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redazione ECplanet

Una generazione fa, le coppie sterili che desideravano un figlio avevano poche possibilità all'infuori dell'adozione. Oggi, i progressi di scienza e tecnologia hanno reso possibile “ordinare” i bambini da un menù di opzioni che comprende ovuli di donatrici, uteri in affitto e selezione dei geni. Negli Stati Uniti, la riproduzione umana artificiale è una realtà da tre miliardi di dollari ed è un'industria fiorente in tanti altri Paesi del mondo. E stiamo parlando di un “prodotto” che, secondo molti, non si dovrebbe mai trovare in vendita: un figlio.

“Baby Business”, di Spar Debora L. (Sperling & Kupfer, 2006) indaga questo nuovo settore di mercato, recente e globale, che si va sempre più aprendo a mano a mano che gli Stati si esprimono in materia. Attraverso la ricerca sulle cellule staminali, la surrogazione, lo scambio di ovuli, la “progettazione dei figli”, l'adozione oltre confine e la clonazione umana, si scopre chi sono i “fabbricanti di bambini” e la struttura del loro giro d'affari; l'influenza delle incongruenze legali e delle scappatoie intercontinentali; qual è, o dovrebbe essere, il ruolo dei governi nella regolamentazione di questa “industria”; in che modo gli attori di tale realtà possono affrontare le complesse questioni morali e giuridiche che si troveranno davanti con la sua evoluzione.

La procreazione assistita in Italia coinvolge oltre 20 mila coppie l'anno e alimenta un mercato di 400 milioni di euro. Un bambino che nasce dalla fecondazione medicalmente assistita, tra analisi, farmaci e trattamenti, può arrivare a costare circa 25-30 mila euro, se va bene. In certi casi il costo raddoppia. Se si va oltre le terapie standard, si può arrivare anche a 90 mila. Nel 2005, i bambini venuti al mondo in Italia grazie alle tecniche di fecondazione assistita sono stati quasi 9 mila, su un totale di circa 30 mila trattamenti eseguiti, un quarto dei quali effettuati all'estero per aggirare le restrizioni previste dalla legge 40, in vigore dal 2004. La fecondazione assistita coinvolge il 5-7% delle coppie con difficoltà a concepire (40-50 mila l'anno) e passa attraverso 326 strutture cliniche pubbliche e private (il più alto numero dell'Unione Europea).

Il saggio di Debora L. Spar, docente di business administration alla Harvard Business School, analizza a fondo il delicato tema del prezzo dei “bambini artificiali”, utilizzando, per la prima volta, il linguaggio e gli strumenti dell'economia aziendale. Secondo i dati forniti dalla Spar, si và dai 300 dollari per il seme al caso limite di 400 mila per un parto plurigemellare, passando per fecondazione in vitro e uteri in affitto, senza tralasciare qualche inedito «consiglio per gli acquisti»: la Danimarca per uno sperma meno costoso, Israele e la Gran Bretagna per le tecniche più avanzate.

«Metà delle coppie con problemi di infertilità riescono a concepire in modo spontaneo in seguito a terapie ormonali e chirurgiche mirate», dice Enrico Semprini, ginecologo esperto in fecondazione assistita con studio a Milano, Roma e Londra. In questo caso, concepire un bambino può anche costare l'equivalente di una visita specialistica (300-700 euro), più il ticket del farmaco che stimola l'ovulazione e che viene dispensato dal Servizio Sanitario nazionale (il mercato degli ormoni dell'infertilità vale, in Italia, 69 milioni di euro l'anno).

Mentre per il concepimento assistito i costi variano a seconda delle strutture (pubbliche, convenzionate con il SSN, private) e delle tecniche: l'inseminazione in vivo, la fecondazione in vitro (Fivet) e, per i casi più difficili, l'iniezione diretta del seme nell'ovocita (ICSI). «Chi si rivolge al servizio pubblico», spiega Semprini, «paga esclusivamente un ticket di 48 euro per ogni ciclo. Mentre paga una parte della terapia la coppia che si reca nei centri convenzionati con il SSN: tra i 500 e gli 800 euro a ciclo».

Diversi i costi delle strutture private. Li elenca Semprini, a partire dal protocollo diagnostico che precede le terapie: «Da un minimo di 500-700 euro fino a 10 mila nei casi che prevedono anche una laparoscopia. A questa cifra vanno aggiunti: 800 euro per ogni ciclo di inseminazione intrauterina e 3.500-4.500 euro per le tecniche extracorporee. Più i farmaci: quasi mai convenzionati e con costi tra i 150 e i 200 euro a confezione». Immaginando mediamente da 4 a 6 cicli di trattamenti, tirare le somme, alla fine, è un semplice esercizio di aritmetica, tenendo conto che soltanto il 20% delle fecondazioni assistite si conclude con una gravidanza. Certo, in un paese come l'Italia, con un tasso di fertilità tra i più bassi del pianeta, sono tantissimi gli aspiranti genitori disposti a spendere «qualsiasi cifra» e a girare il mondo pur di ottenere quel figlio che, dice la Spar, «gli altri fanno gratis».

Le limitazioni imposte dalla legge 40 sono destinate ad aumentare i rischi di insuccesso. Secondo dati preliminari, il limite di inseminazione di tre ovociti previsto dalla legge implica una percentuale di successo inferiore del 10-12% rispetto a prima. Un limite, quello dei tre ovociti, che non solo riduce la percentuale di successo per ogni ciclo, ma comporta rischi per la donna e per i nascituri, soprattutto il rischio di parti multipli e quindi l'eventualità che nascano bambini prematuri con deficit neurologici, respiratori o sviluppo compromesso.

L'OMS consiglia di trasferire due embrioni alla volta (regola adottata in vari paesi). Se con un solo feto la possibilità che sia un bimbo prematuro, che nasca prima della 36ª settimana, è del 6%, con due gemelli sale al 58 e con tre a oltre 60. Il numero di embrioni da impiantare dovrebbe dipendere dalla condizione di ogni singola donna. Più giovane è, meno di 35 anni, più alta è la possibilità che i tre embrioni trasferiti diano una gravidanza plurima.

Fonti: Repubblica Online, Panorama / dicembre 2006

Link correlati all'articolo:

Egg Donation, Inc.

California Cryobank - The Leading Donor Sperm Bank

TASC The American Surrogacy Center
Comprehensive information for surrogacy and egg donation!


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