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Verso la recessione
Verso la recessione


di: C.R.

Crisi dei mercati Nessuno è al riparo dalla crisi finanziaria innescata dai mutui subprime - Europa compresa-, avverte il Fondo Monetario Internazionale. Nonostante il quadro allarmante dipinto dal FMI - che stima una possibilità su quattro di una recessione globale e perdite potenziali per quasi 1.000 miliardi di dollari - c'è chi pensa che la crisi della finanza sia peggiore di quanto ammettano le stesse istituzioni internazionali. È il caso del guru dei mercati, George Soros.

La recessione americana è ormai alle porte e l'intera economia mondiale rischia di esserne travolta. Nessuno è al riparo dalla crisi finanziaria innescata dai mutui subprime - Europa compresa-, avverte il Fondo Monetario Internazionale, e la politica monetaria resta la prima difesa. La Bce però rimane ferma e prosegue nella sua linea attendista nonostante i numerosi appelli a intervenire. L'ultimo quello lanciato appunto ieri dall'Fmi nel suo “World Economic Outlook”. L'Eurotower decide quindi di mantenere i tassi invariati al 4% nonostante ci siano spazi per una politica più espansiva. Una scelta che conferma la preoccupazione legata al forte rialzo degli indici dei prezzi al consumo. Ancora una volta Francoforte opta per lo “status quo” mentre la Banca d'Inghilterra taglia i tassi dello 0,25%.

Decisioni, entrambe, ampiamente attese dai mercati che guardano invece con attenzione al vertice G7 che si aprirà domani a Washington e che si prepara a cercare una via d'uscita alla crisi finanziaria.

Il punto di partenza sarà proprio il rapporto del “Financial Stability Forum” che il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, in qualità di responsabile, ha di recente illustrato. Una cura quella messa a punto dal team di Draghi che punta su una maggiore trasparenza sui mercati finanziari, sul rafforzamento delle misure di supervisione e la costituzione di una squadra di supervisori che tenga gli occhi sui maggiori colossi bancari internazionali con attività cross-border. Nell'attesa crescono i timori che i sette Grandi non riescano a creare un fronte compatto per arginare la crisi e il dollaro finisce sempre più sotto pressione.

Nonostante il quadro allarmante appena dipinto dal Fondo Monetario Internazionale - che nei suoi ultimi studi stima una possibilità su quattro di una recessione globale e perdite potenziali per quasi 1.000 miliardi di dollari - c'è chi pensa che la crisi della finanza sia addirittura peggiore di quanto ammettano le stesse istituzioni internazionali. È il caso del guru dei mercati, George Soros, che mette in guardia dalla “spada di Damocle” costituita dal gigantesco mercato dei “credit default swaps”, privo di regolamentazione. Le perdite finora riferite da banche e istituzioni finanziarie riflettono, spiega Soros per confutare il suo allarme, unicamente i problemi legati ai titoli più direttamente coinvolti dalla crisi innescata dai mutui subprime. “Non riflettono in alcun modo un possibile calo del valore dei prestiti detenuti dalle banche”.

Soros - uno dei più famosi finanzieri del mondo, di origini ungheresi ma che ha fatto fortuna negli Usa, dove giunse 26enne per scappare alle persecuzioni naziste contro gli ebrei - sta girando nei maggiori poli finanziari del pianeta per promuovere il suo nuovo libro, intitolato “Il nuovo paradigma dei mercati finanziari: la crisi del credito e il suo significato”. Secondo il finanziere un altro fattore “distruttivo” riguarda gli hedge funds, fondi con una forte propensione speculativa e che tendono ad avvalersi degli strumenti più moderni, sofisticati e spesso rischiosi, e che ora stanno cercando di ridurre drasticamente i loro indebitamenti e di smobilitare il ricorso alla leva finanziaria. “Sono tutti impegnati in questo penoso processo di distruzione di ricchezza”.

Ma una delle peggiori trappole è quella del mercato delle assicurazioni conto le insolvenze di obbligazioni societarie: i Credit default swaps, appunto, una “spada di Damocle” che vale 45.000 miliardi di dollari. “È un mercato cinque volte più grande di quello dei titoli di stato americani. È quasi uguale all'intero valore della ricchezza detenuta dalle famiglie Usa”. Ed è un mercato non regolamentato, afferma il finanziere. "Puoi assumere posizioni di investimento enormi avendo capitalizzazioni molto basse, e puoi assumere rischi e farti pagare per assumere rischi senza essere sottoposto a regolamentazione”.

Data articolo: giugno 2008
Fonte: www.aprileonline.info




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