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R.S. a cura della redazione ECplanet

Mutui, in arrivo rate più pesanti. Boom finanziamenti con “cessione del quinto”.

Mutui al centro dell'attenzione anche in Italia dopo la crisi dei “subprime” - i prestiti alle famiglie ad alto rischio - negli Stati Uniti e le turbolenze sui mercati di tutto il mondo. Venerdì il presidente americano George W. Bsh ha annunciato un piano per aiutare le famiglie che non riescono a pagare le rate, mentre anche in Italia si pensa a un fondo - ma il Tesoro non ha finora dato alcun via libera - per dare dare una mano a chi non ce la fa a pagare.

Boom di finanziamenti con cessione quinto. Il ricorso ai finanziamenti garantiti dalla cessione di un quinto dello stipendio ha registrato un vero e proprio boom dal 2004 al 2006: grazie alla possibilità di «ipotecare» fino a un quinto della propria retribuzione per ottenere un finanziamento anche per i lavoratori dipendenti privati dal 2004 e per pensionati e lavoratori atipici dal 2005 (prima potevano farlo solo i dipendenti pubblici) il sistema ha registrato aumenti a livello regionali spesso superiori al 109%. Se a fine 2004 la cessione del quinto dello stipendio ammontava a 1,83 miliardi e rappresentava il 4,7% del comparto del credito al consumo alla fine del 2006 lo strumento ammontava a 3,83 miliardi e rappresentava il 7,3% del comparto del credito al consumo. Solo nei primi sei mesi del 2007 ha sfiorato i due miliardi.

Le regioni che nel 2006 hanno fatto ricorso massicciamente a questi prestiti - secondo una ricerca della società di credito al consumo Ducato entrata con un nuovo marchio nel mercato della cessione del quinto dello stipendio - sono state soprattutto la Campania (563,44 milioni di euro e una quota di mercato del 15%), la Sicilia e il Lazio (480,12 milioni di euro con una quota di mercato del 13% e una crescita nei due anni del 118%).

Nel 2006 - si legge nella ricerca della Ducato elaborata su dati Assofin - la crescita rispetto al 2005 è stata complessivamente del 30,8% contro l'11,9% di aumento del comparto del credito al consumo con importi dei prestiti aumentati in media da 9.700 euro a 17.100. Si è allungata anche la durata media dei finanziamenti. Nel 2003-2004 circa l'85% del totale finanziato era compreso tra i 49 e i 60 mesi mentre dal 2006 la durata media si è andata oltre i 60 mesi nel 69% dei casi. La crescita è stata sostenuta per la cessione del quinto infine anche nei primi sei mesi del 2007 (19,2% contro l'11,9% del comparto del credito al consumo). E se la maggioranza dei finanziamenti sono ancora concessi ai dipendenti pubblici (il 45,88% del totale), crescono quelli concessi ai lavoratori privati (il 32,57% del totale) e ai pensionati (il 21,55%).

Tassi dei mutui in aumento. Secondo Adusbef e Federconsumatori, i tassi prestiti per comprare la casa sono destinate ad aumentare ancora e a mettere in difficoltà molte famiglie. Le rate, sempre secondo i calcoli all'ingrosso delle associazioni dei consumatori, sono destinate a diventare più salate da 160 a 650 euro l'anno per oltre 3 milioni di famiglie. Non solo. Gli italiani, sempre secondo Adusbef e Federconsumatori, sono infatti anche tra gli europei che pagano il mutuo più caro, visto che stando agli ultimi dati disponibili, un prestito immobiliare costa in Italia circa l'1% in più rispetto alla media europea, con aggravi sulle rate fino a 700 euro in un anno.

Al di là dell'ultima parola della Banca centrale europea, che a settembre deciderà come agire sui tassi di Eurolandia, le associazioni dei consumatori sottolineano il rialzo già in atto dell'Euribor, il parametro utilizzato dalle banche per stipulare e adeguare i mutui a tasso variabile. Ad agosto l'aumento è stato dello 0,2-0,3%, affermano i consumatori, e il tasso interbancario si è così attestato al 4,45-4,75%. Si tratta, denunciano le associazioni, «del vizietto truffaldino degli istituti di credito che anticipano ogni piccolo sentore di aumento del costo del denaro con rincari tempestivi su mutui, presiti e fidi, dimenticando di adeguare, così come previsto perfino dalla legge Bersani, i tassi sui depositi e librettini di risparmio delle famiglie».

Le accuse dei consumatori alle banche. Adusbef e Federconsumatori ricordano quindi di aver già inviato una lettera di protesta all'Antitrust italiano e europeo «ipotizzando l'ennesimo accordo di cartello» e chiedono anche l'immediato intervento di Bankitalia e governo. Anche perché, calcolano sempre le associazioni dei connsumatori, le rate mensili e/o semestrali dei mutui aumenteranno da un minimo di 150 euro fino a 163 euro l'anno per un mutuo di 100.000 euro, mentre un mutuo di 200.000 con un piano di rientro ventennale comporterà rate più salate, da 326 euro a 656 euro l'anno. Rincari che arriveranno su mutui già ben più cari se confrontati con quelli di molti paesi europei: rispetto a un tasso medio a maggio in Italia del 5,67%, in Europa il livello medio era del 4,72%, con una differenza in più dello 0,95% che alla lunga pesa per centinaia di euro.

Le banche intanto si dicono pronte a rinegoziare i mutui ma si tratterà di iniziative autonome e spontanee degli istituti di credito che terranno conto dei diversi casi e non «iniziative di sistema». Lo sottolinea il presidente dell'Abi Corrado Faissola in una intervista al Corriere della Sera nella quale afferma che in Italia «non c'è una crisi sistemica» per i mutui anche grazie alla tradizione di prudenza nella erogazione del credito delle banche italiane.

«L'Italia non è particolarmente esposta alla crisi che ha investito i mutui americani», ha rassicurato oggi il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, a Genova per un dibattito alla Festa dell'Unità. Il ministro ha quindi spiegato che «per quanto riguarda la situazione italiana non c'è particolare esposizione per quanto riguarda le pensioni e i fondi pensione contrattuali in quanto il loro comportamento è diversificato». «L'investimento dei fondi pensione - ha aggiunto - è un investimento di lungo periodo assolutamente sicuro che porta ad un risultato previdenziale».

Ecco una tabella di Adusbef e Federconsumatori con la comparazione delle rate di un mutuo pagato in Italia e un mutuo medio europeo di 100.000 euro a 10, 20 e 30 anni (le cifre si riferiscono alle rate mensili).

ITALIA EUROPA DIFF.ANNUA

10 anni 1.093,70 / 1.047,02 / +560,16
20 anni 697,52 / 644,59 / +635,16
30 anni 578,50 / 519,84 / +703,92

Data articolo: settembre 2007
Fonte: Il Messaggero




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