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a cura di Marco Pellacani

...della sua malattia

È stata segregata in un bagnetto di servizio per trent'anni, chiusa a chiave, perché essendo affetta da un deficit mentale, la madre si vergognava di lei. In questo bagno di sei o sette metri quadrati è stata costretta a mangiare gli avanzi di cibo in ciotole di plastica, a dormire su una brandina, senza avere neppure la luce elettrica, e senza poter mai uscire.

Per lavarla, di tanto in tanto, la madre usava un tubo da giardino, e l'operazione si svolgeva sul balcone di casa, in un alloggio popolare di via Caduti per Servizio alla periferia di Pescara. L'incubo di questa donna, Giuseppina, di 52 anni, è finito nei giorni scorsi, quando è intervenuta la squadra mobile di Pescara, guidata da Nicola Zupo. La donna, che essendo affetta dalla nascita da un deficit mentale piuttosto grave parla poco, ora è ricoverata in ospedale per accertamenti, poi sarà condotta in un istituto specializzato.

Per la madre, Annina, di 73 anni, la Procura della Repubblica di Pescara ha disposto l'allontanamento dalla casa familiare, con il divieto di incontrare la figlia. Insieme ad Annina è stato indagato anche il marito, un ambulante, che sapeva tutto ma non ha mai denunciato quanto avveniva in casa. L'uomo non è il padre di Giuseppina, che porta il cognome della madre e non ha mai conosciuto il suo vero padre, così come la sorella di due anni più piccola. Per i coniugi le accuse sono di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona. L'intervento della squadra mobile è scaturito dalla segnalazione di alcuni parenti, che hanno raccontato agli agenti cosa accadeva in quella casa.

Ricostruendo la vita della donna “nascosta” dalla madre in un bagnetto di servizio per trent'anni, il dirigente della squadra mobile, Zupo, ha spiegato che Giuseppina e sua sorella sono state collocate in un istituto, per volontà della madre, subito dopo la nascita. La donna si vergognava dell'handicap di Giuseppina, alla quale appena nata era stata riscontrata una lesione cerebrale. La sorella di Giuseppina all'età di nove anni è tornata a casa ed ha cominciato a subire violenze dalla madre: veniva picchiata, chiusa in bagno per punizione e talvolta lasciata sul balcone, al freddo, fino a quando, all'età di 18 anni, è fuggita, e si è riavvicinata solo di recente. Giuseppina, invece, uscita dal centro, è stata affidata ad una zia (fino alla sua morte), e poi è tornata a casa dalla madre, che nel frattempo si era risposata ed aveva avuto dei figli (che, pero', non vivevano con lei).

E in questa casa - ha fatto notare Zupo - Giuseppina ha vissuto “in condizioni che neanche una bestia meriterebbe, anzi il cane della famiglia riceveva un trattamento migliore, visto che mangiava, nelle sue ciotole, in cucina”. Giuseppina è stata registrata all'anagrafe solo nel 1996, all'età di 42 anni, forse per consentirle di percepire una pensione di invalidità. Da allora, la donna usciva una volta al mese dalla sua “prigione”, accompagnata dalla madre, proprio per andare a ritirare la pensione.

In molti - ha fatto notare Zupo - sapevano tutto, ma nessuno ha parlato, e Giuseppina “si è quasi adeguata alla sua condizione, dopo trent'anni. Oggi parla poco e cammina con difficoltà, e per via della cataratta - tra l'altro - ci vede pochissimo”. A quanto pare veniva anche picchiata, visto che nel bagnetto c'era un bastone, ma anche a questo sembrava si fosse abituata. Su di lei è stata già disposta una perizia.

Fonte: "http://canali.libero.it" del 17-01-2006




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