COPERTINA
Come ci rapinano... - 40645 -4-5
 SCIENZA   TECNOLOGIA   ASTRONOMIA   SALUTE   ECOLOGIA   <<VARIE>>   POSTA 
  Cinema   |   Clonazioni   |   Cronache apocalisse   |   Curiosita   |   Diritti umani   |   Dario Fo   |   Economia   |   Espianto trapianto   |   Estrazioni del lotto   |   Guerra alle liberta   |   Globalizzazione   |   Eventi   |   Handicap 2000   |   Infanzia violata   |   Internet   |   I lettori ci scrivono   |   Libri   |   Mercati finanziari   |   Manipolazioni   |   Periodici   |   Petizioni   |   Vivisezione   |   Societa   |   Sondaggi   |   Violenze agli animali   |

Cronache apocalisse

Somalia, genocidio incombente
LHC apocalypse
Iraq, terribile genocidio
Suicidi via Internet 2
L'umanità è il bersaglio
Tendenze suicide 6
Costruttori di pace
La violenza e il sacro (parte 2)
La violenza e il sacro (parte 1)
La chiesa cattolica è morta
Terza guerra mondiale
La fabbrica del terrore
Che cosa ci nascondono ?
False flag
Usa, tumori al polmone
Strano edificio alla Base...
Detenuti trasformati in terroristi
I nostri padri 3
La nostra ultima ora
Madri assassine
Cultura dello stupro
Omicidi in famiglia 2
I soldati del cielo
Emergenza in Bangladesh
Apocalisse ad Haiti
Il vero super-terrorista
L'affamamento del mondo V
Altri 600mila morti in Iraq
La porca guerra (parte 2)
Il partito dei pedofili (parte 2)
La porca guerra
APOCALYPSE NOW !
La strage di Ishaqi
Il partito dei pedofili (parte 1)
Strage di bambini a Ramadi
Altri 66mila morti a Cernobyl...
Eliminare 4 miliardi di uomini
Cavie umane II
Cina, Infanticidi di stato
Suicidi via Internet
Italia a rischio nucleare
Spermicidio II
Omicidi in famiglia
L'affamamento del mondo IV
ROMA: 1 stupro ogni 3 giorni
Le idi di marzo
Falluja, l'Italia sapeva
Pazienti come cavie inconsapevoli
Lager Usa in Kossovo
L'affamamento del mondo III
Una strage sulle strade
Tratta esseri umani: dossier UE
L'affamamento del mondo II
Suicidi collettivi II
Niente è più efficace della tortura
Producevano piatti con i rifiuti
Niger, il paese più povero al mondo
Future combat systems
Massacri con fucili e pistole
Usa contro ecoterrorismo
400mila parkinsoniani
800mila adolescenti alcolizzati
Suicidi collettivi
Lager Usa in Kossovo
Lager Usa in Kossovo


redazione ECplanet

Una piccola Guantanamo dei Balcani. Una “Gitmo” in sedicesimo con le montagne innevate del Kosovo sullo sfondo e non l'abbacinante baia caraibica che divide e moltiplica i raggi di sole sulle gabbie d'acciaio della “casa madre”. Ma se la location è agli antipodi, tutto il resto sembra imbarazzante mente simile. «A Camp Bondsteel ho visto piccole baracche in legno circondate da filo spinato. E 15-20 prigionieri, rinchiusi in queste casupole, vestiti con tute arancioni» racconta a le Monde il commissario ai diritti dell'uomo del Consiglio europeo Alvaro Gil Robles. La similitudine tra la “madre di tutte le basi americane”, la più grande mai costruita all'estero dai tempi del Vietnam, con la prigione a stelle e strisce a Cuba è sua. Aggiunge che i carcerati non sembravano incatenati ma «per la maggior parte erano seduti, alcuni chiusi in celle isolate. Tra loro ce n'era di barbuti. Altri leggevano il Corano. E una soldatessa Usa, una secondina, mi spiego che era appena arrivata dopo aver prestato servizio a Guantanamo».

La visita avvenne nel 2002, perché al commissario era arrivata voce che uomini della forza Nato Kfor avessero effettuato “arresti extragiudiziari”, fuori dal diritto internazionale. E si fece accompagnare dal suo comandante, il generale francese Marcel Valentin, lui stesso infine «visibilmente contrariato dalla sorte riservata ai prigionieri». Mai quanto Gil Robles: «Ero scioccato dice ancora al quotidiano parigino e l'indomani chiesi che quei metodi di detenzione cessassero e quelle installazioni fossero smantellate».

Ricevette assicurazioni, per tutto il 2003, che la richiesta era stata accolta. Ma nessuno, neppure lui, andò a controllare. Sono state le polemiche crescenti sui “siti neri” della Cia a fargli tornare in mente quell'ispezione e quelle immagini per tre anni accantonate in qualche cassetto della memoria. E rispolverate oggi dalla bufera sulle nowhereland sparse per il mondo dove i servizi statunitensi hanno custodito e interrogato sospetti terroristi. E sicuri rapiti, come nel caso dell'imam Abu Ornar prelevato a Milano. Cosa succedeva, quindi, in quella fortificatissima provincia d'America dove 6000 soldati vivevano su 300 ettari a poche decine di chilometri da Pristina ? Al riparo dei rotoli di concertina wire, l'affilatissima evoluzione del filo spinato, nelle tende verdi vicine al Burger King che dava l'illusione di non essere così lontani da casa, il diritto poteva essere diventato un optional.

«Molte domande rimangono aperte» dice Gil Robles, e chiede di sapere se la base fu usata come scalo per le “consegne straordinarie” di sospetti consegnati per le torture nei loro paesi d'origine. O ancora se vi fossero prigioni segrete. E quale giurisdizione vigesse davvero in quel territorio teoricamente sotto gestione Nato. Il commissario ricorda di aver visto allora quattro uomini di origine nordafricana. Alla domanda sul perché erano stati arrestati gli fu risposto laconicamente: «Motivi di sicurezza». Ma una testimonianza più forte viene da Mark Almond, ricercatore di storia moderna all'Oriel College di Oxford che nel 2002 si trovava in Kosovo con il British Helsinki Human Rights Group.

Nel febbraio di quell'anno scrisse sul settimanale inglese New Statesman un articolo di denuncia sui “danni collaterali” della guerra al terrorismo di cui anche i carabinieri italiani sarebbero stati - nella fase della cattura - inconsapevoli coprotagonisti. Tre uomini, due esiliati iracheni e un terzo europeo, furono arrestati, sottoposti a sfinenti interrogatori notturni e a un isolamento lungo sino a 5 settimane a Camp Bondsteel. Un assaggio di un trattamento destinato a diventare celebre che si concluse con la scarcerazione per totale assenza di prove. «Pochi giorni prima che venissero rilasciati - scrive Almond - sei algerini dalla Bosnia, contro il parere delle corti locali, furono deportati a Camp X-Ray, a Guantanamo».

Ora Bruxelles vuole capire. «Non abbiamo alcuna prova dell'esistenza di prigioni segrete in Europa» ha detto a Spiegel un portavoce della Commissione. «Sappiamo che questi posti esistono - lo smentisce, sulla stessa rivista, un funzionario di un'intelligence occidentale - ma sono i dettagli ad essere tenuti estremamente nascosti». La ricerca è solo all'inizio, ma si è messa in marcia. Questo articolo è stato scritto da Riccardo Staglianò per il quotidiano “La Repubblica” n. 276 del 26 novembre 2005.




VERSIONE STAMPA  VERSIONE STAMPA     INVIA QUESTA NOTIZIA AD UN AMICO


N.B.: gli eventuali indirizzi di recapito presenti nell'articolo possono cambiare senza che la redazione di ECplanet ne venga a conoscenza.
Ultima modifica = (06-12-2005:14:05)  EDIT ARTICLE Nr. 21025  



Mailing List
Richiesta iscrizione

Mailing List
Richiesta cancellazione


Copyright © 1997 - 2008 ECplanet - tutti i diritti riservati , disclaimer
Admin PPK-Webbased Content Management System (C) by PPK-Webprogram
Benchmark timer:stop( 0.3428)