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di: Alessio Mannucci

«L'operazione è riuscita: il paziente è morto !»

Nel 2005, sono morte nei reparti di riabilitazione degli ospedali lombardi 569 persone, di cui 74 (il 13%) solo in quello della clinica Santa Rita. “Alla clinica Santa Rita - annota la Guardia di Finanza nella relazione di indagine che ha portato agli arresti - si concretizzava il miracolo della moltiplicazione degli interventi e dei ricoveri perché si riusciva a raggiungere i livelli di strutture specialistiche di eccellenza che hanno un numero di posti letto superiore di 10 o 20 volte”.

Nella casa di cura milanese, tra il 2005 e il 2006, sono passati migliaia di pazienti. E decine di questi, accertati dalle indagini, sarebbero stati operati quando non ce n'era alcun bisogno, per gonfiare i rimborsi della Asl: ablazioni del seno, interventi ai polmoni, chirurgia invasiva al posto di semplici terapie farmacologiche. In totale, 93 casi scoperti dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano. Ottentotto episodi di lesioni, e cinque decessi.

Uno “scenario inquietante”, scrive il gip Curami, “per intensità e sproporzione”, che nel 2005 ha contribuito a far raggiungere alla clinica un volume d'affari di 54 milioni di euro. Intanto, decine di ex pazienti operati nella clinica, nel panico, chiedono aiuti alla procura e ai finanzieri. “Quando ho sentito i tg è stata la conferma di un sospetto”, dice Giuseppe, pensionato di 57 anni, ricoverato quattro giorni lo scorso 7 febbraio (2008) per un'operazione di asportazione di un diverticolo alla vescica, “dopo essere stato dimesso ho chiesto un'ecografia di controllo e il risultato è stato che il diverticolo era ancora lì, integro come prima”. Roberto, 28 anni, assicura di essere venuto solo per un controllo “perché altrimenti, se avessi dovuto fare un'operazione, non mi avrebbero visto”.

L'inchiesta sulla sanità privata milanese è cominciata un anno e mezzo fa, con il sequestro in Regione della documentazione di tutti rimborsi 2005-2006 pagati alla sanità privata: nel mirino una decina di cliniche. La “smania” di eseguire il numero più alto di operazioni chirurgiche possibile - così la definiscono i pm milanesi Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, del dottor Pier Paolo Brega Massone della clinica Santa Rita - sembra emergere da alcuni passaggi di una telefonata intercettata tra lo stesso Brega Massone e Gianluca Merlano, anch'egli coinvolto nella indagine.

Merlano: «Cioè tu pescavi dall'Oltre Po pavese ?».

Brega Massone: “Ma io pescavo dappertutto, da Lodi, dove tiravo fuori le mammelle, poi ho cominciato a pescare anche i polmoni... dall'Oltre Po pavese, da Pavia, da Milano ormai perché comunque tutti i miei ex pazienti in istituto mi seguono e ancora adesso... Oggi ne sono venuti tre a Pavia di pazienti che venivano lì a far le visite, continuano a telefonarmi e mi dicono anche a pagamento noi veniamo da lei... Quindi voglio dire, cioè, io avevo ormai un giro che mi ero creato con il mio modo di fare... Essere disponibile a qualsiasi ora... ancora adesso pensa che questi ultimi 15 giorni avrò fatto 35-40 visite gratis...”.

Merlano: «Sì, sì».

Brega Massone: “La gente mi chiama, viene, mi porta le lastre. Stasera è venuta la mamma di quella paziente down, poverina... Ma tu ricordati Volpato... era un professore universitario... Quanti cazzi di interventi faceva ? Quattro al mese... Si ciucciava tutto lui, si faceva venire quei quattro sfigati, con la storia che era dell'università, gratis, che lo portavano in macchina avanti e indietro e si beccava lui alla fine il Drg e faceva sei-sette massimo... Gli ho visto fare sette pazienti ma neanche tutti polmoni... se tu prendi 800 euro per polmone, sette per otto fa 5.600 euro...”.

Merlano: “Uhm”.

Brega Massone: “I numeri sono questi! Cioè o tu fai 15 polmoni, o altrimenti non puoi pagare una equipe.... E per fare 15 polmoni... auguri... e no, dico, poi se sei fortunato che in un mese ti arrivano quattro politraumi e non so dieci fratture costali, ma cosa fai ti metti ad operare dieci fratture costali perché non hai pazienti ?”.

L'inchiesta ha portato all'arresto di 14 persone (12 ai domiciliari) con le accuse di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, lesioni gravi e gravissime, truffa (si sospettano 2,5 milioni di euro truffati al Servizio Sanitario Nazionale). Inoltre, in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, la stessa clinica viene indagata come ente giuridico. In carcere sono finiti il primario della chirurgia toracica, Massone, e il dottor Pietro Fabio Presicci, stretto collaboratore del primario. Gli alti agli arresti domiciliari.

Il reato di omicidio aggravato dalla crudeltà si riferisce a cinque anziani pazienti, fortemente debilitati, operati senza che fosse necessario e morti in conseguenza all'atto chirurgico. Invece, il reato di lesioni gravissime viene contestato per operazioni inutili, o non necessarie, spesso su malati anziani o terminali. La lista degli orrori è lunga e dolorosa: pazienti affetti da tbc operati di pneumectomia; asportazioni di mammelle (mastectomie) a donne in giovane età, quando sarebbe bastata l'asportazione di un nodulo in anestesia locale; una donna anziana operata tre volte (per un rimborso di 12mila euro ad intervento), quando sarebbe stata sufficiente un'unica operazione. Inoltre spesso il consenso informato non sarebbe stato firmato dal paziente. Tutto per far figurare che alla casa di cura Santa Rita le sale operatorie funzionavano a pieno ritmo e che le patologie trattate erano delicate. Ed ottenere così “Drg pompatissimi”, rimborsi indebiti per circa due milioni e mezzo di euro.

Il quadro delineato, ha detto il gip, “lascia effettivamente sbalorditi per la mancanza di ogni considerazione per il paziente e per la sua sofferenza”, per interventi chirurgici definiti inutili ed estremamente pericolosi, oppure catalogati solamente come “puro accanimento terapeutico”. Oppure interventi «avventati» o «inspiegabili, come l'asportazione di polmoni o di lobi di polmoni per chi aveva la tubercolosi (o una semplice pleurite) o la quadrantectomia mammaria a una giovane di 28 anni che non aveva un carcinoma ma solo una fibrosi.

Lo «scarso interesse mostrato nei confronti del paziente» viene a galla anche da un dialogo intercettato in cui Scarponi, definito da una collega «macchina da guerra», non si fa scrupoli per reimpiantare una protesi non sterilizzata su un novantenne, o in un'altra conversazione in cui Brega Massone insiste, inutilmente, con i colleghi dell'ospedale San Carlo per operare una ultranovantenne al seno. Così, com'è stato appurato, i medici alla fine del mese potevano anche trovarsi stipendi di decine di migliaia di euro.

Data articolo: luglio 2008

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