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Suicidi collettivi
Somalia, genocidio incombente
Somalia, genocidio incombente


di: Mazzetta

La Somalia è ufficialmente la più grave crisi mondiale, anche se questo riconoscimento non sembra in grado di portare alcun beneficio ai somali. Nelle parole dei nostri media, dei telegiornali, in Somalia ci sarebbe una “guerra civile” e non una guerra che è lo specchio dell'invasione irachena. La Somalia implode nuovamente perché il paese è stato invaso dalla vicina Etiopia su invito americano al fine di rimuovere il primo governo che il paese fosse riuscito a darsi dopo quindici anni di anarchici conflitti tra bande di “signori della guerra”. Per una non infrequente combinazione, i portatori di democrazia hanno affidato il governo del paese proprio a questi leader, dalla dubbia reputazione, ma dalle sicure capacità predatorie.

La dittatura etiope, che aveva dichiarato che si sarebbe ritirata dalla Somalia entro settimane, poi mesi, poi il prima possibile, non controlla nemmeno l'Etiopia e a Mogadiscio ha reagito agli attacchi bombardando interi quartieri per rappresaglia. Non si può dire però che L'etiope Zenawi usi due pesi e due misure, visto che nel suo paese governa con piglio sanguinario. Così in Somalia le organizzazioni umanitarie non riescono a raggiungere i profughi,impediti come sono dall'esercito etiope e dai criminali, una tattica che l'esercito etiope usa anche in Ogaden contro gli etiopi in fuga dai villaggi bruciati dall'esercito.

Profughi che ormai si contano a decine di migliaia. L'Etiopia ha addirittura rotto i rapporti con la Norvegia, uno dei pochi governi occidentali critico verso il totale disprezzo della dittatura per le vite dei propri cittadini. Zenawi ha accusato la Norvegia di “aiutare i terroristi”. Accusa che in Somalia rivolge alle ONG impedendo loro di aiutare i profughi somali.

Se l'ONU predice tragedie, il governo somalo organizza l'ennesima conferenza di pacificazione, annunciando però che non si potrà discutere dell'occupazione etiope e nemmeno di chi governa, “un presidente o un primo ministro lo diventano dopo le elezioni, non sulla punta dei fucili”. Governo somalo che è ormai ridotto ad un solo primo ministro ad interim nominato del presidente Yusuf, ma nessuno dei due ha mai visto un'elezione.

Non bastassero le tragedie, come la siccità di nuovo ai massimi dal 1991 o la diffusione di malattie banali quanto mortali, al governo è venuta la bella idea di far fronte alla mancanza di fondi stampando moneta falsa. Immediatamente l'inflazione è esplosa, unendosi all'aumento generalizzato delle materie prime alimentari e spingendo alla fame anche quei somali che ancora potevano acquistare il cibo.

Rivolte della popolazione anche in Puntland, epicentro del boom di banconote false e Somaliland, ma all'esterno risalta solo il ritorno dei pirati. Poco si è visto anche della fuga per mare verso lo Yemen, un esodo che ricorda altre fughe di popoli interi. L'intero paese è allo sbando, l'Unione Africana promette truppe, ma nessuno è così temerario da inviarle fino a che ci sono quelle etiopi; ormai odiate dall'unanimità dei somali, ben al di là dell'antagonismo storico tra i due paesi.

Per gli Stati Uniti, mandanti di questa ecatombe, c'è finalmente un risultato positivo: un bombardamento aereo americano ha ucciso Moalim Aden Hashi Ayro, numero uno di al Qaeda nel paese, a sentire il Dipartimento di Stato. La cosa ha fatto gridare al successo della strategia dei bombardamenti, peccato che questo sia stato il primo successo dopo il bombardamento di cinque villaggi somali in un anno di guerra, almeno stando agli episodi noti. Per il Dipartimento di Stato il problema in Somalia è nel “mettere fine alla violenza estremistica”, ma si continua a sorvolare sul fatto che la violenza sia stata scatenata proprio da Washington, proprio quando la Somalia sembrava aver ritrovato la quiete dopo quindici anni di anarchia armata.

Per la maggioranza dei somali il primo passo verso il futuro è rappresentato dal ritiro delle truppe etiopi dal paese, condizione senza la quale non possono immaginarsi che colonizzati dall'odiato vicino, ma questa soluzione non sembra poter maturare a breve; salvo eventi traumatici gli etiopi resteranno anni nel paese, essendo chiaro che l'intervento è ricalcato su quelli in Iraq e Afghanistan.

Data articolo: maggio 2008
Fonte: www.altrenotizie.org




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