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di: Alessio Mannucci

La mancata erogazione di sessanta milioni di dollari di finanziamenti promessi da diversi Governi ha costretto il Programma Alimentare Mondiale (PAM) delle Nazioni Unite a ridurre drasticamente gli aiuti a quasi quattro milioni e mezzo di persone “cronicamente vulnerabili” in sette Paesi dell'Africa australe.

La denuncia de “L'Osservatore Romano”, il quotidiano della Santa Sede, , nella sua edizione quotidiana in italiano del 28 ottobre, riferisce su un rapporto presentato a Johannesburg, in Sudafrica, da Amir Abdullah, Direttore regionale del PAM. “In tali resoconti non viene specificato quali siano i Paesi che non hanno fornito i promessi finanziamenti, ma la notizia conferma dolorosamente come l'incuria, se non l'avarizia del Nord ricco del mondo sia tra le principali cause dell'atroce condanna alla fame per tante popolazioni dello sventurato Continente africano”, si legge.

In particolare, Abdullah ha spiegato che la riduzione degli interventi avrà drammatiche conseguenze soprattutto sulla fascia di popolazione malata di Aids o segnata da patologie altrove facilmente curabili, ma che in Paesi segnati da una tanto diffusa miseria diventano spesso condanne a morte. Secondo le ultime cifre, il WFP (World Food Programme) delle Nazioni Unite ha bisogno di almeno 17 milioni di dollari per assistere il solo Zimbabwe durante la stagione secca quando prevede di dover sfamare circa 1,9 milioni di persone. Lo Zimbabwe e' uno dei sette paesi che partecipa a un programma regionale cominciato a gennaio 2005 e che dovrebbe continuare sino a dicembre 2007. Gli altri paesi inclusi in questa operazione, e che fronteggiano analoghi tagli finanziari, sono: Lesotho, Malawi, Mozambico, Namibia, Swaziland e Zambia.

CHE STATE A FAO ?

A meno di una settimana dall'apertura dei lavori del 32esimo Comitato mondiale per la sicurezza alimentare, l'organizzazione non governativa Actionaid rilancia la campagna “Che state a Fao ?”, con cui chiede ai governi e all'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura di mantenere gli impegni presi per raggiungere il primo degli Obiettivi del Millennio: dimezzare il numero degli affamati entro il 2015.

Actionaid chiede al governo italiano di erogare i 40 milioni di euro mancanti al Fondo fiduciario per la sicurezza alimentare della Fao entro la data d'inizio del vertice mondiale dell'organizzazione.

La campagna di Actionaid nasce da un dato concreto: oggi nel mondo ci sono 852 milioni di affamati, 18 milioni in più rispetto a dieci anni fa, quando 185 capi di Stato si incontrarono a Roma per sottoscrivere un piano d'azione per affermare il diritto di ogni persona ad accedere al cibo. “Dieci anni dopo il vertice di Roma fame e malnutrizione uccidono ancora 164mila bambini al giorno, l'equivalente, ogni quattro ore, dei morti delle Torri Gemelle”, ha ribadito Marco De Ponte, segretario generale di Actionaid, “è evidente che l'impegno politico e finanziario dei governi e della comunità internazionale nella lotta alla fame è stato insufficiente”.

E ha continuato: “l'appuntamento con il prossimo vertice alla Fao, dal 30 ottobre al 4 novembre, deve essere l'occasione per fare chiarezza sulle responsabilità dei governi e sul ruolo cruciale della Fao come guida per combattere la fame nel mondo”. “Oggi il 98 per cento delle persone povere vive in Paesi in via di sviluppo e il 50 per cento è composto da piccoli agricoltori. Il 70 per cento di questi sono donne, sempre più spesso l'unico punto di riferimento e sostentamento della famiglia”, ha sottolineato De Ponte, “ma gli stanziamenti allo sviluppo agricolo diminuiscono in favore degli aiuti di prima emergenza, e le politiche agricole internazionali escludono l'accesso al mercato globale dei piccoli agricoltori”.

“Stiamo discutendo di un fallimento della razza umana”, ha affermato Stefano Boco, sottosegretario al ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e membro della rappresentanza italiana al summit alla Fao, “e l'unico modo per evitare la catastrofe è che le organizzazioni sovranazionali compiano una seria riflessione perché, come le Nazioni Unite, stanno perdendo di credibilità. Quella di cui abbiamo bisogno”, ha concluso, “è una rivoluzione culturale che abbia il coraggio di invertire la rotta ed andare fino in fondo”.

Fonte: AGI / novembre 2006

Siti correlati all'articolo:

ActionAid International fighting poverty together

WFP United Nations World Food Programme - the UN food aid agency

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E-mail: Alessio Mannucci




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