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Italia, Baby militari in parata
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redazione ECplanet

La parata del 2 giugno. I mostri del militarismo.

Baby militari. In divisa a 10 e 5 anni. “Amiamo l'Arma”.

Andrea Carrisi, 10 anni, e suo fratello Davide, 5, sono arrivati con i genitori da Messina per la parata di via dei Fori Imperiali indossando la divisa dei carabinieri: tenente e carabiniere semplice. “Ho sempre avuto simpatia per l'Arma - ha detto Andrea - e sono la loro mascotte da 3 anni”. Anche Davide vuole diventare la mascotte. Passione ereditaria: “Colleziono tutto ciò che riguarda l'Arma - ha spiegato il papà - le loro divise sono state realizzate da un sarto militare e Andrea gira l'Italia per feste e raduni e da grande diventerà carabiniere”.

Almeno loro, le idee chiare le hanno. E anche se avrebbero potuto potuto figurare bene fra i personaggi del mitico “I mostri”, il film anni '60 con Gasmann e Tognazzi, fra pugili suonati, videodipendenti cornuti e perbenissimi puttanieri, se non altro dimostrano di sapere cosa vogliono e non hanno il problema di sembrare quello che non sono. O meglio, di non sembrare quello che sono.

Ne abbiamo viste di tutti i colori in questi giorni di “festa della repubblica”. Un'allegra sagra del “qui lo dico e qui lo nego”, del “vorrei ma non posso”, del “non lasciatevi ingannare dalle apparenze” e via dicendo. Insomma una innaffiata di ipocrisia come non si è vista nemmeno quando la sinistra (quasi) unita decise di fare la guerra nel Kosovo. Allorché, per chi non lo ricordasse, il compagno D'Alema mandò i cacciabombardieri al di là dell'Adriatico. E le cose che abbiamo visto in questi giorni non ci consentono di pensare che dormiremo sonni tranquilli.

Ma del resto, quando si decide di andare al governo, o ci si comporta da governativi oppure è meglio lasciar perdere. Ed è inutile sforzarsi di mostrare un aplomb in linea con quanto si dice di essere, se poi i cosiddetti doveri istituzionali ti costringono a recitare quella parte che hai sempre detto di rifiutare. Insomma, se proprio non si voleva, allora si sceglieva un'altra strada senza pretendere, come dice l'antica saggezza popolare, di avere la botte piena e la moglie ubriaca. Credere che una spilla coi colori dell'arcobaleno possa “trasfigurare” la propria presenza sul palco delle autorità è una pirlata che solo un vanesio come Bertinotti poteva escogitare. Chissà? Forse sperava che qualcuno gli dicesse “bravo” ?

Comunque non c'è da stupirsi, perché il lungo viaggio attraverso le istituzioni teorizzato da sempre dai comunisti italiani (e non solo da loro) ha visto in continuazione passaggi anche peggiori che non salire su un palco per assistere ad una ridicola e assurda parata militare. Dall'intervento armato in Kosovo, come ricordavo poc'anzi, alle leggi anti immigrati, dalla svendita dei diritti dei lavoratori alla politica di unità nazionale, dalla repressione dei movimenti ai carri armati sotto le Due Torri, e via andare, per non citare, fra quelle che posso aver dimenticato, l'accettazione dell'articolo 7 della Costituzione o l'amnistia generalizzata ai fascisti firmata da Togliatti. Insomma, per una buona che possono aver fatto, subito ne fanno altre due per farsi perdonare e ricevere i complimenti di Confindustria e Vaticano. E questa, lo si voglia o no, è stata dapprima la prassi del Partito Comunista Italiano, poi dei Democratici di Sinistra, di Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani. Guardare a quel che succede nella riconquistata Bologna di Cofferati e dei procuratori “democratici” per convincersene.

Semmai c'è da meravigliarsi che ci sia ancora chi crede alla favola della “forza di lotta e di governo”. Anime belle, o si è di lotta o si è di governo !!! E senza tante ipocrisie. Senza fingere di essere un'opposizione di piazza precettando strumentalmente duecento volonterosi e un qualche viceministro per proclamare di essere ancora pacifisti tutti di un pezzo. Tanto è evidente che si tratta di un gioco delle parti, inventato per fare da sponda e dare un alibi al carismatico ex segretario e attuale prestigioso presidente della Camera. Come è evidente che mai come in questo caso nel quale sembrerebbe divisa, la sinistra governativa è invece unita e concorde. Da Prodi che dice: “ma che beeeella manifestasssione pacifista”, a Ingrao, per il quale le Forze armate tutelano la vita democratica e la libertà, da Napolitano che definisce la parata “una cosa splendida”, a D'Alema che parla del solido rapporto fra il Paese, i cittadini e l'esercito, a Rutelli che si sente “onorato” per finire a un impettitissimo Parisi che sfila fra i soldati a Nassirya.

E chiudiamo qui per carità di patria.

Insomma, nonostante le strumentali polemiche con le quali la destra vorrebbe accusare la sinistra di non essere abbastanza patriottarda e nazionalista, accreditando scioccamente i distinguo di cui si è detto, più che ad una parata militare - che a quanto si dice, per ragioni di budget, non è stata poi così marziale - abbiamo assistito a una parata carnevalesca nella quale tutte le maschere della “sinistra” istituzionale hanno recitato a puntino il loro copione. Con l'immancabile comparsata del cavaliere, il quale, per non sentirsi emarginato da questa “festa di popolo”, si è messo a saltellare per l'ennesima volta, gridando come un cretino “chi non salta comunista è”. Ci dispiace doverlo ammettere, ma forse questa volta i veri “mostri” non erano i piccoli Andrea e Davide Carrisi.

Fonte: Il Corriere della Sera del 3 giugno 2006




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