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La madre si vergognava...
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a cura di Marco Pellacani

Adesso invece, mia madre prepara «solo» il cibo: come primo e secondo, c’è del passato di verdura, con un po’ di pastina e un omogeneizzato di carne (il tutto molto liquido e contenuto in una tazza); il pranzo si conclude con due yogurt e un kiwi frullato. Termino con un’altra tazza d’acqua. A darmi tutto questo ben di Dio, è di solito una donna della locale cooperativa sociale. Come me lo dà ? Bene, l’acqua l’assumo con la siringa grande, tipo il latte la mattina; l’acqua è particolarmente liquida e, quindi, qualche volta tossisco (normale disfagia). Apro poco la bocca, ma un cucchiaio c’entra e, perciò, con esso mi viene dato il cibo leggermente più solido. Non mastico e muovo poco la lingua: essa, da quando mi sono svegliato in rianimazione, non è più uscita dalla bocca (bocca che allora non aprivo per niente); ragion per cui, vado ancora più indietro con la testa per far scendere il cibo; ma, prima di deglutire e ingoiare queste prelibatezze, la chino in avanti.

Qualche volta, scrivo a mia madre di volere puré di patate (sempre piuttosto liquido) e gelato al cocco che si scioglie in bocca: queste sono autentiche leccornie! Mangiando e assaporando tali squisitezze, mi sembra di tornare normodato. Il medico, però, ha detto che non devo assolutamente ingrassare: quindi, purea e gelato sono poco frequenti. Eppure, enormi piatti di pasta me li sogno ad occhi aperti: essi sono colmi sia di spaghetti al sugo di pomodoro sia in bianco col nostro olio crudo, sempre con tanto parmigiano. E dire che dalle nostre parti la pasta non manca: il mio paese dista solo 10 chilometri da un altro ancora più piccolo, Fara San Martino, noto, non unicamente in Italia, per due suoi pastifici; per non parlare della nostra ottima pasta fatta in casa e anche della nostra altrettanto ottima polenta. Ma torniamo alla fine del mio misero pranzo: ho già detto che esso termina con una tazza d’acqua, più per pulire la bocca e per pisciare ulteriormente che per sete; ribadisco, per urinare molto e per diluire di più il sangue, bevo soprattutto tanta acqua.

Finito di desinare, la ragazza della cooperativa mi lava il mento con l’acqua della solita bacinella; mi lava pure l’occhio sinistro e vi instilla di nuovo delle gocce artificiali. Prima di tornare all’agognato computer, devo aspettare che mi pulisca i denti, per quello che può: la pulizia viene effettuata con lo spazzolino e del collutorio diluito con acqua; quando tocca un dente, mi dà un po’ fastidio; è una carie che, nel periodo natalizio del 2001, mi ha fatto male; poi, fino ad oggi, non si è fatta più sentire, per fortuna. Per fortuna perché nessun dentista può curare il dente cariato: non apro, infatti, a sufficienza la bocca.

Fine ottava parte

A cura del notiziario Cellule staminali di ADUC:

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