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R.S. a cura della redazione ECplanet

«Boom di pignoramenti per il caro-mutui»
Il Messaggero

ROMA (13 ottobre) - Le rate dei mutui salgono con il rialzo dei tassi e le famiglie italiane faticano sempre più a far onore al proprio impegno con le banche: quest'anno i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari - secondo le stime dell'Adusbef - dovrebbero aumentare del 19% a causa dell'insostenibilità delle rate dei mutui, concessi per il 91% a tasso variabile e quindi suscettibili, «anche per la rapidità delle banche italiane», a ogni ritocco del costo del denaro.

L'associazione dei consumatori punta il dito contro le banche, accusate di «aver costretto milioni di consumatori, ad accendere mutui a tasso variabile quando, specie nel 2004, i tassi di interesse erano ai minimi storici e non si doveva consigliare o imporre (molte banche non erogavano proprio i tassi fissi) agli utenti bancari, di essere gravati di pesanti prestiti di lungo periodo (30-40 anni) a costi apparentemente più bassi che però, con il rincaro del costo del denaro, solo due anni dopo diventavano sempre più insostenibili».

Secondo le stime - precisa l'Adusbef - le procedure immobiliari o pignoramenti sarebbero pari al 3,5% del totale dei mutui, quindi a circa 120.000 su 3,5 milioni del totale, «perchè la maggior parte di essi è stato erogato a tasso variabile e risente del rialzo dei tassi della Bce, quando negli anni 2003-2004 i tassi di interesse erano arrivati ai minimi storici e tutti gli indicatori stimavano un loro aumento».

Caro-mutui, a rischio una famiglia su due
Il Giornale

La crisi dei mutui non riguarda solo l'America: anche in Italia aumentano le famiglie in difficoltà perché non riescono a sostenere gli aumenti delle rate e rischiano di perdere la casa, pignorata e messa all'asta dalla banca creditrice. A lanciare l'allarme è l'Adusbef, l'associazione in difesa degli utenti bancari e finanziari, che stima per il 2007 una crescita media del 19% di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari: su 3,5 milioni di famiglie che hanno contratto un mutuo, più della metà, ossia 1,8 milioni, sarebbero a rischio insolvenza. E nelle metropoli è anche peggio: solo a Milano pignoramenti ed esecuzioni dovrebbero salire quest’anno del 22%, a Roma poco meno, il 21 per cento. Ma le richieste, secondo un monitoraggio effettuato dall'associazione nei tribunali di alcune città, sono in crescita in tutta Italia: Monza (25%), Mantova (18%), Rovigo (19%), Venezia (16%), Macerata (27%) e Pinerolo (15%).

Una preoccupante escalation in cui, secondo l'Adusbef, le banche hanno responsabilità ben precise. «Mentre negli altri Paesi europei - afferma l'associazione guidata da Elio Lannutti - con banche più portate a offrire buona consulenza, il 50% dei mutui sono stati erogati a tasso fisso, in Italia questa tipologia riguarda solo il 9 per cento. Questo significa che milioni di famiglie sono state vincolate a pesanti prestiti di lungo periodo che, con il rincaro del costo del denaro (prevedibile dal momento che nel 2004 i tassi di interesse erano ai minimi storici e tutti gli indicatori stimavano un loro aumento), nel giro di pochi anni sono divenuti insostenibili, anche per la rapidità delle banche italiane nel trasferire le decisioni di politica monetaria, a ogni ritocco del costo del denaro».

L’Abi, l'associazione delle banche italiane, ribatte: «Quelle diffuse dall'Adusbef sono cifre per noi ignote, che non hanno alcuna relazione con i tassi di interesse sui mutui». E fonti bancarie rimandano a una recente indagine del centro studi Abi secondo cui il livello di rate non pagate è al massimo dell'1% in più rispetto a un anno fa. Ma anche l'ultimo bollettino Bce, datato 12 ottobre 2007, fotografa una contrazione del 15% della richiesta di finanziamenti per l'acquisto di una casa, che si aggiunge alla flessione del trimestre precedente. Un calo, sostiene ancora l'Adusbef, che in parte deriva dall'aumento dei tassi, in parte da maggiori garanzie richieste dopo la crisi dei subprime.

E non è tutto: l'Adusbef ha anche presentato «esposti-denunce» in cui si chiede l'apertura di un'indagine nei confronti dei legali rappresentanti l'Abi e diverse banche, che hanno costituito Asteimmobili, società che nei tribunali di Roma, Milano e Genova «fa lavoro di cancelleria come altri pubblici ufficiali in gangli alquanto delicati come le esecuzioni immobiliari e le procedure fallimentari».


La futura dimora di moltissimi cittadini italiani

David Icke aveva ragione

[..]I crolli della borsa non accadono così per caso, accadono perché qualcuno li fa accadere. La maggior parte del “denaro” in circolazione non è denaro materiale, banconote e monete. È costituito da cifre che passano elettronicamente da un conto corrente su un computer ad un altro, attraverso bonifici bancari, carte di credito e libretti di assegni. Più denaro, elettronico o di altra natura, è in circolazione, maggiori attività economiche possono svolgersi e, quindi, più prodotti vengono comprati e venduti, maggiore è il reddito di cui dispongono le persone, e maggiori sono i posti di lavoro disponibili. Ma la cricca finanziaria ha sempre cercato di creare dei boom elargendo molti prestiti e poi staccando la spina.

Economisti e giornalisti economici strapagati, la maggior parte dei quali non ha idea di quello che sta accadendo, vi diranno che i boom economici e le crisi rientrano nel cosiddetto “ciclo economico”. Balle ! Si tratta invece di una manipolazione sistematica messa in piedi dalla Élite per appropriarsi della vera ricchezza del mondo. Durante un boom molte persone finiscono per indebitarsi ancora di più. Un'attività fiorente implica che le aziende chiedano ulteriori prestiti per comprare nuovi macchinari ed incrementare così la produzione. La gente chiede prestiti per comprarsi una casa più grande e una macchina nuova e più cara, perché ha fiducia nel suo futuro economico. Poi, nel momento più conveniente, i maggiori banchieri, coordinati dalla rete di società segrete, alzano i tassi di interesse per diminuire la richiesta di prestiti e iniziano a richiedere il pagamento dei prestiti già accesi.

Così facendo, i prestiti diminuiscono e ciò ha come conseguenza la sparizione dalla circolazione di unità monetarie (il denaro nelle sue varie forme). Questo fa diminuire la domanda e comporta anche una riduzione dell'occupazione perché non ci sono abbastanza soldi in circolazione per alimentare l'attività economica. Così le persone e le aziende non guadagnano abbastanza da rimborsare i loro prestiti e finiscono per fallire. A questo punto le banche si appropriano delle loro vere ricchezze, le loro aziende, la casa, la terra, la macchina, in cambio del mancato pagamento di un prestito che non è mai stato niente di più che delle cifre digitate su uno schermo.

Data articolo: ottobre 2007

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