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Scie chimiche a Cuba - 41015 -3-4
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Dario fo

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Uranio impoverito
Uranio impoverito
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Le prime pagine dei giornali europei sono occupate da titoli sui soldati, reduci della Bosnia, che stanno morendo a causa dei proiettili all'uranio. Questa è una delle storie più agghiaccianti del decennio passato, una storia che se non fosse vera avrebbe potuto essere un film di fantascienza realizzato da un pazzo mitomane. Correva l'anno 1968 e alcuni strani individui iniziavano a preoccuparsi per le centrali nucleari.

Ci si chiedeva: "Ma dove le metteranno le scorie radioattive?"

Si iniziò così a manifestare contro le centrali nucleari. E in Italia si ottenne di fermare il nucleare. Nel frattempo pero' i potenti della terra avevano trovato la soluzione al problema delle scorie radioattive. Avevano iniziato a usarle come zavorra negli aerei (a 500 chili per volta), negli elicotteri, nelle chiglie delle navi, nei muletti per il sollevamento dei pancali, nelle mazze da golf, come additivo in coloranti, come brillantante nelle pajettes e come corazza nei proiettili anticarro. E questo nonostante, fin dal 1989, esistano studi approfonditi, commissionati dal Pentagono, che spiegano come l'uranio 238, il cosiddetto uranio impoverito, sia veramente pericoloso per la salute e l'ambiente. Specie se si incendia come accade tutte le volte che i proiettili all'uranio colpiscono un ostacolo.

Non solo, decidono di usare l'uranio impoverito anche per zavorrare alcuni tipi di missili. Cosi' sono piu' precisi, dicono. Tacciono sul fatto che esistono altri metalli altrettanto pesanti che costano poche centinaia di dollari al quintale, non importa...

Hanno trovato un modo pratico di smaltire le scorie radioattive. Fino agli anni '90 quest'uso criminale di una sostanza radioattiva e' stato uno dei segreti meglio custoditi del mondo. Poi gli Usa hanno scaricato tonnellate di proiettili all'uranio impoverito sull'Iraq e il Kuwait e, dopo qualche tempo, migliaia di reduci e di abitanti delle zone di guerra hanno iniziato a morire di tumore e leucemia. Per non parlare delle nascite con malformazioni.

I vertici del Pentagono hanno tentato in ogni modo di tenere nascosto il loro crimine assurdo. Poi, nel 1993 un Boeing 747 con circa 500 kg di U- 238 e' caduto su Amsterdam incendiandosi e dopo qualche anno si sono iniziati a contare i morti per la contaminazione, più di 5 mila. Poi e' stata la volta della Somalia e della Bosnia. E arriviamo al 1999, scoppia la guerra del Kosovo, ormai ci sono centinaia di comitati in tutto il mondo impegnati nel richiedere l'abolizione dell'uso militare e civile dell'U-238, e molti intellettuali, firmano appelli perché non si usino questi proiettili sui campi di battaglia.

In Italia mandiamo comunicati a più di 400 giornalisti e a centinaia di parlamentari. Escono nostre lettere sul Corriere della Sera e sulla Repubblica...Ma non succede niente! La societa' civile non si muove, i generali sostengono che l'U- 238 e' innocuo, alcuni scienziati minimizzano il pericolo, solo i verdi Cento e Semenzato cercano di fare qualche cosa ma tutto cade nel silenzio.

Non si e' voluto vedere quello che stava succedendo. E in questo momento ci appaiono veramente tragiche le prime pagine dei giornali, tutti sconvolti dai primi morti tra i reduci della Bosnia dove furono sparati 10 mila proiettili. Uno studio commissionato dal ministero degli esteri, in piena guerra del Kosovo, al fisico Maurizio Martellini della Landau Center di Como ha calcolato il rischio di insorgenza di 1620 tumori per ogni proiettile all'uranio sparato.

Pochi si chiedono cosa stia succedendo alle popolazioni che tutt'ora vivono nelle zone contaminate e che continuano a assorbire quote sempre più alte di radiazioni. Pochi si chiedono se sia il caso di vietare a carichi di uranio impoverito di volare sulle nostre teste, atterrare sui nostri aeroporti, navigare lungo le nostre coste, stazionare nei nostri capannoni industriali e agitarsi sui nostri campi di golf.

Anche in questo caso dovremo avere prima una scia di morti ben visibile? Possibile che soltanto dopo i funerali ci si decida a vedere un pericolo? Forse avere una classe politica lungimirante e' chiedere troppo. Ma almeno qualche vedente ci farebbe comodo.

Dario Fo e Franca Rame




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