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È calata di nuovo la grande scure della censura. Questa volta a soccombere è stato "Satyricon", spettacolo in onda in prima serata sulla seconda rete Rai.

Si è preso a pretesto una trovata scurrile. Tale Contri, Consigliere di amministrazione della Rai, aveva sentenziato, tirando in ballo Luttazzi tra i colpevoli, che la Rai era al degrado. E aveva aggiunto, indignato, che ci mancava solo la "coprofagia" cioè che gli spettatori fossero chiamati a guardare una persona che divora escrementi.

Luttazzi lo ha accontentato mangiando un escremento (finto ci dicono) in trasmissione. Scandalo, linciaggio e cacciata!

Ma è risaputo: ogni fatto che produca scalpore non è mai originale, ha sempre precedenti illustri e spesso famosi. Nel bel mezzo della Renaissance parigina, esattamente nell'anno 1595, saliva per la prima volta sul palcoscenico del teatro di Corte del Re di Francia Enrico IV, un attore italiano: Tristano Martinelli.

Il suo costume era trapuntato di toppe multicolori, tagliate a forma di foglie. Saltava e rotolava agile come una scimmia. La sua maschera ricordava il muso di un babbuino incrociato con un gatto. Il linguaggio del giullare era fatto di stridii, urla diaboliche, rutti e sghignazzi. Quella specie di uomo selvatico era Arlecchino, il primo Arlecchino della storia.

Una giovane donna di bel aspetto e movenze sinuose, in quel mentre attraversa la scena: Arlecchino le gira intorno gemendo e ansimando, colto da desiderio nient'affatto platonico. Le palpa i glutei. La donna ha uno scatto imprevedibile: lo colpisce in pieno viso con una pedata! Una seconda scalcata, sferrata con indicibile violenza, colpisce l'uomo-bestia al basso ventre, precisamente in pieno grappolo testicolare.

Urlo, si può ben dire, disumano del "cogliocrafo" e zompi contrappuntati da squittii di dolore. La fanciulla esprime con risate e cenni di danza la propria soddisfazione, poi però, si lascia cogliere da un moto di pietà per il povero "Arlequin": lo solleva da terra, se lo coccola. Non se lo fosse mai permesso!

L'uomo-animale gli zompa letteralmente addosso e, con velocità inaudita, le strappa tutti gli abiti. Completamente nuda, la giovane se ne fugge squittendo sgomenta, dalla scena.

Rimasto solo Arlecchino si guarda intorno, si cava le brache e tranquillamente defeca nel bel centro della scena. Naturalmente si trattava di un trucco: era cioccolata impastata con un ricco budino tinto. Arlecchino, compiaciuto, osserva la sua opera, affonda un dito nello sterco fumante, assaggia, emette suoni seguiti da gesti che esprimono godimento luculliano. Afferra il restante sbrolotto e lo getta in platea, verso il pubblico. Urla di sgomento di donne e uomini dabbene. Il re e la regina che evidentemente hanno intuito subito il gioco provocatorio, ridono e applaudono divertiti.

Buon per Arlecchino aver incocciato in una coppia di signori di larghe vedute, se quella sera gli fosse capitato fra le autorità in platea un gruppo di dirigenti e politici tipo quelli che hanno bloccato Luttazzi e il suo ³Satyricum², al comico Tristano Martinelli sarebbe stata mozzata immediatamente la testa e di Arlecchino oggi nessuno saprebbe niente.

Ma tornando al presente sparanazzo di scagazzeria, è chiaro che l'ira dei censori non deriva tanto dalla provocazione "coprofagia" quanto dal fatto che durante le varie puntate, Luttazzi si sia permesso di dileggiare molti potenti.

Fa comunque specie vedere che, ancora, un prodotto naturale e biologico come la cacca crei tanto scompiglio. Perchè mai i moralizzatori non insorgono davanti alle immagini martellanti di sparatorie, di sangue, di arti mozzati, donne violentate, esplosioni e massacri che film e telefilm ci sputano addosso ogni giorno? Anzi, tra quelli che insorgono, c'è qualche padreterno pigliatutto "possessores visibilie" che trasmette queste schifezze sanguinolente sulle proprie reti televisive guadagnandoci grande ascolto, denaro e potere in notevole quantità.

Ma veramente il loro senso morale è tale che veder mangiare e buttar merda è peggio che veder uccidere?

Dario Fo e Franca Rame




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