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Schiave del sesso (parte 3)
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di: Alessio Mannucci

Recentemente, ha fatto scalpore la proposta del Ministro Amato, che per combattere il dilagare della prostituzione minorile (e relativa tratta di esseri umani) ha proposto di colpire i clienti delle prostitute. “Bene Bravo !”, ha commentato entusiasta Don Oreste Benzi, fondatore dell'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, impegnata da qualche anno contro il racket dello sfruttamento sessuale.

Tanto alla fine la politica si fermerà davanti ai 10 milioni di italiani che vanno con queste ragazzine trattate come delle schiave dai loro sfruttatori». Come è suo solito, dice pane al pane e vino al vino Don Benzi. «Andando con una prostituta, soprattutto con quelle vittime della tratta, il cliente paga non la ragazza ma il criminale che la tiene segregata, per avere un corpo sul quale sfogare le sue perversioni». In qualche modo, sostiene Don Benzi, il cliente è complice dello schiavista. Il punto di vista di don Benzi è quello di chi, tutti i giorni, si trova davanti all'orrore: «Ho accompagnato a Roma una ragazzina romena che si è salvata dopo essere stata gettata dal quarto piano dai suoi aguzzini...».

L'idea di Amato, secondo la quale i diritti delle donne vanno salvaguardati anche colpendo i clienti, ha iniziato a fare breccia, tanto che la diessina Barbara Pollastrini ha ipotizzato anche qualcosa di più «di una semplice misura amministrativa». Spiega il Ministro per le Pari Opportunità: «La questione si può studiare, perché qui siamo davanti a uomini adulti, maturi, che vanno con della ragazze anche minorenni». Ci tiene a precisare che la prostituzione è cambiata: «Non siamo più di fronte a prostitute che lo fanno per libera scelta e, quindi, non possiamo più girare la testa dall'altra parte». «Prima liberiamo tutte le schiave e vediamo quante ne rimangono a fare questo mestiere», dice Don Benzi.

Gli ostacoli sono soprattutto di natura politica. La proposta del Ministro dell'Interno non è piaciuta, ad esempio, al deputato Vladimir Luxuria: «La prostituzione in Italia non è reato quando chi la esercita è maggiorenne e lo fa per libera scelta... Chi ricorre al sesso a pagamento non è una persona squallida da punire ma un libero cittadino, spesso solo, anziano, vedovo o non particolarmente attraente» (d'altronde, cosa volete che vi dica una che si chiama Luxuria ?, ndr)

E proprio qui stà il problema. Perché la prostituzione non costituisce reato ?

Secondo Don Benzi basterebbe applicarea la circolare Pisanu 2 gennaio 2006 n. 1025 per liberare immediatamente moltissime ragazze. Basterebbe applicare l'articolo 27 comma A del DPR 334/04 della legge 286 /1998 per cui è sufficiente che un ente riconosciuto garantisca per le ragazze il loro stato di prostituzione forzata e sfruttata per avere subito il permesso di soggiorno senza il bisogno di denunciare i magnaccia.

“Perché non si riforniscono le questure e le stazioni dei carabinieri degli strumenti per valutare l'età e così arrestare subito i clienti che usano le minorenni per soddisfare i loro genitali ? Perché si permettono tanti atti di favoreggiamento proibiti dall'art. 3 della legge 75/58? Perché non si puniscono coloro che dovrebbero applicare le leggi mentre non le fanno applicare ? Si punisce giustamente chi contrabbanda sigarette. Una ragazza sfruttata e schiava non vale più di un pacco di sigarette ? Perché le persone che detengono il potere (tipo la Luxuria, ndr) mentre affermano che in Italia la prostituzione non è vietata non dicono che sfruttare le donne per la prostituzione è un reato gravissimo ? Perché non dichiarano che ridurre in schiavitù le persone è un atto criminale gravissimo ?”.

Siamo alle solite. Le leggi ci sono. Ma non si applicano. Come mai ?

La convenzione ONU del 1951 dice a chiare lettere che la prostituzione è un male in sé e in quanto tale va condannata. Nessuna donna nasce prostituta, nel 90% dei casi qualcuno l'ha costretta a diventarlo, a meno che non si faccia riferimento a chi è diventata una vera e propria “impresaria del sesso” solo per arricchirsi.

Ma chi sono questi 10 milioni di italiani, maschi, che vanno con le prostitute ?

La dottoressa Laura Spizzichino, psicologa della USL Roma E, di prostitute e di clienti ne ha visti molti, tanti da scriverci un libro: “La Prostituzione: il fenomeno e l'intervento psicologico” (Carocci Faber, 2005).

“Non c'è un cliente tipo”, dice la Spizzichino, “il cliente è sempre un personaggio difficile da agganciare ed esplorare e nelle ricerche sul campo, le persone individuate negano sempre di essere lì per quel motivo. Noi ne vediamo tanti perché siamo un centro HIV: vengono dopo, preoccupatissimi, e spesso hanno ansie eccessive rispetto al rischio. Vengono per l'assistenza ma anche per aprirsi, per capire cosa gli sta succedendo: soprattutto quelli che vanno con i transessuali s'interrogano sul loro desiderio. Si dice che l'unica caratteristica comune è che il cliente è un uomo, ma non è vero: spesso, soprattutto i transessuali, sono chiamati da coppie. Le motivazioni dei clienti sono tante: il desiderio di fare qualcosa di trasgressivo, prestazioni che non si possono chiedere alla compagna stabile, oppure un malinteso senso di mascolinità: la maggioranza dei clienti chiede rapporti senza preservativo e questo basta per dimostrare, a se stessi, grande virilità [...] Ci sono poi quelli con handicap, che non riescono a fare sesso se non a pagamento. C'è chi lo fa per avere un'esperienza ludica, chi invece per sentirsi potente, per svilire e umiliare un'altra persona”. C'è chi mi dice: “dopo essere stato in ufficio, frustrato, con una prostituta io mi sento potente.

Mi raccontano violenze fisiche, sessuali, ma anche psicologiche. Vi sono uomini con doppie vite, terrorizzati all'idea di contagiare moglie e figli, cosa che peraltro accade [...] Nessuno ha dati precisi, ma se è aumentata l'offerta vuol dire che è cresciuta la domanda. E stiamo parlando solo della prostituzione di strada. Ci sono poi anche le case d'appuntamento, come una volta, locali in cui c'è scambio di denaro per prestazioni “soft”, i locali in cui si pratica lo scambio di coppia. Ci sono molte persone con patologie legate al sesso e uno dei sintomi è proprio la ricerca compulsiva del sesso a pagamento. Ma non dobbiamo dimenticare che molti clienti diventano partner stabili: noi qui abbiamo visto più di trecento fidanzamenti, sia con donne che con transessuali. È un continuum: da una parte c'è il cliente che diventa fidanzato, dall'altro il pappone. E in mezzo infinite gradazioni”.

La prostituzione in Italia è cominciata ad essere tollerata a partire dal 1860, anno del regolamento che ha visto scomodarsi Cavour in persona, al massimo controllata per evitare il diffondersi di malattie. Ma è con la legge Merlin del 1958 inizia l'apogeo del sarcasmo giuridico. Oltre alla notoria abolizione delle case di prostituzione - le famose case chiuse - la legge prevede il divieto dell'apertura delle stesse, la non punibilità della prostituzione in quanto tale e il divieto di qualsiasi attività che consenta, favorisca o agevoli la prostituzione.

Legalmente, per casa di prostituzione, viene inteso “qualsiasi spazio circoscritto, composto da uno o più ambienti nel quale si trovino o convengano appositamente una o più persone disposte a prostituirsi con chiunque vi acceda con finalità lussuriose”. Stupisce allora, data la reclusione dai 2 ai 6 anni, ma soprattutto la multa da € 258 a € 10.329, che nessun governo abbia proposto di incentivare i controlli per rimpinguare le casse dello stato. Eppure, basta sfogliare un qualsiasi giornale per accorgersi degli innumerevoli annunci e pubblicità di fantomatiche massaggiatrici, con tanto d'indirizzo annesso.

Mentre è facile immaginare che le “abituali prestatrici d'attività sessuali a fini di lucro” che troviamo sui giornali, siano libere e consenzienti, molto più difficile è crederlo per le donne e gli uomini, spesso minorenni, che troviamo giornalmente sui bordi delle strade. La L. 269 del '98, modificativa della già citata L. 75 del '58, molto ha fatto in favore della lotta allo sfruttamento sessuale dei minori, ma molto c'è ancora da fare per ciò che riguarda la fattispecie generica. Tra i delitti contro la libertà individuale - TitoloXII, Capo III, Sezione I - l'art. 600 del codice penale prevede, per la riduzione in schiavitù o per la riduzione in forme analoghe alla schiavitù, la reclusione da 5 a 15 anni. E proprio tra quelle forme analoghe, la giurisprudenza ha introdotto la condotta dei soggetti che privando dei documenti personali giovani straniere, le inducano alla prostituzione. L'induzione, in pratica, consiste nel convincere un soggetto a prostituirsi o nel rafforzare questo convincimento se non ancora consolidato o nel persuadere dal desistere chi vorrebbe smettere. A norma dell'art. 600 sexies, terzo comma, la pena è aumentata se il fatto è commesso con violenza o minaccia.

Stupisce allora vedere ogni notte le strade riempirsi di baby-schiave senza che poliziotti o carabinieri intervengano. Basta passare sulla Via Laurentina o sulla Via Salaria a Roma, per esempio, oppure, sempre a Roma, vicino alla “zona bene” dell'Eur, di fronte al Santuario della Madonna delle Tre Fontane. Perché non si interviene a tutela delle schiave del sesso? Dato che in molte strade d'Italia è possibile ritrovare quantomeno il reato di favoreggiamento oltre alla già citata forma analoga di schiavitù. Ed è lecito presumere lo sfruttamento, ossia anche occasionale indebita acquisizione dei profitti procurati da chi si prostituisce, con la vendita del proprio corpo.

Va inoltre precisato che per lo sfruttamento violento - forma aggravata di sfruttamento - deve ricorrere la libera volontà di prostituirsi e il successivo uso della violenza per l'acquisizione dei profitti. Se la violenza o la minaccia è precedente e diretta ad indurre alla prostituzione per fini di lucro, si ricade nel reato d'estorsione.

E perché non si interviene contro la vendita di prestazioni sessuali via internet a pagamento, veri e propri atti di prostituzione ?

Anche in questo caso, può benissimo configurarsi il reato di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione a carico di coloro che abbiano reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne abbiano consentito lo svolgimento, creando i necessari collegamenti via internet, o ne abbiano tratto un guadagno. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (sentenza 8 giugno 2004 n. 25464) precisando che l'elemento caratterizzante l'atto di prostituzione non è necessariamente costituito dal contatto fisico tra i soggetti della prestazione, bensì dal fatto che un qualsiasi atto sessuale venga compiuto dietro pagamento di un corrispettivo e risulti finalizzato, in via diretta ed immediata, a soddisfare la libidine di colui che ha chiesto o che è destinatario della prestazione.

I reati in questione sono quindi configurabili anche quando le prestazioni sessuali sono eseguite in videoconferenza con il fruitore della stessa, tramite internet, in modo da consentire a quest'ultimo di interagire in via diretta ed immediata con chi esegue la prestazione, chiedendogli il compimento di determinati atti sessuali.

Ma, allora, perché lo Stato non interviene ? Perché si permette che questo stato di cose degeneri sempre di più ?

Fonti: Rivistaonline.com, Il Giornale, Panorama / novembre 2006

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