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di: Alessio Mannucci

Mente l'autorità bioetica britannica è pronta a dare il via libera alla clonazione terapeutica, in Australia alcuni ricercatori sono riusciti ad ottenere cellule staminali embrionali senza passare per l'embrione, utilizzando una sorta di «supercellula» ottenuta fondendo tra loro cellule embrionali già disponibili sul “mercato”.

Le cellule staminali sono le madri di tutte le cellule e dunque della vita. Nelle fasi iniziali dello sviluppo umano, dopo la fecondazione di un ovulo, le cellule staminali embrionali (Embryonic Stem cells), hanno una elevata capacità di rigenerarsi e differenziarsi in qualsiasi altro tipo di cellule esistenti nel nostro organismo.

È per questa loro proprietà che i “clonatori” di tutto il mondo sognano un giorno di poterle manipolare e riprogrammare a proprio piacimento (dietro lauto compenso ovviamente) per clonare qualsiasi tipo di cellula e curare qualsiasi malattia, la cosiddetta “clonazione terapeutica”, e magari, perché no, anche sconfiggere la morte.

I novelli Dr. Faust dell'Istituto di Riproduzione e Sviluppo della Monash University di Clayton, in Australia, hanno trovato anche il modo di sbarazzarsi degli ultimi dilemmi bioetici. Che cosa hanno fatto: in sostanza hanno fuso tra loro due cellule staminali embrionali della stessa linea, prese tra quelle già disponibili in commercio (non si sà quanto siano state “valutate”), ottenendo così un'unica grande cellula con un nucleo “tetraploide”, contenente cioè un numero doppio (92) di cromosomi.

Questo grande “seme” è stato poi unito ad una cellula adulta prelevata da un paziente-cavia e ne è stata bloccata la proliferazione cellulare affinché i due nuclei non si fondessero. A questo punto la supercellula staminale ha iniziato a comportarsi come un ovocita, “riprogrammando” la cellula adulta del paziente e restituendo una cellula “totipotente”, ovvero una cellula embrionale capace, crescendo, di svilupparsi in ogni direzione, trasformandosi in ossa, muscoli, cervello.

In questo modo si evita di dover “sacrificare” un embrione clonato, cioè una vita in divenire, per ottenere le tanto agognate cellule staminali embrionali. Il problema etico invece rimane, dato che la base della “supercellula” proviene pur sempre da un qualche embrione (anche se non sappiamo quale perché nessuno lo ha reso noto). E quando le cellule staminali embrionali disponibili sul mercato saranno esaurite? Bisognerà pur sempre produrne di nuove.

E poi nessuno è ancora in grado di dire come si riuscirà a controllare la supercellula e a cosa porterà questa sperimentazione. Dopo che tutti gli esperimenti di clonazione animale fino ad oggi eseguiti (almeno quelli conosciuti) sul lungo termine si sono dimostrati fallimentari. Fatto stà che, secondo il giornale inglese «Observer», la Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) avrebbe già deciso di autorizzare la sperimentazione di questa nuova tecnica sull'uomo.

P.S. Non ho ancora trovato conferma della supercellula su siti non italiani, neanche sul sito della Monash University. Mi sembra molto strano. Dove l'ha presa l'ANSA?

Fonte: ANSA

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

Human Fertilisation and Embryology Authority

E-mail: Alessio Mannucci




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