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r.s. a cura della redazione ECplanet

...in tribunale per la libertà

Pugno di ferro del regime sui dissidenti che usano le armi del diritto

Di questi giorni la condanna di Chen Guangcheng, il legale cieco. Chen Guangcheng è un contadino non vedente che ha imparato da solo il mestiere di avvocato. È stato condannato a 4 anni e 3 mesi per aver denunciato gli aborti forzosi da parte della polizia.

Gao Zhinsheng, pechinese, è uno dei leader del “movimento degli avvocati”. La polizia lo ha messo in carcere. I suoi familiari sono agli arresti domiciliari.

Zhao Yan, collaboratore della redazione pechinese del New York Times, si è preso 3 anni per frode. Ma è stato assolto dall'accusa più grave, quella di aver divulgato “segreti di Stato”.

PECHINO - Zhao Yan, giornalista cinese del New York Times, è stato condannato a tre anni di carcere. Chen Guangcheng, celebre avvocato cieco che denunciò gli aborti forzosi provocati dalla polizia, si è preso più di quattro anni. Le due condanne a poche ore di distanza l'una dall'altra segnano una pesante recrudescenza della repressione in Cina. Oltre alla stampa, l'offensiva del regime colpisce “il movimento degli avvocati”, un nuovo tipo di dissenso che usa le armi del diritto per difendere le libertà individuali nelle aule dei tribunali.

Il collocatore della redazione di Pechino del New York Times, il 44enne Zhao Yan, si è già fatto due anni di carcere in attesa di processo. La polizia politica lo aveva accusato nel settembre 2004 di avere divulgato «segreti di stato». L'occasione per perseguitarlo fu uno scoop del New York Times che nell'estate 2004 anticipò le dimissioni di Jiang Zemin (ex presidente della repubblica popolare ed ex segretario del partito comunista) dall'ultima carica che deteneva come capo delle forze armate. In realtà sembra che la polizia fosse da tempo in cerca di un pretesto per fare pagare a Zhao la sua attività precedente, quando lavorava nella stampa cinese e si era distinto per coraggiose inchieste di denuncia sugli aborti contro i contadini. Ieri il Tribunale di Pechino ha condannato Zhao per un reato di frode ma lo ha assolto dall'incriminazione ben più grave relativa ai segreti di stato che poteva costargli dai dieci anni alla pena di morte.

Questa è stata considerata una vittoria dai suoi difensori perché i giudici hanno avuto il raro coraggio di smontare il teorema accusatorio della polizia politica. Il suo legale, commentando la condanna di Zhao per il reato minore di frode, ha dichiarato: «Questo è il modo con cui di tribunali cinesi dichiarano una persona innocente». Ha sicuramente giocato in favore del giornalista del New York Times l'elevata visibilità internazionale del suo caso, che fu sollevato anche da George Bush in occasione del suo ultimo incontro alla Casa Bianca con il presidente Hu Jintao. Tuttavia la sentenza abbastanza clemente della corte di Pechino sembra confermare anche che qualcosa sta cambiando nel sistema giudiziario, e che una squadra di legali agguerriti come quelli che hanno difeso Zhao possono mettere in difficoltà anche il potere della polizia.

È sulla base di questa convinzione che da anni si sta sviluppando una «strategia legalitaria» da parte di una nuova generazione di attivisti democratici. La società civile cinese più evoluta ed avanzata - in particolare il ceto medio-alto delle grandi città - accetta sempre meno i soprusi dello stato e impara a difendersi usando le armi della Costituzione e del Codice Civile, che almeno in linea di principio affermano un ampio ventaglio di diritti individuali. Di recente si è costituito un vero e proprio “movimento degli avvocati”, esperti legali pronti a mettersi al servizio anche delle cause più disperate, come la difesa dei contadini le cui terre vengono espropriate illegalmente, la denuncia di casi di corruzione della nomenklatura comunista o i processi contro le industrie colpevoli di gravi danni all'ambiente. Ma i successi ottenuti da queste battaglie nelle aule dei tribunali stanno spaventando i vertici del regime, sempre timorosi che qualcosa possa minacciare il potere assoluto del partito unico. Anche se nei discorsi ufficiali il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao denunciano le piaghe della corruzione, il dissesto ambientale e le ingiustizie patite dai contadini, nella pratica le autorità di governo non ammettono che la società civile si difenda da sola.

Il caso di Chen Guangcheng è significativo. Questo contadino 34enne, non vedente per una malattia sofferta durante l'infanzia, è un autodidatta che ha imparato da solo il mestiere di avvocato. Divenne celebre alcuni anni fa vincendo delle cause in tribunale contro varie amministrazioni dello stato che non rispettavano le leggi sui diritti dei portatori di handicap. Questa sua prima battaglia fu gradita al Governo di Pechino e la stampa di regime lo trasformò in un paladino ufficiale della causa degli invalidi. Il clima attorno a lui cambiò quando Chen affrontò un'altra campagna: la denuncia della autorità della sua regione natale, lo Shandong, per avere costretto molte donne ad abortire contro la loro volontà, imponendo brutalmente la regola del “figlio unico”. Anche in questo caso le indagini della magistratura diedero ragione a Chen e stabilirono che la polizia aveva provocato aborti forzosi. Ma la vendetta delle autorità locali è stata implacabile.

Chen è stato rinchiuso agli arresti domiciliari per molti mesi senza contatto con il mondo esterno. Contro di lui è stato montato un castello di accuse fittizie grazie a testimoni di comodo che gli attribuiscono manifestazioni violente. Il team di avvocati accorsi da Pechino per difenderlo è stato intimidito e uno dei suoi legali è stato a sua volta arrestato per impedirgli di intervenire in aula. Quando i giudici hanno annunciato la sua condanna a 51 mesi di carcere, i difensori hanno definito il processo «una farsa». La settimana scorsa il giro di vite ha colpito un altro famoso avvocato della capitale, Gao Zhisheng: la polizia lo ha chiuso in carcere e i suoi familiari sono agli arresti domiciliari. Gao è considerato uno dei leader del “movimento degli avvocati”. Un attacco così sistematico ai nuovi militanti dei diritti civili è un'operazione politica che ha ricevuto il via libera dai vertici più alti dello Stato. Con ogni probabilità ha l'approvazione dello stesso presidente Hu Jintao.

Autore: corrispondente Federico Rampini
Fonte: La Repubblica del 26 agosto 2006




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