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di: Marco Pellacani

Matteo Meneghini era da molti anni un grande amico di DM, oltre che socio della UILDM di Verona. Ben volentieri pubblichiamo questa bella lettera che lo ricorda, scritta dalla sua amica Nadia.

Possiamo pensare che la vita non sia eterna, che la morte sia un evento naturale, una tappa obbligatoria del nostro viaggio, ma quando questa arriva troppo presto, a 23 anni, possiamo avere un atto di forte ribellione.

Matteo ci ha lasciato e noi ci stiamo chiedendo, tutti sconcertati, “perché?”. Ma non ci sono risposte, non c'è nessuno che possa avere parole di conforto per i genitori, per coloro che l'hanno conosciuto e amato.

Matteo, 23 anni, ragazzo che adorava la vita, nonostante questa lo avesse privato della salute, regalandogli la Duchenne; Matteo, ragazzo che avrebbe voluto “sfondare” nel mondo dell'informatica, con la sua esaltante passione per il computer, tanto da convincere anche me ad acquistarlo. Spesso mi spiegava al telefono tutto quello che dovevo fare o mi insegnava a capire quei programmi che non riuscivo a comprendere.

Matteo che amava la velocità, nonostante la sua unica supermacchina fosse la carrozzina che spesso pensava di “far truccare” per correre un po' di più.

Matteo, capace di vivere la vita giorno dopo giorno, senza infierire contro il destino che era stato con lui troppo avaro, che non gli aveva offerto che delusioni e privazioni, che non gli aveva mai dato la gioia di essere come tutti i ragazzi della sua età, che non gli aveva mai fatto sapere cosa potesse essere la gioia di andare a ballare, di andare al cinema in compagnia di una ragazza, di fare il ragazzo “normale”; ci ha lasciato per intraprendere un viaggio prematuro, un viaggio senza ritorno.

È partito troppo improvvisamente, senza darci il tempo di capire che era fra noi e che potevamo ancora fare delle cose per lui. E' partito troppo in fretta, con il suo bagaglio fatto di una grandissima forza di volontà, di dolcezza.

Non ci ha lasciato tempo sufficiente per potergli comunicare il nostro grande affetto. Si rimandava sempre al giorno dopo, senza rendersi conto che con lui anche il tempo era divenuto tirchio e passava troppo in fretta. La convinzione di averlo ancora a lungo fra noi ci ha fatto solo male perché tutto è rimasto nell'aria, quasi sospeso, e non abbiamo più nessuna opportunità per fargli sentire la nostra voce che urla, perché ci possa sentire, in qualsiasi posto ora egli sia.

Ora, se vediamo una rondine che vola felice nel cielo, possiamo pensare che sia lui, privo di un corpo martoriato dalla distrofia e non solo. Lo porteremo sempre dentro di noi, perché è con noi che vogliamo che rimanga, per poterlo coccolare e amare sempre ancora molto, come abbiamo fatto quand'era qui, per sentirlo accanto a noi per tutta la nostra vita.

Nadia Minardi

Articolo tratto da DM 139 - agosto 2000. DM è un trimestrale edito dalla Direzione Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare. La Redazione di DM ha sede in: Via P.P. Vergerio, 19 - 35126 Padova, Tel. (049) 8025248 - Fax (049) 8025249 e-mail: redazionedm@eosservice.com.




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