da una ricerca estetica e narrativa che ostenta toni documentaristici, per giustificare il senso di una realtà volutamente non spettacolarizzata, ma piuttosto rifinita da Meirelles con una peculiare interdipendenza tra i cromatismi della scena e la graduale metamorfosi dell'ambiente.

Il degrado dello scenario suburbano viene espresso nella sua integrità dalle scelte di pre-produzione: ricorrendo, cioè, a circa 200 attori non professionisti scelti tra le favelas – molti chiamati ad interpretare la loro stessa vita – per consentire una verosimiglianza scandita dalla fisionomia, dal linguaggio e dalla gestualità di coloro che non tracciano linee di demarcazione tra l'artificio cinematografico e la dolorosa incidenza della propria routine.

(Francesco Russo, Tempi Moderni)

LO STERMINIO DEI BAMBINI

(...) Nelle pieghe dei grandi centri urbani brasiliani, è in corso un silenzioso sterminio di minori dediti a piccoli reati che si configura in una vera operazione di guerra. Una guerra che porta gruppi capeggiati da poliziotti a compiere pestaggi e torture, o alla costituzione di squadroni paramilitari promossi o tollerati dalle forze dell'ordine col pretesto che quei ragazzi sono irrecuperabili e pericolosi. Vengono chiamati “justiceiros”, “Polizia mineira” o “squadroni della morte”. Diversamente da quelli degli anni 70, non sono più formati esclusivamente da poliziotti...

(...) Questa guerra dei meninos è uno dei lati oscuri e sconosciuti della crisi sociale brasiliana la cui causa è però ben precisa: secondo dati ufficiali, il 44% dei bambini e degli adolescenti del paese vivono in famiglie con un reddito pro capite di mezzo salario minimo. Tra questi, più della metà vivono in famiglie con un reddito inferiore al quarto di salario minimo a testa. È un esercito di 27 milioni di minori che vivono in condizioni di indigenza; una miseria che riproduce e alimenta la violenza. Questo è il clima ideale per la nascita e il rafforzamento degli squadroni della morte, che non colpiscono più solo gli adulti ma anche gli adolescenti e in misura sempre crescente. Benché impreciso e sotto stimato, il numero dei ragazzi assassinati dagli squadroni perché sommariamente giudicati “colpevoli”, ha raggiunto nel 1989 la media di uno al giorno. Ogni 100 deceduti di morte violenta, 33 vengono eliminati dai justiceiros. E in questa casistica rientrano unicamente le vittime dei gruppi di sterminio. Non vengono considerati i casi di omicidio perché, incredibilmente a dirsi, i dati non sono disponibili. Ma ci sono indizi che mostrano la gravità del quadro generale: solo a Rio de Janeiro, nel periodo tra gennaio e luglio del 1989, sono stati 184 i minori vittime di omicidio...

(...) In varie parti del paese è in atto uno sterminio dei minori, e devo purtroppo riconoscere che esistono poliziotti coinvolti in questa mattanza – ha dichiarato il segretario per la Sicurezza di Rio de Janeiro, Hélio Saboya, che prima di far parte del governo ha militato in movimenti per la difesa dei Diritti Umani...

(...) Ci sono momenti in cui mi chiedo chi è il vero bandito quando vedo le esecuzioni degli squadroni – commenta Almeida Filho, segretario per la Sicurezza dello Stato del Pernambuco [il Brasile è una Repubblica Federale formata da 25 Stati – n.d.t.], ormai rassegnato a leggere rapporti su ragazzini assassinati in Pernambuco dopo che hanno subito torture indicibili. Vi sono casi di sadismo bestiale: organi genitali amputati, occhi strappati; i corpi presentano sempre numerose bruciature di sigaretta e coltellate...

(...) Il problema è dovuto al continuo aumento di adolescenti, maschi e femmine, che cercano sulla strada un mezzo di sostentamento...

Vincitore del Premio Maria Moor Cabot, categoria Menzione d'Onore, patrocinato dalla Facoltà di Giornalismo della Columbia University, USA, “A Guerra Dos Meninos” (in it. “Lo Sterminio dei Bambini”, Baffi, 1990) di Gilberto Dimenstein è il resoconto di un'inchiesta sullo sterminio sistematico dei meninos de rua in Brasile. L'enorme scalpore suscitato dalla pubblicazione del libro, ha contribuito a una presa di coscienza più realistica del fenomeno dei "bambini di strada" da parte della popolazione brasiliana, fino ad allora considerati un flagello da combattere anziché delle vittime. Il libro ha dato origine a una Commissione Parlamentare di Inchiesta sull'infanzia abbandonata. “Quando si elimina un bambino di strada, si fa solo un favore alla società” (Silvio Cunha, presidente dell'Associazione dei Commercianti di Rio).

Fonte: Peacelink (2 Dicembre 2005) / gennaio 2007

Link correlati all'articolo:

www.jubileeaction.co.uk

The silent war (pdf)

Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra

La guerra dei meninos




VERSIONE STAMPA  VERSIONE STAMPA     INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO


N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
Ultima modifica = (11-01-2007:08:05)  EDIT ARTICLE Nr. 28560  


Mailing List
Richiesta iscrizione

Mailing List
Richiesta cancellazione


Copyright © 1997 - 2008 ECplanet - tutti i diritti riservati , disclaimer
Admin PPK-Webbased Content Management System (C) by PPK-Webprogram
Benchmark timer:stop( 0.4099)