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La madre si vergognava...
La mia giornata tipo (13^ parte)
La mia giornata tipo (12^ parte)
La mia giornata tipo (11^ parte)
La mia giornata tipo (10^ parte)
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La mia giornata tipo (5^ parte)
La mia giornata tipo (5^ parte)


a cura di Marco Pellacani

Naturalmente, mia madre, dopo avermi tolto la benda, provvede pure a pulire l’occhio con dell’acqua fisiologica e poi vi instilla delle gocce artificiali. L’occhio destro, invece, non ha ovvia-mente bisogno di tutte queste attenzioni, ma esso è ambliope ed ha un visus cor-retto di 1/12. In definitiva, ho una cattiva vista e anche una leggera (per ora) otosclerosi all’orecchio sinistro, il tutto prima della trombosi: posso dire che piove sul bagnato.

Solo ora, girando la testa verso destra, sono in grado di vedere discretamente la mia gatta Fufi, non di rado stravaccata sul letto dei miei genitori, al posto della mamma. Quest’ultima, infatti, ha fatto fare una specie di finestra nel muro che divide la mia stanza da letto dalla sua; da me, è accesa una lampada durante tutta la notte, così lei può guardarmi e control-larmi. A questo punto, mia madre mi lascia, per tornare mezzora più tardi con mio padre (81 anni e anche lui diabe-tico) e con una tazza di latte per me: tutti e due provvedono a sistemarmi sul letto; quest’ultimo, oltre alle sponde, ha delle manovelle ai piedi; quindi, mio padre può alzare la metà superiore della rete; di conseguenza, mi ritrovo seduto sul letto e posso fare colazione.

Tuttavia, non solo apro poco la bocca e non mastico, ma non sono nemmeno in grado di suggerire; ragione per cui, la genitrice mi dà il latte con una siringa grande; appena ho in bocca un sorso di tale liquido, inclino un po’ la testa indietro, così il latte scende; un attimo prima di deglutire e di inghiottire il tutto, chino la testa in avanti; facendo così varie volte, entro circa dieci minuti, termino questa mia colazione.

Verso le otto, arriva mia sorella (quasi 43 anni) con un’altra persona (di solito una donna della locale cooperativa assistenziale). Tutte e due mi tolgono il pigiama e mi lavano dappertutto - mia sorella Gianna, con uno spazzolino e del collutorio diluito in acqua, mi puli-sce anche i denti per quello che può e, ogni due mattine, mi fa la barba con la macchinetta elettrica - e, molto in breve, ecco come fanno: usano tre diverse baci-nelle d’acqua e dei guanti di spugna. Il momento più delicato, però, arriva quando mi devono mettere il nuovo cappuccio, dopo aver tolto ovviamente quello del giorno prima. Che cos’è il cappuccio ? Esso è un preservativo molto, ma molto grossolano, tutt’altro che ultra sensibile; in più, ha il serbatoio bucato anteriormente; quasi alla base del pene, viene messa una striscia biadesiva che circonda la mia appendice urinaria nei pressi del suo punto di congiunzione al resto del corpo; anche l’estremità posteriore del cappuccio aderisce ovviamente a questa striscia biadesiva; una volta messo il cappuccio al pene (compito svolto sempre da mia sorella, mentre l'altra donna regge solo il mio sesso molliccio), al buco del serbatoio viene inserito l’ingresso di un tubo di piccolo diametro che è lungo quanto basta e tutt’uno con una sacca da gamba o da letto, a seconda se sto seduto o se devo dormire (alla base di questo contenitore, c’è un beccuccio, apribile per il suo svuotamento).

Fine quinta parte

A cura del notiziario Cellule staminali di ADUC:

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