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di: Alessio Mannucci

IL PRETE PEDOFILO (RECIDIVO) Ansa 12/09/05

“Errare humanum est Perseverare autem diabolicum”

La Corte d'Assise dell'Eure, nel nord della Francia, ha condannato a 12 anni di carcere padre Denis Vadeboncoeur che per anni ha approfittato di un ragazzino affidatogli dalla madre nella sua chiesa, a Lieurey.

Denis Vadeboncoeur, 65 anni, originario del Québec, si era trasferito in Normandia nel 1988, dopo aver già scontato una pena in carcere per abusi a danni di minori in Canada (20 mesi per sodomia e aggressioni sessuali). Stando a quanto detto dallo stesso prete durante il processo, alcune autorità cattoliche canadesi contattarono i colleghi francesi di Evreux, chiedendo loro di non divulgare informazioni riguardanti il suo passato.

La nuova vittima del prete pedofilo, Jan Luc, all'epoca adolescente, ha oggi trent'anni: gli abusi, le molestie e lo stupro sarebbero avvenuti nella piccola cittadina di Lieurey tra il febbraio del 1990 e l'agosto del 1993. Ad affidargli la chiesa di Lieurey, in Normandia, senza badare al suo passato, fu monsignor Jacques Gaillo. Durante il processo, Gaillot ha saputo spiegare poco della sua scelta, salvo che all'epoca, nel 1988, era «meno sensibile di oggi» ai problemi della pedofilia. Gaillot non ha saputo spiegare nemmeno perché, all'arrivo del vescovo suo successore, monsignor Jacques David, il dossier riguardante il parroco pedofilo non riportava nessuna nota sulla condanna a 20 mesi scontata in Québec.

L'inchiesta è scattata quando Jean-Luc, attrono ai 23 anni, dopo un esaurimento nervoso ha gridato alla madre: «Da 10 anni vado a letto con il parroco!». Per il giovane inizia un tormento fatto di sedute psicoanalitiche fino a ché non trova il coraggio di trascinare davanti alla giustizia il prete pedofilo che aveva avuto la faccia tosta di paragonare i suoi abusi sessuali a “incontri con Dio”.

La madre di Jean-Luc ha rivelato un risvolto ancor più inquietante: padre Vadeboncoeur era il suo confessore. A lui aveva confidato un segreto che nessuno al mondo avrebbe dovuto sapere, che Jean-Luc non era figlio del marito ma di un sacerdote. Il ragazzo ha dichiarato ai giudici che spesso il sacerdote gli metteva le mani addosso quando la madre ancora non se ne era andata, ma aveva soltanto voltato le spalle. «Ci ha traditi - ha gridato la madre - avevo piena fiducia in lui. Jean-Luc era un ragazzino, lui l'ha distrutto».

In tribunale, Vadeboncoeur è crollato facendo mea culpa. I testimoni lo avevano descritto come una persona «calorosa, amabile, gentile» (fin troppo, ndr).

IL PAPA RETICENTE

“Non Commettere Atti Impuri” (Sesto Comandamento)

Nel mese di agosto, Papa Ratzinger chiama a Roma il vescovo di San Francisco, William Joseph Levada, per occupare quello che fu il suo incarico, cioè la prefettura della Congregazione della Dottrina per la Fede (una congregazione di preti pedofili, ndr). Levada è responsabile di non avere impedito gli abusi a danni di bambini che per anni sono stati compiuti nella sua diocesi. Per questo è stato duramente contestato dalla comunità cattolica locale, e comunque a San Francisco dovrà tornare per testimoniare in uno dei processi tuttora in corso.

William Joseph Levada

La stessa cosa era successa due anni fa con il vescovo di Boston, Bernard Law, opportunamente chiamato da Woytila a ricoprire prestigioso incarico di arciprete (con rango di cardinale) di Santa Maria Maggiore (in America ci hanno fatto anche un libro e un film dal tittolo “I Nostri Padri”N ndr).

Il caso era esploso pubblicamente nell'estate del 2003, quando il quotidiano americano Worcester Telegram & Gazette pubblica un documento prodotto dalla Congregazione nel 1962 - “Crimen Sollicitationis” - che per 40 anni era stato custodito come “strettamente confidenziale” negli archivi segreti della Santa Sede (il documento sancisce la competenza esclusiva della stessa congregazione su alcuni gravi delitti, secondo quanto stabilisce il Codice di Diritto Canonico, tra cui “la violazione del sesto comandamento da parte di un membro del clero con un minore di 18 anni”). Il giornale riporta il caso di un avvocato di Boston, Carmen Durso, che ha consegnato una copia del documento al Procurarore Michel J. Sullivan chiedendogli di riscontrare gli elementi, all’interno della giurisdizione federale, per procedere contro le gerarchie vaticane, colpevoli di aver deliberatamente coperto i casi di abusi sessuali che vedevano coinvolti membri del clero.

Contemporanemente, il procuratore riceve una lettera di Daniel Shea, un avvocato di Houston (Texas), un ex seminarista che ha scoperto il documento e ne ha dato copia al quotidiano di Boston e all'avvocato Durso, che spiega come il documento venga citato come ancora in vigore in una nota dell’epistola “De Delictis Gravioribus” del 18 maggio 2001, che Joseph Ratzinger, allora ancora prefetto della Congregazione, aveva fatto recapitare ai vescovi e agli altri membri della gerarchia ecclesiastica. Nella lettera, Shea definisce il documento un “assurdo” giuridico, visto che a differenza degli altri delitti (dalla violazione del sigillo sacramentale a quelli contro il sacramento eucaristico) la pedofilia “è un reato, non un peccato”.

Su queste basi, Shea accusa Ratzinger di aver “coperto” le molestie sessuali su minori: “Questo documento dimostra l'esistenza di una cospirazione per nascondere questi delitti”. Una accusa “individuale, non legata alla funzione di prefetto della Congregazione ricoperta da Ratzinger”, dice Shea. L'avvocato ha raccontato che in un primo tempo Ratzinger non ha risposto alle accuse, ma quando il processo ha preso il via, gli avvocati del cardinale - a quel punto divenuto papa, il 19 aprile scorso - hanno richiesto al Governo degli Stati Uniti l'immunità riservata ai capi di Stato. Shea risponde che all'epoca dei fatti contestati Ratzinger era un semplice cardinale, e anche che “riconoscere la Santa Sede come uno Stato sarebbe una violazione della Costituzione statunitense”.

Il 20 settembre 2005, il Dipartimento di Stato americano accoglie la richiesta, avanzata dalla Nunziatura Apostolica, di concedere l'immunità diplomatica a Joseph Ratzinger in quanto capo di uno Stato sovrano.

Benedetto XVI è un “capo di Stato”, gode dell’“immunità diplomatica” e dunque, l'avanzamento di un procedimento nei confronti del pontefice sarebbe “incompatibile con gli interessi degli Stati Uniti in politica estera". Questo è quanto ha deciso la Corte di un tribunale del Texas che ha sancito la “non-processabilità” di Benedetto XVI, in quanto immune per il suo rango di capo di stato. Cioè, non potendo dimostrare la usa innocenza (in quanto colpevole) lo dichiarano immune.

E se, mettiamo caso, si fosse macchiato di crimini ben peggiori ?

Il giudizio sulla non processabilità, espresso dal vice ministro della giustizia USA Peter Keisler, sembra destinato a orientare definitivamente l'esito del processo. Vo è oltre tutto un precedente: nel 1994, una causa del tutto simile, avviata sempre nello stato meridionale degli USA, contro papa Giovanni Paolo II, fu chiusa dopo un'analoga posizione governativa. Senza dimenticare il caso Radio Vaticana (le antenne tumorali, ndr).

Juan Carlos Patino Arango

Quindi, riassumendo: Joseph Ratzinger è accusato (e di fatto, colpevole) di reticenza su varie molestie sessuali, tra cui quelle del seminarista colombiano Juan Carlos Patino Arango, assegnato alla chiesa di San Francesco di Sales a Houston, che ha abusato sessualmente di tre ragazzini durante le lezioni di orientamento psicopedagogico, svoltisi in chiesa, alla metà degli anni Novanta. Negli stessi anni, il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (Ratzinger, appunto) ha, di fatto, tentato di sottrarre il seminarista alla giustizia, avocando alla competenza della stessa Congregazione eventuali prese di posizione sulla questione. Insieme a Joseph Ratzinger, nel procedimento sono citati l'arcivescovo di Galveston, monsignor Joseph Fiorenza e i sacerdoti Juan Carlos Patino Arango e William Pickard.

Joseph Fiorenza

Daniel Shea, che il 16 agosto 2005 ha partecipato alla manifestazione “per la libertà sessuale e di coscienza, contro le cause delle deviazioni e sofferenze, a cominciare da quelle dei preti pedofili e delle organizzazioni pedofobe” che l'associazione anticlericale.net ha organizzato a Piazza San Pietro, in concomitanza con l'apertura a Colonia della Giornata Mondiale della Gioventù, distribuendo ai giornalisti presenti (tra i quali il sottoscritto) un dossier molto dettagliato, si è mostrato alquanto contrariato per la decisione del governo degli Stati Uniti di concedere l'immunità di Capo di Stato a Benedetto XVI: “Ratzinger si è appellato al primo emendamento alla Costituzione Usa (che sancisce la separazione tra Stato e Chiesa, n.d.r) come uno scudo, io lo userò come una spada”, ha minacciato.

Nessuno, inoltre, ha accennato quantomeno ad un risarcimento per i danni morali inferti alle vittime da i casi accertati di “pedo-cattolicesimo” che in America hanno coinvolto più di 4.000 sacerdoti. Tra i “protetti” da Ratzinger, figura pure padre Maciel, fondatore degli ultrareazionari “Legionari di Cristo”, accusato da ben otto ex discepoli di abusi sessuali. Quando, nel 1998, il dossier su Padre Marciel arrivò sulla scrivania di Ratzinger, fu praticamente sepolto, e al vescovo messicano Talavera Ramirez, che chiedeva giustizia, Ratzinger rispose (parole di Ramirez): “si tratta di materia molto delicata, dato che padre Maciel ha fatto molto per la Chiesa e in più è molto amico del papa”.

“Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti”

Amen

Sito citato e correlato all'articolo:

www.anticlericale.net

E-mail: Alessio Mannucci




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Ultima modifica = (28-10-2006:09:10)  EDIT ARTICLE Nr. 27165  


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