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Dislessia e disturbi apprendimento


di: Margherita Pellegrino

In questi ultimi anni, stiamo assistendo alla diffusione di teorie nel campo dell'istruzione presentate come verità scientifiche, che se attuate vanno a modificare radicalmente il nostro concetto di istruzione e l'istruzione stessa. Mi riferisco alle “certezze” e “verità” fornite nei corsi di formazione a docenti e genitori sulla dislessia e altri disturbi di apprendimento.

In una delle tante teorie estrapolate da una dispensa distribuita agli insegnanti in uno di questi recenti corsi, si legge: “Periodo dai 4 anni fino all'ingresso nella scuola primaria. Il bambino potenzialmente dislessico o con disturbo dell'apprendimento presenta:

- difficoltà di linguaggio

- ritardo fonologico (pronuncia e riconoscimento dei suoni delle parole)

- incapacità nell'eseguire esercizi metafonologici (fusione di suoni)

- disordine nell'organizzazione del foglio e nello spazio

- disturbo della memoria

- impaccio motorio

- labilità attentiva

- incapacità a ripetere sequenze ritmiche”

Solo questi parametri, ai quali a detta degli esperti gli insegnanti della scuola primaria dovrebbero attenersi per individuare gli alunni dislessici, bastano per lasciarci perplessi. Perché un bambino di quattro anni che sta mettendo piede per la prima volta nella scuola che presenta le caratteristiche di cui sopra dovrebbe essere considerato anormale e affetto da un disturbo, addirittura di origine neurologica ?

L'attenzione dell'insegnante sta venendo indirizzata ad osservare e individuare le carenze ed i comportamenti degli alunni, piuttosto che fornire strumenti e soluzioni per rendere più facile e agevole l'apprendimento e la trasmissione del sapere. Difficoltà e carenze espressive facenti parte del processo di apprendimento, vengono stigmatizzate e considerate disabilità.

Perché mettere tutta questa attenzione nel sottolineare le difficoltà del bambino ?

Esistono tesi completamente opposte che molti educatori hanno sperimentato che funzionano, come quella secondo la quale se viene data attenzione alle cose negative le rafforzi. Come ho avuto modo di constatare personalmente con i miei alunni, se si sottolinea solamente quanto fanno di sbagliato, non si ottengono cambiamenti o risultati, mentre al contrario se si evidenziano e valorizza quanto di corretto e di giusto è stato fatto e li si guida nel correggere gli errori, si ottengono cambiamenti e progressi.

Sono stati approntati tutta una serie di test da sottoporre ai bambini, sono stati fissati i tempi di apprendimento e le prestazioni che gli alunni devono essere in grado di dare; quelli che cadono fuori dai parametri stabiliti sono da considerare disabili, da segnalare a psicologi o neuropsichiatri.

Che cos'è questo se non un cambiamento strisciante dell'istruzione di matrice psichiatrica che sta venendo attuato nel nostro paese ?

Viene data grande importanza al modo in cui l'alunno pronuncia e scrive le parole. Come se la pronuncia e/o scrittura corretta fossero gli elementi determinanti nell'istruzione. E che dire di alunni che scrivono e leggono correttamente parole e frasi che per loro non hanno alcun significato e che hanno imparato a memoria ?

Che cosa è veramente importante nell'istruire ?

Sta venendo messa eccessiva enfasi su fattori marginali, trascurando invece l'elemento fondamentale che è la comprensione. La comprensione di parole, la comprensione di concetti, la comprensione di azioni, che gli permetteranno di saper fare e di applicare nella vita.

Le parole sono suoni e simboli convenzionali per dare un nome alle cose o per esprimere azioni o idee, abbiamo stabilito di chiamare la sedia “sedia” avremmo potuto chiamarla “foglio”, cos'è veramente importante ? Sapere di quanti fonemi (suoni) o grafemi (i simboli grafici) è formata la parola o sapere qual'è l'oggetto che essa sta ad indicare ?

Perché tanta enfasi sull'utilizzo di protocolli da ingenieria linguistica per scoprire i “disturbi di apprendimento” nei bambini. Studi recenti nel campo della didattica hanno dimostrato, tra l'altro, che errori di scrittura e di pronuncia svaniscono quando l'alunno chiarisce e comprende il significato di parole che aveva malcomprese o di cui non ne conosceva il significato.

Perché indottrinare gli insegnanti con tutta questa sofisticata e appariscente terminologia che sembra più voler dare un'immagine di competenza e scientificità che una reale comprensione del soggetto dell'apprendimento. Tutto ciò non fa altro che creare confusione e smantellare quanto di buono c'è nella nostra istruzione e soprattutto mettendo in pericolo il futuro delle nostre generazione.




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