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Economia

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Investire il Svizzera
Investire il Svizzera


di: Bruno Chastonay

The World’s Piggybank come definita da molti

Pensate alla Svizzera e pensate a quello che vorreste avere come qualità nella Vostra Banca:

Sicurezza – neutralità – precisione - stabilità – qualità – puntualità – efficienza - parsimonia –affidabilità – fiducia – libertà - tradizione.

Nelle statistiche, Zurigo e Ginevra, figurano spesso nei sondaggi come elevato livello di qualità di vita. La Svizzera è la più vecchia democrazia al mondo, e ha mantenuto il suo stato di neutralità durante tutti i conflitti che hanno pervaso l’Europa dal 1815.

Il Paese conta circa 7,5 milioni di persone, senza risorse naturali proprie, quindi piccola, ma di successo, con assets globali bancari in gestione, per 6.9 trillions CHF, o doll 5.5trillions, nel 2005, mettendola al 3.o posto nel mondo, dopo USA, UK, e il più grande centro finanziario dopo New York e Londra.

In Svizzera risiedono le sedi di molte delle società globali del pianeta, con le sedi di Novartis, Roche, Nestlé, UBS, Credito Svizzero, giusto per citarne alcune fra le più grandi e più ricche. Senza dimenticare il valore dei marchi concreti, in particolare nell’industria orologiera e metalmeccanica, fortemente presenti anche all'estero.

La sua Borsa è pure una delle preferite dagli investitori USA, che hanno raddoppiato i loro utili durante gli ultimi 5anni, superando in performance lo S&P500 e gli altri indici USA.


SMI black line / S&P500 index dark blue / DowJones light blue / Nasdaq pink line

Unica nota di demerito é rappresentata dallo svolgimento delle attività industriali domestiche. Nonostante il gran dinamismo delle altre nazioni, e il livello di elevati utili delle società multinazionali presenti sul territorio, la ricchezza della Svizzera, la crescita del prodotto interno lordo pro-capite, è rimasto molto statico dagli inizi degli anni ’90. Questo in gran parte è dovuto dalle regolamentazioni e sovvenzioni che legano e frenano la competitività. I punti deboli riguardano direttamente lo Stato: troppe leggi, sistema sanitario troppo complesso, imposte eccessive, insufficiente equità fiscale, incapacità di attuare le riforme e troppe possibilità di bloccarle. La grande dipendenza dall'estero e la carenza di personalità politiche incisive, la dipendenza da EU e gli accordi bilaterali incutono paure. I timori maggiori riguardano la disoccupazione, sanità, previdenza per la vecchiaia.

Mentre l'economia forte resta un motivo di orgoglio.

A livello di dati macro-economici, abbiamo numeri solidi. Crescita prevista al 3pc per il 2007, e sopra quella prevista in EU del 2.7pc, grazie all’accelerazione delle esportazioni, in particolare verso la Germania, il partner primario della Svizzera, e grazie alla debolezza del CHF.

Inflazione sotto 1pc, e molto sotto quella EU del 2pc e del limite fissato dalla BNS del 2pc.

Disoccupazione quasi inesistente, con il 3.1pc.

Bilancio di governo in sostanza bilanciato, surplus elevato delle partite correnti.

Volumi del fatturato del leasing nel 06 a 19,2 miliardi.

In Svizzera sono detenuti capitali di circa 1/3 di tutti gli averi finanziari investiti all'estero, una proporzione molto più elevata di qualsiasi altra nazione nel pianeta. I servizi finanziari partecipano alla crescita per l'11pc, e oltre il 25pc per Zurigo e Ginevra. Il settore finanziario impiega circa 220 mila persone in Svizzera, e ulteriori 190 mila all’estero, con la presenza di 340 istituti. Le banche estere occupano oltre 18.000 dipendenti con oltre 100 succursali/presenze e assets gestiti a fine 2005 era di 2.6trillions chf, o doll 2.1trillions.. Solo in Ticino, primariamente in Lugano, abbiamo poco meno di 80 istituti di credito, con 290 sportelli e 8.000 dipendenti, crediti ipotecari per 26,5bln, depositi per 13.7bln.

Al giorno d'oggi però questi punti di forza sono tutt’altro che scontati, e questo vale in particolare per le aziende, sempre più chiamate a difendere il loro posizionamento in un contesto globale, sviluppando i punti di forza della Svizzera. Attenzione alla qualità, formazione, sicurezza, e senza dimenticare i fattori di identificazione economica.

Nonostante l'avanzamento delle Piazze Finanziarie quali Singapore, Londra, Liechtenstein, Dubai, la quota del “private banking switzerland” è comunque cresciuta negli ultimi anni. Un periodo boom per le due più grandi banche, UBS e CS, e una vita più difficile per le banche private. Il numero totale delle banche si è ridotto da 495 del 1990, a 356 a fine 2006, con un consolidamento ulteriore, e in particolare, nel settore di media grandezza. Una nuova generazione di clienti, con maggiori esigenze e molto più interessata ai risultati. Un gran lavoro per le Banche nella riduzione dei loro costi e per dare una nuova immagine, d'innovazione.

Ad esempio, la Pictet & Cie, Ginevra, per la sua nuova sede generale ha scelto un immobile moderno, di vetro e acciaio, di stile entro una stazione di servizio e un prodotto elettronico. Un gran passo fatto da una banca tradizionalmente molto conservatrice, e una piccola mossa verso una rivoluzione silenziosa nel settore delle banche tradizionali svizzere, presenti da oltre 7 generazioni nel centro neo-classico di Ginevra. Guy de Picciotto, 46, managing partner di Union Bancarie Privée, fondata nel 1969, dopo varie acquisizioni, dispone ora di circa 1250 persone, da 800 del 1997. un terzo della sua clientela è ora costituito da istituzionali, come fondi pensione, contro il 10pc precedente, e continua nella sua ricerca e interesse per strumenti innovativi di investimento, collaborando con fondi investimento americani, come LehmanGlobalValueFund e la boutique PolarisCapitalManagement, e detenendo 110 persone in NewYork, spingendosi con succursali in Sudamerica, Europa e Asia, con uno sguardo alla Cina. Anche se non tutte queste iniziative abortiscono in successo, come per la Lombard Odier Darier Hentsch, che ha messo elevate risorse per la divisione Investment banking, per poi venderla lo scorso anno.

Il futuro dipende dalla innovazione.

La Svizzera è conosciuta, oltre che per il turismo, il cioccolato, anche per le sue Banche e Assicurazioni. E sono proprio le banche più piccole, più discrete, che stanno effettuando questi cambiamenti. Una volta la Pictet era attiva solo su titoli e obbligazioni, e oggi ha oltre 10 miliardi di dollari di assets di clienti in titoli, e 15miliardi in hedge funds. Questo conferma come da un passato fatto di turisti danarosi, che gradivano il clima, le montagne, la discrezione del luogo, il segreto delle banche, abbiamo ora una nuova realtà. Quella di Svizzeri che escono all'estero e in giro per il mondo, a proporre e fare conoscere, per vendere, i loro prodotti sofisticati e veicoli di investimento, onde attrarre clientela di elevato valore finanziario, particolarmente multi-milionario. Obiettivo la ricerca della clientela istituzionale. Negli ultimi anni sono stati capaci di attrarre un numero molto elevato di capitali in gestione, alimentato dalla rapida crescita mondiale della ricchezza, e investendo sia nel settore pensionistico privato e pubblico.

Le pressioni quindi, naturalmente, da parte della Unione Europea e da OECD, contro il segreto bancario e il paradiso fiscale, sono aumentate notevolmente, anche e soprattutto, a causa del successo del sistema finanziario svizzero.

Per quanto riguarda il segreto bancario, istituito nel 1934 a causa del conflitto, in cui il nazismo voleva prendere possesso dei fondi ebraici detenuti all'estero, si è molto modificato nel frattempo. Molto allentato, con nuove leggi anti-riciclaggio, contro il finanziamento al terrorismo, e contro le frodi fiscali, finanziamenti illeciti, tangenti, e quant’altro di criminale. Le leggi in Svizzera sono sicuramente molto più rigide di molti altri paesi europei, con autorità di vigilanza, licenze, controlli, revisioni, e quant’altro necessario per la verifica sulla plausibilità e provenienza dei fondi, e sul loro utilizzo. Un lavoro enorme di “ricostruzione” dell'immagine perpetrato dal settore, ancora in atto. Quindi oggi sarebbe più giusto parlare di “discrezione” e non più di segreto.

Nel frattempo, da Dubai e Singapore, vengono offerti servizi bancari sofisticati, che offrono servizi finanziari discreti, e paradisi fiscali, in cerca di clientela danarosa.

Futuro con l'EU ?

La Svizzera ha una lunga tradizione di neutralità e indipendenza, e da qui scaturisce la grande pressione per entrare in EU. Nel 1992 gli Svizzeri hanno votato con una piccola maggioranza, contro una entrata in EU, al contrario di altre nazioni, come ITL e FF, che hanno votato con una piccola minoranza per farvene parte. Un altro referendum che chiedeva una immediata ripresa delle trattative per entrate in EU, è stato clamorosamente bocciato. I “nostri” politici restano comunque saldamente a favore di una eventuale entrata, come pure le loro politiche. Anche se pure i più ottimisti sono concordi nel prevedere che questo non avverrà entro i prossimi 10anni almeno. Meno della metà dei votanti sembra essere in favore di una entrata in EU.

Questo non ha sicuramente impedito alle società e all'economia svizzera di integrarsi largamente con il resto dell’Europa. Anzi, probabilmente proprio poiché la “concorrenza” estera é tutta intorno alla Svizzera, e che le pressioni da Bruxelles sono importanti, le azioni intraprese dalle aziende, per poter esportare in Europa, sono molto più europee di quelle delle nazioni che ve ne fanno parte.(vedi la qualità delle informazioni sulle etichette dei prodotti, plurilinguismo, ecc).

Anche i banchieri e gli industriali sono ora contro una entrata in EU, ma questo probabilmente non sarà sufficiente a salvare dalla sua fine, il CHF, attualmente la 5.a valuta più importante nel mondo per quanto riguarda i prestiti e le emissioni, assieme al dollaro, euro, yen e la lira sterlina. Adesso la Svizzera, come la Norvegia, stanno andando bene, senza le mani pesanti della burocrazia e le inefficienze di Bruxelles.

La decisione quindi, è solamente politica, e dopo centinaia di anni di indipendenza, questo potrebbe essere un prezzo troppo elevato da pagare, soprattutto visto che abbiamo un Europa (politica), ma non abbiamo ancora gli Europei. Le resistenze e delusioni, con elevato scetticismo, sono in crescita in tutta Europa, e questo non facilita il compito dei politici.


EURO / CHF dal 1996 ad oggi

un valore bilanciato entro i fondamentali positivi, e il fattore carry trade, penalizzato dal basso rendimento. E ogni tanto, anche il fattore rifugio/qualità ritorna di attualità.

queste sono opinioni personali di :
Bruno Chastonay
Membro della Direzione
Consulente Finanziario Senior

LGT Bank (Svizzera) SA, Lugano
Phone: +4191 912 69 69
Mobil: +4179 621.31.40



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Dottor Bruno Chastonay


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Ultima modifica = (09-04-2007:10:34)  EDIT ARTICLE Nr. 30260  


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