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Cronache apocalisse

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Suicidi collettivi
Madri assassine
Madri assassine


redazione ECplanet

Bruxelles, 28 febbraio 2007 UCCIDE 5 FIGLI E TENTA IL SUICIDIO...

Una casalinga belga, da tempo in cura per depressione, ha ucciso a coltellate i suoi cinque figli - il piccolo Medhi di soli 3 anni, e le sorelline Yasmine di 14 anni, Nora di 12, Miriam di 10 e Mina di 8 - poi ha tentato di suicidarsi, ma si è salvata. Il dramma si è consumato a Nivelles, una cittadina ad una ventina di chilometri da Bruxelles, nel primo pomeriggio. Genevieve Lehermitte, 41 anni, poco prima della tragedia, ha trovato il coraggio di scrivere due righe alla sua migliore amica per annunciarle le sue intenzioni e la sua disperazione.

Ma quel foglio, che lei stessa ha messo nella cassetta delle lettere, purtroppo è stato letto solo quando il dramma si era ormai consumato. Il padre, Bouchaid Mokadem, di origine marocchina ma da tempo in Belgio, rappresentante di prodotti medicinali, al momento della tragedia si trovava in viaggio per motivi di lavoro. “Era una famiglia felice”, hanno detto i vicini.

San Antonio, 11 marzo 2007 UCCIDE I DUE FIGLI E NASCONDE I CADAVERI...

La polizia di Sant'Antonio, in Texas, ha arrestato Valerie Lopez, 19 anni, con l'accusa di aver ucciso i suoi due figli, e di aver nascosto i cadaveri dietro casa. Secondo quanto ha riportato il capo della polizia, William McManus, Lopez ha confessato di aver picchiato a morte la sua figlia di 18 mesi, Sariyah Garcia, il giorno della vigilia di Natale dello scorso anno.

La donna ha detto di aver anche ucciso il figlio di cinque mesi, Sebastan Lopez, due mesi più tardi, travolgendolo accidentalmente. In entrambi i casi, Lopez ha nascosto i cadaveri dietro casa sua, avvolgendoli in borse di plastica. Il suo fidanzato è stato accusato di omissione, dal momento che sapeva degli abusi commessi dalla donna contro i suoi due figli.

Firenze, 17 marzo 2007 PRENDE PSICOFARMACI E LI DA' ALLA FIGLIOLETTA...

Era depressa da tempo, curata con psicofarmaci. Ha deciso di uccidersi e di trascinare con sé la figlioletta di quattro anni: ha ingoiato una massiccia dose di psicofarmaci e ha dato la stessa dose anche alla sua bambina. È successo a Fucecchio (Firenze). La tragedia si è svolta nell'abitazione in cui la donna, 34 anni, separata, viveva con la figlia. Dopo aver compiuto il folle gesto, la mamma ha messo la piccina sul letto ed è uscita, dirigendosi a San Miniato (Pisa). Qui è svenuta, ma ha avuto il tempo di dare l'indirizzo di casa e di avvertire alcuni passanti delle condizioni della figlia.

I vigili del fuoco, insieme all'ambulanza del 118, si sono precipitati a Fucecchio, hanno abbattuto la porta d'ingresso dell'abitazione e preso la piccola, priva di sensi, trasportata d'urgenza all'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, dove è ricoverata in prognosi riservata. È in gravi condizioni ma secondo i medici del Meyer dovrebbe cavarsela. La donna, arrestata per lesioni gravissime, è piantonata nel reparto di psichiatria dell'Ospedale Civile di Empoli.

Amburgo, 18 marzo 2007 LANCIA LA FIGLIA APPENA NATA DAL VENTESIMO PIANO...

Subito dopo aver messo al mondo una bambina, una madre ancora sconosciuta l'ha uccisa gettandola con tutto il cordone ombelicale dal ventesimo piano di un edificio del quartiere di Osdorf, ad Amburgo. A scoprire il corpo della neonata è stato ieri verso mezzogiorno un uomo che stava portando a spasso il proprio cane.

Adriana Pannitteri, giornalista Rai del TG1 (per cui conduce anche i telegiornali delle edizioni del mattino) ha pubblicato il libro “Madri Assassine” (Diario da Castiglione delle Stiviere, Alberto Gaffi, 2006), che indaga il fenomeno orripilante delle madri figlicide, che ormai quotidianamente riempiono le “cronache assassine” dei nostri giorni. Adriana ha incontrato alcune di queste madri, recandosi più volte all'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere, raccogliendone le confessioni, raccontandone la solitudine e il disagio psichico e sociale, la “malattia subdola” che le ha portate a un gesto tanto estremo, bollato dagli psichiatri come “follia mostruosa della normalità”.

La Pannitteri, con forza e coraggio, sensibilità e delicatezza, mettendo da parte ogni morbosità, prova a scrutare nei meandri più oscuri dell'anima femminiledi queste madri in preda alla “sindrome di Medea”. «Per me era fondamentale andare al di là delle notizie, oltre l'inflazione delle notizie, che diamo tutti i giorni nelle redazioni. Volevo vedere sotto la superficie». «Credo fermamente in un percorso di comprensione e di elaborazione a livello profondo. Parlo della conquista di una consapevolezza che non deve essere solo razionale. Quando incontro nuovamente M., una di queste madri, alla fine del libro, lo dico, lo racconto: M. ha capito che erano stati i fantasmi nella sua mente a spingerla a uccidere».

[...] M. sa ormai davvero quello che ha fatto, lentamente, piano piano, goccia dopo goccia, graffio dopo graffio, la parte più sana di lei deve aver iniziato a scavare e a comprendere. Si è guardata allo specchio, ha sfiorato con le mani l'immagine riflessa nel vetro, ha seguito i contorni con le dita e ha riconosciuto il suo viso. Nessuna ombra dietro di lei. Non ha più dovuto stringere alleanze con quelle voci che nella sua testa le costruivano storie che non c'erano. Pensieri fasulli. Trabocchetti mortali. Agguati. Forse ora M. sa di non aver salvato la sua bambina. L'ha uccisa e basta. M. era malata [...].

«Ho acquisito il fatto che noi giornalisti dobbiamo avere un supplemento di responsabilità quando ci avviciniamo a questi fatti. Io stessa cercherò di essere molto attenta nei termini da utilizzare. Dobbiamo fare uno sforzo per capire che cos’è una schizofrenia, una malattia mentale; dobbiamo documentarci di più nel momento in cui si entra nella sofferenza di persone che hanno compiuto azioni così drammatiche e avere più comprensione verso chi vive e subisce la malattia mentale. C’è ancora molto da fare su questo argomento. Quello della malattia mentale è il grande tema rimosso: è molto più semplice dire... Era una mamma cattiva... dando dei giudizi approssimativi, invece che andare a vedere che cosa c’è nella mente delle persone».

«L'informazione televisiva viaggia troppo velocemente e gli spazi di elaborazione sono troppo ridotti. Il compito che noi abbiamo, come giornalisti, dovrebbe essere quello di conoscere di più, di documentarci, lasciandoci alle spalle certi cliché, e fornire una informazione responsabile». «La pazzia non è espressione di malvagità neppure quando porta a compiere il più inconcepibile dei delitti: l'uccisione dei propri figli piccoli. È una malattia dell'anima. E purtroppo non c’è informazione sulle malattie della mente tranne i soliti luoghi comuni: “il raptus” o “era in cura per depressione”.

Detto da una giornalista Rai...

Dietro i luoghi comuni, però, spesso, si cela la verità. Ciò che accomuna molti di questi casi, e non può essere un caso, è proprio il fatto che le madri assassine erano in cura per depressione. Sarebbe interessante sapere da chi, e in cosa consisteva la cura. Ma su questo la Panniteri non ha indagato. Ed è un vero peccato, perché sarebbe stato suo dovere. E magari avrebbe scoperto che esiste un collegamento, ormai ampiamente dimostrato, scientificamente, tra assunzione di psicofarmaci e tendenze omicide-suicide.

ESISTONO COMPROVATE RESPONSABILITÀ IN QUESTI ATTI DA PARTE DELLA PSICHIATRIA E DELL'INDUSTRIA PSICO-FARMACEUTICA

Sarebbe ora che anche in Italia, come stà avvenendo in America, si cominci a fare qualche processo. Inoltre, come fà notare la stessa Panniteri, è quantomai urgente ridefinire il ruolo dei mass-media “assassini”, in quanto è ormai ampiamente dimostrato l'effetto malsano che provoca sulla psiche, specie in quelle già a rischio, una sovraesposizione acritica di messaggi, che può spingere a folli atti di emulazione (si chiama “effetto wether”).

ESISTONO COMPROVATE RESPONSABILITA' IN QUESTI ATTI DA PARTE DEI MASS-MEDIA E DELL'INDUSTRIA DELLO SPETTACOLO

Mettiamoci anche la crisi che stà disgregando la famiglia, le trasformazioni della società e in particolare della condizione femminile (come documentato dal libro “Madri Sole e Nuove Famiglie”, di Franca Bimbi e Rossana Trifiletti - Edizioni Lavoro, 2006 - le forme di famiglia omogenitoriale in Italia stanno assumendo, anno dopo anno, rilevanza statistica sempre maggiore), la violenza di genere, il precariato, la povertà, l'assenza di valori di riferimento.

“Una donna che uccide suo figlio”, sosteneva Lombroso, “è un errore della natura”. Sbagliato. Oggi, più che mai, è un errore, o meglio un crimine, della cultura.

Data articolo: marzo 2007
Fonti: Adnkronos, Tellusfolio, Il Manifesto

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