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Mutui, italiani sul lastrico (7)
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R.S. a cura della redazione ECplanet

“Famiglie strangolate dai mutui”
di: Luigi Grassia - fonte: La Stampa

L'Ance: per le fasce più disagiate il peso delle rate supera il 44 per cento del reddito

In Italia si fa più difficile comprarsi la casa, ma anche l'alternativa dell'affitto diventa più onerosa, e questo non lascia scampo a troppe persone a reddito basso e anche a reddito medio. Il doppio allarme viene uno studio dell'Ance: l'associazione dei costruttori edili calcola che per quasi il 2% delle famiglie con mutuo - la frangia più disagiata - il peso delle rate da pagare si sta avvicinando alla quota (insostenibile) della metà del reddito complessivo. Più precisamente, «se si ipotizza un periodo di ammortamento di 15 anni, per le famiglie con reddito inferiore ai 12 mila euro all'anno il peso delle rate è arrivato al 44,2% degli introiti (+11% rispetto al 2004)».

A trovarsi in tali condizioni è precisamente l'1,7% delle famiglie con mutuo, ma se i tassi saliranno ancora sarà presto raggiunta e superata la quota del 2 per cento.

Il rapporto dell'Ance, elaborato su dati della Banca d'Italia, sintetizza il problema nel titolo «Il mercato dei mutui: più difficile l'accesso all'abitazione di proprietà». Con il rialzo dei tassi «verranno escluse dal mercato immobiliare quote della popolazione che nel 2004, con tassi d’interessi molto bassi, potevano permettersi di indebitarsi mentre oggi, alle nuove condizioni, si vedrebbero negare qualsiasi prestito».

«I lavoratori atipici e gli immigrati - dice l'Ance - avranno grandi difficoltà ad accedere al mercato dei mutui. Ad alcune fasce di popolazione, quindi, verrà di fatto negato l'accesso al mercato della casa e rimarrà, come unica via, l'edilizia sociale». Che però ha risorse molto limitate da mettere a disposizione. Ma il problema non riguarda solo i poverissimi. L’associazione dei costruttori presieduta da Paolo Buzzetti segnala «le difficoltà abitative delle famiglie a basso ma anche a medio reddito». Molti nuclei che vivono in affitto (in Italia sono 4 milioni e mezzo) trovano difficoltà a pagare il canone mensile. In generale il reddito medio delle famiglie in affitto è inferiore di circa il 40% rispetto a quello delle famiglie proprietarie, ma anche per chi ha un reddito non modesto ma si è scelto una bella casa diventa sempre più difficile mantenerla. «Nel periodo 1997-2007 l'incremento dei canoni è stato pari a circa il 50% nelle aree urbane» e questo «ha contribuito a peggiorare la situazione economica delle famiglie in affitto», di tutte quante.

Un'elaborazione dell'Ance mostra che «il canone medio annuo di affitto corrisposto dalle famiglie nel 2006 è stato pari a 4.120 euro e rappresenta il 19,4% del reddito medio familiare, che sale al 27,9% se si aggiungono le spese di condominio e quelle per il riscaldamento, il gas e l'acqua».

L'Ance fa un'altra considerazione: «Per le famiglie con redditi inferiori ai 21.00 euro il trasferimento in una grande o media città in un'abitazione in affitto sul libero mercato comporterebbe un onere insostenibile: l'incidenza del canone di affitto annuo sul reddito familiare, che nelle attuali condizioni di alloggio pesa mediamente nella misura del 32,9% per i redditi fino a 10.500 euro e del 23,5% per i redditi tra i 10.500 e i 21.000 euro, aumenterebbe, nell'ipotesi più favorevole di locazioni ai canoni più bassi - rilevabili nelle zone periferiche delle città - rispettivamente all'87,9% e al 40,5% nelle grandi città e al 72,9% e al 33,6% nelle città intermedie».

Mutuo impossibile, affitto proibitivo: come si fa a vivere ? Le famiglie in queste condizioni sono un numero crescente.

Crolla il potere d'acquisto dei salari
Fonte: Il Giornale

Oltre il 10% in meno in cinque anni. La perdita del potere d'acquisto dei salari sta assumendo proporzioni sempre più evidenti. Le retribuzioni da lavoro dipendente, infatti, non tengono il passo dell'inflazione, almeno in termini reali. Su 13.000 euro annue, 1.000 euro nette per tredici mensilità, rispetto a dicembre 2006 si sono perse 250 euro l'anno, che diventano 1.395 rispetto al dicembre del 2002. È un'indagine che rielabora calcoli di Od&M su dati ufficiali Istat, a fare il punto, aggiornato al 31 dicembre, sull'andamento della capacità di spesa degli italiani che possono contare su un reddito fisso.

La perdita del potere d'acquisto è costante negli ultimi 5 anni, dall'introduzione dell'euro: -1,9% rispetto all'anno scorso, -3,8% rispetto al 2005, -5,8% sul 2004, -8% sul 2003, -10,7% sul 2002. In termini assoluti, in un anno la riduzione registrata è di 250 euro l'anno per chi guadagna 1.000 euro al mese, di 496 per chi ne guadagna 2.000, di 763 per chi ne guadagna 3.000, di 1048 per chi ha un reddito mensile netto di 5.000 euro.

Rispetto a cinque anni fa, chi guadagna 1.000 euro al mese, e quindi può contare su 13.000 euro l'anno, ha visto ridursi il proprio potere di acquisto di 1.395 euro; chi ne guadagna 2.000 (26.000) di 2.794 euro; su 3.000 euro mensili (39.000 l'anno) la perdita del potere di acquisto è stata pari a 4.187 euro; su 5.000 euro (65.000) di 6976.

Data articolo: gennaio 2008




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